lunedì, marzo 05, 2007

Il fuoco sostenibile - istruzioni per i catastrofisti


I più catastrofisti di noi sono seguaci delle teorie di Jay Hanson (Il "dieoff" ovvero la "moria") oppure di quelle di Richard Duncan (La "teoria Olduvai", ovvero il ritorno all'età della pietra). La conseguenza è spesso un interesse per la sopravvivenza in condizioni primitive. C'è in giro l'idea di scappare in cima a qualche montagna per sopravvivere al post-picco.

Ebbene, anch'io sono a volte sensibile a queste pulsioni paleo-survivaliste. Tanto è vero che con i miei studenti quest'anno abbiamo lavorato alla riscoperta di un antico metodo per accendere il fuoco. Con molta pazienza e molto lavoro siamo riusciti addirittura a riparare un acciarino del '600 che non funzionava più.

Mica noccioli, dico, quanti ne trovate in giro in grado di riparare gli accendini del '600?

La cosa è anche molto istruttiva per i survivalisti, nel caso che vi troviate a dover sopravvivere lontano dalla civiltà, sappiate che potete costruire acciarini funzionanti con una forgia, ferro di scarto, carbonella e una certa capacità di carburare il ferro in poco ossigeno. Ah... vi servirà anche un po' di salnitro che comunque potete recuperare facilmente dalla pipi' delle vostre capre. Il tutto è sicuramente meno complesso che scavare un pozzo di petrolio per ricaricare un accendino moderno (ammesso che siate in grado di sostituire la pietra focaia usurata, per questo basta avere una miniera di terre rare....)

Vi potete leggere in dettaglio l'articolo sugli acciarini a:

http://www.aspoitalia.net/images/stories/ugo/acciarino/metallurgiaacciarini.pdf



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2 commenti:

ariafritta ha detto...

Cari amici dell'ASPO, credo che sia fondamentale che voi (che avete una formazione tecnico-scientifica) creiate documentazione, diffondiate conoscenze e forniate strumenti; tutto ciò in maniera quanto piu' comprensibile possibile.

Avete mai pensato di raccogliere le cose (cose da fare) più importanti in un manualetto a uso degli analfabeti scientifici (tipo il sottoscritto)?

O meglio, magari due manualetti, uno per il "pre-picco" ed uno per il "dopo"... in quello del "dopo" ci vedrei bene anche le istruzioni per l'acciarino (anche se spero che non si arrivi mai ad una situazione così tragica).

Insomma: "Il picco di Hubbert: manuale di sopravvivenza"

Ugo Bardi ha detto...

La questione di "cosa fare dopo" è molto complessa e molto controversa. C'è molta letteratura in inglese, pochissimo in Italiano. Da quelli che dicono di rifugiarsi in montagna, armati fino ai denti, a quelli che parlano di orti di sopravvivenze, comunità post-picco, eccetera. L'idea di scrivere qualcosa tipo "come sopravvivere al picco del petrolio" ce l'avevo in mente, ma troppe cose. Se qualcuno ci vuol provare, perché no?