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martedì, settembre 22, 2009

Che cos'è la curva di Hubbert


Su "The Oil Drum", Alessandro Lavacchi e Ugo Bardi presentano un riassunto del lavoro che hanno pubblicato recentemente sulla rivista "Energies".

L'idea del lavoro è di cercare di spiegare in modo semplice il meccanismo che produce la curva di Hubbert. Molto spesso, infatti, la curva viene vista come qualcosa di arbitrario, una specie di atto di fede. In realtà, la curva si può riprodurre adattando il famoso modello "predatori/prede" sviluppato già negli anni 1920 da Lotka e Volterra.

Ne viene fuori un modello molto generale che spiega molte cose del nostro mondo. Gli esseri umani si comportano spesso come predatori nei riguardi delle risorse disponibili. Sono dei predatori non troppo intelligenti, perché tendono a sovrasfruttare le risorse; ovvero a usarle più rapidamente di quanto non si possano riformare. Il risultato che si ottiene modellizzando questo comportamento è proprio la curva di Hubbert.

Più informazioni su "The Oil Drum"

lunedì, maggio 25, 2009

Petrolio, mercurio e fosforo


I partecipanti al "Talk Show" del 17 Maggio al Festival dell'Energia di Lecce. Da sinistra nella foto, Carlo Stagnaro, Ugo Bardi, Ugo Bilardo e Stefano Agnoli - il moderatore. Il testo che segue non è una trascrizione della mia presentazione. E' scritto a memoria, usando uno stile per quanto possibile vicino alla lingua parlata.


Per prima cosa, vorrei ringraziare il professor Bilardo per il suo intervento. Di solito tocca a me spiegare certe cose, ma il professor Bilardo mi risparmia questo dovere con la sua spiegazione esauriente della situazione delle riserve petrolifere mondiale.

Bene, allora si tratta di partire da questo per cercare di capire che cosa ci aspetta. Abbiamo sentito parlare di un numero - vi ricordate che Bilardo ha detto "1350 miliardi di barili". E' un numero che mi trova daccordo, nel complesso, e trova daccordo molti esperti - certo c'è anche chi da numeri completamente diversi; come quello che citava prima il nostro moderatore. Che mi pare avesse detto qualcosa come 12 mila miliardi di barili secondo le stime del presidente di Saudi-ARAMCO. Bene, su questi numeri credo che sia legittimo avere un qualche piccolissimo sospetto; ovvero che il presidente di una delle maggiori compagnie petrolifere mondiali abbia un zinzino di interesse a gonfiare un po' le stime.

Ma non entriamo in questi discorsi. Quello che vi volevo dire è un'altra cosa. Dato un certo numero, un po' più di mille miliardi di barili, a questo punto ci dobbiamo domandare cosa significa. Quello che potremmo fare è dividere per il consumo annuale mondiale e ottenere quanto durerebbero le riserve se il consumo rimanesse costante. Lo fanno tutti e viene fuori qualcosa come 37-38 anni. Ma questa cosa del rapporto riserve-produzione non è una grande idea. I consumi non sono mai stati costanti da quando si estrae il petrolio - un buon secolo e mezzo - allora come possiamo pensare che rimangano costanti da qui ai prossimi 40 anni? Questa misura, però, vi da facilmente un falso senso di sicurezza. Me ne accorgo spesso quando discuto con i politici. Mi chiedono: c'è ancora petrolio? Io rispondo di si, per forza, è ovvio. Allora loro mi ringraziano, tanti saluti e arrivederci. Non riescono a capire dove stia il problema. E' un modo di ragionare molto grezzo e limitato. Vi sembra possibile che fra 37 anni guarderemo nel buco del pozzo grattandoci la testa e dicendo "oops - non c'è più petrolio?

Le cose non sono così semplici. In realtà non sono mai semplici. Sapere quanti barili ci sono sottoterra - più o meno - è utile; ma non è il solo parametro. I barili ci sono, stanno lì fermi. Sono stati lì per milioni di anni. Ma è una decisione umana di estrarli oppure no. E come tutte le decisioni umane, dipende dalla convenienza. Si estrae se conviene. Altrimenti i barili stanno li ancora qualche milione di anni.

Allora, il professor Bilardo vi ha parlato della curva di Hubbert. E' una cosa osservata per la prima volta negli Stati Uniti. Si è visto che la produzione di petrolio negli USA è cresciuta fino a un certo punto; ha raggiunto un massimo è poi è diminuita inesorabilmente fino ad oggi. Oggi si produce circa un terzo di quello che si produceva ai tempi d'oro del petrolio americano.

Questo della curva di Hubbert è un fatto sperimentale. E' un fatto storico. E non è certamente il solo caso. Ve ne posso citare decine per il solo petrolio in varie regioni del mondo. E anche per altre risorse minerali. Ma perché c'è questa curva? Nella geologia, questa curva non c'è. Ci sono dei barili che stanno sottoterra - ovviamente non sono barili, è petrolio che noi per usanza descriviamo in termini di barili. Ma questi barili non hanno nessuna curva di Hubbert scritta sopra. Non c'è scritto sul petrolio sottoterra quando verrà estratto. Non c'è scritto nemmeno se verrà estratto. La curva di Hubbert non sta nella geologia.

La curva di Hubbert sta nell'economia. Più esattamente in come l'economia gestisce le risorse geologiche. I barili non sono tutti uguali. Come è ovvio, uno estrae prima i barili cosiddetti "facili"; ovvero quelli che costano poco. Pensate ai giacimenti dell'Arabia Saudita. Sono a bassa profondità, sono in zone facilmente raggiungibili, è petrolio di buona qualità che si trova in grande quantità. Fate il confronto col petrolio del Kazakhstan. E' una zona lontanissima dai porti, sono pozzi nel mezzo del Mar Caspio; è petrolio pieno di zolfo e di altra robaccia. Non c'è da stupirsi che sono più di trent'anni che si estrae in Arabia Saudita, ma dal Kazhakstan ancora non si è riusciti a tirar fuori qualcosa dal pozzo di Kashagan che è uno dei pochi giacimenti giganti rimasti.

Allora, cosa succede nel periodo di sfruttamento di un insieme di risorse petrolifere; diciamo gli Stati Uniti? Beh, all'inizio estrarre costa poco perchè si estrae dai pozzi facili. Si fanno grossi profitti che vengono re-investiti in altra estrazione. Questo fa aumentare la produzione. Piano, piano, però, i costi salgono perché si esauriscono le risorse a buon mercato. A questo punto, i profitti cominciano a diminuire. Si investe di meno, quindi la crescita rallenta. A un certo punto rallenta talmente che la produzione comincia a diminuire. Ecco il picco.

Questo tipo di ragionamento è qualitativo, ma si può quantificare con dei modelli. Ma non servono modelli complicati. Tutta la faccenda di Hubbert è basata semplicemente sui principi di base dell'economia. E' quello che vi insegnano al primo anno di scienze economiche: la gente prende le decisioni secondo quello che gli conviene. Perlomeno in un libero mercato. E, infatti, la curva di Hubbert si osserva in situazioni dove c'è un libero mercato - almeno approssimativamente. Dove c'è un controllo centralizzato, allora no. Se è il governo a decidere cosa estrarre e cosa no, la curva di Hubbert non la vedete. Guardate l'Arabia Saudita - tutto è in mano al governo e li' di picchi di Hubbert non ce ne sono - perlomeno non in modo chiaro. Questo non vuol dire che la produzione Saudita non dovrà andare a zero prima o poi. Ma non c'è quella bella curva che vediamo per il petrolio degli Stati Uniti.

Quindi vediamo che c'è questa curva di estrazione che ha una forma un po' come una campana. Si parla molto del fatto che il picco debba essere al momento in cui si estrae la metà delle riserve. Questo vuol dire, se ci pensate sopra un attimo, che la curva debba essere simmetrica. Questo non è affatto detto che si verifichi nella realtà. La simmetria è un'approssimazione. Come dicevo, il fatto se estrarre o non estrarre è una decisione umana. Non è una legge della fisica; è qualcosa che sta nella nostra testa. E la nostra testa non è proprio il massimo del prevedibile. Però, nella media, la curva di Hubbert è una buona approssimazione. Come dicevo prima, ci sono stati tantissimi casi storici.

Ora, un'obiezione che ho sentito fare su questa faccenda è che la curva - si - è valida per i casi regionali. Come appunto i 48 stati americani. Ma non è valida necessariamente per il mondo intero. Questa obiezione è sensata. In effetti, dicono, se non conviene estrarre non si estrae; ma il fatto che non conviene non deriva solo da fattori geologici ma dal fatto che - per esempio - nel caso degli Stati Uniti a un certo punto conveniva di più importare petrolio dal Medio Oriente o dal Venezuela che estrarlo in casa.

Bene - come dicevo, questa è un'obiezione sensata. Per controbattere, bisognerebbe far vedere che l'estrazione globale del petrolio passa per un picco. Ma il petrolio globale non ha ancora raggiunto il picco e allora questo non lo possiamo dire; non ancora perlomeno. Sembra che ci sia chi dice che se non c'è stato finora un picco del petrolio a livello globale, allora probabilmente non ci sarà mai. Questo è proprio esagerato, se ci pensate sopra, ma comunque è una cosa sulla quale dobbiamo ragionare.

Per capire questa faccenda abbiamo bisogno di dati sperimentali. Se ci limitiamo a ragionarci sopra, allora non arriviamo a niente. Continuiamo a chiaccherare, ma il mondo la fuori ha le sue realtà. Il mondo fa il suo corso, indipendentemente dalle chiacchere che noi facciamo. Allora, se il petrolio mondiale non ha ancora raggiunto il suo massimo, abbiamo dei dati su delle risorse che ci sono arrivate? La risposta è si. Allora possiamo confrontare.

E' un problema che ho studiato in un certo dettaglio. Io e alcuni miei collaboratori ci abbiamo lavorato sopra parecchio. Abbiamo studiato risorse sia minerali che biologiche - la caccia alle balene per esempio. E' un campo di studio molto vasto è interessantissimo. Vi farò soltanto un paio di esempi.

Comincio con una cosa che ho visto proprio questa settimana in farmacia. Non so se l'avete notato anche voi; c'era un cartello con sopra scritto qualcosa come "il vecchio termometro a mercurio va in pensione". Ovvero, i vecchi termometri non si vendono più. Vi ricordate quelli con la colonnina di mercurio? Una volta tutti i termometri erano così.

Ora, il fatto che il mercurio sparisca dai termomentri sembra che sia una cosa ovvia per ragioni di ecologia. Il mercurio è un metallo pesante; è tossico per la salute umana. Cosa c'è di più logico che farlo sparire e sostituirlo con qualche bel microprocessore? Fra le altre cose, non c'è più nemmeno bisogno di fare quella cosa curiosa che era "sbattere" il termometro prima di provarsi la febbre.

Il realtà, però, se andate a vedere i dati storici della produzione di mercurio, vedete una cosa curiosa. La produzione mondiale di mercurio ha seguito una bella curva di Hubbert, con il massimo verso la fine degli anni '60. Ovvero, non è che abbiamo deciso di smettere all'improvviso di usare il mercurio perché lo consideravamo inquinante. C'è stata questa curva che ci dice qualcosa. Certo, uno dice, va bene, è stata una cosa graduale, via via che il mercurio lo eliminavamo dal mercato, la produzione diminuiva perché c'era meno domanda. Forse. Ma forse anche no. Vedete, c'è un piccolo dettaglio da considerare. Se confrontate la curva di produzione storica con i dati geologici; ovvero le stime delle riserve mondiali, allora vedete che le due cose corrispondono bene. Ovvero, abbiamo estratto tutto il mercurio che potevamo estrarre.

Pensateci bene su questa cosa. Vuol dire che il mercurio non lo abbiamo smesso di estrarre perché non ci serviva più. Perlomeno, non solo per questo. Abbiamo smesso, anche e forse soprattutto, perché non ce n'è più in forma estraibile. In economia è sempre difficile disaggregare domanda e offerta ma, in questo caso, chiaramente la produzione non è diminuita soltanto per via di una riduzione della domanda. C'era un problema di offerta. Se non avessimo avuto a disposizione una tecnologia alternativa, oggi i termometri sarebbero cose rare e preziose.

Il mercurio è un caso classico in cui la sostituzione di una risorsa è stata talmente facile che la maggior parte di noi non si è nemmeno accorta che c'era un problema. Non c'è stato nessuno che abbia parlato con preoccupazione di "picco del mercurio", nessun catastrofista che abbia lanciato l'allarme o cose del genere. Può darsi che ci vada così anche per il petrolio ma, ovviamente, il petrolio è una cosa importante e non così facile da sostituire come il mercurio.

Questo ci porta a un'altra domanda. Che cosa succede se una risorsa non è sostituibile? Intendo, proprio per niente? C'è stato un caso storico del genere ed è quello dei fosfati. I fosfati sono usati in agricoltura; sono un fertilizzante. Sono una risorsa minerale che si estrae in varie regioni del mondo. Allora, se guardate la curva della produzione di fosfati, vedrete che la curva ha fatto un bel picco e ora è in declino. Non è la stessa cosa del mercurio; per i fosfati siamo ancora a un buon 80% del massimo della produzione. Quindi, ancora si produce; ma la tendenza e chiara - siamo in declino.

Ora, la differenza fra i fosfati e il mercurio è molto semplice: i fosfati non si possono sostituire. Non mi parlate di ricerca scientifica e di nuove tecnologie; o magari di OGM o cose del genere. Il fosforo è una parte integrante delle proteine biologiche e il fosforo bisogna che le piante lo prendano dai fosfati. Non c'è modo di inventarsi un altro sistema - a meno di fare delle piante con i microprocessori, come per i termometri senza mercurio. Ma le piante elettroniche non sarebbero molto nutrienti, credo.

Allora, cosa succede all'agricoltura senza fosfati? Beh, non siamo ancora arrivati a delle difficoltà gravi. L'agricoltura ha tantissimi problemi, quello della carenza dei fosfati si comincia a sentire, ma non è ancora grave. Però vedremo questo problema farsi molto pesante nel futuro. E non c'è modo di risolverlo a colpi di tecnologie avanzate. Bisognerà ristrutturare l'agricoltura in modo da usare meno fosfati e riciclarli il più possibile. La cosa non sarà per niente facile.

Magari fra qualche anno ci ritroviamo qui a Lecce a discutere al Festival dei Fosfati, invece che al festival dell'energia. Ma quello che vi volevo dire è un'altra cosa. Vi volevo far vedere come il modello della curva di Hubbert sia una cosa reale. Vedete, non è una teoria stramba che qualcuno si è inventato visto che non aveva altro da fare. E' un fatto che si verifica comunemente. Ci sono tantissimi casi storici. Ed è anche un fenomeno "robusto" nel senso che si verifica anche per risorse diverse in condizioni molto diverse.

Allora, vi invito a ragionare su queste cose tenendo conto che l'estrazione di una risorsa - di qualsiasi tipo - è sempre questione delle leggi dell'economia. Non basta che, in principio, la risorsa ci sia sotto terra o da qualche parte. Bisogna avere le possibilità economiche di estrarla. Questo vale per quasi tutte le risorse, incluso il petrolio dove, a mio parere, siamo molto vicini a questo famoso "picco" di cui si è tanto parlato. Secondo me l'abbiamo passato l'anno scorso e su questo ho scommesso un euro con Massimo Nicolazzi che è qui in platea. Lui pensa che la produzione potrà aumentare ancora. Magari ha ragione lui, ma la produzione petrolifera sta diminuendo; quindi fino ad ora vinco io. Ci ritroviamo qui l'anno prossimo e vediamo.

Un ultimo punto: il nostro moderatore ha accusato ASPO di essere una "setta". Non so bene da dove derivi questa idea; non mi pareva che i membri di ASPO fossero dediti a pratiche religiose esoteriche. Però è vero che c'è gente la fuori che ha mitizzato il picco del petrolio come se fosse la fine del mondo. Ma non è affatto detto. Avete visto, per esempio, come del picco del mercurio non ce ne siamo neanche accorti. In fin dei conti è una questione di sostituzione: se una risorsa la possiamo sostituire, il picco è un travaso naturale da una risorsa a un'altra. Non succede niente di orribile; non casca il mondo. Però, certe risorse sono difficili da sostituire - anche impossibili come i fosfati. Il picco dei fosfati ci darà dei grossi problemi. Il petrolio è in qualche modo intermedio; si può sostituire, ma non è ovvio. Ci sono tante altre fonti di energia, ma per il momento ancora un po' più care. Bisogna lavorarci sopra.

L'errore che potremmo fare è attaccarci al petrolio come se fosse insostituibile e sprecare tutte le nostre risorse per cercare di mantenere la produzione il più a lungo possibile. Questo sarebbe veramente un disastro e per evitarlo bisogna capire come stanno le cose - incluso il discorso della curva di estrazione della quale vi ho parlato oggi. Pensateci sopra, perché è una cosa importante. Grazie.





lunedì, marzo 02, 2009

Aspettando gli extraterrestri: ASPO è una setta esoterica?


Sembra che in giro ci siano parecchie sette più o meno apocalittiche che attendono l'arrivo degli extraterrestri che salveranno i veri credenti e li trasporteranno in qualche splendido pianeta lontano dove vivranno felici e contenti per sempre.

Ovviamente, la maggior parte di noi non da troppo credito alle teorie di queste sette. E' vero che non possiamo negare "a priori" l'esistenza di extraterrestri dotati di astronavi interstellari. Tuttavia, più di una volta è successo che il profeta locale in preteso contatto con gli extraterrestri in questione ha riunito gli adepti per l'atteso atterraggio che avrebbe dovuto verificarsi a una certa ora e in un certo luogo. Tutte le volte, però, il profeta ha ricevuto un messaggio all'ultimo momento che diceva che l'atterraggio era stato rimandato per varie ragioni.

Sembra che gli adepti continuino a credere al loro profeta nonostante la manifesta inaffidabilità degli alieni. Comunque, a parte la curiosa caratteristica della mente umana di essere così facilmente imbrogliabile, per i non credenti è evidente che la teoria dell'imminente apparizione degli extraterrestri non vale molto. Ha una bassa (o nulla) capacità predittiva, perlomeno finché gli alieni non atterreranno davvero a Central Park, come da prassi. Queste stesse considerazioni si applicano a varie teorie più o meno esoteriche e apocalittiche: dalle scie chimiche alla "rapture". Se ne può discutere quanto si vuole, ma non sono state in grado di prevedere niente di verificabile in pratica, quindi sono inutil.

Ora, più di una volta il gruppo di ASPO è stato accusato di essere una "setta". Questo è, purtroppo, il destino di chiunque si trovi a sostenere un'opinione un po' aliena rispetto al pensiero corrente. ASPO, poi, non aspetta l'atterraggio degli alieni, ma l'insistenza su un evento specifico come il "picco del petrolio" ha in effetti qualche sfumatura di millenarismo e, perlomeno in apparenza, qualche punto in comune con la visione apocalittica di certe sette esoteriche.

Ovviamente, se vogliamo respingere questa critica non c'è che un modo: verificare il valore predittivo delle teorie di ASPO. Su questo punto, al contrario della maggior parte delle profezie esoteriche, abbiamo un ottimo record, a partire dalla "madre di tutte le predizioni", quella di Hubbert del 1956 che prevedeva il picco del petrolio negli Stati Uniti per il 1970; cosa che si è poi verificata. Pur semplificato e ormai in parte superato, il modello di Hubbert rimane robusto e di grande valore come strumento predittivo della produzione. Il caso degli Stati Uniti non è il solo in cui la teoria si è rivelata valida. Ci sono molti casi di picchi locali a livello nazionale che si sono verificati e anche il "peak oil" globale si sta verificando con buona approssimazione secondo le predizioni di ASPO.

Non solo i modelli di ASPO predicono la produzione, ma ASPO-Italia aveva anche previsto il crollo dei prezzi petroliferi del 2008 come pure la crisi economica oggi in atto. Viceversa, nessun economista aveva previsto niente del genere. Come avevamo fatto? Beh, il fatto è che è vero che la teoria di Hubbert non dice niente dei prezzi. Però, è vero anche che la teoria di Hubbert è solo un sottoinsieme di una teoria più vasta che è parte della "dinamica dei sistemi", dove si tiene conto anche di altri fattori, incluso l'effetto dei picchi sull'economia di mercato. Se si tiene conto dell'effetto del picco sull'economia, è abbastanza facile farsi un'idea di quello che dovrebbe essere l'andamento dei prezzi. Ovviamente, i prezzi sono molto volatili e vanno su e giù facilmente, per cui queste predizioni sono molto approssimate - molto meno precise di quelle della produzione. Comunque, anche una predizione approssimata è meglio di niente e, fra le altre cose, ha evitato a Aspo di fare la brutta figura che hanno fatto i tanti "esperti" che si erano lanciati a parlare di petrolio a 200 dollari al barile per la fine del 2008.

Mi sarebbe piaciuto, forse, essere il gran sacerdote di una setta esoterica chiamata "ASPO". Purtroppo, devo concludere che ASPO è una cosa diversa. I nostri modelli non vanno presi come profezie oracolari, ma hanno un buon valore predittivo soprattutto della produzione, ma anche dei prezzi. Questo è molto utile per tante cose e ti da veramente una marcia in più (anche due) rispetto a chi si basa soltanto sui modelli economici standard. Questi ultimi, si rivelano alla fine poco più validi di quelli delle sette in attesa degli alieni.

venerdì, febbraio 20, 2009

Hubbert il profeta

Ultimamente, ho fatto notare più di una volta come le "profezie" dei membri di ASPO si stiano avverando una ad una, comprese quelle del modesto sottoscritto. Ovviamente, le nostre non sono profezie, ma scenari basati su dati e modelli quantitativi. Tuttavia, prevedere il futuro non è mai facile - anzi, e facilissimo prendere delle cantonate pazzesche. I nostri modelli e i nostri dati, evidentemente, hanno qualcosa di buono.

Quindi, è tradizione per ASPO di fare buone previsioni e questa tradizione va indietro fino alla figura di riferimento del gruppo, l'uomo che per primo intuì l'esistenza del picco del petrolio nel 1956 ben prima che si verificasse negli Stati Uniti, nel 1970: Marion King Hubbert.

Guardate cosa diceva Hubbert in un seminario che dette al MIT Energy Laboratory il 30 Settembre del 1981. Se volete, lo potete prendere come una profezia dell'attuale crollo finanziario. In ogni caso, è evidente come Hubbert già prefigurasse a quell'epoca una serie di problemi che si stanno facendo sempre più scottanti oggi.

(Testo fornito da Gail Tilverberg, The Oil Drum - traduzione di Ugo Bardi)

L'attuale civiltà industriale mondiale è messa in difficoltà dalla coesistenza di due sistemi intellettuali che si sovrappongono ma che sono incompatibili: la conoscenza accumulata negli ultimi quattro secoli delle proprietà e delle relazioni fra energia e materia e la cultura monetaria associata che si è evoluta da modi di comportarsi popolari di origine preistorica.

Il primo di questi due sistemi è stato responsabile della crescita spettacolare, principalmente durante i due ultimi secoli, del sistema industriale attuale ed è essenziale per la sua esistenza continuativa. Il secondo, ereditato dal passato prescientifico, opera mediante regole proprie che hanno poco in comune con quelle del sistema di materia ed energia. Ciononostante, il sistema monetario, per mezzo di un accoppiamento poco rigido, esercita un controllo generalizzato sopra il sistema della materia e dell'energia al quale è sovrapposto.

Nonostante le loro incompatibilità di base, durante gli ultimi due secoli, questi due sistemi hanno avuto una fondamentale caratteristica comune, ovvero la crescita esponenziale, che ha reso possibile una coesistenza ragionevolmente stabile. Ma, per molteplici ragioni, è impossibile per il sistema materia-energia mantenere la crescita esponenziale per più di qualche decina di raddoppiamenti e questa fase è ormai quasi esaurita. Il sistema monetario non ha limiti del genere e, in accordo con una delle sue regole fondamentali, deve continuare a crescere per mezzo dell'interesse composto. La disparità fra un sistema monetario che continua a crescere esponenzialmente e un sistema fisico che non lo può fare porta nel tempo a un aumento del rapporto fra il denaro e l'output del sistema fisico. Questo effetto si manifesta come inflazione dei prezzi. Un'alternativa monetaria che corrispondesse a una crescita zero in senso fisico sarebbe un tasso di interesse zero. In ogni caso, il risultato sarebbe l'instabilità finanziaria su grande scala.

Testo originale:

"The world's present industrial civilization is handicapped by the coexistence of two universal, overlapping, and incompatible intellectual systems: the accumulated knowledge of the last four centuries of the properties and interrelationships of matter and energy; and the associated monetary culture which has evloved from folkways of prehistoric origin.

"The first of these two systems has been responsible for the spectacular rise, principally during the last two centuries, of the present industrial system and is essential for its continuance. The second, an inheritance from the prescientific past, operates by rules of its own having little in common with those of the matter-energy system. Nevertheless, the monetary system, by means of a loose coupling, exercises a general control over the matter-energy system upon which it is super[im]posed.

"Despite their inherent incompatibilities, these two systems during the last two centuries have had one fundamental characteristic in common, namely, exponential growth, which has made a reasonably stable coexistence possible. But, for various reasons, it is impossible for the matter-energy system to sustain exponential growth for more than a few tens of doublings, and this phase is by now almost over. The monetary system has no such constraints, and, according to one of its most fundamental rules, it must continue to grow by compound interest. This disparity between a monetary system which continues to grow exponentially and a physical system which is unable to do so leads to an increase with time in the ratio of money to the output of the physical system. This manifests itself as price inflation. A monetary alternative corresponding to a zero physical growth rate would be a zero interest rate. The result in either case would be large-scale financial instability."

domenica, giugno 17, 2007

La leggenda dei cicli petroliferi


Tempo fa, a uno dei tanti convegni dove mi capita di intervenire, ha parlato dopo di me una giornalista di un quotidiano finanziario. La signora si è riferita più di una volta alle "teorie del professor Bardi".

Fin qui, niente di male. Ma dai concetti che la signora ha espresso, era chiaro che per lei la parola "teoria" aveva un significato negativo. Dal tono di voce che usava, faceva venire in mente un po' Hermann Goering che quando sentiva la parola "cultura" andava a cercare la pistola che aveva in tasca (ma è una leggenda). Teoria intesa quindi come vaneggiamento, astruseria inutile, insomma una fesseria per definizione. Non è la sola a pensare così. Molto spesso, si sente parlare gente che si scrolla di dosso concetti che non ama - il riscaldamento globale, per esempio - definendoli "solo delle teorie."

Curioso modo di vedere le cose. Le teorie sono la base della scienza; l'impalcatura mentale che sostiene tutto quello che sappiamo. Senza teorie, tutto quello che succede sarebbe una serie di eventi scorrelati fra di loro, incomprensibili e inintellegibili.

Certo, ci sono teorie e teorie. Quando Newton propose la sua formula per la gravitazione universale, era "solo una teoria". Poi, si è visto che funzionava talmente bene che ha preso lo status di uno dei fondamenti della fisica. Allo stesso modo, la "teoria di Hubbert," che descrive il ciclo di produzione petrolifera in un libero mercato, descrive bene molti casi osservati nel passato.

Una volta, le teorie bene assodate prendevano il nome di "leggi", un termine che oggi si tende a usare sempre meno. Ci si rende conto la scienza può descrivere la realtà solo in modo approssimato; anche la legge di Newton, in certi casi, deve essere corretta con le formule della teoria della relatività. Ma le buone teorie sono delle buone approssimazioni; lo è quella di Newton e anche quella di Hubbert.

Insomma, una buona teoria è qualcosa di costruito sulla base dei dati e che deve essere in grado di descrivere i dati storici dai quali parte. Se queste condizioni sono valide, allora abbiamo qualcosa che possiamo usare per prevedere il futuro. Per questa ragione, usiamo il modello di Hubbert (o, più esattamente, versioni moderne più evolute dello stesso) per prevedere l'andamento della produzione mondiale del petrolio.

Non tutte le teorie soddisfano queste condizioni e ce ne sono parecchie che meritano il titolo di "leggende". Sono teorie costruite li per li, con pochissimi dati o senza dati del tutto, spesso con un sottofondo politico. L'esempio classico è l'ingenua leggenda che vorrebbe che le torri gemelle di New York siano state demolite con delle cariche esplosive. Viene detta "la teoria della demolizione controllata" e questo uso della parola "teoria" merita tutto lo scetticismo che la giornalista che menzionavo prima aveva riservato alle mie idee.

Sempre a proposito di leggende, una delle tante che girano intorno al petrolio è quella dei "cicli dei prezzi petroliferi". L'idea è che gli aumenti di prezzi si possono spiegare semplicemente come dovuti a un normale ciclo di investimenti. Si era investito poco nella ricerca petrolifera quando il petrolio costava poco, ora che costa molto si sta re-investendo di nuovo. Troveremo nuovi pozzi e il prezzo si abbasserà di nuovo. Tutto qui.

Questa teoria ha tutte le caratteristiche di una leggenda secondo quello che dicevamo prima. Infatti, non è basata su dati sperimentali e non descrive le tendenze del passato. Guardate il diagramma qui di seguito; i prezzi storici del petrolio corretti per l'inflazione (dati ASPO)
Vedete come i prezzi del petrolio siano rimasti più o meno costanti intorno ai 10 dollari al barile dagli anni 30 fino al 1970, circa, per poi balzare in alto con la grande crisi del petrolio. Dopo di che c'è stato un periodo di pausa, con dei prezzi in media fra in 20 e i 30 dollari al barile, seguiti dal nuovo aumento dei prezzi.

Allora, sulla base di questi dati, possiamo porci delle domande che demoliscono alla base la teoria dei cicli dei prezzi petroliferi

1. Se è vero che i prezzi alti attuali sono il risultato di un ciclo "naturale" dei prezzi, perché non vediamo traccia di un ciclo del genere per i 40 anni che vanno dal 1930 al 1970?

2. Se è vero che il petrolio a 25 dollari al barile degli anni '90 non generava sufficienti investimenti per l'esplorazione, come mai il petrolio a 10 dollari al barile degli anni 30-60 ne generava a sufficienza per mantenere la crescita della produzione a un robusto +7% all'anno?

3. Se il balzo in balzo in altro dei prezzi del 1973 fosse dovuto soltanto a un ciclo finanziario naturale, come mai è avvenuto proprio in corrispondenza dell'inizio del declino della produzione petrolifera degli Stati Uniti?

4. Quali dati quantitativi abbiamo che ci permettono di correlare i prezzi del petrolio con gli incentivi all'esplorazione?

La domanda "4" è particolarmente critica e se parlate con in sostenitori della teoria dei cicli dei prezzi, molto spesso vi accorgerete che le loro idee sono molto vaghe e basate su spiegazioni qualitative e "ad hoc". Qualche mese fa, in momento in cui i prezzi erano scesi un po', ho sentito un parlamentare della repubblica sostenere in completa serietà a un convegno che "dato che i prezzi si sono abbassati, ne consegue che sono stati fatti dei nuovi investimenti nell'esplorazione e quindi non c'è più nessun problema".

Infine, la teoria dei cicli è un fallimento anche considerando che ci sono altre spiegazioni ben più solide e basate su fatti reali. Considerate che pozzi di petrolio "facili", ovvero dai quali si può estrarre petrolio a buon mercato, si stanno gradualmente esaurendo. Questo ci costringe a estrarre sempre di più da pozzi difficili, localizzati in regioni remote, offshore, ad alta profondità. Oppure, siamo costretti a estrarre petrolio di bassa qualità, pesante o solforato come, per esempio, quello della regione del Caspio. Tutte queste cose fanno si che gli investimenti necessari anche solo per mantenere la produzione costante siano in continuo aumento. Per questi investimenti, alla fine dei conti, qualcuno deve pagare e questo qualcuno non può essere che il consumatore finale. Dal che, l'aumento dei prezzi del barile. Vediamo quindi che gli aumenti non sono dovuti semplicemente a dei cicli finanziari, ma a delle ragioni strutturali che hanno a che vedere con il graduale esaurimento delle risorse.

Possiamo quindi consegnare la teoria dei cicli dei prezzi del petrolio alla categoria delle leggende urbane, come quella degli alligatori nelle fogne di New York e degli elicotteri degli ambientalisti che buttano vipere nei boschi. I prezzi del petrolio continueranno a oscillare, e nelle fasi di discesa ci sarà sempre chi griderà "Era solo un ciclo naturale! Non c'è più nessun problema". Ma i tempi del petrolio a costi bassi e costanti non torneranno più.

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