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giovedì, luglio 19, 2012

Smentito il Picco del Petrolio? Il Meccanismo della Negazione al Lavoro

Da Cassandra's Legacy. Traduzione di Massimiliano Rupalti

La pubblicazione del rapporto dal titolo “Petrolio: la prossima rivoluzione”  di Leonardo Maugeri è diventata virale ed ha generato un'ondata di risposte tutte incentrate sul teme che “il picco del petrolio è stato smentito”. Potremmo assistere ad una ripetizione della campagna di negazione che, negli anni 90, ha gettato “I Limiti dello Sviluppo” nella pattumiera delle teorie scientifiche sbagliate.

venerdì, ottobre 07, 2011

Il settemiliardesimo terrestre

Con questo articolo, gentilmente concesso dal celebre ecologista Giorgio Nebbia e già apparso su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 4 Ottobre scorso, qui, proseguiamo la riflessione già avviata da Luca Pardi sulla cruciale questione demografica.





Scritto da Giorgio Nebbia

Una di queste settimane è nato o nascerà, non si sa dove, il settemiliardesimo abitante della Terra. Il cinquemiliardesimo nacque nel luglio 1987; dodici anni dopo, nell’ottobre 1999, nacque il seimiliardesimo terrestre. Adesso, dopo altri dodici anni, la popolazione terrestre raggiunge i sette miliardi di abitanti: circa mille milioni di aumento ogni dodici anni. Probabilmente la velocità della crescita dei terrestri diminuirà; forse ci vorranno quattordici o quindici anni per arrivare, forse verso il 2025, ad una popolazione di otto miliardi di abitanti. Il problema ha molti aspetti demografici, morali (se è bene o male che la popolazione mondiale aumenti), geopolitici (in quali paesi aumenta di più la popolazione). A chi si occupa di ambiente interessa piuttosto pensare come sarà possibile far fronte alla crescente richiesta di risorse materiali estratte dalla natura, di merci e alla crescente produzione di rifiuti.

Il demografo Alfred Sauvy (1898-1990) nel 1952 suggerì che esisteva il mondo dei paesi industriali capitalistici, quello dei paesi industriali comunisti e il “terzo mondo”. Dopo la fine del comunismo si classificarono gli abitanti della Terra a seconda dell’appartenenza al Nord (ricco) o al Sud (povero) del mondo. Nel corso di dieci anni, contrapposti ai vecchi imperi del “primo mondo”, l’Europa, il Nord America, l’Australia e poi il Giappone, complessivamente circa un miliardo di persone, sono nati tre giganti industriali, la Cina, l’India, il Brasile, più alcuni altri, che stanno inondando il mondo di acciaio, navi, prodotti chimici, automobili, apparecchiature elettroniche, prodotti agricoli e forestali. In cifra tonda un “impero” di circa 4 miliardi di persone. C’è poi un nuovo “terzo mondo”, un altro paio di miliardi di persone sparsi in Africa, Asia, America Latina, in piena agitazione politica, alla ricerca di cibo, acqua, beni materiali, energia, abitazioni, lavoro.

Un libro intitolato ”Terra”, pubblicato da Carocci nei mesi scorsi, contiene fra l’altro qualche conto su quante tonnellate di “natura” i terrestri assorbono. Per mangiare assorbono ogni anno, oltre 10 miliardi di tonnellate di biomassa vegetale e animale per la cui produzione occorrono, oltre ai gas dell’atmosfera, anidride carbonica e ossigeno, circa 3000 miliardi di tonnellate di acqua all’anno. A cui va aggiunto un fabbisogno di altri circa 500 miliardi di tonnellate all’anno di acqua necessaria per usi alimentari e per usi igienici. Ma le attività umane hanno bisogno di molte altre cose la cui quantità supera i 200 miliardi di tonnellate all’anno: minerali, combustibili fossili, materiali da costruzione, legname, eccetera, tutti materiali che si trasformano in prodotti di consumo, insieme alle scorie di lavorazione. E i prodotti di consumo si trasformano, a loro volta, più meno rapidamente, in rifiuti solidi, liquidi e gassosi. Fra scorie e rifiuti i beni fisici e materiali estratti dalla natura ritornano alla natura in ragione di circa 300 miliardi di tonnellate all’anno (circa 40 miliardi di tonnellate all’anno solo l’anidride carbonica che influenza negativamente il clima planetario).

“All’anno” significa che ogni anno la stessa, se non maggiore, quantità di beni sarà estratta dalle risorse limitate della natura, e di rifiuti sarà immessa nell’aria, nel suolo, negli oceani peggiorandone la qualità, cioè la possibilità di essere utilizzati dagli esseri umani. A questo gigantesco flusso di materia il nuovo primo mondo (il 15 % della popolazione totale) partecipa per circa il 50 %; il 50 % della popolazione mondiale che abita i ”nuovi imperi” usa circa il 35 % dei beni della Terra; ai due miliardi di abitanti del nuovo ”terzo mondo”, il 35 % della popolazione totale, resta la possibilità di usare appena un 15 % delle risorse naturali e ambientali.

Fino a quando questi ultimi accetteranno una così sfacciata disuguaglianza ? Senza contare che “i poveri” si affacciano alla scena del mondo con una popolazione giovane, aggressiva, arrabbiata, disposta ad accedere ai beni materiali immigrando nei paesi ricchi del primo mondo, “vecchi” di età, sempre più bisognosi di nuova mano d’opera, sempre meno capaci di produrre e fabbricare cose utili, di innovazione, dilaniati da gelosie politiche, privi di una “visione di futuro”, come la chiamava il pensatore Aurelio Peccei (1908-1984). “Poveri” disposti ad appropriarsi con la forza del potere che, lo si vede nei paesi islamici e africani, si chiama petrolio, diamanti, minerali, terre coltivabili; si chiama, terribile parola, democrazia popolare

Il settemiliardesimo bambino nasce, dovunque sia, in un mondo turbolento, pieno di ingiustizie e contraddizioni ma ricco di speranze di mutamenti. E ricco di beni naturali che possono soddisfare i bisogni di tutti se i ricchi si accontenteranno di meno per lasciare ai poveri la possibilità di una vita decente. Utile rilettura: la enciclica “Populorum progressio” di Paolo VI (1967) che parlava proprio di “sviluppo dei popoli”, specialmente dei poveri.

sabato, settembre 24, 2011

La fine della crescita

Richard Heinberg è un noto giornalista americano, senior fellow del Post Carbon Institute che ha scritto numerosi libri sul picco del petrolio e sui limiti della crescita economica. Di recente ha pubblicato il libro The end of growth, "La fine della crescita", che affronta in maniera non convenzionale il tema cruciale dell'attuale crisi economica e delle sue possibili conseguenze.

Tra le sue molte interviste che circolano sul web vi propongo questa, che mi pare la più interessante e che esprime bene il suo pensiero.
Egli sostiene che la crescita economica, almeno nelle forme che abbiamo conosciuto negli ultimi sessanta anni, sia terminata a causa di limiti intrinseci allo stesso meccanismo di espansione illimitata della produzione e consumi che la caratterizza. La parte della sua analisi che condivido particolarmente, che coincide abbastanza con quanto ho scritto di recente qui, è quella relativa ai motivi che hanno prodotto l'attuale crisi economica. Egli infatti considera che il picco del petrolio sia una delle cause della fine della crescita, ma non l'unica. Infatti, a un certo punto dell'intervista afferma: "Ebbene, il rialzo del prezzo del petrolio è stata l'unica causa della recessione? Assolutamente no. E sono d'accordo con Nicole Foss nel sostenere che l'economia finanziaria era destinata a crollare." e cita il superamento del limite del debito pubblico e privato su cui si basa il sistema finanziario, tra le cause della crisi economica.

Insomma, va oltre quell'approccio riduzionista alle questioni economiche che considera il picco del petrolio come "primum movens" di ogni trasformazione della società. Si tratta di una riflessione presente in tutte le discussioni di chi si occupa di limiti delle risorse, e anche in Aspoitalia. Le idee di Heinberg mi pare che facciano pendere la bilancia maggiormente a favore dei sostenitori della "complessità".

La parte dell'intervista di Heinberg che mi convince di meno, ma devo ancora leggere il libro e potrei sbagliarmi, è quella relative alle soluzioni per superare la crisi. Lo sviluppo delle economie locali è un fattore senz'altro importante, ma andrebbe inserito in un processo di riorganizzazione economica e sociale più ampio e articolato. Inoltre, mi pare che Heinberg sottovaluti un pò troppo il ruolo delle energie rinnovabili nel processo di trasformazione che ci attende.

lunedì, settembre 19, 2011

Berlinguer e i limiti dello sviluppo

Qualche giorno fa ero per lavoro a Roma. La sera, bighellonando per la città, ho letto un manifesto che presentava una festa della CGIL alle Terme di Caracalla, articolata in diversi giorni di convegni e iniziative, per ricordare le figure di Luciano Lama ed Enrico Berlinguer. Quella sera c'era proprio un dibattito sullo scomparso segretario del PCI, con la partecipazione di noti politici. Non potevo perdere una simile occasione, essendo un profondo estimatore del lungimirante pensiero politico di Berlinguer.

Lo spazio dibattiti era gremito come sempre meno accade agli incontri politici italiani, di una folla attenta e partecipe. Tutti i relatori hanno messo in evidenza le straordinarie doti del politico sardo che tanto lo distinguevano dai politici di oggi: la riservatezza, il rifiuto della personalizzazione della politica, il rigore morale, la serietà. Io avrei aggiunto il rifiuto della demagogia, ed è stupefacente ricordare il misterioso carisma di questo personaggio nei confronti di un popolo come quello italiano storicamente incantato da politici populisti, retorici e, appunto, demagogici.

Ma soprattutto è stata ricordata la straordinaria attualità delle sue tesi, come il primato della democrazia anche in una società socialista, la "questione morale" annunciata in una celebre intervista ad Eugenio Scalfari nel 1981, per finire con la visione profetica, ma all'epoca poco compresa e vilipesa, dell'"austerità", il tentativo politico forse più avanzato nell'occidente consumistico di porre la società di fronte ai problemi e alle contraddizioni dei "limiti dello sviluppo".

Ci voleva una nuova e forse più devastante crisi per rivalutarne le intuizioni, ho pensato con un pò di soddisfazione personale, avendo pubblicato su questo blog, ormai più di tre anni fa, l'articolo "Berlinguer ti voglio bene" citando alcuni passi dei suoi discorsi pubblici sull'argomento. Invito a rileggerli con attenzione, sono di una stupefacente attualità.

Sono i grandi uomini che influenzano i fatti della storia o sono le condizioni storiche che fanno emergere i grandi uomini? E' un pò come rispondere al quesito se è nato prima l'uovo o la gallina. Però, pensando alla drammatica situazione che stiamo vivendo e alla pochezza dei politici italiani, ottusamente fermi in attesa di "tempi migliori" che non arriveranno più, sto cominciando a convincermi cha la risposta possa essere la prima.

mercoledì, giugno 01, 2011

Prepariamoci!



Già la sobria copertina di questo nuovo libro di Luca Mercalli ci dice qualcosa sul suo contenuto. E' un libro che non lascia spazio a illusioni - come dice lo stesso Mercalli è "un distillato di tutta la propria esperienza di vita". Ci racconta di come "ha superato la soglia dell'indignazione;" come è successo a molti di noi.

Così, in questo libro troverete tutto il "verbo" di ASPO e molto di più. Si va dall'esaurimento delle risorse al globale. Si parla degli scempi compiuti sul territorio in nome dello "sviluppo" e si racconta anche l'esperienza personale di Luca Mercalli stesso; il suo impianto fotovoltaico, il suo orto, il suo impegno quotidiano per l'ambiente.

Non vi dico altro: leggetelo

sabato, febbraio 12, 2011

Il Club di Roma sul picco del petrolio


Snapshot dal recente film sul picco del petrolio da parte del Club di Roma



Il Club di Roma ce lo ricordiamo per essere stato lo sponsor dello studio noto in Italia come "I Limiti dello Sviluppo," nel 1972. Lo studio fu un tremendo scossone nelle certezze di allora. Fu un tale impatto che qualche lobby decise di demonizzarlo verso la fine degli anni 1980, applicando i classici trattamenti propagandistici che già all'epoca erano stati messi a punto per l'industria del tabacco.

La fase di demonizzazione de "I Limiti dello Sviluppo" sembra essersi esaurita. Dopo una fase in cui il Club di Roma aveva tenuto un profilo assai basso, ora sta ritornando a propugnare le idee che lo avevano reso famoso in passato.

Così, vediamo apparire sul sito del Club di Roma un filmato dedicato al picco del petrolio. Lo potete vedere cliccando qui.

Il risultato è... beh, insomma. Diciamo che racconta le cose come stanno, però è di una lagnosità debilitante (*). E' raccontato da una vocina che sembra quella delle segreterie telefoniche. Il testo è legnoso e pesante sembra una lezione dell'università per adulti. E le animazioni sono scarsamente informative. Insomma, contentiamoci, però si poteva fare di meglio.

Per fortuna, il Club di Roma non si limita a questi filmati - un'altra cosa che sta venendo fuori è una revisione completa dello studio "I Limiti dello Sviluppo" dove si racconta tutta la storia dello studio, dei suoi critici, dei suoi sostenitori e della sua rilevanza per il giorno d'oggi. L'editore è Springer, l'autore un certo Ugo Bardi; boh.... chissà cosa ci avrà scritto?


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(*) Mi ha fatto venire in mente una cosa che si leggeva tanti anni fa su "Urania", quando si raccoglievano racconti dei lettori. Questi venivano selezionati dagli "Ipnotrapezi" creature che avevano un "indice di lagnoresistenza" bassissimo e cadevano addormentati quasi immediatamente per la maggior parte dei racconti inviati.

martedì, giugno 02, 2009

Il Quinto Problema: il Picco del Capitale

I cinque elementi fondamentali del "modello del mondo" secondo lo studio noto in Italia come "I limiti dello sviluppo". Immagine di Magne Myrtveit.

Ho pubblicato ieri su "The Oil Drum" una riflessione sulla recente notizia sullo stato del sistema di posizionamento GPS (global positioning system): Secondo l'agenzia GAO, il sistema non è stato oggetto di sufficiente manutenzione negli ultimi anni e potrebbe degradarsi o, addirittura, collassare.

L'interpretazione che ne do è che siamo di fronte a un fenomeno atteso secondo gli scenari dei "Limiti dello Sviluppo". Dei cinque elementi che sono alla base del modello, uno è quello degli investimenti nelle infrastrutture. Il "capitale" si forma con l'uso delle risorse naturali ma anche si degrada spontaneamente. Via via che le risorse naturali diminuscono, vediamo il decadimento delle infrastrutture. Il caso del GPS è solo uno dei molti casi in cui l'economia di oggi non è in grado di tenere in piedi le infrastrutture costruite decenni fa.

Abbiamo quattro problemi ben noti: sovrappopolazione, esaurimento delle risorse, declino dell'agricoltura, inquinamento. Il quinto è meno noto, ma importante allo stesso modo: è il picco del capitale.

Ecco il link all'articolo completo.

sabato, gennaio 24, 2009

Il prestigioso "Japan Prize" assegnato per il 2009 a Dennis Meadows, autore dei "Limiti dello Sviluppo"


Lo scenario di base dell'edizione del 1972 dei "Limiti dello Sviluppo".
Notate il collasso che doveva iniziare verso il 2010. Non si può ancora dire con certezza, ma l'impressione è che ci abbiano azzeccato in pieno!


E' arrivato in questi giorni l'annuncio che Dennis Meadows, autore principale del rapporto al Club di Roma "I Limiti dello sviluppo" ha ricevuto il prestigioso "Japan Prize" per il 2009, il premio della fondazione giapponese per la scienza e la tecnologia.

E' un bel riconoscimento dopo tanti anni in cui il rapporto era stato vituperato e infamato in tutti i modi possibili. Sarà forse la situazione attuale che sta spingendo la gente a riconsiderare le cose, o forse, semplicemente, un'idea che si sta facendo strada come si merita.

Dennis Meadows è stato ospite del congresso ASPO-5 nel 2006 Pisa e molti di noi si ricordano della sua conferenza e della sua visione del futuro del mondo. A proposito di questo premio, mi ha detto privatamente che è dispiaciuto che Donella Meadows (scomparsa pochi anni fa) non possa ricevere anche lei il premio e che utilizzerà i 500.000 dollari del premio per una fondazione dedicata agli studi sulla sostenibilità.

Ecco l'annuncio dell'editore "Chelsea Green", che ha pubblicato nel 2005 la versione aggiornata del libro

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From Chelsea Green:

Dr. Dennis Meadows wins prestigious Japan Prize

Dr. Dennis Meadows, lead scientist and co-author of The Limits to Growth (1972) and its subsequent updates, is the winner of this year’s Japan Prize from the Science and Technology Foundation of Japan for “Transformation towards a sustainable society in harmony with nature.” This prestigious award is given once a year to people from all parts of the world whose original and outstanding achievements in science and technology are recognized as having advanced the frontiers of knowledge and served the cause of peace and prosperity for humankind. It carries a cash award of 50 million yen (about $500,000) and will be awarded during a Japan Prize Awards week in April 2009.

In 1972, three young scientists from MIT used systems dynamic theory to create a computer model (“World3”) that analyzed global resource consumption and production. Their report, funded by the Club of Rome and published as The Limits to Growth, created an international sensation and acquainted millions with the fact that large-scale industrial activities and population growth could destroy their own foundations—confronting global society with the very real prospects of self-inflicted collapse. It was an international bestseller, with over 30 million copies sold worldwide.

Later voted to be one of the 20th century’s ten most-influential environmental books, the text was the object of intense criticism by economists of the time. They dismissed it as Malthusian hyperbole. But events over the past three decades have generally been consistent with the book’s scenarios. The Limits to Growth later served as the foundation for “The Global 2000 Report to the President” as well as UN’s Brundlandt Commission.

Matthew Simmons, economist and founder of the world’s largest private energy investment banking practice, recently wrote, “The most amazing aspect of the book is how accurate many of the basic trend extrapolations . . . still are some 30 years later.”

Since its initial publication, Meadows, along with the late Dr. Donella Meadows and Dr. Jorgen Randers, has twice authored updates published by Chelsea Green: Beyond the Limits in 1992, and Limits to Growth: The 30-Year Update in 2004. In these updates, an improved world model was used to point out that the limiting features of the earth’s physical capacity, about which The Limits to Growth had sounded a warning, have continued to deteriorate, and that the time left for solving the problem is growing short; the authors urged that mankind not delay in taking the measures necessary to address the situation.

At the time of publication of Limits to Growth: The 30-Year Update, Lester Brown, Director of the Earth Policy Institute said, “Reading the 30th-year update reminds me of why the systems approach to thinking about our future is not only valuable, but indispensable. Thirty years ago, it was easy for the critics to dismiss the limits to growth. But in today’s world, with its collapsing fisheries, shrinking forests, falling water tables, dying coral reefs, expanding deserts, eroding soils, rising temperatures, and disappearing species, it is not so easy to do so. We are all indebted to the ‘Limits’ team for reminding us again that time is running out.”

Since the initial publication of The Limits to Growth, Dr. Meadows has continued to study the causes and consequences of physical growth on a finite planet. Among his numerous endeavors, he co-founded the Balaton Group, a famous environmental research network, and he has published many educational games and books about sustainable development that are used around the world.

“We are honored that Dennis Meadows is a Chelsea Green author and applaud his lifetime of work as an environmental leader, his groundbreaking research, and his dedication to forming a sustainable society,” says Margo Baldwin, president and publisher of Chelsea Green. “Working with Dennis and other Limits to Growth coauthors spurred our decades-long commitment to publishing foundational books the environment and sustainability, including our recently released Thinking in Systems by the late Dr. Donella Meadows.”

Dennis Meadows is Professor Emeritus of Systems Management, University of New Hampshire, and President, Laboratory for Interactive Learning. He lives in Durham, New Hampshire.

sabato, dicembre 13, 2008

I Limiti dello sviluppo, c'è ancora chi crede alle leggende

Scenario di base, dall'edizione italiana dei "Limiti dello Sviluppo" del 1972



Spigolando su internet, ho trovato questo commento datato 24 Luglio 2008 in un lungo thread di batti e ribatti sul nucleare.

"L’ho detto e lo ripeto: l’ASPO di cui è attivo esponente il Dott. Ugo Bardi, si rifà alle tesi ultra ambientaliste del Club di Roma (associazione ambientalista famosa negli anni ’70 e ’80) e al libro che questa fece pubblicare nel 1973, all’indomani dello shock petrolifero, intitolato “I limiti dello sviluppo” ove, oltre a prevedere una glaciazione intorno ai primi anni 2000, si affermava che oro, argento e rame si sarebbero esauriti entro la metà degli anni ’80 mentre le scorte di petrolio non sarebbero andate oltre il 1999…. Mah! Tirate voi le conclusioni "

Per quelli di voi che non sono familiari con la faccenda; preciso che il libro intitolato in Italia "I limiti dello sviluppo" (ma in realtà in inglese "I limiti alla crescita") è stato pubblicato nel 1972, ovvero prima (e non dopo) lo shock petrolifero. Il libro, ovviamente, non prevedeva nessuna glaciazione e nemmeno che oro argento e mirra (o, rame o petrolio o che altro) si sarebbero "esauriti" in un anno qualsiasi, tantomeno alle date citate!

E' incredibile la persistenza di certe leggende!