lunedì, dicembre 08, 2008

Il picco delle castagne

Un castagno di Caprese Michelangelo, sull'Appennino Toscano. La produzione di castagne è stata falcidiata quest'anno dalla siccità, a sua volta uno dei sintomi del riscaldamento globale.



Tempo fa, mi è capitato di chiaccherare in treno con un signore anziano che mi ha detto che abitava in montagna. Non sapeva nulla del riscaldamento globale, ma mi raccontava che negli ultimi anni aveva dovuto accendere molto meno il caminetto in inverno. Si ricordava bene che quando era piccolo era molto più freddo dalle sue parti. Nel complesso, giudicava questo un fatto positivo perché c'era bisogno di meno legna. Però, mi è parso di notare in lui anche un'oscura preoccupazione che ci fosse qualcosa che non andava nel mondo.

In inverno, i blog sono pieni di gente che dice, "Oddio che freddo, allora la storia del riscaldamento globale è una bufala!". In estate, invece, leggiamo: "Oddio che caldo, ma allora è vera la storia del riscaldamento globale!" Ma, ovviamente, qualche giorno di caldo o qualche giorno di freddo non significano niente.

Quello che conta è la tendenza media. Questa la possiamo capire in tanti modi. Per esempio, quel signore che ho incontrato in treno aveva tutta una vita da ricordarsi e poteva fare una comparazione abbastanza significativa in termini della legna che usava per il caminetto ogni anno. Poi ci sono i dati sui ghiacciai che si sciolgono. In effetti, i ghiacciai hanno una "memoria" del clima che li rende un'indicazione molto significativa del riscaldamento in atto.

Mi sono spesso domandato se ci fosse qualche cosa che ci può dare un idea "tangibile" del riscaldamento globale, al di là delle sensazioni effimere ("che caldo che fa oggi") e in aggiunta a fenomeni, come lo scioglimento dei ghiacciai, che la maggior parte di noi possono vedere solo in fotografia. Mi è parso di trovare una cosa del genere in una recente visita a Caprese Michelangelo; paese sull'Appennino Toscano.

A Caprese mi hanno raccontato che la produzione "normale" di castagne negli ultimi decenni era sempre intorno a 2500 quintali all'anno. L'anno scorso è stata di 1400 quintali. Quest'anno, 300. Alla festa della castagna di quest'anno hanno dovuto comprare castagne da fuori; cosa che hanno considerato un'umiliazione. Caprese non è un caso isolato. Mi risulta che tutta la produzione di castagne di quest'anno sia stata un disastro; al punto che si riferiscono furti di balle di castagne. Una cosa che non si ricordava più dal tempo delle carestie dell'800.

Cosa è successo? L'opinione generale a Caprese è che i castagni sono in sofferenza a causa della siccità. E' un effetto del riscaldamento globale? Quasi certamente si, dato che tutti i modelli che abbiamo ci dicono che il riscaldamento globale ha un'influenza sul clima che si manifesta con la siccità nella zona del bacino del Mediterraneo. Bisogna comunque fare attenzione a parlare di "causa" ed "effetto" quando abbiamo a che fare con sistemi complessi come lo è, appunto, il clima. Può darsi che ci siano altri elementi, in aggiunta alla siccità, che hanno mandato in sofferenza i castagni dell'Appennino. Ma possiamo ragionevolmente parlare di una correlazione fra il riscaldamento globale e la perdita di produttività dei castagneti. Sembrerebbe allora che i castagneti potrebbero essere un altro "canarino della miniera" che - come i ghiacciai - ci dice che tutto l'ecosistema sta andando in sofferenza.

Fa impressione pensare che se il crollo della produzione delle castagne fosse avvenuto un secolo fa o poco più, a Caprese oggi la gente farebbe la fame. In effetti, le comunità montane sono sempre state quelle più sensibili alle carestie. In Italia, periodiche carestie montane sono perdurate fino all'800 mentre, in pianura, erano state debellate molto prima. La vita dei montanari era notoriamente più difficile, più insicura e più povera di quella dei contadini. Probabilmente, la ragione stava non tanto nel fatto che la coltivazione del grano era più efficiente di quella delle castagne. Era perché in pianura la rete di trasporto fluviale, e poi la ferrovia, permettevano di distribuire i prodotti dell'agricoltura in modo da compensare le variazioni di produzione locale. Questo non si poteva fare in montagna, dove non arrivavano chiatte o treni. Trasportare il grano con carretti a cavalli non è possibile per più di una cinquantina di chilometri e anche meno in montagna; altrimenti bisogna dar da mangiare ai cavalli più cibo di quanto non ne possano trasportare. Un'altra manifestazione del concetto di "bilancio energetico".

Tutto questo ci fa capire quanto siamo vulnerabili oggi. Immaginatevi di dover fare a meno del gasolio per i TIR che portano le derrate alimentari, dell'energia elettrica per gestire i canali di irrigazione, di tutte quelle cose che si usano in agricoltura e che non possono esistere. La nostra situazione non sarebbe migliore di quella dei montanari dell'800 che si aspettavano una carestia ogni tanto come un fatto della vita. Se a tutto questo aggiungiamo il danno all'agricoltura dovuto al riscaldamento globale, beh, è un pensiero che fa paura.

Questo tipo di ragionamento è quello che ci ha portato a creare RAMSES, un veicolo agricolo che non usa combustibili fossili. E' un passo nella giusta direzione, ma non basta certo da solo per risolvere il problema.

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Cosa sono andato a fare a Caprese Michelangelo? Beh, è un posto molto ventoso...... :-)


4 commenti:

Anonimo ha detto...

E pensare che, stupidamente, oggi i castagni vengono considerati più che altro legname buono per paletti da recinzione. E sì che stiamo parlando dell'"albero del pane" d'Europa!

Il cambiamento climatico è una grave realtà, ma il cambiamento delle mentalità, per certi suoi aspetti, può avere effetti ben più consistenti.

"L'evoluzione sociale non serve all'uomo / se non è preceduta da un'evoluzione di pensiero" (e vediamo se indovinate da dove viene la citazione)

Anonimo ha detto...

In primavera vorrei piantare un castagno, un noce, mandorli e noccioli... Speriamo che almeno qualcosa cresca nella torrida pianura padana.

Anonimo ha detto...

Tante volte quest'anno ho ascoltato le previsioni meteo che annunciavano un fronte in arrivo e promesse di piogge e ho visto crearsi come benvenuto un tappeto nuvoloso di contrails persistenti.Più di una volta ho contradette le previsioni. Tante volte osservavo lo "svuotarsi" delle nubi .I miei vicini contadini scherzavano. Mi consigliavano di aprire una stazione meteo nel vedere che azzeccavo meglio dei professionisti. Oggi l'ennesima volta lo stesso scenario. Vediamo l'effetto delle tante contrails rilasciate oggi - anche sé le masse nuvolose adesso superano quelle in primavera-estate.
Aldilà del Global Warming molto discusso , consiglio di indagare sui "particolati" in atmosfera e lacorrelazione con un aumento di siccità ( ricerche ufficiali).
E un sistema complesso e tanti aspetti sono tralasciati - uno e questo qui.

Anonimo ha detto...

La produzione agricola è certamente condizionata dall'acqua disponibile; nella castanicoltura, ed i castaneti di Caprese Michelangelo non fanno eccezione, si dovrebbe considerare anche la presenza dei pronubi.

Se le tecniche colturali non sono cambiate e se i castanicoltori, come io credo, hanno mantenuto le cultivar impollinatrici, allora può darsi che le ridotte produzioni castanicole siano legate anche alla forte riduzione di api e di altri pronubi.

Il chè non esenta l'uomo da responsabilità: non sono i geodisinfestanti e tutto l'altra robaccia che immettiamo nell'ambiente a causare la moria delle api? Se è cosi meno api e meno castagne.

Per fare il bilancio idrico di una coltura si misura l'evapotraspirazione.

Confrontando i valori annuali di evapotraspirazione si possono valutare le variazioni di temperatura, vento, insolazione ecc. che influiscono sulle produzioni agrarie.

Silvano Molfese