La pubblicazione del rapporto
dal titolo “Petrolio: la
prossima rivoluzione” di Leonardo Maugeri è
diventata virale ed ha generato un'ondata di risposte tutte incentrate sul teme
che “il picco del petrolio è stato smentito”. Potremmo assistere ad una
ripetizione della campagna di negazione che, negli anni 90, ha gettato “I
Limiti dello Sviluppo” nella pattumiera delle teorie scientifiche sbagliate.
Il blog di ASPO-Italia, sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas (ASPO)
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giovedì, luglio 19, 2012
martedì, luglio 10, 2012
Il Petrolio non convenzionale non cambia i giochi
Posted by
lou del bello
Da The Automatic Earth del 3
luglio 2012. Traduzione di Massimiliano Rupalti, rivisione di Lou Del Bello e Francesco Aliprandi
I prezzi
del petrolio sono crollati.
martedì, luglio 03, 2012
Dall'università di Harvard un nuovo report sull'energia con ipotesi insensate
Posted by
lou del bello
Da The Oil Drum
del 1 luglio 2012, post originale di David Summers, traduzione di Francesco
Aliprandi
La serie di post OGPSS [1]
degli ultimi mesi si è occupata di analizzare in modo realistico (per quanto
possibile) la produzione di greggio con un'enfasi maggiore su quanto accade
negli Stati Uniti e in Russia, così come in Arabia Saudita, l'attuale oggetto
dei miei articoli settimanali. Un post precedente approfondiva un report
decisamente ottimistico di Citigroup [2], spiegando i motivi per i quali in
realtà è poco ragionevole prevedere un grosso aumento della produzione negli
USA durante questo decennio.
Da quel momento, dopo una rassegna della
produzione in Russia, vari post hanno mostrato i motivi per i quali l'attuale
primato russo nella produzione di greggio è probabilmente destinato a terminare
presto per poi declinare, dal momento che i nuovi giacimenti messi in
produzione dalle compagnie petrolifere non tengono il passo con l'esaurimento
di quelli già esistenti.
L'Arabia Saudita, come sto spiegando nei post in pubblicazione,
difficilmente aumenterà la produzione molto oltre i 10 mbd [3], poiché Ghawar,
il giacimento responsabile della maggior percentuale di petrolio saudita
estratto, si sta lentamente esaurendo, anche se continuerà a produrre in futuro
a livelli inferiori. In definitiva al momento non ci sono prove che per la fine
del decennio gli attuali primi tre produttori di petrolio avranno
complessivamente una produzione paragonabile a quella attuale.
Ma ecco che arriva un nuovo
studio da Harvard [4] nel quale si afferma coraggiosamente che sono tutte
sciocchezze - che nel 2020 la produzione globale raggiungerà i 110.6 mbd e che
le preoccupazioni che affliggono la maggior parte di noi qui su The Oil Drum
(tra l'altro) non sono che parti della nostra fantasia.
Illustrazione 1: Crescita
prevista nella produzione mondiale di petrolio fino alla fine del decennio
(Maugeri, Leonardo. "Oil: The Next Revolution" Discussion Paper
2012-10, Belfer Center for Science and International Affairs, Harvard Kennedy School,
June 2012.)
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tassi di declino
giovedì, giugno 28, 2012
il petrolio c'è. Ma quanta fatica ci costa?
Posted by
lou del bello
Di Ugo Bardi
Abbiamo visto ultimamente una serie di commenti sulla stampa e sul
web che sostengono che il problema del picco del petrolio non esiste
più e non esisterà mai (o perlomeno per tempi molto lunghi). Questo
tipo di atteggiamento ricompare costantemente ogni volta che vediamo
un abbassamento dei prezzi del petrolio - come è successo nelle
ultime settimane.
Sembra in effetti che la memoria storica degli
operatori e dei politici non vada oltre qualche mese quando si
tratta di prezzi. In realtà, il problema è molto più complesso e non
si risolve semplicemente dando un'occhiata ai listini dei prezzi
petroliferi.
Il problema non è la disponibilità di petrolio, ma il
costo di estrazione in termini di energia, che diventa sempre più
alto. Le nuove tecnologie, molto decantate ultimamente, aiutano ad
alleviare il problema ma non lo possono risolvere alla radice. Le
cose non sono molto cambiate negli ultimi anni e l'articolo che
segue, (di quattro anni fa) è ancora perfettamente attuale nel
descrivere i differenti punti di vista fra "abbondantisti" e
"catastrofisti".
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