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giovedì, ottobre 18, 2007

Il pensiero magico e la CO2


Vi ricordate il tempo delle barzellette sull'Unione Sovietica? Ce n'erano di veramente spassose e con le loro battute riuscivano perfettamente a inquadrare la gerontocrazia ingessata che era diventata l'Ital... er, scusate, l'Unione Sovietica.

Ce n'è una che trovo significativa ed è quella del treno fermo in mezzo alle steppe siberiane. C'è a bordo Leonid Breznev, il quale risolve il problema rivolgendosi agli altri passeggeri e dicendo: "adesso gridiamo tutti in coro: 'Il treno funziona! Il treno funziona! Il treno funziona!"

La barzelletta mette a nudo l'atteggiamento di molti politici (non solo geriatrici esempi dal vecchio PCUS) che sembrano credere se una cosa viene definita in un certo modo allora diventa quella cosa che è chiamata. L'Unione Sovietica non era il "paradiso del proletariato" e nemmeno, assai più modestamente, una vera "democrazia popolare." Ma, tant'è, a furia usare quei termini in continuazione, sembra che i dirigenti dell'epoca credessero veramente che la vecchia Unione lo fosse.

Questo tipo di pensiero viene detto "pensiero magico" e mira a trasformare le cose cambiandogli nome. Se tutti dicono che il treno funziona, allora, in un certo modo, il treno funziona anche se è fermo. Fateci caso, e vedrete che ci sono molti esempi in proposito un po' in tutto il mondo. Ne vengono in mente anche alcuni piuttosto tristi, come il caso di Saddam Hussein che faceva celebrare tutti gli anni la "vittoria irachena" nella guerra del golfo del 1991. Avendola chiamata "vittoria" in un certo senso lo era diventata: potenza del pensiero magico.

Ora, vi farò un esempio specifico di pensiero magico in campo energetico in Italia. Avrete tutti sentito parlare di "carbone pulito" che è una comune formula magica che molti usano a proposito di una cosa che di pulito ha ben poco. Qui, vi parlerò di una formula magica simile che riguarda il carbone del Sulcis, in Sardegna. Premetto che riaprire le miniere nella zona potrebbe essere considerato un sussidio economico giustificato per la Sardegna, ma bisogna anche tener conto dell'inevitabile inquinamento che ne deriverà. Ne vale la pena? La risposta andrebbe trovata mediante un esame quantitativo dei costi e dei benefici. Ma il dibattito si basa invece sul puro pensiero magico.

Come esempio, vi passo un documento qui di seguito, tratto dal sito dell' On. Di Pietro. Dateci un occhiata. Se riuscite ad arrivare in fondo nononstante la grande confusione, potrebbe darsi che abbiate capito che descrive un nuovo sistema di gestione della combustione del carbone senza immettere CO2 nell'atmosfera. Almeno, è quello che si evincerebbe sia dal titolo del progetto "Fine CO2", sia dalla frase all'inizio produrre energia elettrica con l’uso pulito del carbone senza immettere in atmosfera i gas serra.

Ma, leggendo di nuovo, qualche dubbio vi può venire. Notate la frase del Dr. Porcu che dice "La ricerca ha individuato la possibilità di immagazzinare il gas responsabile dell’effetto serra nei giacimenti di carbone non estraibile, nei giacimenti petroliferi esausti e commercialmente inutilizzabili. Ovvero, fare sparire il CO2 è una possibilità, sicuro, ma è anche qualcosa di concreto? Ovvero, in questo progetto sequestreranno qualcosa oppure no? Dal documento in questione, non si riesce a capirlo.

Ma possiamo avere qualche dato in più andando a vedere la scheda tecnica del progetto
Per quello che se ne può dire, è un progetto serio che originariamente si chiamava ISOTHERM e al quale qualcuno ha appiccicato la sigla di "Flameless Italian No Emission CO2" "FINE CO2", appunto.

Se leggete la scheda tecnica del progetto, vedrete che in nessun posto si dice che sarà fatto qualcosa di concreto per far "finire il CO2". Il progetto è dedicato a una combustione più efficiente del carbone e alla riduzione dei fumi di combustione, non al sequestro o all'eliminazione della CO2. La maggiore efficienza permette indubbiamente di ridurre un po' le emissioni a parità di energia prodotta, ma da qui a parlare di "Fine CO2" ce ne passa! I proponenti fanno anche notare che questa maggiore efficienza permette, in teoria, di sequestrare il CO2 da qualche parte con una minor perdita complessiva di efficienza rispetto agli impianti tradizionali. Ma non si legge in nessun posto che si il CO2 prodotto da questo impianto sarà effettivamente sequestrato sotto terra.

Quindi, puro pensiero magico che permette di chiamare questo progetto "Fine CO2" e intitolare l'articoletto che vi passo "dal carbone energia pulita rispettanto l'ambiente".

Che ci volete fare? Sembra sempre di più in questo paese di vivere in una barzelletta Sovietica.

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http://www.sardegna.italiadeivalori.it/home/content/view/585/78/


Dal carbone energia pulita rispettando l’ambiente

Carbonia, iniziativa a quattro per mettere a punto e realizzare il progetto «Fine CO2»

CARBONIA. Cordata a quattro (Ansaldo Energia, Sotacarbo, Enea e Itea) per realizzare il progetto “Fine CO2 “ - Flameless Italian No Emission- di anidride carbonica. L’impegno dei ricercatori mira a produrre energia elettrica con l’uso pulito del carbone senza immettere in atmosfera i gas serra.

Il protocollo di Kyoto impone ai paesi, compresa l’Italia, che hanno sottoscritto l’accordo di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’aria e la soluzione sembra a portata di mano.

Con la nuova tecnologia «Near Zero Emission» che sfrutta sistemi di produzione di energia caratterizzati da emissioni di prodotti che non inquinano l’ambiente e non alterano il clima.

Ed è la CO2 a tenere alto l’interesse dei paesi industriali del pianeta per le alterazioni climatiche mentre le polveri sottili, le ceneri, e gli ossido e le anidridi di solfo e di azoto sono l’incubo degli abitanti che abitano nei centri che gravitano nei centri dove sono istallate termocentrali alimentate a carbone. La ricerca ha messo a punto il progetto Isotherm, presentato ieri pomeriggio, a Carbonia, nella miniera di Serbariu alla presenza dell’assessore regionale all’industria Concetta Rau dal pool tecnico delle quattro società coinvolte nell’iniziativa. «Questo processo - ha chiarito ad un pubblico attento, Alvise Bassignano, amministratore delegato di Sofinter (Ansaldo-Energia) - consente di utilizzare carboni di basso rango (Carbone Sulcis o carboni di qualità anche inferiori rispetto a quelli usati nelle centrali Enel) senza immettere in atmosfera i gas della combustione. Brevemente, in un combustore ad alta pressione è possibile catturare l’anidride carbonica e produrre contemporaneamente residui solidi inerti. Scomparsa totale dei metalli pesanti perché, alle alte temperature di processo, si ottiene una sostanza amorfa (vetro) che può essere allocata in discarica». Conti alla mano, oltre alla separazione e allo sconfinamento dell’anidride carbonica i costi di produzione dell’energia elettrica sarebbero inferiori a quelli correnti di oltre il 30 per cento. «Nel combustore - ha spiegato Giuseppe Girardi dell’Enea - viene prodotta una combustione senza fiamma (flameless) ma è un processo perfetto perché all’interno dell’impianto la temperatura, altissima 1500-1800 gradi, è uniforme in tutta la camera di reazione. Quindi si ottiene il massimo rendimento termico e il composto organico totale è 1000 volte inferiore alle tecnologie tradizionali. Insomma si ottengono scorie vetrificate alla base del reattore». I vantaggi di questa tecnologia sono molteplici e i tecnici presenti hanno voluto segnalare anche la possibilità di utilizzo del carbone con una granulometria decisamente superiore a quella che attualmente viene sfornata dai frantoi delle centrali Enel. L’impianto Isotherm, per marciare ha necessità di disporre di maggiori quantità di ossigeno rispetto ai bruciatori tradizionali. «Ebbene i prezzi di questo comburente - ha aggiunto Giuseppe Girardi - sono compatibili con i costi d’esercizio dell’impianto ma i vantaggi sono decisamente importanti».. L’unico inconveniente è dove stoccare l’anidride carbonica sequestrata agli impianti. «La ricerca - ha sostenuto Mario Porcu, presidente della Sotacarbo - ha individuato la possibilità di immagazzinare il gas responsabile dell’effetto serra nei giacimenti di carbone non estraibile, nei giacimenti petroliferi esausti e commercialmente inutilizzabili Si ottiene in questo modo la risalita di metano». Per realizzare il progetto occorrono 60 milioni di euro e 60 mesi di tempo per la realizzazione- A disposizione, per la prima fase sono disponibili 1.5 milioni di euro mentre per le due fasi successive si richiedono fondi regionali e Cerse a sostegno della ricerca nel settore elettrico.

17 aprile ’07 – La Nuova Sardegna


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