
"Greenwashing", ovvero "dipingere di verde". Spesso è un puro imbroglio, ma alle volte è ottenuto con la scusa di migliorare la "ecoefficienza".
Tempo fa, mi è capitato di dibattere con un collega a uno dei soliti congressi sull'energia. Il collega in questione aveva presentato un suo progetto che mirava ad aumentare l'efficienza della combustione del carbone nelle centrali elettriche. Come succede spesso in questi congressi, non c'è mai tempo per un vero dibattito, per cui il nostro scambio è stato piuttosto indiretto. Tuttavia, chi ci ha ascoltato quel giorno, avrà probabilmente inferito dal tono di voce gelido e dalle nostre espressioni che io consideravo il collega un nemico dell'uomo intento a perfezionare un'arma di distruzione di massa e che lui mi considerava un ecoterrorista pericoloso, di quelli verdi fuori e rossi dentro.
Premetto, che conosco il collega come persona competente nel suo campo e non ho dubbi che il suo progetto potrebbe effettivamente portare a un miglioramento nell'efficienza di combustione del carbone. Ma rimane la mia perplessità sulla validità di impegnare cotanta competenza in quel particolare scopo.
Ma perplesso perchè, esattamente? Se fossimo arrivati a un vero dibattito, mi sarei trovato di fronte alla domanda: "ma perché ti opponi a migliorare l'efficienza delle centrali a carbone? Si emettono meno CO2 e meno inquinanti, si importa meno carbone dall'estero, si riduce il deficit commerciale del paese, si migliora la competitività del "sistema Italia." Insomma, Ugo, non sarai mica davvero malato di ideologia?"
Su questa faccenda dell'efficienza, il caso della centrale a carbone non è il solo dove ho dei forti dubbi. Tempo fa, a una mostra sull'energia rinnovabile a Roma campeggiavano due SUV - regolare motore diesel - nel bel mezzo del capannone pieno di pannelli fotovoltaici e impianti eolici. Ho chiesto all'espositore cosa ci stavano a fare li' e lui mi ha detto "sono piu' efficienti dei SUV normali". Un collega che era con me mi ha gentilmente tirato via per un braccio prima che esplodessi in escandescenze.
Insomma, se in nome dell'efficienza possiamo continuare a bruciare carbone o andare in giro con le SUV, allora c'è qualcosa di profondamente sbagliato nella faccenda. In effetti, mettere delle SUV che vanno con un motore diesel alla mostra delle energie rinnovabili oppure parlare di "carbone pulito" sono cose che non possono essere definite che forme di "greenwashing," ovvero sciacquare nella vernice verde cose che verdi non sono.
Ma perché, esattamente? In primo luogo, dovremmo cercare di definire che cosa intendiamo per "efficienza" (o "ecoefficienza"). Già qui ci accorgiamo che c'è un problema perché esistono varie definizioni:
1. Efficienza intesa rendimento nel trasformare i combustibili fossili in energia elettrica o meccanica. Questo è il caso della centrale a carbone di cui parlavo prima, ma anche quello dei SUV alla mostra sull'energia.
2. Efficienza intesa come rendimento negli usi finali dell'energia elettrica o del riscaldamento di edifici. Elettrodomestici di classe A, lampadine ad alta efficienza, doppi vetri, isolamento e simili.
3. Efficienza intesa come resa energetica di ciclo di vita (EROI o EROEI). Ovvero il rapporto fra l'energia investita e l'energia ottenuta durante tutto il tempo di vita da un certo impianto.
4. Efficienza intesa come resa di conversione della luce solare da parte dei pannelli fotovoltaici o a concentrazione.
5. Efficienza intesa come resa definita come il rapporto fra il PIL prodotto e l'energia consumata nell'economia in generale. Spesso semplicemente definita dagli economisti come "efficienza".
Allora, cosa si intende esattamente quando si parla di "migliorare l'efficienza"? Una in particolare o tutte queste cose? E quando miglioriamo l'efficienza, siamo sicuri di stare migliorando qualcosa che vale la pena di migliorare? Più in generale, dov'è che vale veramente la pena di spendere soldi e risorse? Che cos'è che è vero miglioramento e che cosa invece solo "greenwashing" ("dipingere di verde")?
Ci ho pensato sopra e sono arrivato a una conclusione, ovvero che dovremmo stare attenti a come usiamo i termini "efficienza" e "ecoefficienza." Dovremmo chiarire il punto fondamentale che è:
L'efficienza è un mezzo, non uno scopo
Questo concetto lo possiamo applicare a tutte le definizioni che abbiamo elencato più sopra. Vale la pena di migliorare l'efficienza se lo scopo è buono. E questo non è sempre il caso. Per esempio: demolite una fabbrica, licenziate gli operai, costruite al suo posto una banca o un centro commerciale e noterete che questo fa aumentare l'efficienza così come definita al punto 5 dell'elenco dagli economisti. Questa è una buona cosa? Forse certi economisti direbbero di si, ma credo che pochi sarebbero daccordo. Non è decisamente il caso di distruggere le fabbriche in nome di questo tipo di "efficienza".
Altro esempio: ci sono celle fotovoltaiche "ad alta efficienza" che hanno rese di conversione vicino al 40%. Efficientissime, ma costano talmente care che non servono a nulla nella pratica. In questo caso, è la resa di EROEI che conta. Non che non si debba lavorare su celle che hanno più alte resa di conversione, ma perlomeno rendiamoci conto di qual'è la priorità: ci servono celle con alto EROEI, non necessariamente con alta resa di conversione.
In termini più generali, possiamo dire che esiste uno scopo che dobbiamo sempre preoccuparci perseguire. Lo scopo è quella cosa che si chiama sostenibilità. Anche qui, bisogna evitare il greenwashing e le fesserie che si dicono in giro. C'è una sola possibile definizione di sostenibilità che è:
Sostenibilità è quando i cicli industriali sono chiusi.
Ovvero, una condizione in cui si usa energia solare come fonte primaria e si riciclano tutte le materie prime. Questa è la condizione di base del concetto del "C2C" ("cradle to cradle", ovvero dalla culla alla culla) di cui accenno nella nota in fondo. Armati di questa definizione, come pure quella che ci dice che l'efficienza e un mezzo e non uno scopo, possiamo esaminare la logica del punto dal quale siamo partiti. Vale la pena spendere soldi e risorse per costruire SUV o centrali a carbone più efficienti?
La risposta è "no". Costruire SUV o centrali a carbone più efficienti non ci avvicina alla sostenibilità, anzi ce ne allontana per delle ottime ragioni. Se si fa una SUV che consuma un po' meno per chilometro percorso, la cosa più probabile è che il proprietario si potrà permettere di fare più chilometri e quindi consumerà la stessa quantità di gasolio di prima. Questo è si chiama il "paradosso di Jevons", ma non è affatto un paradosso: è una cosa ovvia e che succede sempre. Fateci un po' caso e troverete esempi dappertutto.
Potrebbe anche essere che il proprietario decida di non aumentare il chilometraggio percorso e che la SUV consumi effettivamente una quantità minore di gasolio. Di conseguenza, si ridurrà un po' la domanda di combustibili fossili; questo ne farà abbassare leggermente i prezzi e causerà un aumento dei consumi in altri settori. Questa è un'altra forma del paradosso di Jevons, detto anche "effetto rebound" o "postulato di Khazzoom-Brookes (non ne ho colpa io: qui tali si chiamano così).
C'è una sola eccezione a questo ragionamento. Potrebbe essere utile aumentare l'efficienza di processi non rinnovabili se la riduzione di prezzi generata fosse assorbita interamente in tasse più alte in forma di "carbon tax". In questo caso non si verifica il paradosso di Jevons a livello dell'utente finale. Ma il governo cosa ne fa del ricavato delle tasse extra? Potrebbe utilizzarlo per fare cose utili, tipo incentivare le energie rinnovabili, ma i governi non sono particolarmente noti per spendere bene i soldi delle tasse che incassano ed è probabile che anche qui si verifichi qualche forma di paradosso di Jevons, stavolta a livello di spese dello stato.
In sostanza, migliorare l'efficienza dei SUV, delle centrali a carbone, degli inceneritori o cose del genere ci allontana dalla sostenibilità perchè, normalmente, per migliorare cose che non vale la pena di migliorare si sprecano risorse che potrebbero essere meglio usate. Questa conclusione si applica anche a processi "a valle". Se l'energia elettrica viene dal carbone, usare lampadine ad alta efficienza ha lo stesso problema: è come aumentare la resa della centrale stessa. Quindi è soggetto al paradosso di Jevons e al postulato di quegli altri due tali dal nome strano.
Ovviamente, la cosa è diversa se l'energia elettrica viene dall'energia rinnovabile: in questo caso è perfettamente sensato - anzi obbligatorio - mettere lampadine ad alta efficienza, usare lavatrici di classe A, eccetera. L'energia risparmiata, in questo caso, può venire effettivamente utilizzata per cose utili. La mia energia elettrica viene in gran parte dal mio impianto fotovoltaico, per questo le mie lampadine sono tutte ad alta efficienza.
Nella realtà pratica, in Italia l'energia elettrica viene principalmente dai fossili, per cui la mia conclusione è che le lampadine "ecoefficienti" sono meno prioritarie di altre cose. Ovvero, se uno le vuole mettere per risparmiare (e in effetti risparmia) fa bene se quello che risparmia lo mette da parte per cose utili; magari per contribuire al costo di un impianto fotovoltaico. Ma se lo usa per contribuire al costo di una SUV, allora è inutile.
Insomma c'è un problema di priorità. Le risorse sono limitate; le possibilità di migliorare questa o quella cosa sono tantissime: da dove dovremmo cominciare? Io credo che dobbiamo cominciare subito usando quello che ci resta (ormai non tantissimo) per lo scopo che mi sembra fondamentale:
La priorità è creare l'infrastruttura per una società sostenibile:
ovvero energia rinnovabile e riciclo delle materie prime. Io credo che questa sia una priorità fondamentale e prima cominciamo meglio e, altrimenti rotoleremo lungo la china discendente del picco di Hubbert senza possibilità di salvezza.
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Qui mi sono limitato ad accennare alcuni elementi di una questione molto complessa e che ha a che fare con il principio "C2C" (cradle to cradle, dalla culla alla culla). Questo principio è la base per la costruzione di una società durevole e vivibile. Ma ci vuole un pò di tempo per spiegare questo concetto, quindi per ora mi limito a rimandarvi al sito di Ignasi Cubina (in Spagnolo, Catalano e Inglese) che mi ha iniziato al concetto di C2C.