Ora è finalmente disponibile anche il consueto Rapporto Annuale dell’Unione Europea relativo all’inventario 1990 – 2009 dei gas serra e scopriamo altre interessanti e positive novità.
Nel primo grafico, estratto dal Rapporto, osserviamo che l’Unione Europea dei 15 (quella più dispendiosa dal punto di vista energetico) è scesa abbondantemente sotto la soglia di Kyoto con qualche anno di anticipo, attestandosi a un valore su base 100 di 87,3 contro i 92 richiesti.
Nel primo grafico, estratto dal Rapporto, osserviamo che l’Unione Europea dei 15 (quella più dispendiosa dal punto di vista energetico) è scesa abbondantemente sotto la soglia di Kyoto con qualche anno di anticipo, attestandosi a un valore su base 100 di 87,3 contro i 92 richiesti.
Nel secondo grafico poi, scopriamo che l’Unione Europea allargata dei 27 Stati ha addirittura quasi raggiunto il nuovo obiettivo più ambizioso del 20% al 2020. 
Che meraviglia. Siamo nel migliore dei mondi possibili? Evidentemente no, perché accanto ad alcuni motivi strutturali che ho descritto in questo precedente articolo, l’apporto decisivo alla riduzione delle emissioni è stato determinato dalla crisi economica iniziata nel 2008. E, infatti, il 2010 e l’inizio del 2011 sono stati caratterizzati in tutto il mondo e, in misura minore ma sensibile in Europa, da una ripresa della crescita economica (produzione industriale e consumi individuali) a cui si associano inevitabilmente maggiori consumi energetici. In Italia, ad esempio, i consumi di energia elettrica hanno parzialmente recuperato le notevoli perdite del 2009.

Che meraviglia. Siamo nel migliore dei mondi possibili? Evidentemente no, perché accanto ad alcuni motivi strutturali che ho descritto in questo precedente articolo, l’apporto decisivo alla riduzione delle emissioni è stato determinato dalla crisi economica iniziata nel 2008. E, infatti, il 2010 e l’inizio del 2011 sono stati caratterizzati in tutto il mondo e, in misura minore ma sensibile in Europa, da una ripresa della crescita economica (produzione industriale e consumi individuali) a cui si associano inevitabilmente maggiori consumi energetici. In Italia, ad esempio, i consumi di energia elettrica hanno parzialmente recuperato le notevoli perdite del 2009.
La mia opinione è che la contemporanea ripresa della tendenza alla crescita dei prezzi petroliferi determinerà una retroazione negativa sui meccanismi della crescita economica, anche se il sistema, avendo affrontato con una certa efficacia la crisi finanziaria del 2008, sembra assorbire meglio del passato l’aumento delle quotazioni dei prodotti energetici. Quindi è probabile che difficilmente assisteremo a una decisa inversione rispetto alla tendenza di riduzione delle emissioni. Anche perché i margini di intervento nei settori delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico soprattutto nei trasporti sono ancora notevoli (a tale proposito è molto interessante la Tabella 1 del Rapporto di sintesi che mette in evidenza la continua crescita nelle emissioni dei trasporti rispetto alla quasi totalità degli altri settori) .
Mi hanno infine sorpreso i dati della tabella 3 di sintesi dei risultati nei vari Stati europei. Curiosamente gli Stati che hanno aumentato invece di ridurre le emissioni di gas serra sono gli stessi che versano in una grave condizione delle finanze pubbliche, denominati PIGS, una parola che evoca comportamenti inquinanti, ma che in realtà è l’acronimo di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Probabilmente la correlazione tra i due eventi è legata al fatto che questi paesi hanno a disposizione minori risorse pubbliche per finanziare politiche di risparmio energetico. Però, le condizioni economiche più sfavorevoli dovrebbero anche determinare un calo dei consumi.
Spero che qualche lettore mi fornisca qualche risposta convincente a questo apparente paradosso.
Spero che qualche lettore mi fornisca qualche risposta convincente a questo apparente paradosso.






