giovedì, novembre 13, 2008

Non soluzioni, ma azioni



Le prime volte che provavo a condividere con la mia cerchia di conoscenze le enormi problematiche legate al picco del petrolio (quasi 2 anni fa), la reazione più comune era di fuga psicologica, quando non di vera paura. Le domande conclusive erano accompagnate a volte da una sincera preoccupazione, altre volte da una reazione di sfida rabbiosa e impotente a cambiare la situazione: "Va bè, abbiamo capito, finora abbiamo parlato di problemi, problemi ... perchè non cominciamo a parlare di soluzioni"?

Come immaginerete, il concetto di "soluzione" in questo campo è un po' lasco. Qualunque idea e proposta è destinata a scatenare un qualche controeffetto, non propriamente desiderato. Esempio: "se smettiamo di sfornare automobili al ritmo attuale, i dipendenti diventeranno disoccupati". O anche: "Per vedere ridotto il volume dei rifiuti, dovremmo essere disposti a rinunciare ai confort attuali". Ce ne sarebbero a decine.

Allora? Benvenuti nel regno della complessità. I sistemi reali non hanno LA soluzione perchè le numerosissime dinamiche in gioco non sono rappresentabili da sistemi di equazioni risolubili in "modo esatto" (nel gergo dell'analisi matematica, non sono ricavabili "funzioni analitiche" che soddisfino il sistema).

Se ipotizziamo una sfera perfetta che rotola senza strisciare su un piano inclinato di 32° esatti, potremmo calcolare in modo deterministico il tempo di arrivo alla fine dell'asse. Se nella realtà abbiamo un pallone, magari un po' sgonfio, che rotola su un pendio irregolare, in certi punti farà dei microrimbalzi, in altri con la sabbia striscerà un po', e via discorrendo. Con il modellino della sfera, si potrebbe comunque stimare un intervallo di tempo ragionevolmente impiegato dal pallone per giungere alla fine della discesa.

Però: più si allarga il campo e si considerano nuove variabili e interazioni, più il sistema diventa complesso. Si va a finire nella dinamica dei fluidi, nella meteorologia, nella termodinamica statistica, nelle dinamiche di popolazioni. Qui non si parla (banalizzo) della "soluzione" di aX=b, noto "a" e noto "b". Applicando il calcolo numerico si arrivano a definire delle curve di tendenza (della forma di quelle de "I Limiti dello sviluppo", per intenderci), in modo da studiare la probabile evoluzione temporale delle variabili considerate, dati certi parametri di base.

Una situazione triviale è quella in cui c'è una comunità di predatori che può riprodursi, che si alimenta unicamente di una preda che viene forzata a non riprodursi (ad esempio, immettendo un numero n di soli individui maschi). Dopo un certo tempo, i predatori avvertono la scarsità delle prede, per cui inizieranno a tirare la cinghia o a fare altre cose inusuali.
Nella realtà, le cose per fortuna non sono così semplicistiche e ci sono interrelazioni a gogò. Ciò non toglie che stiamo arrivando a livelli di "overshooting" su alcuni capitali del pianeta, sia minerali che biologici, di un'intensità tale da destare non poche preoccupazioni.

Ora, cambiare la rotta su problemi di questa portata sarà tutto fuorchè banale. E molto difficilmente arriveremo alla soluzione "magica"; più realisticamente, occorrerà mettere in piedi azioni fisiche (non più puramente finanziarie) per guidare le dinamiche dei sistemi verso orbite cosidette stabili. Esempio: inutile ostinarsi a produrre SUV in perdita, e che nessuno vorrà, molto meglio diversificarsi su piccole auto elettriche e biciclette che avranno un minimo di futuro. Inutile perseverare nel vortice dell'ipercompetitività energivora della grande industria: meglio impianti di taglia più piccola, sparpagliati sul territorio, basati su tecnologie rinnovabili e reimpiego dei materiali prima considerati "rifiuti buoni per le fosse".

D'altronde, i cambiamenti non si fanno dall'oggi al domani, tutti insieme appassionatamente. Ancora meno si potrà fare una transizione energetica mai affrontata prima in una notte. Ma se sappiamo DOVE vogliamo andare, e COME ci vogliamo riuscire, allora qualche punto fisso c'è e la partita è ancora tutta da giocare.

8 commenti:

MicheleR ha detto...

ma noi sappiamo DOVE andare? e sopratutto COME? spero fossero domande sarcastiche perchè altrimenti a me pare che, al momento, sappiamo solo il PERCHE' ci conviene cambiare rotta in fretta...
Michele

Frank Galvagno ha detto...

Giusta osservazione. Qui la faccio semplice :-)

Il perchè, come suggerisci, lo sappiamo: vogliamo evitare collassi, carestie, guerre, regressi.

Dove? Verso un'orbita di stazionarietà ecologica ed economica.

Come? Riduzione dei flussi energetici fossili, transizione al rinnovabile, recupero spinto di materia inorganica (materiali strutturali...) e organica (concimazione, fermentazione...)

Condivido l'incllinazione al sarcasmo. Facile a dirsi, durissima a farsi. Abbiamo contro la scienza della comodità.

Anonimo ha detto...

In un gruppetto (quasi un centinaio ormai)... stiamo valutando il modello delle transition towns inglesi. Ci sono buoni punti di forza (come la permacultura)... e comunqe è un approccio che consente di definire il COME. Il DOVE lo decidono le persone, rendendosi conto delle problematiche da affrontare in base alle risorse della propria comunità.
Per approfondire ioelatransizione.wordpress.com
è un buon punto di partenza.
M.

Mario ha detto...

La più celebre confutazione della realtà del movimento proposta da Zenone fu quella del pieveloce Achille all'inseguimento di una tartaruga che non raggiungerà mai.
Cosa disse Zenone? Posto che la tartaruga abbia un passo di vantaggio, Achille dovrà raggiungere il posto che essa occupa, ma nel frattempo essa avrà mosso, e quando Achille sarà giunto in a, essa si sarà mossa in b, e quando Achille avrà raggiunto b, essa sarà andata in c, e quando Achille ... così all'infinito.
La sostanza del ragionamento di Zenone, per quanto si siano scritte in proposito tremende sciocchezze, è scorretta per un motivo molto semplice: egli ha scomposto le tre fondamentali dimensioni della realtà, quella di tempo, spazio e quantità di materia, isolandole e distorcendole. Achille e la tartaruga non sono punti privi di dimensione, ma corpi fisici dotati di massa, che occupano uno spazio s1 e s2, si muovono lungo una direttrice di spazio s3, ed impiegano un tempo t1 e t2 per andare da a a b alla velocità v1, la tartaruga, e v2, Achille.
Il ragionamento per il quale mentre Achille va in a, la tartaruga va a b, e così all'infinito, potrebbe essere valido solo se Achille e la tartaruga diminuissero la loro massa corporea in modo proporzionale al trascorrere del tempo ed all'avanzare nello spazio. Solo così, in effetti, verrebbe sempre a crearsi uno spazio più piccolo, ma pur sempre uno spazio, tra Achille e la tartaruga.
Ma, Zenone si guardò bene dal porre questa premessa per il motivo che essa, non solo non negava la realtà del movimento, ma, addirittura, ammetteva come possibile un mutamento nella composizione materiale dei corpi.
D'altra parte, sia considerando Achille e la tartaruga come corpi reali, sia considerandoli come punti inestesi, che in fisica si dicono ora punti materiali, se non si fanno giochetti da prestigiatore per nascondere la relazione tra tempo e spazio, tutto è ugualmente chiaro.
Semplicemente considerando costanti le velocità v1 e v2, è evidente che il punto inesteso Achille raggiungerà il punto inesteso tartaruga in un punto inesteso x, come è facilmente dimostrabile disegnando degli assi cartesiani sui quali segnare le progressive.
La stessa categoria di velocità, del resto, si descrive sempre con una formula il cui significato è quello di indicare quanto spazio si percorre in un tempo dato, ad esempio 50 km/h. Dividendo la velocità per il tempo si trova lo spazio percorso da un corpo dotato di moto rettilineo uniforme: ad esempio a 50 km/h, in mezzora si fanno 25 km.
Ponendo che tartaruga vada ad una velocità di 0,02 km/h ed Achille vada a 20 km/h, è facile stabilire sia dove che quando Achille raggiungerà la tartaruga, se si precisa che essa precede Achille di 0,001 km.

Un altro argomento fu quello della freccia. Secondo Zenone una freccia scagliata da un arco, è immobile. Perchè?
Perchè in ogni istante essa non può che occupare lo spazio della sua lunghezza e non "allungarsi" fino ad occupare un altro spazio.
Qui l'equivoco si gioca sull'identità assoluta tra lunghezza della freccia e spazio occupato dalla stessa. In realtà non sono la stessa cosa: lo spazio, sempre che si abbia un sistema di riferimento, è fatto di luoghi immobili successivi, mentra la freccia è un mobile che percorre questo spazio.

Un altro argomento ancora fu quello della dicotomia. Per andare da A a B un mobile x deve prima fare la metà del percorso, e prima di fare la metà deve prima fare la metà della metà, e prima ancora la metà della metà della metà, e prima ancora la metà della metà della metà della metà, e così all'infinito. Il mobile x non arriverà mai a B.

Anonimo ha detto...

Mah, a me quello che preoccupa non è tanto quale soluzione adottare ma pretendere che la tecnologia che se da una parte ci ha dato benessere, dall'altro ci ha portato al disastro ambientale, sia lei stessa che possa risolvere i problemi.
La politica nel suo senso più ampio, dovrebbe aver governato e governare l'uso della tecnologia ma così non è stato perché è stato anteposto a tutto il profitto della società capitalistica.

Dovremmo rimetterci a studiare Marx quando affermava con il materialismo storico, che tutta la produzione umana dipende dalla struttura economica. Cioè la politica, la religione, l'arte, la stessa scienza ecc. dipendono dai rapporti tra capitalisti e proletari in un dato contesto storico, che varia evidentemente col passare degli anni.

"Marx è stato sconfitto" hanno gridato negli ultimi anni i liberisti drogati dal mercato, adesso vediamo quello che è successo a livello planetario.

Anonimo ha detto...

In questi giorni ricorre l'anniversario della "guerra dei Boeri", i civilissimi inglesi, come sempre nella loro storia predatoria avevano deciso di appropriarsi dell'oro e dei diamanti scoperti, per loro sfortuna,dai contadini Olandesi, che a loro volta ,come un domino,avevano depredato precedentemente i nativi. La storia dell'umanità si è sempre ed unicamente basata sulla sopraffazione del gruppo più forte su quello più debole. Ecco DOVE stiamo andando! Finora i tentativi di soluzione partecipata non violenta (v. ONU) sono serviti a poco. L'unica strada alternativa al resettare con la violenza la situazione al fine di perpetuare i previlegi di pochi è diffondere questa consapevolezza e lavorare per delle soluzioni condivise, senza alcuna certezza di buon esito. Paolo S.

Anonimo ha detto...

Per inquadrare DOVE e COME andare occorre aver capito bene il perchè. Giusto. Qui si dice che il perchè è noto: collassi, carestie, e catastrofi di ogni sorta. Siamo sicuri che questo sia vero? Io, sinceramente, non sono sicuro. Il confronto col passato non mostra trend di questo tipo, e fare ipotesi future su eventi estremi è praticamente impossibile.

Frank Galvagno ha detto...

@ Daria & Marco :
le transitiontown sono dei precursori da imitare!


@ Mario:
interessante citazione quella dei paradossi di Zenone. Ottimo esempio di come l'approccio "intuitivo" e a visioni parzializzate conduca a contraddizioni con la realtà fisica (nel processo step-by-step, Achille non raggiungerà mai la tartaruga in quanto non si tiene conto di una proprietà fondamentale dello Spazio, che è la Continuità)


@pippolillo: parafrasando, il tuo è un invito alla Tecnocrazia? ;-)


@Paolo S. : realistico e amaro

@ anonimo: catastrofi e collassi non sono garantiti, per fortuna. Giustamente, vedere in là di decenni racchiude un'enorme incertezza.