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martedì, agosto 31, 2010

Lo stato sociale dopo il picco del petrolio

Le economie occidentali sono caratterizzate dalla presenza più o meno marcata dello Stato sociale, cioè dell’intervento pubblico nell’economia per finanziare esigenze sociali primarie come la sanità, l’istruzione, la previdenza sociale, la giustizia, la sicurezza ecc. e per sostenere il meccanismo della crescita economica anche attraverso politiche di investimento nelle opere pubbliche.
Gli Stati finanziano queste spese attraverso il prelievo fiscale e, negli ultimi anni, indebitandosi con l’emissione dei titoli di Stato. Attraverso questo meccanismo, lo Stato chiede in prestito ai propri cittadini il denaro necessario a garantire la copertura di disavanzi crescenti tra spese ed entrate e si impegna a restituirlo entro una certa data, maggiorato degli interessi. Si tratta di un meccanismo evidentemente perverso perché gli interessi sui titoli di Stato vanno ad aumentare ogni anno le spese e quindi la necessità di ricorso al mercato per finanziare il debito, alimentando un circolo vizioso generatore di nuovo debito, attraverso una sorta di catena di S.Antonio non molto dissimile da quella che ha mandato all’ergastolo di recente negli Stati Uniti il banchiere criminale Madoff.
Naturalmente, fin quando l’economia di un paese cresce costantemente, il maggior gettito fiscale e la maggiore propensione agli investimenti da parte dei privati tengono in piedi questo sistema traballante. Infatti, non a caso, il debito e il deficit pubblico vengono sempre valutati in rapporto al PIL. Dal dopoguerra ad oggi, il continuo progredire del benessere economico ha inculcato nell’opinione pubblica il concetto che “i soldi non finissero mai”. Ma i soldi non crescono sugli alberi per essere colti all’occorrenza, come molti sembra si siano ormai convinti. La tremenda crisi economica tuttora in corso determinata dall’irresponsabile indebitamento privato degli americani sta conducendo molti Stati nazionali, sotto la pressione della speculazione finanziaria, sull’orlo della bancarotta, proprio per i rischi sempre più concreti di insolvenza rispetto agli enormi debiti contratti negli anni. Se la sfiducia dovesse prevalere e le aste dei titoli di Stato cominciassero ad andare deserte si determinerebbe una situazione d’instabilità economica con conseguenze drammatiche per lo Stato sociale e la vita delle persone.
Purtroppo, molti sottovalutano ancora questa situazione, nell’attesa messianica di una nuova stagione di crescita economica che spazzi via le conseguenze nefaste della crisi. Sfortunatamente si sbagliano, perché non tengono conto di una variabile finora non considerata dalla scienza economica ufficiale, cioè l’esaurimento delle risorse energetiche e, a breve, l’impossibilità della produzione di petrolio e degli altri combustibili fossili di alimentare una domanda in continua crescita. Qualsiasi ripresa economica, questa volta sarà tarpata sul nascere da nuove tensioni sui prezzi dei prodotti energetici, che influenzeranno nuove ondate recessive.
Ma il conformismo dominante fa sì che gli strumenti di previsione e programmazione economica continuino ad essere impostati sull’assunto della crescita, relegando l’attuale crisi al livello di incidente di percorso sulla strada ineluttabile del progresso.
Un esemplificazione di questo atteggiamento la possiamo scorgere in Italia nell’aggiornamento per il 2009 del documento annuale curato dalla Ragioneria Generale dello Stato “Le tendenze di medio lungo - periodo del sistema pensionistico e socio – sanitario”.
Tutto il documento è impostato sul postulato dell’inevitabile ripresa della crescita economica. Per quanto riguarda le pensioni, si assume che i parametri di base della previsione evolutiva del sistema concordino con tale premessa: la speranza di vita deve aumentare ulteriormente rispetto agli attuali già alti livelli, l’immigrazione crescerà di 200.000 unità all’anno, in modo da sostenere economicamente la più ampia domanda pensionistica. Ma, soprattutto, come vediamo nel grafico allegato al documento, il PIL riprenderà a correre come niente fosse, consentendo di mantenere il rapporto tra spesa pensionistica e PIL a livelli sostenibili. Uno degli scenari presi a base di riferimento, contenuti nelle analisi del Comitato di Politica Economica del Consiglio Ecofin, definito “permanent shock” viene solo citato e nemmeno preso in considerazione.
Ma cosa accadrà realmente dopo il picco del petrolio? Difficile prevederlo con precisione, ma certamente il munifico Stato sociale a cui eravamo abituati si ridimensionerà. Nel caso delle pensioni, la stasi e la successiva decrescita economica costringeranno a ridurre i livelli previdenziali mentre la sostituzione della forza lavoro straniera con quella autoctona e il calo della speranza di vita conseguenti al minore livello dei servizi socio – sanitari, compenseranno solo parzialmente questa tendenza.
L’attenzione dell’opinione pubblica e conseguentemente delle forze politiche si sposterà gradualmente sui modi per attenuare e limitare le conseguenze di una minore protezione sociale. Lotta implacabile all’evasione fiscale, politiche dei redditi orientate a riequilibrare la ricchezza tra le fasce sociali, politiche del lavoro volte a incrementare la produttività e a favorire una parziale riconversione produttiva dall’industria all’agricoltura, saranno alcune delle azioni su cui si misureranno le capacità degli stati nazionali di resistere allo smantellamento dello Stato sociale.

domenica, aprile 18, 2010

Postpicco di Periferia


Una volta, di qui passava un brutto ruscello mentre ora c'è questa bella piazza. C'erano anche degli inutili cipressi secolari, ora fortunatamente tagliati per far posto a un comodo parcheggio.  


Qualche giorno fa, mi sono fatto una passeggiata nella piazza che sta a poche centinaia di metri da casa mia. Una piazza nuova, inaugurata in pompa magna soltanto qualche anno fa. L'effetto, oggi, è desolante: una cosa da film di post-olocausto. Desolante al punto che sono tornato a casa; ho preso la macchina fotografica e ho documentato la situazione.

Vi faccio vedere qualche foto; cominciando da questa.
 


Questo muro in parziale disfacimento sembra che sia stato fatto dagli Etruschi. Invece, è stato costruito soltanto qualche anno fa. Vi faccio vedere un dettaglio della costruzione; vedete come perde pezzi?




 Ecco un altro dettaglio:



Vedete? Sono massi non squadrati, buttati uno sull'altro alla buona; bloccati con dei sassi più piccoli incastrati a martellate - oppure con un po' di malta piazzata qua e là. Pare che l'architetto abbia voluto imitare i muri che i contadini facevano una volta che, in effetti, non erano meraviglie murarie. I contadini non potevano permettersi massi ben squadrati ma facevano di necessità virtù riparandoli in continuazione. Questo era una volta, quando i contadini esistevano ancora. Ma oggi, quanto vi aspettate che possa durare un lavoro così senza una manutenzione continua? Manutenzione che un comune in continua asfissia finanziaria difficilmente potrà permettersi. Fra una decina di anni questi muri saranno nella stessa categoria dei muri inesistenti della quale fa parte anche il muro di Berlino. Per fortuna che sono puramente decorativi e non reggono niente che possa crollare.

Anche in altri posti si nota il cedimento - sia delle mattonelle in cotto sia del cemento armato. Guardate per esempio qui: abbiamo ruggine, erba, cemento che si riduce in polvere alla fermata del treno.



Anche il lastricato della piazza sta cedendo dopo solo qualche gelata, come vediamo per esempio qui. 


La piazza ha anche dei dettagli molto gustosi (per così dire). Oltre che a improvvisarsi contadino, l'architetto a creato curiosi oggetti in pietra che vi faccio vedere qui - ce ne sono una decina almeno:


  


Che cos'è? Un dolmen paleolitico? Un piedistallo per una statua inesistente? Un sedile per mutilati ai quali è rimasta una sola natica? Eh, beh, niente di tutto questo. E' - o meglio era -  un cestino per rifiuti in pietra. Ora è un "non cestino". Vedete com'era all'inizio in una foto di qualche anno fa:


 


L'architetto aveva fatto fresare questi blocchi di pietra in modo da ricavarne all'interno un buco di dimensioni comparabili a un cestino dei rifiuti. Ma non aveva considerato che, a parte il costo, sicuramente inenarrabile, c'era un piccolo problema: una volta pieni, come svuotarli? Troppo pesanti per rigirarli e comunque erano inchiavardati per terra. Dopo un po', gli operai del comune si sono scocciati di dover svuotare a mano questi buchi pieni di rifiuti e ci hanno colato dentro un po' di cemento. Così, li hanno trasformati in "non cestini" dei rifiuti. Problema risolto: è costato solo un po' di spreco di buona pietra - risorsa notoriamente non rinnovabile. Ma sprecare le risorse non rinnovabili è cosa sulla quale, notoriamente, siamo specializzati. 

A proposito di spreco di pietra non rinnovabile, vi faccio vedere un ultima cosa di questa piazza.



Quella specie di bara che sta vicino al non-cestino dei rifiuti è - o dovrebbe essere secondo l'architetto - una panchina. La potremmo chiamare una "non-panchina" in quanto manca di cose che sembrerebbero essenziali in una panchina, tipo una spalliera. Ce ne sono una decina nella piazza, dure, fredde d'inverno e calde d'estate, costose da far paura. Sono tuttavia un'altra manifestazione della nostra tendenza a sprecare risorse non rinnovabili.
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Prima di discutere sul perché succedono cose del genere, vi faccio vedere una cosa completamente diversa che però sta nella stessa piazza. E' uno dei muri che reggono la ferrovia che passa lì accanto. E' stato costruito verso la fine dell'800 - più di cento anni fa.



Guardate la differenza fra questo muro antico e quelli moderni. Sembra di comparare una fortezza medievale a un castello di sabbia fatto da un bambino sulla spiaggia. Questo muro ha pietre perfettamente squadrate; non c'è un filo di spazio fra una pietra e l'altra. Cercateci una scheggia di pietra per terra e non ce la trovate. Durerà ancora secoli se nessuno lo va a disturbare. E anche se uno lo volesse demolire, dovrebbe fare una bella fatica.

Allora, cosa c'era di diverso cent'anni fa? Che cosa è cambiato in cent'anni, che oggi non riusciamo a fare una piazza che stia in piedi più di qualche anno? Fosse solo questione di qualche muro, se la piazza di cui vi sto parlando fosse un eccezione - beh, poco danno. Ma, ovunque vai, trovi strutture degradate che cascano a pezzi. E non è solo un problema di muratura. Me la prendevo in un post recente con il sito del GSE: è un'entità virtuale, non di pietra, ma anche quello è stato costruito male. Non sta in piedi.

E' tradizione in questi casi prendersela con il sindaco e con l'assessore ai lavori pubblici. Ma è possibile che cento anni fa i sindaci e gli assessori fossero tanto migliori di oggi? I faraoni del tempo delle piramidi potevano essere veramente tanto più bravi e intelligenti dei nostri primi ministri?

Di solito, tendo a attribuire al picco del petrolio ogni colpa di quello che succede. Mi dicono che esagero e forse hanno ragione. In questo caso, poi, mi troverei in difficoltà a dire che è per via del picco del petrolio che ci siamo dimenticati come si costruisce un muro che stia in piedi. Qui c'è qualcosa che non va a livello sistemico: qualcosa che fa si che la società non funzioni più come funzionava una volta. Non vi so dire esattamente cosa, ma la faccenda è preoccupante se si pensa che stiamo programmando di costruire centrali nucleari e ponti sospesi lunghi tre chilometri.

mercoledì, dicembre 23, 2009

Il senso perduto del Natale e la frenesia del Consumo


In alcuni canti cristiani del Medio Oriente (cantati in lingua aramaica - assyriaca) si afferma che con l'avvento di Cristo, gli ebrei non hanno più bisogno di sacrificare gli animali sull'altare per chiedere perdono o compiacere al Signore. Infatti si cita che Cristo si sacrificò fisicamente per la salvezza dell'umanità "come un agnello sacrificato sull'altare".

I seguenti link sono relativi a due video presi da you tube, del "Padre Nostro" e dell' "Ave Maria" cantati in lingua aramaica - la lingua di Cristo.

I Vangeli raccontano che Gesù nacque in una specie di stalla in una giornata (o serata poco importa) fredda. Gesù nacque umile, circondato dagli animali (nella storia occidentale si ama parlare di bue e asino, io sarei un po’ scettico sul bue ma anche questo ha poca importanza). Egli stesso, una volta iniziata la sua missione di profeta e portatore di un messaggio divino di Pace e di Speranza, si dichiarò dalla parte dei poveri e umili e attaccò fortemente i commercianti del tempio e i falsi, facendo capire quanto sia difficile (ma non impossibile) conciliare ricchezza e paradiso. In sintesi la nascita e la morte di Cristo non si sono mai abbinate all'uccisione di agnelli, capponi, polli, tacchini; gli unici doni che il Cristo, da neonato, ricevette erano stati offerti da Re venuti dall'Asia.

Ogni anno sia a Natale che a Pasqua (che per noi Cristiani orientali corrisponde ad un secondo Natale), si riparte con la frenesia del consumismo becero; dei regali a tutti i costi, delle cene e dei pranzi abbondanti e nel consumo di quantità incredibili di animali domestici (agnelli, maiali, capponi, tacchini e polli) oltre ovviamente alla distruzione di centinaia o migliaia di abeti, pini ed altri alberi: Oggi sono stato al Supermercato ed ancora non siamo giunti alla vigilia, e sia dentro che fuori c'è la frenesia ... no, la pazzia totale. Ho visto gente comprare di tutto e di più, ho visto persone litigare per la fila alle casse, signore arrabbiate, perché non ci sono più i tacchini belli ... per strada, in macchina, una signora mi aveva quasi speronato perché aveva fretta di fare chissà cosa. Non nego che fare regali e riceverli sia una cosa bella, soprattutto per i nostri bambini, non nego che gli alberi, le luci, i babbi natale attaccati sui balconi e gli addobbi lungo le strade siano una cosa carina ... soprattutto per i bambini. Ma quand'è che la smettiamo con questa pazzia?

Sui giornali parlano di una ripresa nella fiducia dei consumatori cito dalla Repubblica di oggi: "Migliorano le attese dei consumatori, ma non nel Mezzogiorno. Si spera in meglio per la propria situazione personale, ma non per l'economia nazionale. Isae, a dicembre cresce la fiducia. E' ai massimi dal luglio 2002" ... mi sembra che la maggior parte delle persone non ha ancora realizzato la portata della crisi economica-finanziaria che i politici ed i loro fidatissimi portavoce - giornalisti dicono che ormai è stata superata.

(fonte immagine http://italianiscostumati.splinder.com/tag/poverta)

Si è perso il senso della Natività, come si è perso il senso del "Babbo Natale", o di "San Nicola", che non si era dato da fare per i ricchi o bimbi dei ricchi ma per i più poveri, gli ultimi. Il Babbo Natale è ormai una velina in gonna cortissima oppure un ubriacone sulla spiaggia, oppure il famoso calciatore che riceve centinaia di lettere nella sua splendida casa, aiutato dalla bellissima mogliettina per regalare le penne telefoniche. Eppure siamo in Crisi, c'è troppa gente in Cassa Integrazione, non passa un giorno senza la notizia di nuovi scioperi e occupazioni per le aziende che chiudono.

Mentre siamo indaffarati a comprare i regali, o a pensare cosa fare alla vigilia del Natale, il giorno di Natale, a Santo Stefano ecc... ecc...:

- Molte persone a Natale si stanno deprimendo completamente, odiano questa festività, per tanti motivi (psicologici, d'infanzia, povertà, ecc....);

- Molti Paesi sono collassati (ad esempio la Somalia, Haiti), in corso di collasso (ad esempio Nigeria, Etiopia, Afganistan, etc..), molti stanno confermando il loro collasso (come Argentina);

- Il numero di affamati e malnutriti (1 Miliardo di persone secondo la FAO) è in crescita dato che le statistiche ancora non considerano completamente i nuovi poveri americani (Nord e Sud), Europei, e di altri continenti;

- Il numero dei poveri è in continuo incremento e la crisi finanziaria ed economica sta probabilmente nascondendo nuove sorpresa ... vedremo;

- Il prezzo di molte commodities agricole è in crescita, ultimamente si segnala un incremento nel prezzo del tè nero (3,18 dollari al kg nel settembre 2009, rispetto ai 2,38 dollari al kg del 2008, e questo a causa della siccità);

- L'intensificazione delle anomalie climatiche (alla faccia del "Giornale") con tutte le conseguenze che ne stanno risultando; perché questa grande nevicata - gelata, che ci ha colpiti mettendo in KO tutti i sistemi dei trasporti, seguita dopo pochissimi giorni da un rialzo netto delle temperature per l'arrivo dello scirocco, può essere considerata un'anomalia non tanto per il fenomeno in se quanto per la violenza e l'intensità del fenomeno stesso;

- La crisi energetica è in corso, nonostante le solite chiacchiere, i Paesi produttori non intendono incrementare la loro produzione giornaliera (notizie di 2 giorni fa), il prezzo non scende al di sotto dei 70 dollari e comunque anche se scende non è che riesca ad andare al di là di una certa soglia.

- La disoccupazione è diventata di nuovo il problema dei vari governi mentre le banche, finanziarie e grandi società che hanno beneficiato dell'intervento pubblico non hanno cambiato nemmeno di una virgola il loro comportamento e codice etico rispetto al passato, ed insistono nell'applicare politiche ormai dimostratisi inefficienti e dannosissime per le economie dei Paesi. Il sistema sia completamente drogato e questo, forse, fa presupporre una nuova crisi forse ancora peggiore della prima, poiché la prossima volta difficilmente i Governi riusciranno a trovare i soldi necessari per salvare le banche e le finanziarie.

- A Copenhagen, i politici ed i governanti oltre ad aver seppellito per sempre gli accordi di Kyoto hanno fallito clamorosamente nella difesa dell'ambiente e quindi delle economie in generale. Gli aiuti promessi ai Paesi più poveri serviranno davvero a qualcosa? questi miliardi di dollari di cui parlano Obama, Clinton e compagnia esistono d'avvero?

Ancora non ci siamo; i segnali di fumo non sono leggibili da tutti e quindi si crede o si tende a credere che tutto stia andando benissimo, come prima, anzi meglio di prima e allora alla faccia del Cristo e del suo messaggio di umiltà, solidarietà, pace, amore per il "Creato": meglio un Babbo Natale in più magari in gonnella e strafiga oppure muscoloso e macho che regala suonerie, telefonini, che un momento di calma durante il quale - almeno - si tenta di pensare a quello che ci circonda e che non riusciamo a vedere e soprattutto a fare un piccolo gesto verso chi oggi ha bisogno non della carità ma di un aiuto morale.

Approfitto dell'occasione per augurare a tutte e tutti un Buon Natale segno di Pace e Rinnovamento nelle nostre teste e comportamenti.


mercoledì, maggio 06, 2009

I dinosauri di cemento


L' Unité d'Habitation di Marsiglia, nota anche come "La Cité Radieuse", progettata e costruita da Le Corbusier a partire dal 1945. Questo dinosauro di cemento armato è stato il prototipo di molta dell'architettura popolare moderna.


Anni fa, mi è capitato di vivere in Francia, a Marsiglia. L'edificio dove abitavo, come molti altri nella zona, aveva un sistema di raccolta dei rifiuti che si chiamava "vide-ordure" (svuota immondizia). In cucina, c'era uno sportellino che, aperto, mostrava un vano in cui si poteva mettere il sacchetto dei rifiuti. Richiuso lo sportellino, si sentiva il sacchetto precipitare giù per una conduttura verso profondità plutoniche dove veniva fatto sparire, non era dato di sapere come.

Il vide-ordure era abbastanza comune negli edifici di Marsiglia. Mi risulta che sia stato l'eredità dell'opera di Le Corbusier, che aveva costruito, a poca distanza da casa mia, la sua "Unité d'habitation", nota in città più che altro come la "cité radieuse". Non so se sia stato Le Corbusier a inventare il vide-ordure, ma era stato sicuramente uno dei primi architetti ad adottarlo.

La Citè Radieuse non era notevole soltanto per il suo sistema interno di trasporto dei rifiuti. Era un concetto completamente nuovo dell'archiettura abitativa. Per molto tempo, nessuno, o quasi, aveva veramente pensato a fare delle abitazioni "per il popolo". L'architettura era qualcosa per i ricchi, i poveri si dovevano arrangiare in baracche malsane. Ma, in un epoca di grandissima espansione demografica e di inurbamento della popolazione come era l'Europa nella prima metà del ventesimo secolo, Le Corbusier si era posto il problema di come gestire in modo razionale gli agglomerati urbani che stavano nascendo un po' ovunque. A questo problema, gli americani nel dopoguerra rispondevano con infinite distese di casettine, l'automobile privata e i grandi centri commerciali: era la "suburbanizzazione" spinta della società. Le Corbusier aveva pensato a una soluzione diversa, più adatta per un'Europa che, a quel tempo, era ancora povera e poco motorizzata. L'Unité d'habitation era una vera "città verticale." Conteneva al suo interno negozi, scuole e altri servizi che dovevano ricreare un villaggio interno che gli abitanti potevano raggiungere con gli ascensori, senza bisogno di altri mezzi di trasporto.

Senza dubbio, Le Corbusier vedeva l'edificio come un qualcosa di organico, non soltanto un villaggio verticale, ma addirittura una vera e propria creatura vivente. Aveva un senso, in questa visione, che l'edificio avesse una specie di tratto intestinale: il vide-ordure che depositava i rifiuti in una buia cantina come se fossero escrementi del grande dinosauro. Era il massimo del concetto di rifiuto inteso come "immondizia", una cosa che non si poteva portare in giro per le scale in qualche bidone puzzolente. La si doveva vedere e toccare il meno possibile, per questo la si faceva scomparire in una tana buia, attraverso dei condotti invisibili.

Ma il vide-ordure non era il solo tratto quasi biologico del dinosauro di cemento di Le Corbusier, che era avanzatissimo per i suoi tempi. Per esempio, aveva un sistema di ventilazione interno - cosa inusitata per quell'epoca. Lo possiamo considerare l'equivalente archiettonico dei polmoni biologici. Ci potremmo divertire con le analogie fra architettura e biologia, non solo nell'opera di Le Corbusier. Il sistema idrico e l'acqua sanitaria, per esempio, sono equivalente al sistema urinario; il gas naturale e l'elettricità che portano energia in tutti gli appartamenti sono l'equivalente dei globuli rossi che portano energia all'organismo, eccetera.

Come i dinosauri avevano scoperto al loro tempo, ci sono dei vantaggi a essere grossi e massicci. Le grandi dimensioni favoriscono il mantenimento di temperature interne costanti senza pesare troppo sul metabolismo. Ma essere grossi e massicci significa anche essere specializzati avere delle forti esigenze. I dinosauri dell'epoca mesozoica non si adattarono bene ai cambiamenti climatici che si verificarono alla fine del Cretaceo e si estinsero. I dinosauri di cemento del ventesimo secolo potrebbero fare la stessa fine a breve termine.

Se un vantaggio dei grandi edifici di cemento armato è quello di aver bisogno di relativamente poca energia per essere scaldati, hanno anche degli enormi problemi. Il principale è la dipendenza totale da flussi di energia e di materia dall'esterno. Un appartamento senza acqua per due giorni diventa già invivibile. Senza elettricità, e quindi senza aria condizionata, gli appartamenti ai piani alti diventano forni crematori in estate e comunque sono impraticabili in mancanza di ascensori. Nonostante il lavoro pionieristico di Le Corbusier, la qualità dell'aria interna degli edifici moderni lascia spesso a desiderare. Negli edifici commerciali e pubblici ci sono sistemi di ventilazione conformi a delle norme internazionali, ma nella maggior parte degli edifici abitativi queste norme non sono richieste e - comunque - sono del tutto ignorate. Si sa molto poco degli effetti sulla salute umana di questo inquinamento interno, ma è sicuramente un problema altrettanto grave quanto trascurato. Il tentativo occasionale di rendere "più efficienti" queste abitazioni dal punto di vista del riscaldamento si risolve spesso nel sigillarle, peggiorando ulteriormente la qualità dell'aria interna. E, ancora, in mancanza di energia elettrica, la ventilazione si ferma e l'edificio diventa invivibile.

I problemi si fanno più gravi se consideriamo tempi lunghi e la probabile futura carenza di risorse. Se un edificio in cemento armato manca di manutenzione per qualche anno, si trasforma in una entità cavernosa, buia, fredda, umida e puzzolente. L'intonaco, se c'è, va a pezzi (e, non per nulla, Le Corbusier non lo aveva previsto). Lo stesso cemento armato tende a degradarsi se non è stato costruito correttamente: miscelando ferro e cemento della giusta qualità e nelle giuste proporzioni. Il cemento di Le Corbusier ha retto bene a cinquant'anni di vita, ma chi può dire come siano stati costruiti tantissimi edifici più moderni che - per ora - stanno in piedi; ma per quanto tempo? Il giorno in cui crolleranno sapremo se dentro il cemento c'era tondino di ferro oppure rete da pollaio, oppure proprio niente. Nel recente terremoto in Abruzzo, si è visto come le norme anti-sismiche, teoricamente esistenti, tendono ad essere ignorate.

Persino il vide-ordure, meraviglia tecnologica degli anni '50, si è rivelato un disastro. Già negli anni '70, quando abitavo a Marsiglia, c'erano delle grosse difficoltà con questi sistemi per via del grande aumento nella quantità di rifiuti prodotti. A casa mia, il vide ordure funzionava, ma quelli della cité radieuse, più vecchi e con delle condotte troppo strette, erano ostruiti e inservibili. Mi è parso di capire che molti anni dopo i condotti sono stati ripristinati, utilizzando probabilmente delle tubazioni più capienti. Ma, anche se oggi funziona di nuovo, l'idea del vide-ordure rimane un concetto che fa a botte con i concetti moderni di differenziazione del rifiuto. Il grande dinosauro soffre di stitichezza.

Si possono salvare i dinosauri di cemento? Probabilmente no. Corrispondono a un concetto abitativo che ormai si sta facendo obsoleto: grandi concentrazioni urbane abitate da quelli che Le Corbusier chiamava gli hommes en serie, gli uomini in serie. Operai tutti uguali che tutte le mattine andavano a lavorare in fabbrica, tutti insieme, per poi tornare la sera nella loro unité d'habitation, sempre tutti insieme e tutti uguali. Un mondo che era ottimizzato per lo sfruttamento efficiente di risorse naturali che, allora, erano abbondanti. Ma già oggi questo modello comincia a diventare obsoleto.

Con il "rientro" demografico e previsto per i prossimi anni, e già in atto per l'Italia e molte società cosiddette "ricche", ci troveremo rapidamente in grave difficoltà a mantenere in efficienza i grandi dinosauri di cemento. E' probabile che ben presto decideremo di abbandonarne una gran parte che saranno lasciati a marcire; inabitati e inabitabili, finché non crolleranno.

In fondo, i nostri antenati sono vissuti in capanne e tende per almeno centomila anni e solo per un paio di secoli in edifici multipiano. Le casette - tanto aborrite da una certa scuola di architettura - sono meno efficienti in termini di riscaldamento, ma sono più resilienti, richiedono meno risorse e meno manutenzione, sono più facilmente riparabili e il giardino si può trasformare in un orto dove si possono coltivare ortaggi e patate. E non c'è bisogno del vide-ordure, così sei sicuro che non si intaserà mai!












martedì, luglio 29, 2008

Attività estrattive

serbatoio di camionCon i prezzi del gasolio in crescita, si sta diffondendo un nuovo tipo di attività estrattiva. Nottetempo in diversi stati USA furgoni con una piccola cisterna al traino e un lungo trapano si fermano alle stazioni di servizio, improvvisano un piccolo pozzo petrolifero e vuotano la cisterna sotterranea del distributore.
Più in piccolo, in tutto il Portogallo individui con un piccone, un tubo, pompa a mano e taniche forano i serbatoi dei camion (500-1000 litri di gasolio, 700-1500 euro di bottino). Spesso, riempite le taniche, lasciano spandere a terra il resto. Il gasolio viene poi rivenduto ad un fiorente mercato nero, a prezzi attorno all'euro al litro.
Sono bersagliati in particolare i cantieri, dove i proprietari stanno cominciando ad assumere vigilantes, ma cominciano ad essere coinvolte anche le auto, in particolare i SUV (del resto è lì che il gasolio va a finire...).
Negli USA alcuni analisti stimano che i furti di gasolio dai camion, quest'anno, ammonteranno a circa l'8% del carburante utilizzato nel settore. Qui i ladri in genere forzano i tappi, e stanno diffondendosi appositi sifoni antifurto. Una ditta inglese reclamizza i suoi antifurto a infrarossi. Qualcuno propone di lasciare in giro esche riempite di dieselolio di frittura zuccherato (l'utilizzatore ci penserà due volte prima di comperare al mercato nero....).
Neppure i serbatoi di olii vegetali esausti dei ristoranti sono al sicuro, per via dell'aumento dei costi del biodiesel. Almeno verranno riciclati...

A parte le considerazioni alla Mad Max (prepariamoci alla china scivolosa del picco del petrolio, questo sarà il nostro futuro prossimo), il tutto mi ricorda molto il PIL. Tutto questo sta aumentando, oltre naturalmente il PIL, le vendite di prodotti petroliferi, dato che lo stesso gasolio viene venduto due e forse pure tre volte. Potremmo definirla una fonte di "liquidi non convenzionali", da aggiungere alla produzione mondiale. Ma la quantità totale di petrolio utilizzato, tra quello sparso in terra e quello usato dai ladri stessi, diminuisce. Come la "ricchezza" prodotta realmente.

mercoledì, dicembre 12, 2007

Scioperi e picco

Sono appena tornato da un viaggio all'estero. Sono arrivato in aereo, preso la bici per andare a casa (12 km, ma è ancora il mezzo più veloce) e sentito che i camionisti erano in sciopero. Dopo due giorni, parlando con amici, ho scoperto che la benzina va a ruba, scherzando (ma mica tanto) ho sentito offrire fino a 3 euro per un litro. Curiosamente, il traffico per strada non è per niente diminuito. Anzi, ieri a Firenze c'erano dappertutto ingorghi di automobilisti alla spasmodica ricerca di un distributore ancora fornito. Oggi il traffico è tornato normale, ma non sembra che la gente inizi a risparmiare la poca benzina che ha nel serbatoio. La vita continua come al solito, una soluzione arriverà prima che si accenda la spia della riserva.

Bici, motorino elettrico, 3000 km di percorrenza in auto in un anno (di cui metà per le vacanze estive), il distributore di benzina lo vedo di rado. Ma mi rendo conto di essere una rarità, la nostra vita è basata sul'auto. Viviamo ad almeno una decina di Km da dove lavoriamo ( e mezz'ora di pedalata due volte al giorno scoraggia quasi tutti), scegliamo la scuola per i figli, gli hobby, i negozi assumendo di avere sempre e comunque l'auto sotto il sedere. Se due giorni di scioperi dei camionisti ci tolgono al benzina siamo in apnea.

Da talebano della bici inorridisco quando sento frasi del tipo "Ma abito a 7 km da dove lavoro, non posso non usare la macchina". Sono 20 anni che lavoro a 5 Km da casa, con 120 metri di salita da farmi tutte le mattine. Però mi rendo conto che su 150 colleghi solo 3 prendono con un minimo di regolarità la bici, forse 10 un motorino. Si arriva all'assurdo che per non farsi 150 metri a piedi (una scorciatoia comodissima, in mezzo agli alberi, ovviamente perfettamente lastricata) la maggior parte si fa 2 Km nel traffico fiorentino.

Mi rendo conto anche che è inutile proporre alla maggior parte della gente di abbandonare l'auto. Semplicemente non può, significa dover cambiare lavoro, scuola del figlio, palestra. Significa dover di colpo essere esposti al clima inclemente di questi giorni, attrezzarsi per la pioggia. Sono cose che si imparano con il tempo, che vestiti mettere, come proteggersi, che strade fare, quali evitare per non finire spiaccicati, che vantaggi la bici ti dà oltre agli ovvii svantaggi. Il motorino elettrico è una bella invenzione, ma è ancora sperimentale, occorre sapere come e dove comperarlo. Insomma, ex-automobilisti, come ex-fumatori, non ci si improvvisa, altrimenti la ricaduta è inevitabile.

Ma se lo sciopero prosegue per qualche giorno, fino all'accensione della spia della riserva, potrebbe essere un 'ottima occasione per capire cosa ci aspetta. Con il prezzo del petrolio che raddoppia ogni 2-3 anni, non ci vorrà molto perchè un pieno alla nostra auto costi mezzo stipendio, e ulteriori 3 anni perchè costi uno stipendio intero. A quel punto poco importa se la benzina dei distributori ci sia o no, l'auto diventerà un lusso da centellinare, e l'autotrasporto probabilmente anche. Spero che questo serva a far capire che un problema esiste. Che forse è il caso di inziare a disintossicarsi, scegliere la prossima scuola per i figli vicino a casa, comperare una bici e iniziare ad usarla ogni tanto, imparare tutte le cose elencate sopra finché siamo in tempo.

Un altro aspetto che sta emergendo dopo qualche giorno di sciopero è la nostra dipendenza dal trasporto per il cibo. I surgelati non crescono nei supermercati, e tra qualche giorno cominceranno a scarseggiare. Anche qui occorre affrontare il problema finchè siamo in tempo. Mi sembra assurdo però farlo con interventi di sussidio, che tamponano il problema permettendoci di ignorarlo. Una delle rivendicazioni dei camionisti (non mi pronuncio sulle altre, in generale il mestiere di camionista è duro ed è giusto che chiedano maggiori tutele) riguarda appunto ammorizzatori per i maggiori costi del gasolio. Sarebbe meglio pensare a soluzioni ancora più globali, ma quantomeno se il costo del gasolio finisce sui beni di consumo cominceremo a preferire quelli che ne richiedono di meno, a strutturare la catena di distribuzione verso una filiera corta. Se facciamo finta che l'alto costo del gasolio sia un accidente, compensabile con qualche sgravio fiscale, incentiviamo le produzioni più energivore e ci leghiamo sepre di più al collo il pietrone della produzione che sta calando. E comunque il tutto verrà vanificato dal prossimo ritocco al costo del greggio.

Nella figura a fianco una proiezione da The Oil Drum. Le curve rappresentano: in verde scuro la produzione di petrolio fino ad oggi, in blu la proiezione della prduzione se il declino attuale rimane invariato ed entrano in produzione i nuovi giacimenti scoperti, in verde se si scoprono nuovi grossi giacimenti (improbabile). Se il declino di produzione (come probabile) accelererà le rispettive curve sono in rosso e arancio. Come si vede, per evitare un declino di produzione occorre che si verifichino due condizioni, entrambe poco probabili. Se anche solo la produzione resta costante, l'unico modo per soddisfare la domanda è "ucciderla", alzando i prezzi.

sabato, ottobre 20, 2007

Per chi suona la campana


Ho deciso di mettere nella mia home page di lavoro un link dinamico ad un sito che riporta il prezzo attuale del petrolio. Il link contiene un'applet, un piccolo programma che mostra in un'immagine un grafico dell'andamento dei prezzi negli ultimi giorni, settimane, mesi o anni. In questo modo, ogni mattina quando apro il computer so in tempo reale quel che succede al petrolio. Qui a fianco la situazione di oggi. Siamo un po' scesi rispetto ai 90$/barile di ieri, ma nell'ultimo trimestre siamo cresciuti, con qualche ondulazione, di circa 15$, un aumento del 20%.

Sono un astronomo, e giustamente vi chiederete che cavolo c'entra il petrolio con l'astronomia. In realtà moltissimo, del resto credo che solo le tribù di boscimani della Namibia ormai non c'entrino.
Ma in particolare il mio lavoro riguarda telescopi che vengono costruiti in cima a montagne, se va bene a una cinquantina di km dal più vicino centro abitato, o addirittura in posti come Dome C, un gigantesco altopiano in Antartide. In ogni caso a decine di migliaia di km da qui. Il telescopio più vicino su cui lavoro è in Sardegna, poi si passa alle Canarie, ed infine la piana di Atacama, a 5000 metri di quota. Quest'ultimo è un complesso di 64 radiotelescopi, la cui costruzione sta iniziando ora e che verrà completato nel 2015. Nella figura si vede una rappresentazione di come sarà.

I telescopi sono dei piccoli complessi industriali, con macchinari, centri di calcolo discretamente grossi, e nel mio caso (sono un radioastronomo) aggeggi elettronici che succhiano centinaia di kW per produrre quelle belle immagini colorate che poi si vedono in riviste come "L'Astronomia" o "Focus". Naturalmente è difficile portare lì un elettrodotto, per cui spesso il tutto va con generatori Diesel. Gli astronomi lavorano in gruppi, spesso sparsi per il mondo. Il mio gruppo comprende astronmi olandesi, francesi, statunitensi e cileni. Certo, nell'era di Internet ci si può mandare progetti in rete, fare teleconferenze, ecc. ma gli astronomi spesso sono "frequent flyer" di qualche compagnia arerea. Oggi, con i tagli alla ricerca, spesso sono abituee di qualche compagnia low cost.

Morale: che ne sarà dell'astronomia post picco? E soprattutto tra quanto questo succederà? Vedrò il mio telescopio realizzato? Se lo sarà, ci saranno ancora aerei a costi ragionevoli per arrivarci? Se no, come faranno gli astronomi ad utilizzarlo? E il generatore che lo alimenta avrà combustibile per funzionare? Forse sì, se si dota di un generatore fotovoltaico (da qualche MWp, in fondo un costo non spaventoso per un progetto di questo tipo) ed opera in modo rigorosamente di "remote observing" (usare i telescopi da casa, tramite Internet).

In altre parole, il mio lavoro esisterà ancora da qui a 10 anni? E' una domanda che non riguarda solo il mio, di lavoro. Chiunque dipenda da trasporti su lunga distanza, su grosse quantità di energia, vedrà il proprio lavoro cambiare radicalmente, o sparire.

Per questo, ogni mattina, quando accendo il computer, guardo con una certa apprensione il grafico dei prezzi del petrolio...

venerdì, ottobre 19, 2007

Il sapore amaro del post-picco


Questa che vedete qui sopra è una foto da live.com della stazione ferroviaria di Pian del Mugnone, nel comune di Fiesole; a qualche centinaio di metri da casa mia.

Non è una stazione imponente, ma serve una zona urbanizzata di circa 1200 abitanti mettendola in comunicazione con Firenze. C'è tutto: vedete nella foto i sottopassaggi, la tettoia che copre le panchine; ci sono cartelli e orari. Si vedono i parcheggi, ce ne sono altri più a destra. C'è anche una fermata dell'autobus che connette la stazione a Fiesole capoluogo. Insomma, una tipica stazioncina urbana come ce ne sono tante al mondo. Purtroppo, è possibile che non ci sarà ancora per lungo tempo.

La stazione di Pian del Mugnone era stata inaugurata nel 1999 insieme a una serie di femate lungo la ferrovia Faentina. La Faentina è una ferrovia storica, costruita nell'800, distrutta durante la seconda guerra mondiale e che era rimasta fuori uso fino agli anni '90. La ricostruzione era stata fatta con l'idea che la ferrovia dovesse servire come "metropolitana" per la Valle del Mugnone. La valle è abitata da pendolari che vanno a lavorare a Firenze e che si accalcano ogni mattina lungo una statale talmente stretta che in un punto è a senso unico alternato. Una metropolitana sembrava la cosa più ovvia e più naturale come parte dello sviluppo urbano della zona.

Non è andata così. Pochi anni dopo l'inaugurazione, le ferrovie dello Stato (oggi Trenitalia), hanno dato chiara evidenza di averci ripensato. Alcune delle stazioncine le hanno dismesse senza fare troppo clamore. Altre, come quella di Pian del Mugnone, le hanno sabotate con orari impossibili. Per dirne una, il primo treno che va da questa stazione alla stazione centrale a Firenze parte alle 6:30, il secondo alle 19:20 (!!).

Qualche settimana fa, ha cominciato a spargersi la voce che Trenitalia era intenzionata a chiudere anche la stazione di Pian del Mugnone. Una telefonata agli appropriati uffici ha confermato la diceria. "Ottimizzazione" ci hanno detto; "è tutto parte di un pacchetto per migliorare il servizio." (sicuro!). Non vi sto a dire come gli abitanti della zona hanno raccolto firme, mandato lettere e cose del genere, fino ad ottenere che, perlomeno, la stazione di Pian del Mugnone non sia completamente dismessa, almeno per ora. Meglio di niente; ma non è questo il punto.

La cosa che mi ha colpito di tutta la vicenda è l'inversione di tendenza rispetto a quello che si diceva, si pensava e si credeva solo pochi anni fa. Sembrava ovvio, pochi anni fa, che,se c'era una periferia urbana a pochi chilometri da una grande città, le amministrazioni si sarebbero impegnate per attrezzarla con un servizio di trasporto efficiente. Sembrava ovvio che lo si potesse fare e che fosse un continuo progresso della società civile quello di fornire sempre più servizi.

Non so cosa ne pensate voi, ma tutto questo sembra ormai lontanissimo. Non solo non si parla più di metropolitana della Valle del Mugnone, ma si parla addirittura di chiudere una ferrovia che era stata costruita nell'800 e che all'epoca, evidentemente serviva a qualcosa. E la Valle del Mugnone non è un'eccezione. Dovunque, si stanno chiudendo le piccole stazioni; si sta distruggendo un tessuto ferroviario storico che aveva servito l'intera nazione per più di un secolo. Il bello della faccenda è che lo si sta facendo proprio nel momento in cui ci stiamo accorgendo che affidarsi all'automobile ci ha portato in un vicolo cieco; fra inquinamento, riscaldamento globale e esaurimento del petrolio.

Le ferrovie non sono il solo servizio in difficoltà: scuole, ospedali, ospizi, sanità, niente più è ovvio come lo era una volta. Stiamo ottimizzando tutto; tante cose stanno diventando talmente ottimizzate che alla fine non ne rimane proprio più niente. Mi fa venire immente l'immagine di una persona malata che sta ancora cercando di comportarsi come se fosse sana: ma te ne accorgi che è vuota dentro, che è scavata dall'interno dalla malattia. Ho il dubbio che siamo già al post-picco e che tutto questo ne sia una conseguenza.

Alle volte i "picchisti", sono accusati di essere dei rural-catastrofisti che aspettano il picco come un messia che porterà alla sparizione dell'odiato mezzo privato e a un mondo idillico dove tutti andranno soltanto in treno e in bicicletta. C'è, in effetti, una componente nel movimento picchista che sembra essere abbastanza tentata di vedere le cose in questo modo. Ma, dalla vicenda della stazione di Pian del Mugnone, ricavo qualche dubbio sul prossimo trionfo del mezzo pubblico. Anzi, ho l'impressione che il mezzo pubblico potrebbe soccombere per primo; chi se la potrà permettere continuerà a viaggiare in macchina e chi non potrà si dovrà arrangiare. Nessuno, meno che mai i picchisti, dovrebbe dire che il picco sarà una cosa bella.


(Nota: qualcuno potrebbe dichiararsi in disaccordo con questa mia interpretazione facendomi notare che, proprio a Firenze, si sta facendo un grosso sforzo per migliorare il trasporto pubblico con la tramvia Firenze - Scandicci. Vero. Però è anche vero che tutti i soldi che erano rimasti a Firenze per il trasporto pubblico sono andati nella costosa tramvia, mentre il resto è stato trascurato e sta andando, letteralmente, a pezzi. )


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