
Lunedì 3 dicembre si è tenuta al Teatro Regio di Torino l'inaugurazione dall'Anno Accademico. Tra i vari interventi c'è stato anche quello del famoso economista e scrittore Jeremy Rifkin:
"Introducing Research and Education as Key to a Sustainable Future".
Ho voluto andare all'evento proprio per poter vedere e seguire personalmente questo studioso, dall'indiscutibile impatto mediatico. Ho preso qualche appunto e ho registrato il discorso; ma mi sono sfuggiti dei passaggi dell' american english :-) e la qualità audio del mio telefonino era quella che era. Fortunatamente, in rete sono disponibili i file audio, ai link che seguono.
(intervento)
(conferenza stampa, solo per i giornalisti)
http://www.110.unito.it/podcast/001_Mercalli_1_2007_12_03.mp3
(commento di Luca Mercalli)
Vorrei spendere due parole sulla comunicazione non-verbale di Rifkin, prima ancora che sui contenuti: questi ultimi infatti ricalcano molto quelli del suo libro "Economia all'Idrogeno", che sono già stati discussi in un post.
Rifkin appare molto sicuro di sè. E' in grado di intrattenere per quasi un'ora la platea con uno stream di parole, praticamente senza mai esitare su un fonema, su un concetto. Si muove in continuazione, su e giù per il palco, tra il tavolo delle autorità accademiche e il pubblico. All'inizio, impone alcuni perentori "OUT !" a un cameraman che si era avvicinato "troppo" al palco (questo non lo troverete nel podcast).
A livello di contenuti, Rifkin propone una miscellanea esplosiva. La sua scaletta è di 4 punti:
1. Clima
2. Aumento della mortalità nei paesi poveri
3. Tensioni politiche nei paesi del Golfo
4. Fine dell'Era del Petrolio.
I 4 punti mi facevano ben sperare a un ordine logico nei concetti; l'oratore ha invece optato per un "jumping" piuttosto marcato. Ha parlato dell'importanza dei risultati dell'IPCC: +3 °C in un secolo, con un impatto enorme sulla sopravvivenza di flora e fauna. Ha affrontato il "sunset of fuels", e in particolare del Petrolio. Secondo la sua versione, i pessimisti prevedono il Peak Oil tra il 2010 e il 2020.
Rifkin, però, è fiducioso: ci sarà una 3° rivoluzione industriale, in cui scomparirà il concetto di produzione di Energia "centralizzata". Ogni utente potrà produrre Idrogeno con delle fuel cells, alimentandole con energia rinnovabile (sole, vento, maree, bacini, geo etc), stoccarlo, poi utilizzarlo o scambiarlo in una immensa rete neurale globalizzata. Per tutti i nostri bisogni, trasporti inclusi.
Non voglio demolire gratuitamente questa idea: ci saranno aspetti fattibili, e altri no. Ci sono in particolare alcune cose che mi lasciano perplesso:
- la tecnologia potrà essere applicata, e autosostenersi sui numeri globali? (800 milioni di veicoli; centinaia di milioni di abitazioni)
- l'Idrogeno è veramente il vettore di stoccaggio da preferire?
- Rifkin ha improntato il suo discorso sull' entusiasmo e sulla "vision" personale. Perchè non cita studi dettagliati e autorevoli di fattibilità tecnologica, confrontando l'Idrogeno con il resto del parco tecnologico?
Se in questa giornata Rifkin doveva essere un protagonista, l'obiettivo è stato raggiunto. Per la parte operativa, se ne riparlerà.
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