
Questa che vedete qui sopra è una foto da live.com della stazione ferroviaria di Pian del Mugnone, nel comune di Fiesole; a qualche centinaio di metri da casa mia.
Non è una stazione imponente, ma serve una zona urbanizzata di circa 1200 abitanti mettendola in comunicazione con Firenze. C'è tutto: vedete nella foto i sottopassaggi, la tettoia che copre le panchine; ci sono cartelli e orari. Si vedono i parcheggi, ce ne sono altri più a destra. C'è anche una fermata dell'autobus che connette la stazione a Fiesole capoluogo. Insomma, una tipica stazioncina urbana come ce ne sono tante al mondo. Purtroppo, è possibile che non ci sarà ancora per lungo tempo.
La stazione di Pian del Mugnone era stata inaugurata nel 1999 insieme a una serie di femate lungo la ferrovia Faentina. La Faentina è una ferrovia storica, costruita nell'800, distrutta durante la seconda guerra mondiale e che era rimasta fuori uso fino agli anni '90. La ricostruzione era stata fatta con l'idea che la ferrovia dovesse servire come "metropolitana" per la Valle del Mugnone. La valle è abitata da pendolari che vanno a lavorare a Firenze e che si accalcano ogni mattina lungo una statale talmente stretta che in un punto è a senso unico alternato. Una metropolitana sembrava la cosa più ovvia e più naturale come parte dello sviluppo urbano della zona.
Non è andata così. Pochi anni dopo l'inaugurazione, le ferrovie dello Stato (oggi Trenitalia), hanno dato chiara evidenza di averci ripensato. Alcune delle stazioncine le hanno dismesse senza fare troppo clamore. Altre, come quella di Pian del Mugnone, le hanno sabotate con orari impossibili. Per dirne una, il primo treno che va da questa stazione alla stazione centrale a Firenze parte alle 6:30, il secondo alle 19:20 (!!).
Qualche settimana fa, ha cominciato a spargersi la voce che Trenitalia era intenzionata a chiudere anche la stazione di Pian del Mugnone. Una telefonata agli appropriati uffici ha confermato la diceria. "Ottimizzazione" ci hanno detto; "è tutto parte di un pacchetto per migliorare il servizio." (sicuro!). Non vi sto a dire come gli abitanti della zona hanno raccolto firme, mandato lettere e cose del genere, fino ad ottenere che, perlomeno, la stazione di Pian del Mugnone non sia completamente dismessa, almeno per ora. Meglio di niente; ma non è questo il punto.
La cosa che mi ha colpito di tutta la vicenda è l'inversione di tendenza rispetto a quello che si diceva, si pensava e si credeva solo pochi anni fa. Sembrava ovvio, pochi anni fa, che,se c'era una periferia urbana a pochi chilometri da una grande città, le amministrazioni si sarebbero impegnate per attrezzarla con un servizio di trasporto efficiente. Sembrava ovvio che lo si potesse fare e che fosse un continuo progresso della società civile quello di fornire sempre più servizi.
Non so cosa ne pensate voi, ma tutto questo sembra ormai lontanissimo. Non solo non si parla più di metropolitana della Valle del Mugnone, ma si parla addirittura di chiudere una ferrovia che era stata costruita nell'800 e che all'epoca, evidentemente serviva a qualcosa. E la Valle del Mugnone non è un'eccezione. Dovunque, si stanno chiudendo le piccole stazioni; si sta distruggendo un tessuto ferroviario storico che aveva servito l'intera nazione per più di un secolo. Il bello della faccenda è che lo si sta facendo proprio nel momento in cui ci stiamo accorgendo che affidarsi all'automobile ci ha portato in un vicolo cieco; fra inquinamento, riscaldamento globale e esaurimento del petrolio.
Le ferrovie non sono il solo servizio in difficoltà: scuole, ospedali, ospizi, sanità, niente più è ovvio come lo era una volta. Stiamo ottimizzando tutto; tante cose stanno diventando talmente ottimizzate che alla fine non ne rimane proprio più niente. Mi fa venire immente l'immagine di una persona malata che sta ancora cercando di comportarsi come se fosse sana: ma te ne accorgi che è vuota dentro, che è scavata dall'interno dalla malattia. Ho il dubbio che siamo già al post-picco e che tutto questo ne sia una conseguenza.
Alle volte i "picchisti", sono accusati di essere dei rural-catastrofisti che aspettano il picco come un messia che porterà alla sparizione dell'odiato mezzo privato e a un mondo idillico dove tutti andranno soltanto in treno e in bicicletta. C'è, in effetti, una componente nel movimento picchista che sembra essere abbastanza tentata di vedere le cose in questo modo. Ma, dalla vicenda della stazione di Pian del Mugnone, ricavo qualche dubbio sul prossimo trionfo del mezzo pubblico. Anzi, ho l'impressione che il mezzo pubblico potrebbe soccombere per primo; chi se la potrà permettere continuerà a viaggiare in macchina e chi non potrà si dovrà arrangiare. Nessuno, meno che mai i picchisti, dovrebbe dire che il picco sarà una cosa bella.
(Nota: qualcuno potrebbe dichiararsi in disaccordo con questa mia interpretazione facendomi notare che, proprio a Firenze, si sta facendo un grosso sforzo per migliorare il trasporto pubblico con la tramvia Firenze - Scandicci. Vero. Però è anche vero che tutti i soldi che erano rimasti a Firenze per il trasporto pubblico sono andati nella costosa tramvia, mentre il resto è stato trascurato e sta andando, letteralmente, a pezzi. )
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