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giovedì, giugno 23, 2011

I PIGS europei dei gas serra

Qualche settimana fa ho commentato qui i dati emissivi definitivi per il 2009 per quanto riguarda la CO2 equivalente italiana, che confermano la tendenza in atto a una sensibile riduzione e che consentono, grazie agli effetti positivi della crisi economica, di raggiungere sostanzialmente l’obiettivo del Protocollo di Kyoto (- 6,5% del livello emissivo al 1990).

Ora è finalmente disponibile anche il consueto Rapporto Annuale dell’Unione Europea relativo all’inventario 1990 – 2009 dei gas serra e scopriamo altre interessanti e positive novità.
Nel primo grafico, estratto dal Rapporto, osserviamo che l’Unione Europea dei 15 (quella più dispendiosa dal punto di vista energetico) è scesa abbondantemente sotto la soglia di Kyoto con qualche anno di anticipo, attestandosi a un valore su base 100 di 87,3 contro i 92 richiesti.

Nel secondo grafico poi, scopriamo che l’Unione Europea allargata dei 27 Stati ha addirittura quasi raggiunto il nuovo obiettivo più ambizioso del 20% al 2020.
Che meraviglia. Siamo nel migliore dei mondi possibili? Evidentemente no, perché accanto ad alcuni motivi strutturali che ho descritto in questo precedente articolo, l’apporto decisivo alla riduzione delle emissioni è stato determinato dalla crisi economica iniziata nel 2008. E, infatti, il 2010 e l’inizio del 2011 sono stati caratterizzati in tutto il mondo e, in misura minore ma sensibile in Europa, da una ripresa della crescita economica (produzione industriale e consumi individuali) a cui si associano inevitabilmente maggiori consumi energetici. In Italia, ad esempio, i consumi di energia elettrica hanno parzialmente recuperato le notevoli perdite del 2009.

La mia opinione è che la contemporanea ripresa della tendenza alla crescita dei prezzi petroliferi determinerà una retroazione negativa sui meccanismi della crescita economica, anche se il sistema, avendo affrontato con una certa efficacia la crisi finanziaria del 2008, sembra assorbire meglio del passato l’aumento delle quotazioni dei prodotti energetici. Quindi è probabile che difficilmente assisteremo a una decisa inversione rispetto alla tendenza di riduzione delle emissioni. Anche perché i margini di intervento nei settori delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico soprattutto nei trasporti sono ancora notevoli (a tale proposito è molto interessante la Tabella 1 del Rapporto di sintesi che mette in evidenza la continua crescita nelle emissioni dei trasporti rispetto alla quasi totalità degli altri settori) .

Mi hanno infine sorpreso i dati della tabella 3 di sintesi dei risultati nei vari Stati europei. Curiosamente gli Stati che hanno aumentato invece di ridurre le emissioni di gas serra sono gli stessi che versano in una grave condizione delle finanze pubbliche, denominati PIGS, una parola che evoca comportamenti inquinanti, ma che in realtà è l’acronimo di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Probabilmente la correlazione tra i due eventi è legata al fatto che questi paesi hanno a disposizione minori risorse pubbliche per finanziare politiche di risparmio energetico. Però, le condizioni economiche più sfavorevoli dovrebbero anche determinare un calo dei consumi.
Spero che qualche lettore mi fornisca qualche risposta convincente a questo apparente paradosso.

giovedì, aprile 28, 2011

Confermato il crollo delle emissioni di gas serra in Italia

Come volevasi dimostrare. Nell’articolo “Se non è un picco questo” avevamo previsto un crollo delle emissioni nazionali di CO2 equivalente nel 2009, proiettando i dati storici ufficiali disponibili sul sito di Sinanet in proporzione al calo dei consumi energetici totali registrato nello stesso anno.

Ebbene, in questi giorni Sinanet ha pubblicato i dati ufficiali per il 2009 che confermano praticamente la nostra previsione. Avevamo quasi centrato i megaton di emissioni complessive e il grafico definitivo qui accanto (si può ingrandire cliccandoci sopra) si discosta solo impercettibilmente da quello già pubblicato. L’obiettivo di Kyoto è sostanzialmente centrato.

Ancora più impressionante risulta poi il crollo nello stesso grafico riferito però alle emissioni specifiche, cioè le tonnellate emesse in media da ogni italiano, passate da un picco di circa 10 tonnellate alle poco più di 8,5 tonnellate del 2009. L’Unione Europea nel suo insieme aveva già conseguito l’obiettivo del Protocollo di Kyoto nel 2008 e, quando saranno ufficiali i dati del 2009, addirittura sarà abbondantemente sotto questo livello, come avevamo anticipato in quest’altro articolo.

Immagino la felicità generale nell’apprendere queste insperate e positive notizie, solo un po’ attenuate dal fatto che nel 2010, in corrispondenza di una limitata ripresa economica, certamente verificheremo un parziale anche se ridotto recupero dei valori emissivi.

“Bisogna tornare a crescere”, “Il vero problema dell’Italia è la mancanza di crescita economica”, si sente ripetere fino allo sfinimento in televisione da economisti e commentatori, mentre la telecamera indugia sugli spettatori che fanno sì con la testa.

Scopriamo così che la maggior parte delle persone è contemporaneamente felice per la riduzione dell’effetto serra e per la crescita della sua causa e non capiamo se si tratti di ingenuità o malafede.

martedì, dicembre 30, 2008

L'effetto coperta (già effetto serra)


Venere: il miglior esempio che abbiamo dell'effetto riscaldante della CO2. Si può calcolare che, se non ci fosse CO2 nell'atmosfera e se l'albedo di Venere fosse lo stesso dell'attuale, la temperatura di Venere alla superficie sarebbe poco diversa da quella della Terra. Invece, con un'atmosfera quasi completamente formata da CO2, la temperatura media osservata è di circa 480 gradi centigradi.


Quando si va a parlare di riscaldamento globale e di effetto serra, è abbastanza facile fare errori clamorosi. C'è cascato anche Freeman Dyson, che è un fisico di quelli "doc," e sono innumerevoli le fesserie che si leggono continuamente sui giornali e su internet. Un errore classico è quello di non capire come funziona l'effetto riscaldante dei gas serra, e in particolare del biossido di carbonio (CO2). Più di una volta si è potuto leggere che non importa se aggiungiamo altro CO2 all'atmosfera, tanto questa è già "satura". Vi passo un esempio di questa confusione in un messaggio anonimo che è apparso di recente sulla lista "energyresources"


Il fisico svedese Anders Jonas Angstrom (1814-1874) trovò che c'era abbastanza biossido di carbonio nell'atmosfera per ottenere il massimo effetto serra e che aggiungere ulteriore biossido di carbonio sarebbe stato equivalente a rendere più spesso il vetro di una serra (le molecole del vetro nel vetro di una serra bloccano il passaggio di una parte della radiazione. Il vetro potrebbe essere sottile come una molecola di vetro e avere comunque lo stesso effetto)

L'autore di questo testo (molto lungo nell'orginale) racconta di aver cercato di farselo pubblicare e, non essendoci riuscito, si sia lamentato di essere vittima del solito complotto della cricca di scienziati che si sono messi daccordo per spaventare il mondo. Andrebbe però detto a questo signore che se ti capita che molte persone ti dicono che sei un imbecille, può anche darsi che sia un complotto contro di te, ma dovresti considerare anche la possibilità che tu sia VERAMENTE un imbecille.

Questo testo ve l'ho scelto come esempio per i suoi errori marchiani, come parlare di "molecole di vetro". Ma è rappresentativo di una lunga serie di ragionamenti di gente che non ha capito come funziona l'effetto serra. E non avendolo capito, non riescono a capire (o fanno finta di non capire) quale sia la relazione fra la concentrazione di CO2 e il riscaldamente globale. Fra gli ultimi che si sono lanciati in questa direzione, c'è Jeanne Nova che, di recente, ha pubblicato un "manuale dello scettico". Presentato in modo accattivante il pessimo manualetto della Nova è tutto basato sul concetto che "non c'è prova" che il CO2 abbia un effetto sulla temperatura terrestre.

Se si vuol combattere questa forma di scetticismo bisogna avere ben chiara la fisica del riscaldamento globale. Altrimenti, si rischia di trovarsi in difficoltà con gente che, aggressivamente, ti domanda "Dov'è la prova?" In effetti, se il riscaldamento globale è il risultato di qualcosa che funziona come il vetro di una serra, cambia poco se il vetro è più o meno spesso. E allora?

La cosa vi lascia perplessi? Fate un altro test su voi stessi: provate a spiegare quantitativamente perché in cima alle montagne fa più freddo che in pianura. Non è facile e non dite che è perché "la terra irradia dal basso"; non è questa la ragione. L'ho chiesto ai miei studenti di dottorato e nessuno di loro me lo ha saputo spiegare chiaramente. Io stesso ci ci ho dovuto ragionare sopra un po' prima di capirlo bene.

Allora, se non avete avuto problemi con questo piccolo test del freddo che fa in montagna, non avete problemi a demolire gli argomenti degli scettici. Se però la cosa vi fa qualche grattacapo, vi consiglio di continuare a leggere. Vi spiego una volta per tutte come funziona l' "effetto serra" e perché sarebbe meglio chiamarlo "effetto coperta".


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L'effetto coperta: perché i gas serra scaldano la terra
Di Ugo Bardi


Vi è mai capitato di dormire all'aperto, in campeggio al mare per esempio? Se vi siete addormentati senza coperte addosso in una notte serena di Agosto, vi sarete sicuramente svegliati semi-congelati verso le due o le tre di notte. A me è successo, e mi ricordo benissimo di essermi domandato come mai ero così infreddolito quando, mi sembrava, l'aria non era poi così gelida.

La spiegazione sta nel fatto che non è solo la temperatura dell'aria a far si che uno senta o no freddo. I corpi fisici si riscaldano o si raffreddano a seconda del bilancio di emissioni e ricezioni di radiazioni. Quando uno dorme all'aperto, si trova a scambiare radiazioni infrarosse con un corpo molto freddo: il cielo stellato. Come sapete, lo spazio si trova a una temperatura che si misura come meno di 3 gradi Kelvin, ovvero circa 270 gradi centigradi sotto lo zero. Questo è molto più freddo di quasi qualsiasi cosa che vi potrebbe capitare di trovare su questo pianeta. Allora, mentre uno dorme sotto le stelle, il proprio corpo cerca di mettersi in equilibrio con il cielo irradiando infrarossi in quella direzione. Quello che può succedere in una sera d'estate che la temperatura dell'atmosfera si abbassa, l'umidità si condensa e - a questo punto - si apre una "finestra" di trasmissione nell'infrarosso che prima era bloccata dal vapore acqueo. A questo punto, il corpo della persona addormentata ha maggiori poissibilità di cercare di mettersi in equilibrio con i 3 K dello spazio profondo. Non che ci arrivi, ovviamente, ma non c'è da stupirsi per la sensazione di freddo che si prova.

Così, svegliatosi infreddolito, il campeggiatore si affretterà a infilarsi nel sacco a pelo, sentendosi subito molto meglio. L'effetto del sacco a pelo è di intercettare le radiazioni infrarosse emesse dal corpo del campeggiatore. In parte, queste radiazioni saranno riemesse all'indietro verso il campeggiatore; in parte verso l'esterno. Il punto è che la coperta non sarà mai alla stessa gelida temperatura dello spazio siderale. Dal punto di vista del campeggiatore, è molto più confortevole cercare di equilibrarsi con la coperta che ha addosso che con lo spazio profondo. A questo punto, sarà la coperta a irradiare verso lo spazio esterno, ma il campeggiatore sta molto più al caldo.

Può darsi che una coperta sottile non sia sufficiente. Due coperte sottili, o una più spessa, avranno più effetto. Più coperte si impilano una sull'altra, maggiore e l'effetto. Notate che la persona sotto le coperte interagisce direttamente soltanto con la coperta più vicina, mentre è soltanto la coperta più esterna che irradia verso l'esterno. La coperta più vicina ha "saturato" l'assorbimento di radiazioni, ma questo non vuol dire che aggiungendo altre coperte un non stia più al caldo.

Allora, trasferiamo questo concetto all'atmosfera della terra. L'effetto di uno strato di gas serra è molto simile a quello di una coperta. Una differenza sta che i gas serra assorbono soltanto in una specifica "finestra" di radiazioni, ma entro quella finestra assorbono le radiazioni emesse dalla superficie terrestre e le riemette sia verso l'esterno come verso la superficie stessa. Notate che uno strato sufficientemente spesso di gas serra assorbe tutta la radiazione emessa dal suolo, esattamente come fa una coperta per il corpo del campeggiatore (sempre ricordandoci che questo avviene solo in certe lunghezze d'onda).

In particolare, dobbiamo considerare la CO2 che è il gas più importante nell'effetto di riscaldamento globale causato dall'attività umana. E' vero che la bassa atmosfera è "satura" di CO2 in termini di assorbimento ottico nella sua finestra. Quello che cambia è negli strati dell'alta atmosfera, la zona "non satura", dove la CO2 può irradiare verso lo spazio esterno. Aumentando la concentrazione di CO2, la zona non satura si sposta verso l'alto. Ovvero, aumentando la concentrazione della CO2 è come aggiungere delle coperte alla terra. E' sempre l'ultimo strato, come l'ultima coperta, che fa il possibile per equilibrarsi con la bassa temperatura dell'universo. Ma dal punto di vista della superficie terrestre, l'effetto è un maggior riscaldamento per via del maggior spessore di "coperte".

La relazione fra la concentrazione di CO2 e l'effetto riscaldante non è lineare, è logaritmica. Ma, sulla Terra, siamo ancora ben lontani dalla saturazione dell'effetto della CO2; ovvero una condizione in cui aggiungere altra CO2 non cambia le cose. Se ci fossimo arrivati, saremmo nella condizione di Venere, con qualche centinaio di gradi di temperatura alla superficie del pianeta.

Da notare che spesso si sente la critica che la concentrazione di acqua nell'atmosfera è molto più alta di quella della CO2 e che l'acqua è un gas serra anche quello: allora perché dare tanta importanza alla CO2? La ragione sta nei tempi di residenza. La CO2 che emettiamo oggi rimarrà nell'atmosfera per parecchie decine di anni come minimo, forse ci rimarrà per millenni o milioni di anni. L'acqua, invece, è in equilibrio quasi immediato - tempi dell'ordine di qualche giorno, con gli oceani. Potremmo decuplicare la concentrazione di H2O nell'atmosfera, e in qualche giorno ritornerebbe al valore normale. Per questo si dice che la CO2 è una "forzante" climatica, mentre l'acqua non lo è.

Arrivati a questo punto, potete capire molte cosette interessanti. Per esempio, perché in montagna fa più freddo che in pianura? Questa è una cosa che non si spiega se non avete capito bene come funziona l'effetto serra (o effetto coperta). Ma, se lo avete capito, vi rendete conto subito del fatto che le montagne hanno meno "coperte" addosso di quante ne abbia la pianura. Ovvero, vedono uno strato di CO2 (e altri gas serra) meno spesso.

Mi affretto a dire a questo punto che le cose sono più complicate di come le si possono descrivere con un modello semplice come questo. L'atmosfera terrestre non ha una densità costante, c'è l'effetto della separazione fra troposfera e stratosfera, i vari "feedback" con gli altri gas serra come il vapore acqueo, gli effetti della convezione, insomma tante cose che si possono descrivere soltanto con modelli abbastanza complessi. Ma, perlomeno, possiamo capire qual'è la fisica che sta alla base di quello che chiamiamo "effetto serra" è che forse sarebbe meglio chiamare "effetto coperta". Alla fine dei conti, è fondamentale renderci conto del perché continuare a immettere CO2 nell'atmosfera è estremamente pericoloso. L'ignoranza, si sa, uccide.

Ma state sicuri che comunque ci sarà sempre qualche scettico che - per ignoranza o per partito preso - continuerà a dire che non è vero niente.



Una spiegazione più dettagliata del meccanismo di riscaldamento dovuto alla CO2 si trova su "Real Climate" (in inglese). Ringrazio Antonio Zecca per la sua consulenza su questo articolo.


venerdì, giugno 29, 2007

Quello che non si dice sul cambiamento climatico

Guest post di Luca Lombroso




Un sito italiano ha pubblicato un commen
to alquanto discutibile (per non dir di peggio) sul cambiamento climatico. Non citiamo il nome di questo sito (non si merita che gli facciamo pubblicità) comunque il testo del commento ha girato su Internet ed è arrivato al forum petrolio da parte di Luca Lombroso, della Società Meteorologica Italiana, che ci passa i suoi commenti (in blu) in proposito.

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Quello che non si dice sul cambio climatico
martedì 26 giugno 2007
Ulteriori considerazioni sul cambiamento climatico.

SI DICE che la maggioranza della comunità scientifica giudichi importante il contributo dell'uomo nel riscaldamento antropico.

Non lo dice l'uomo di strada bensì autorevoli e serie istituzioni scientifiche internazionali di nome NASA NOAA CNR WMO WHO CRU UNIVERSITA' ONU IPCC e personalità di nome Blair, Gore, Merkell, e perfino Bush ormai

SI DICE che il riscaldamento attuale potrebbe essere senza fine portando il mondo sull'orlo di migrazioni di massa, guerra, carestia.

Infatti, vedi esempi di Collasso, J.Diamond, Einaudi

SI DICE che l'Oceano si solleverà di oltre un metro.

Si dice male perchè le stime sono diverse, secondo l'IPCC saranno fra 18 e 59 cm a seconda dello scenario

NON SI DICE che i risultati della scienza non si conquistano a maggioranza e che la minoranza è costituita da migliaia di altri scienziati molto vicini numericamente alla maggioranza.

Nessuno ha conquistato risultati a suon di maggioranza bensì pubblicando e sottoponendosi al giudizio dei peer review, e la minoranza non esiste nel senso che mai è riuscita a pubblicare e veramente dimostrare alcun che neghi il cambiamento climatico su riviste scientifiche

NON SI DICE che gran parte del riscaldamento globale osservato in questi ultimi anni potrebbe essere da ascriversi quasi totalmente all'urbanizzazione, a stazioni di rilevamento immerse in giungle d'asfalto.

Semplicemente non è vero. Nei ghiacciai non vi è isola di calore, sulle montagne e in mezzo al mare idem, nelle campagne lo stesso.
NON SI DICE che i satelliti che registrano la temperatura dell'aria senza essere influenzata dagli ambienti "urbani" non mostrano alcun importante aumento termico negli ultimi anni.

Falso. I satelliti ora vedono il riscaldamento

NON SI DICE che l'aumento termico dalla fine della piccola era glaciale, nel 1850, è di soli 0.8°C e che è bastata la sola eruzione del vulcano Pinatubo per abbassare la temperatura di 0.2°C.

A parte che ora è piu' di 0.8°C, su scala globale è un'enormità. Da un lato ben vengano le eruzioni vulcaniche, ma purtroppo provacono ben altri danni e il loro effetto del resto è temporaneo

NON SI DICE che le glaciazioni hanno comunque un ciclo di 100.000 anni

E allora? che c'entra?

NON SI DICE anche che le temperature più alte mai registrate in Spagna, Finlandia, Usa, Alaska e Argentina furono registrate tutte in data anteriore al 1915 e la temperatura più alta mai registrata al mondo risale al 1922 in Libia.

E allora? i massimi sono una cosa le medie un'altra

NON SI DICE che in Germania la temperatura più bassa è stata registrata nel 2001!

A parte che è tutto da verificare, E allora? i massimi sono una cosa le medie un'altra

NON SI DICE che l'aumento della concentrazione di gas serra si è quasi sempre verificato dopo un aumento delle temperature, salvo negli anni 60-70 dove la temperatura è diminuita nell'emisfero nord ma le concentrazioni di gas serra sono aumentate.

Primo, non è del tutto vero, anzi. Secondo, l'effetto della CO2 è ritardato e funziona come un termostato

NON SI DICE o SI DICE POCO che bisogna diminuire le concentrazioni dei gas serra soprattutto perchè fanno male alla nostra salute non tanto al clima.

Che ignoranza... l'inquinamento fa male senz'altro ma la CO2 e quasi tutti i gas serra non sono inquinanti direttamente dannosi per la salute

NON SI DICE che è stato dimostrato che il freddo ha un'incidenza doppia di mortalità rispetto alle condizioni di caldo estremo.

Vallo a dire ai Siciliani, o ai Pakistani, o ai rumeni che hanno appena vissuto l'ondata di caldo

NON SI DICE che l'innalzamento degli oceani potrebbe trovare l'uomo già preparato come accade in Olanda, certo in Bangladesh no, ma qui c'è un problema di povertà che va affrontato alla radice. Dall'ultima glaciazionè è vero che l'oceano si è sollevato di 100 metri ma ora potremmo anche essere vicini ad una inversione di tendenza se si instaurasse un processo di retroazione con conseguente aumento della quantità di neve che cadrà nelle zone artiche.

La potenza della tecnologia volete dire? bè, vedi un po' a new Orleans come è andata a finire con le dighe...

NON SI DICE inoltre che il Mediterraneo negli ultimi anni è calata di oltre 2 centimetri.

Questione un po' piu' complessa, e del resto nota e si dice in vari libri e testi

NON DI DICE che in atmosfera sono presenti 3000miliardi di tonnellate di CO2, l'uomo ne immette ogni anno 20 miliardi, e l'applicazione del Protocollo di Kyoto equivarrebbe a ridurle di 0.5 miliardi. Molti dicono è un primo passo: ma anche salire su uno sgabello è il primo passo per avvicinarsi alla luna.

Già, prova un po' tu ad aggiungere il 3% di acqua tutti gli anni a un acquario... oppure a smettere di fumare tutto di un colpo. Meglio iniziare ad abituarsi, o no?

NON SI DICE che i costi del famoso Protocollo sono di 150 miliardi di dollari all'anno: con metà di quella cifra potremmo garantire acqua potabile ed assistenza sanitaria e istruzione a milioni di persone.

Anche col risparmio del costo di un cacciabombardiere ottieni lo stesso risultato. E comunque Stern ha ben quantificato i costi del non agire e dell'agire e i dati parlano chiaro.

NON SI DICE che la ricerca andrebbe tutelata per legge senza portare gli scienziati a ricorrere a trucchetti meschini per assicurarsi i finanziamenti, denunciando dunque il falso e comunque appianando i dubbi circa il cambio climatico.

Forse piu' che tutelata (anche se in italia è una razza in via di estinzione) andrebbe finanziata per legge. E comunque alla faccia del trucchetto... e quale sarebbe questa potente lobby, i giovani precari della ricerca?

Commenti in blu di Luca Lombroso, Società Meteorologica Italiana ONLUS e ASPO Italia



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martedì, giugno 26, 2007

La fallacia del post-hoc



Si dice "fallacia del post-hoc" (più comunemente in inglese che in italiano) l'errore che si può fare quando si ritiene che c'è un rapporto causa-effetto fra due cose che si susseguono. Ma, ovviamente, il fatto che una certa cosa si verifichi dopo un'altra non vuol dire che ne sia necessariamente l'effetto. Se tutte le mattine vado alla fermata e dopo un po' arriva un autobus, non posso concludere che il fatto che l'autobus appaia sia dovuto al fatto che ho camminato fino alla fermata.

Ci sono molti esempi di questo tipo di errori; può essere che due eventi che si susseguono non siano affatto correlati, ma anche che siano correlati e tuttavia uno non sia la causa dell'altro. E' possibile anche l'errore opposto; ovvero di negare che un certo fenomeno sia causato da un altro; mentre in vece lo è. Nel dibattito attuale, l'esempio tipico è quello dell'effetto serra dovuto alla CO2. Ne abbiamo parlato nel blog a proposito di un articolo di un sig. Bloom. Nel suo caso, come in altri, la questione prende la seguente forma:

E' vero che la concentrazione di CO2 nell'atmosfera è aumentata ed è anche vero che la temperatura del pianeta è aumentata. Ma chi ci dice che veramente c'è una correlazione fra le due cose, ovvero che l'aumento di concentrazione di CO2 causi il riscaldamento globale?

Non è che chi parla di effetto serra e di riscaldamento globale stia per caso facendo l'errore del post hoc? Beh, no, se ci pensiamo sopra appena un po'. Come evitare questo errore è stato discusso e analizzato molte volte ed è principalmente una questione di buon senso. Se c'è una causa fisica che lega i due eventi, allora possiamo concludere che la correlazione di causalità esiste. Altrimenti, probabilmente no.

E' ovvio che il fatto che qualcuno cammina fino alla fermata non può avere un'influenza fisica sul moto di un autobus; dal che deduciamo che fra i due eventi non c'è un rapporto di causa ed effetto. Nel caso della CO2 atmosferica, invece, le cose sono ben diverse. Già verso la fine dell'800, Swante Arrhenius aveva scoperto l'effetto serra atmosferico e l'aveva quantificato. Da allora, si sa tantissimo di più su questo argomento che è ben assodato nella fisica dell'atmosfera.

Si può ragionevolmente discutere sull'entità dell'effetto termico della CO2, ma dubitarne in quanto tale è soltanto una manifestazione di crassa ignoranza. La troviamo in tanta gente, sia in Bloom come, curiosamente nel premio nobel Kary Mullis che sembra abbia dichiarato che "l'effetto serra non esiste" (o perlomeno queste parole gli sono state attribuite in un recente articolo apparso sul settimanale "Chi")). Esiste, eccome, ed è quello che rende possibile la vita su questo pianeta. Se non esistesse, saremmo tutti belli congelati, come già aveva già calcolato Arrhenius ai suoi tempi. Meno male che l'ha detto un premio Nobel!!



Ringrazio Marantz per avermi suggerito questo post

sabato, giugno 23, 2007

L'effetto serra non esiste (parola di un nobel)

Ieri mi è capitato tra le mani uno tra i più diffusi settimanali, "Chi" per non fare nomi. Diffusissimo: tra le massaie di Voghera, parrucchieri, stanze di attesa dei medici. Quanto basta, cioè, a raggiungere il 90% della popolazione.

Tra un gossip e l'altro (quando mi capita di sfogliare questo tipo di giornali, mi impongo sempre di non dedicare più di 2') mi sono imbattuto in un articolo di carattere scientifico e ambientale.

In esso l'intervistatore chiedeva al premio Nobel Kary Mullis (nella foto) cosa ne pensasse delle sfide ambientali che il futuro ci proporrà.
Devo ammettere la mia ignoranza: non conoscevo il nome e l'opera scientifica di Kary Mullis (del resto, non conosco il nome di moltissimi altri premi Nobel).

L'articolo mi erudisce rivelandomi che Mullis, 63 anni ad oggi, nel 1993 ricevette il premio Nobel per la Chimica per la scoperta della PCR (Polymerase Chain Reaction), ossia la metodica che permette di segmentare, studiare e utilizzare il DNA.

Dopo aver letto questo, mi stavo già ricredendo sul reale livello del giornale, e mi sono detto "Frank, non hai davanti una rivista di solo pettegolezzi!". Tutto contento, sono andato avanti nella lettura.

Ma qui viene il bello: leggo solo in un secondo tempo il titolo, scritto a caratteri cubitali...!

(quando una cosa è troppo grossa si rischia paradossalmente di non vederla)


"L'EFFETTO SERRA NON ESISTE, PAROLA DI NOBEL" (KARY MULLIS)

Sintetizzo le risposte riportate:

"Non sopporto ogni tipo di allarmismo, non ce n'è bisogno"

"Il pianeta non si sta surriscaldando, siamo solo in una fase storica particolare, ovvero la fine dell'era glaciale, che iniziò decine di migliaia di anni fa"

"Il buco dell'ozono non esiste"

"L'inquinamento è solo un danno estetico"

"Chi sostiene che il mondo è sovrapopolato è un pazzo, nel mondo c'è posto per tutti"


Altre notizie autobiografiche dichiarate dal Nostro:

"All'università ho provato tutte le droghe... un periodo divertente, ma ti distruggono il fisico e la mente"

"Ho vissuto esperienze così inspiegabili da poter ammettere l'esistenza degli Alieni sulla Terra"

"Non capisco perchè l'astrologia non sia considerata una scienza"

[...]

Ora, non voglio commentare quanto ho riportato perchè sono troppo affranto e deluso.

Scrivere questo primo post mi ha aiutato a liberarmi dal senso di rifiuto e di impotenza verso certe forme croniche di ignoranza e di informazione di bassa qualità, che coinvolgono addirittura aspetti istituzionali come un premio nobel.

lunedì, giugno 04, 2007

Marte si scalda? Ma allora l'effetto serra è una bufala!

Approfitto di questo post per annunciare la conferenza "Effetto Serra: Responsabilità dell'Uomo o della Natura?" che si terrà presso la facoltà di ingegneria a Bologna, Mercoledi' 6 Giugno 2007 a partire dalle 9:30. Fra gli oratori, due membri di ASPO-Italia, Ugo Bardi e Antonio Zecca.


Fra le tante leggende che girano su internet, un gran numero sono a proposito del riscaldamento globale. Ultimamente, ne è venuta fuori una che dice, più o meno, "Marte si sta scaldando (oppure anche "tutti i pianeti si stanno scaldando") ne consegue che il riscaldamento globale sulla terra non è dovuto alla CO2 ma al sole."

Un membro di ASPO-Italia riporta di essersi sentito raccontare questa storia in un bar malfamato sulla Tiburtina. Non indaghiamo su cosa facesse il membro in questione in tale luogo, né come sia entrato in questo tipo di discorsi. E' vero però che la faccenda di Marte che si scalda imperversa non solo nei bar malfamati, ma anche sulla stampa.

Allora, cosa c'è di vero in questa faccenda? Dobbiamo veramente buttar via più di vent'anni di ricerca sul clima per via di questo strano comportamento del pianeta rosso? Come al solito, le leggende sono una miscela di verità, di falsità, e di interpretazione sbagliata.

In primo luogo, è vero che Marte sembra scaldarsi ultimamente. C'è un rapporto su "Astronomy" che dice che il ghiaccio al polo sud marziano sta evaporando; cosa che somiglia un po' a quello che sta succede per il ghiaccio terrestre, a parte che da noi il ghiaccio è fatto d'acqua, laggiù di CO2. Una spiegazione possibile è che il ghiaccio si scioglie perché il sole è stato più caldo ultimamente, e non c'è dubbio che nel bar sulla Tiburtina l'avessero intesa in questo modo. Da questo, l'inferenza che non è la CO2 ma il sole a causare il riscaldamento globale terrestre.

Piccolo problema: abbiamo fior di satelliti che misurano l'irradiazione solare. Quello che ci dicono è che questa irradiazione sta leggermente diminuendo. Quindi, qualsiasi cosa stia succedendo su Marte NON è dovuta a un aumento dell'irradiazione solare. Semmai, sembra semplicemente che sia l'inverno marziano che sta finendo nell'emisfero sud, per cui i ghiacci si sciolgono.

Da qui, si potrebbe chiudere dicendo che la questione di Marte che si scalda è una fesseria se la si intende come negazione del ruolo umano sul riscaldamento globale. In realtà la questione è un po' più complicata. Ci sono, in effetti, dei ricercatori che credono che il meccanismo sarebbe dovuto al "vento solare", ovvero alle particelle cariche ad alta energia (protoni ed elettroni) emesse dal sole.

Ci sono dei fenomeni complessi connessi con il vento solare che interagisce con il campo magnetico terrestre e con l'atmosfera. In ogni caso, l'effetto sarebbe di stimolare la formazione di nubi, oppure inibirla. Negli ultimi anni, il vento solare è aumentato di intensità come risultato dei normali cicli solari e - secondo alcuni - questo aumento potrebbe spiegare l'incremento di temperatura terrestre.

Ma qui c'è un altro problemuccio, anzi due: 1) Marte non ha nubi* e 2) Marte non ha un campo magnetico. Qualunque cosa stia succedendo laggiù come effetto del vento solare NON ha niente a che vedere con quello che sta succedendo sul nostro pianeta.

Quindi, non c'è niente in questa storia del riscaldamento di Marte che ci possa far cambiare idea riguardo a tutto quel che sappiamo del clima terrestre. Niente di più delle varie leggende degli omini verdi e delle invasioni dei dischi volanti.

Se volete saperne di più, leggete questo articolo su realclimate



*nota: se proprio uno vuole essere pignolo, su Marte ci sono occasionali nuvole di vapore acqueo nella zona equatoriale , troppo poche e troppo deboli per avere un effetto importante.



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