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giovedì, agosto 18, 2011

A che punto sono i lavori del Kitegen

Pubblichiamo un resoconto, predisposto da alcuni soci Aspo e Wow (Wind Operations Worldwide SpA), della visita a Sommariva Perno (CN) dov’è in costruzione il primo esemplare di Kitegen, che come sanno i lettori, è una macchina in grado di sfruttare i venti di alta quota per produrre importanti quantitativi di elettricità.

Le informazioni in essa contenute sono in grado di aggiornare il livello di conoscenza sullo sviluppo del progetto Kitegen, su cui da qualche tempo non circolano notizie certe.

Problemi restano aperti e la complessità della situazione rimane elevata, ma i contenuti della Relazione contengono elementi per una ripresa di fiducia e informazioni in grado di diradare molta della nebbia di confusione che da mesi sta avvolgendo il Kitegen. Di seguito la relazione.

La prima tappa della visita avviene in sede Sequoia Automation dove ci viene mostrata una serie di slide che descrive la situazione del progetto; parte delle informazioni erano note ma le nostre domande fanno emergere diverse puntualizzazioni.
Sequoia Automation è stata fondata da oltre 10 anni da Massimo Ippolito che è socio di assoluta maggioranza (ben oltre il 90%) e circa cinque anni fa ha ceduto la partecipazione nella società scissa (Sequoia IT) che ha mantenuto la possibilità di sfruttare il brevetto di un dispositivo per la localizzazione in 3 dimensioni; Sequoia Automation ha mantenuto ugualmente tale possibilità di utilizzare senza limitazioni il dispositivo. Al momento in Sequoia Automation lavorano 7-8 dipendenti, Riccardo Renna è amministratore unico e vi è un collaboratore esterno che disegna le parti meccaniche. Uno dei dipendenti si occupa di curare gli aspetti legati ai bandi europei di finanziamento che sono la fonte di sostentamento principale della società assieme al capitale messo dai soci.

Tra i progetti che sono stati sviluppati vi sono due soluzioni per la mobilità pubblica: un dispositivo denominato PHR che è una sorta di KERS per gli autobus e utilizza gli stessi supercapacitori che si impiegano anche nel Kitegen. Questo progetto è in fase di test presso alcune aziende di trasporto pubblico e sta avendo buoni risultati nei casi in cui i test sono stati svolti correttamente. Il progetto è stato testato (ci sembra di ricordare) a Trento con ottimi risultati; in altri contesti ha dato risultati contrastanti (Milano e Bari), salvo poi scoprire che almeno in un caso alcuni dipendenti rubavano il carburante dai mezzi.
L'altro progetto è il più noto "biberonaggio" che prevede che gli autobus completamente elettrici vengano caricati nelle soste per mezzo di scambio di energia rapido tramite i supercapacitori. Attualmente non c’è sufficiente personale che possa sviluppare questi progetti perché tutti sono assorbiti dal progetto kitegen.
Il progetto, infatti, sta occupando tutto il personale di Sequoia Automation di cui un’unità cura anche le relazioni con la stampa italiana ed estera, scaricando in parte di questa incombenza Massimo Ippolito.
Veniamo informati anche che Kite Gen Research possiede i brevetti su cui si sta sviluppando il progetto Kitves (un piccolo Kitegen montato su una nave dove serve da generatore ausiliario). Il sistema, meno complesso del Kitegen, è attualmente seguito in parte fuori da Sequoia attraverso un progetto Europeo che coinvolge numerosi altri soggetti, tra cui alcune università. Al momento si sta cercando di individuare una nave disponibile a prezzi accettabili per poter fare le prime prove. Possibili candidate: una nave di un armatore napoletano e una imbarcazione inglese. I punti su cui Sequoia Automation è attualmente e nei prossimi mesi impegnata sono:

- Messa a punto dell'automazione per la fase di decollo dell’ala del kitegen
- Miglioramento del primo prototipo
- Prove di affidabilità sulle parti del sistema
- Preparazione di manuali di manutenzione
- Ottimizzazione in vista della industrializzazione dello Stem.

Ci sono state presentate alcune innovazioni in grado di migliorare qualche componente del primo prototipo di Kitegen ora in costruzione. Alcune soluzioni sono già in fase di sviluppo; la costruzione del primo prototipo e lo sviluppo delle soluzioni migliorative procedono parallelamente.
Alcuni componenti del secondo stem sono già stati realizzati (ralla, cuscinetti, stelo da 180 kg in carbonio)e altri sono in costruzione con le varie migliorie; tutta la squadra oramai segue il primo stem marginalmente, ma è già lanciata con il secondo. Sono già stati preparati nuovi disegni di alcuni altri componenti della nuova macchina, in particolare il "centro del mondo" (la navicella rotante che contiene tutti gli apparati della macchina appesa al centro della molla-ragno fissata a terra).
Ultimamente è stato confermato uno dei brevetti depositato nel 2009 che riguarda la parte dei cavi più vicini alla vela in grado di far durare più a lungo i cavi e migliorare l’efficienza e la manovrabilità delle vele.

Un’altra prossima innovazione riguarda l'utilizzo di vele rigide con notevoli vantaggi rispetto alle vele tradizionali.
Ci si sposta alla “Cascina del mago” dove troviamo Massimo Ippolito, Riccardo Renna, Michele Comino, almeno altri 5 dipendenti-collaboratori di Sequoia-Varco, qualche altro socio WOW e un gruppo di visitatori (tre o quattro) di una società interessata alla macchina.
Nella ex discarica dove è in costruzione il primo Kitegen i progressi fatti a prima vista non sono facilmente individuabili, ma la struttura elettromeccanica, interna ed esterna, risulta praticamente finita.
Al momento i test sono condotti usando i due alternatori da 40 kW, già noti a chi conosce il Mobile Gen, montati provvisoriamente nella parte inferiore del “centro del mondo”.
Rispetto all’open day dell’anno scorso e alla visita di un gruppo di soci WOW fatta a febbraio di quest’anno, si può notare subito la presenza di un grande armadio elettrico, appeso nella parte alta del “centro del mondo”, che ospita gli azionamenti, alcuni dispositivi elettromeccanici e i collegamenti elettrici.
Sia la struttura test/produttiva provvisoria, sia l’armadio elettrico sono sospesi e ruotano con il “centro del mondo” e lo stelo.
Risulta già cablata la linea che porta l'energia prodotta verso l'esterno della macchina.
Sul pavimento (disordine da cantiere) ci sono due grandi casse con centinaia di supercapacitori. All’esterno, attorno alla base dello stem, è stato realizzato un ballatoio con parapetto per garantire la manutenzione in sicurezza.
Gli operatori e Massimo ci spiegano che oramai tutti gli elementi elettromeccanici per i primi test sono installati e i lavori sono concentrati sulla parte software e comandi elettrici automatici.
Dal 22 settembre ci sarà l’autorizzazione al volo sino a quasi 500 m.; non di più per ora perché il sito è al confine di un buffer di sicurezza aereo.
E stata concordata una procedura con tempi certi con Enav e Enac per le autorizzazioni al volo dei prossimi siti e su questo punto si nota una generale soddisfazione.
Sembra che si sia mosso ben più di qualcosa in questo campo; inizialmente l'iter burocratico era molto lento, macchinoso e quindi privo di risultati concreti. Ora questa situazione è stata superata; è stata concordata una procedura molto affidabile con responsabili all'interno degli Enti preposti ai permessi. Questi, nel giro di 20 gg dalla richiesta preliminare daranno una prima rapida risposta sulla fattibilità o meno di impianti di cui avranno ricevuto le coordinate.
Successivamente, in caso di scelta definitiva del sito, l’iter definitivo per il permesso al volo verrà avviato e si concluderà in tempi certi.
Dopo i test con i motori da 40 kW, saranno installati quelli da 400 (4x400) già pronti con i cavi arrotolati in officina.
Questa operazione sarà eseguita anche non appena sarà pronta per entrare in servizio la linea elettrica adeguata a trasportare la potenza installata, attualmente in fase di realizzazione.
Ora la macchina sta testando i decolli e fa le varie prove con funi e vele vecchi, allo scopo di non deteriorare inutilmente componenti costosi. I nuovi cavi e la nuova vela verranno montati non appena il software (redatto per buona parte e che va ora collaudato con le prove reali) sarà messo completamente a punto e si potrà testare diminuendo il rischio di rovinare i componenti a causa di cadute e stress inutile dei cavi.

Una cosa che ha preoccupato un po’ tutti è lo stato di salute di Massimo.
E' opinione diffusa che abbia ritmi di lavoro estremamente duri, è palese il fatto che questioni di diritto amministrativo e beghe burocratiche (che a parer nostro dovrebbe lasciar in carico ai collaboratori) lo sottopongano a forte stress. Non stacca mai la spina dal kitegen.
Una nota positiva è che, dopo diversi colloqui, ha trovato un ragazzo, programmatore esperto e con Dottorato in Fisica, che hanno assunto e di cui lui è molto contento perché riesce a dialogare e a farsi capire al volo.
Ha espresso molta stanchezza per la questione assunzioni, nel senso che, ha detto, è difficilissimo trovare uno che sappia di fisica e che sia in grado di programmare.
Massimo ritiene che diversi colloqui non siano andati a buon fine anche a causa del luogo di lavoro non propriamente accogliente (il che per altro verso ha svolto il ruolo di valido “filtro” supplettivo sulla reale vocazione dei candidati).
Tutte le nostre critiche sul poco personale che lavora al progetto a questo punto devono tener conto di questi problemi.
La concentrazione ora è sul software che deve essere terminato, debuggato e affinato, passo passo, riga per riga. Non si riesce a dare una data, poiché è difficile stimare quante correzioni saranno necessarie.
Massimo, con il nuovo collaboratore (che sembra estremamente sveglio), sta sviluppando il software grazie al C++.
La parte sviluppata fino ad ora è quella della predizione della traiettoria ottimale del kite, calcolata in tempo reale in base ai vari parametri continuamente monitorati e trasmessi a terra dal kite (velocità del vento, posizione del kite, ecc. ) .
Grazie all'utilizzo di una scheda dotata di 512 processori e a librerie di calcolo parallelo è stato possibile raggiungere prestazioni eccezionali ( la direzione migliore calcolata più di 200 volte al secondo ) in modo da poter reagire il più velocemente possibile al cambiamento di uno qualsiasi dei parametri.

Sono in avanzata fase di realizzazione alcune opzioni particolarmente originali per facilitare il decollo in caso di totale assenza di vento e agevolare il controllo della vela in volo. Altre sono in fase di studio.
La gestione manuale del decollo e del volo con lo Stem risulta essere particolarmente complicata, mentre era possibile con il primo semplice prototipo. Nella configurazione Stem il numero di parametri da tenere sott'occhio per l'operatore è più elevato e il decollo va necessariamente gestito con un controllo automatico.
La struttura attuale risulta essere più complessa rispetto al Mobile Gen perché a differenza della prima, questa è stata realizzata con l'intento di essere prima di tutto elastica. Le variazioni dovute alle sollecitazioni sulla struttura sono monitorate con dei particolari sensori capaci di sentire spostamenti dell'ordine delle decine di nanometri.
Per alcuni test di decollo si è provato anche l’uso di un pallone di elio presente in cantiere; questa soluzione risulta essere troppo costosa (300 euro la settimana per tenerlo gonfio) e verrà dismesso presto.
Massimo ha tentato di far volare la vela, con l’aiuto di tutti noi, ma siamo riusciti ad apprezzare solo la grande maneggevolezza raggiunta dallo stem e la poderosa forza di trazione della vela sotto la spinta di qualche breve colpo di vento, nonostante di base ci fosse una brezza insignificante, spesso completamente assente.
La difficoltà è dovuta in primis al fatto che il volo è stato tentato manualmente, con un joystick, e che manca il compasso montato sullo stem. Pensate a due baffi metallici a V (una specie di lungo archetto da fionda) collocati alla fine dello stem che fungono da accompagnatore per ciascuno dei cavi e soprattutto evitano che si annodino, tenendoli aperti.
Inoltre, grazie a dei piccoli rulli posti sul finale, il cavo verrà accompagnato e non subirà alcuno stress, quindi usura ridotta al minimo.
Il compasso sarebbe dovuto arrivare sabato mattina, ma con palese disappunto di Massimo e in particolare di Comino, la consegna non si è verificata.
Sabato mattina si unisce al gruppo un altro socio WOW con 2 suoi “ospiti” interessati a instaurare rappporti di collaborazione con Massimo e Comino.
Visitiamo l'officina di Comino, dove sono presenti 4 alternatori: 2 "folli" e 2 solidali ai tamburi con i nuovi cavi già arrotolati per il primo Kitegen nonchè cuscinetti, ralla, stem in carbonio e altri pezzi per il secondo Kitegen. Comino conferma che “libererà” i 4 alternatori da 400 kW per il montaggio sulla macchina al termine dei test con quelli da 40 kW, quindi dopo che il software risulterà sufficientemente collaudato.
Massimo, in azienda da Comino, ci fa vedere un supercapacitore aperto e smontato, spiegandoci come funziona. È un oggetto semplice che Comino e Sequoia stanno valutando di costruire in proprio.

Una cosa molto positiva e che ha lasciato noi tutti molto colpiti è la praticità, la calma e la sicurezza che esternava Michele Comino. Senza dubbio mostra di sapere il fatto suo e segue da vicinissimo giornalmente il progetto. Non ha alcun dubbio che vada a buon fine e si sta spendendo (e sta spendendo cifre importanti!) in prima persona.
E' un imprenditore di quelli ormai rari, disposto a investire capitali per un rischio calcolato; persona per nulla complicata che nei cordiali e schietti colloqui con noi non ha nascosto i punti di contrasto avuti con Massimo, rientrati comunque sempre all'interno di un rapporto solido in cui ciascuno dei due si fida dell'altro e ne rispetta l'autonomia di ruolo.
È centrato e diretto verso l’obiettivo, sa cosa vuole e cerca di raggiungerlo con lucidità e determinazione.
Comino ha esplicitamente detto che i primi canali Ideali di distribuzione dovranno essere i Parchi Eolici classici, ove esistono già le competenze, infrastrutture e parte delle autorizzazioni necessarie (naturalmente non quelle per le altitudini elevate). Comino ha anche fatto cenno all'accessibilità alla macchina per piccoli privati organizzati e/o Enti che (come avrebbe potuto fare WOW, se la qualità del rapporto fosse rimasta quella iniziale) potrebbero risultare coinvolti nella preparazione di nuovi siti.
A riguardo, il ragionamento di Comino è stato chiaro, "Si, ok, in futuro si, ma i migliori canali attraverso i quali verrà effettuata la primissima fase di distribuzione avverrà preferibilmente all'interno di Parchi Eolici già esistenti". Almeno per ciò che rimarrà di sua competenza.
In sostanza punta a preparare nel più breve tempo possibile Containers standard con all'interno il Kit (modello Ikea) del Kitegen. Lasciar lavorare Massimo e Sequoia allo Sviluppo, concentrarsi sull'evoluzione dei componenti "standard", e lasciar fare il resto del lavoro burocratico agli specialisti del settore. Un pò come dire, “io costruisco macchine (autovetture) in serie, ma le vendo prima a chi possiede già delle "strade" su cui usarle”.
Rapporti WOW – KGR
Nessuno di KGR ha più fiducia nell'attuale CdA di WOW e da parte loro in questo momento non c'e' la volonta' di lavorare per ricucire lo strappo. Dal loro punto di vista hanno gia' impiegato sufficiente tempo ed energie senza successo e non ne possono sprecare altre proprio ora che il progetto Kitegen richiede il 110% dell'impegno da parte di tutti. La loro intenzione pero' non e' quella di abbandonare i soci WOW, anzi, sostengono che troveranno sicuramente il modo per tutelare l'investimento di chi ha acquistato azioni WOW per sostenere lo sviluppo del kitegen.
Secondo la maggior parte di loro, le cose si sistemeranno da sole con il tempo: quando il Kitegen dimostrera' le sue potenzialita' e quando anche i piu' scettici capiranno che le vie alternative proposte dal CdA di WOW sono meno lungimiranti della strada iniziale.
Prospettive future
Alcuni di noi, con l’appoggio di tutti, hanno consigliato molto caldamente a Massimo di lasciar perdere le questioni burocratiche, di lasciarle seguire da altri e di concentrarsi sulla macchina.
Massimo, anche se è sempre nel kite-world, sembra abbia dato segni di voler ascoltare queste nostre richieste.

Queste visite di gruppo fanno molto bene all’umore e all’entusiasmo di Massimo.
E’ stato fatto conoscere a Massimo il direttore di uno degli uffici di un laboratorio di ricerca in robotica applicata fra più importanti d'Europa (fra ingegneri meccanici, elettronici, informatici ecc, conta 60 ricercatori). Da anni partecipa a decine di progetti europei anche nel ruolo di coordinatore. Una nuova recente struttura ha lo scopo di partecipare a progetti di ricerca ed industriali per l'applicazione della robotica nelle energie rinnovabili.
L'incontro è stato organizzato per sollecitare una collaborazione fra i due soggetti in ambito di ricerca e sviluppo con particolare interesse alla collaborazione per il reperimento di fondi europei del 7°Programma Quadro.
Il risultato sembra molto positivo e le parti si sono dimostrate interessate a valutare seriamente possibili collaborazioni.
Studieranno a quali bandi del 7°Programma Quadro potrebbero partecipare. La nuova struttura provvederà al coordinamento dell'operazione.
Un'altro possibile sbocco della collaborazione potrebbe essere l'elaborazione dei dati ricavati dai test sul prototipo.
Inoltre potrebbe raccogliere, analizzare e certificare i risultati dei test. Questo, oltre a scaricare Sequoia di una parte importante del lavoro, garantirebbe una "certificazione indipendente e autorevole dei risultati" (si tratta di un laboratorio universitario, con una seria reputazione internazionale).
Questa "certificazione dei risultati" sarebbe utile come documento commerciale, qualora il prototipo funzioni, produca energia e abbia una bassa difettosità.
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Ecco il riassunto della nostra visita.
Tutta la squadra KGR-Sequoia si è mostrata molto disponibile, ci ha spiegato molte cose e abbiamo ottenuto risposte a tutte le nostre domande.
Il progetto cresce molto e speriamo di poter vedere l’ala volare stabilmente entro fine anno.
Vediamo all’orizzonte il punto d’arrivo, che è anche il punto di partenza di una speranza che prende forma e sostanza.
Insomma la visita per chi c’è stato si è trasformata in una salutare iniezione di ottimismo.
Speriamo lo sia anche per chi ci legge.

p.s.: Sommariva Perno è nel Roero, territorio splendido e interessantissimo dal punto di vista eno-gastronomico. L’accoglienza anche nei BB è di qualità. Un motivo in più per ritrovarci presto attorno al Kitegen.

12 agosto 2011
Emanuele Mercedi socio WOW e socio Aspo Italia
Angelo Conte socio WOW e socio Aspo Italia
Paolo Fainelli socio WOW
Stefano Serra socio WOW
Roberto Doliana socio WOW

giovedì, luglio 29, 2010

L'eolico e i certificati verdi


Uno degli argomenti usati da alcuni ambientalisti ad oltranza contro l’eolico è la presunta marginalità di questa fonte rispetto al fabbisogno energetico italiano. Si tratta di un argomento molto capzioso, perché la marginalità è un concetto alquanto relativo. Come ho scritto in questo mio articolo, una potenzialità eolica del 7%-8% del consumo interno lordo di energia elettrica è sicuramente marginale in valore assoluto, ma lo è molto meno nel quadro degli scenari energetici futuri del nostro paese, considerando che la piena utilizzazione di tale potenzialità permetterebbe di sostituire interamente il petrolio usato per la produzione di energia elettrica, senza costruire nuove centrali a carbone o nucleari. Se poi, come ho scritto in quest’altro articolo, si assumesse il dato di Terna pari a 15.000 MW di potenzialità eolica in Italia compatibile con i limiti di immissione in rete dovuti all’intermittenza della fonte e un dato medio di ore equivalente di produzione di 2000 ore, addirittura la produzione di energia eolica sviluppabile sarebbe di poco inferiore a quella prevista nel programma nucleare del governo per i 4 impianti nucleari da 1600 MW, ma con il vantaggio di tempi di esecuzione notevolmente più rapidi e certi.
Quindi la domanda a cui dovrebbero decidere di rispondere gli ambientalisti ad oltranza e tutti gli oppositori dell’eolico è: “Siete favorevoli al nucleare o al carbone, inconsapevolmente o in cattiva fede?”
Un altro argomento capzioso usato dagli ambientalisti ad oltranza è quello di un presunto eccesso di incentivazione a favore dell’eolico. Questo argomento è diventato di recente anche un deciso cavallo di battaglia di alcune autorevoli personalità nazionali come il giornalista di Repubblica Mario Pirani e la radicale Emma Bonino, che hanno osannato il Ministro Tremonti per aver eliminato, con l’art. 45 della manovra economica, l’obbligo da parte del GSE di ritirare a un prezzo fisso i certificati verdi in eccesso rispetto alla domanda di mercato.
In particolare, in un recente articolo, il giornalista ha scritto che i certificati verdi “li acquistavano le industrie inquinanti, a cominciare da alcuni petrolieri, che in tal modo «ripagavano» le multe che altrimenti avrebbero dovuto sborsare per non aver ancora ottemperato all' obbligo di risanare le produzioni, figurando virtualmente come produttori di energia verde senza in realtà procedere alla svolta ecologica reale. Gli accordi internazionali obbligano infatti l'Italia a raggiungere la quota del 25% di produzione energetica da fonti rinnovabili, salvo pagamento di salate sanzioni. In definitiva i «palazzinari del vento» avevano convenienza a costruire torri eoliche anche dove non spira un alito di brezza e gli inquinatori trovavano una facile scappatoia per continuare ad avvelenare l' ambiente. Il tutto scaricato sulle bollette.”
Si tratta di una ricostruzione del meccanismo di incentivazione inesatta e demagogica.
In effetti, l’art. 11 del D.Lgs. 79/1999 ha introdotto l’obbligo, a carico dei produttori e degli importatori di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili, di immettere nel sistema elettrico nazionale, a decorrere dal 2002, una quota minima di energia elettrica, gradualmente sempre più elevata, prodotta da impianti alimentati a fonti rinnovabili, e non si capisce perché Pirani si opponga a un giusto meccanismo orientato a far pagare ai produttori da fonti convenzionali lo sviluppo delle rinnovabili. Che poi questo obbligo venga assolto direttamente o acquistando certificati verdi dai produttori di energia eolica o altra rinnovabile, non mi pare che cambi sostanzialmente il perseguimento di un giusto obiettivo. Quanto alla affermazione sulla convenienza a costruire impianti eolici in assenza di vento, mi pare denoti una scarsa conoscenza del meccanismo incentivante. Il kWh eolico è attualmente remunerato da due componenti: il valore dei certificati verdi venduti e la valorizzazione dell’energia immessa in rete, entrambi dipendenti dall’energia effettivamente prodotta, per cui non si capisce come un imprenditore possa trovare conveniente investire in impianti che non producano energia.
Il fatto che le obiezioni siano in larga parte infondate, non deve però evitarci di individuare i punti deboli del sistema dei certificati verdi per cercare di correggerli, invece di smantellare l’intero meccanismo incentivante, come vorrebbero gli oppositori dell’eolico.
Attualmente il prezzo di base per la contrattazione nel mercato dei certificati verdi è dato da 180 €/ MWh meno il valore medio annuo del prezzo di cessione dell’energia elettrica nell’anno precedente, il risultato della differenza è circa 100 – 110 €/MWh. Ma siccome in poco tempo l’offerta ha superato abbondantemente la domanda di certificati verdi, questi prezzi sono diminuiti, costringendo il legislatore a introdurre il meccanismo di ritiro dei certificati invenduti da parte del GSE. Il problema si può in parte superare, senza l’eliminazione di questa ciambella di salvataggio che deprimerebbe sensibilmente gli investimenti del settore, aumentando la quota d’obbligo di rinnovabili dei produttori di energia.
Se al valore dei certificati verdi, si aggiunge poi il corrispettivo per la vendita dell’energia eolica prodotta, il kWh eolico ha oggi una remunerazione comunque oscillante tra i 15 – 20 cent.€, più del doppio del costo di produzione. Questo spiega la vivacità del settore, ma anche il fatto che si rendono in questo modo convenienti siti con ventosità relativamente basse e ciò impedisce in prospettiva di massimizzare il contributo dell’energia eolica alla produzione nazionale. Come ho già detto in altre occasioni, la soluzione a questo problema potrebbe essere la graduazione del valore dei certificati in funzione delle ore equivalenti di produzione, privilegiando i siti più ventosi.

giovedì, ottobre 16, 2008

L’Eolico dove non c’è il vento: il picco del carbone in Polonia



created by Marco Ferrara


Questo settembre, come quasi ogni anno, mi sono recato in Polonia a trovare i miei suoceri. Questa volta ho avuto occasione di visitare il parco eolico di Kamieńsk, tra Łódź e Częstochowa.
Sorprende il fatto che un parco eolico di dimensioni importanti (sul sito della Wind Energy Polish Association dicono 30 MW ma io ho contato solo 14 Enercon E70) si trovi in un area, quella del centro-sud della Polonia, dove non sussistono generalmente condizioni di vento particolarmente favorevoli. Per la verità bisogna dire che il parco eolico è situato in sulla cima di una vasta e boscosa collina alta non più di 300 metri, il che naturalmente crea condizioni più favorevoli, ma non per questo scontate.
Insieme al parco eolico è stata costruita un’area di divertimenti; una moderna seggiovia quadriposto con tanto di illuminazione e cannoni spara neve per sciate notturne nel periodo 1 gennaio-31 marzo oltre ad una divertentissima rotaia (non ho resistito, ho dovuto provarla…) dove durante tutto l’anno è possibile lanciarsi in discesa a folle velocità con macchinine monoposto (dotate anche di cintura e freno, assolutamente necessari) in un percorso tutt’altro che monotono.
(perdonate le calze ma ero senza fantasmini….)

Le reazioni della gente credo siano significative, perché relative ad un qualcosa di nuovo, ad una cultura assolutamente non diffusa in quell’area; ovviamente queste non potevano che essere positive: gli impianti sono oggetto di esodo da parte di famiglie e turisti, sembrano veramente apprezzate. A pochi metri da una delle torri ho iniziato a discutere (con il mio polacco mixato italiano) a riguardo dei problemi relativi all’approvazione di questo tipo d’impianti in Italia: appena ho provato ad accennare “all’inquinamento visivo” sono stato ridicolizzato e deriso, e non a caso.
Ricordo un titolo di repubblica di qualche tempo fa: “Allarme inquinamento (con riferimento alle PM10): a parte alcune zone del sud della Polonia, Milano e Torino città più inquinate d’Europa”.
La regione al confine con Kamiensk è la ricca regione mineraria della Silesia che industrialmente parlando sta alla Polonia come il Veneto + la Lombardia stanno all’Italia. Lì si prendono i contributi ecologici per la caldaia a carbone; e il carbone che finisce in caldaia non è quello di legna che noi usiamo per i barbecue ma carbone fossile della qualità più pregiata (antracite-litantrace). Credo che pochi italiani abbiano avuto l’esperienza di prenderne un pezzo in mano: beh credetemi ha la consistenza del marmo!!
Nella stessa regione tra l’altro oltre ad una lunga serie di centrali minori è presente a Rybnik, non distante dal confine con la Repubblica Ceca E.R. (Elektrownia Rybnik), un mostro a carbone di proprietà EDF con una potenza di 1,8 GWe, che moltiplicata per le dovute ore di funzionamento corrisponde a circa il 7% del fabbisogno di tutta la Polonia.
Parlando sempre con i miei parenti (che in quanto a miniere sono parecchio navigati) mi spiegavano che non è più come un tempo.
Alcune miniere hanno chiuso, altre vengono tenute in piedi solo grazie ad incentivi statali. Inoltre per aprire nuove vie di tanto in tanto vengono minate sottoterra alcune zone. Uno dei risultati più spiacevoli è che qualche abitazione finisce per creparsi di brutta maniera, a volte irreversibilmente. E mentre in passato le compagnie minerarie erano parecchio solerte nei pagamenti, ora la faccenda inizia a farsi più complessa.

Dal grafico è desumibile il picco negli anni 87-89. E’ sicuramente un picco che ha una forte connotazione politica (coincidendo con il crollo del muro). E’ probabile che l’economia di mercato abbia tagliato alcuni siti di produzione non proprio convenienti. Certo è che se successivamente ne fossero sussistite le condizioni la produzione avrebbe subito un rimbalzo tecnico, cosa che non è avvenuta: a quasi 20 anni dal picco, la produzione di carbone in Polonia si è praticamente dimezzata.
Sempre più in basso, sempre più giù: il carbone a elio che sale da solo in superficie non è ancora stato trovato: insomma anche qui l’EROI la fa da protagonista.
Sull’eolico la Polonia sta marciando abbastanza velocemente rispetto agli altri paesi Est-Europa, soprattutto al nord tra Danzica e Stettino dove sussistono condizioni anemometriche davvero interessanti. La marcia è diversa se paragonata anche solo al bel Paese, ma le premesse sono tutt’altro che negative.
Certo è che raccogliendo tante opinioni tra amici e conoscenti (che sapendo del mio lavoro mi tartassano di domande) “10-100 mila gigantesche ventole infilate ovunque saranno sempre meglio di tutto quel carbone, anzi sono pure belle a vedersi”: per ora tanti degli assurdi ostacoli sollevati da alcuni improbabili enti/associazioni della nostra cara penisola, lì ancora non sussistono e forse (speriamo) non sussisteranno mai.

domenica, dicembre 16, 2007

Genialata da scolpire nella roccia


Fate attenzione perché ve lo faccio vedere una volta sola


Certe volte penso che l'Italia sia un paese senza speranza. Però, per fortuna, alle volte mi capita di leggere cose che mi dicono che anche i nostri vicini Europei non sfigurano come concentrazione di teste di rapa. Guardate cosa ha avuto la faccia tosta di scrivere su un giornale inglese un certo David Hill della "World Innovation Foundation" (riportato nel blog "Transition Culture" di Rob Hopkins)

Government business secretary John Hutton’s announcement that Britain could have one wind turbine every half mile along the nation’s coastline by 2020 is a terrorist’s dream come true. For, if we are to become so reliant upon this isolated energy generation, there is no way to protect them.
Ovvero:

L'annuncio del segretario al business, John Hutton, che la Gran Bretagna potrebbe avere una turbina eolica ogni mezzo miglio lungo la costa per il 2020 è il sogno di un terrorista reso reale. Poiché, se dobbiamo diventare dipendenti da una fonte energetica così isolata, non c'è modo di proteggere le torri.

Questa è veramente una genialata da scolpire nella roccia. Pensateci sopra dieci secondi; supponete di essere un terrorista e immaginate un piano per distruggere migliaia di turbine in mezzo al mare. Una torre Eolica è un oggetto così massiccio che buttarlo giù è un'impresa ragguardevole. Figuriamoci arrivarci con una barca carica di semtex e poi buttarne giù tante, non solo una che non sarebbe gran danno.

Che uno debba tirar fuori il terrorismo anche per dir male dell'energia eolica è veramente il massimo. Da noi, non mi risulta che nessuno abbia pensato a una cosa del genere. Perlomeno il nostro Ripa di Meana dice che le torri eoliche non gli piacciono, e tutto li'. Ma, chissà, con un po' di fantasia, qualcuno potrebbe benissimo tirar fuori anche questa!

Ora, sono terrorizzato. Cosa faccio se mi arriva un terrorista che si fa saltare sul mio impianto fotovoltaico???

venerdì, giugno 22, 2007

L'equivalente morale di una guerra



Può darsi che, per tante ragioni, Jimmy Carter non sia stato un grande presidente, ma vale la pena ricordarsi di una cosa che disse nel 1977: "La crisi energetica è l'equivalente morale di una guerra"

Di questo, stiamo cominciando ad accorgercene tutti. Quando si combatte una guerra, ci si dimenticano le beghe interne; quando si ragiona di energia, ci dovremmo ricordare che l'energia non è ne di destra ne di sinistra.

In effetti, si sta discutendo di energia un po' a tutti i livelli, sia a destra che a sinistra. Sfortunatamente, spesso la discussione degenera in una bassa polemica dove ognuno denigra tutti gli altri per accaparrarsi quello che può. Così vediamo chi sostiene il fotovoltaico denigrare l'eolico, allo stesso tempo Rubbia spara a zero sul fotovoltaico per tirare su la sua creatura, il solare termodinamico. Chi preme per il carbone denigra il trattato di Kyoto, mentre i nuclearisti se ne appropriano sostenendo di essere l'unica soluzione contro il riscaldamento globale. Certi ecologisti vorrebbero le rinnovabili purché siano invisibili da ogni angolo e da ogni prospettiva. Lovelock, antico profeta di Gaia, aggiunge alla confusione con il suo ultimo libro, criticando le rinnovabili con dati vecchi di trent'anni fa.

Ora, se fossimo veramente in una guerra, certi atteggiamenti sarebbero classificati come disfattismo, i loro rappresentanti definiti come traditori e probabilmente fucilati.

Non mi fraintendete, non sto proponendo di fucilare nessuno. Dico solo che la situazione è seria e che dovremmo cercare di evitare di disperderci in polemiche che ci fanno perdere una quantità incredibile di energia e tempo e che non ci portano in nessun posto.

Io stesso, a volte mi faccio un po' prendere dal gusto per la polemica. Tempo fa ho messo on line un commento piuttosto pepato a un articolo di Carlo Cerofolini che sparava a zero sull'eolico e che mi era parso nettamente troppo al di sotto degli standard che ritengo accettabili. Di ritorno, Cerofolini mi ha scritto chiedendo di pubblicare una sua risposta sul nostro blog. Mi è parsa una richiesta più che legittima e, pertanto, nel seguito trovate un articolo già apparso su "ragionpolitica" dove Cerofolini ribadisce e espande le sue critiche nei riguardi dell'energia eolica e delle rinnovabili in generale

Non faccio commenti di tipo tecnico su questo articolo di Cerofolini (anche se ce ne sarebbero da fare, e tanti.....). Vorrei piuttosto invitare tutti quanti (io stesso incluso) a riflettere e a moderare i toni della polemica. La situazione, come dicevo prima, è seria e il "sistema-Italia" rischia di andare a pezzi per mancanza del carburante necessario a funzionare. Siamo estremamente vulnerabili a ogni interruzione di rifornimenti che si potrebbe verificare alla prima seria crisi internazionale.

Non abbiamo in Italia nè petrolio, nè gas, nè carbone in quantità anche lontanamente sufficienti alle nostre necessità; di uranio non se ne parla nemmeno. Nel mondo, la lotta per accaparrarsi quello che resta di risorse minerali sta diventando sempre più feroce. Allora dobbiamo cercare di fare il possibile per sfruttare le risorse che abbiamo.

Sappiamo tutti che, oggi, le rinnovabili costano più care del gas, petrolio, carbone, e uranio. Altrimenti , chi mai vorrebbe continuare a usare gas, petrolio, carbone o uranio? Il problema sta nel fatto che questa è la situazione di oggi. Ma nel futuro, quanto ci costeranno gas, petrolio, carbone e uranio? (posto che qualcuno ci voglia dare gas, petrolio, carbone o uranio).

Sappiamo che le rinnovabili sono tecnologie già mature che possono produrre energia e la possono produrre ora e qui da noi in Italia. Sappiamo che sono tecnologie che ci possono mettere al riparo dalla necessità di importare combustibili dall'estero, da paesi che non è affatto detto che vogliano farci un piacere. Quanto vale la sicurezza energetica del nostro paese? Come si dice in TV, ci sono cose che non hanno prezzo.

Quello che ci manca per muoversi con decisione in quella direzione, più che altro, sembra un minimo di fiducia la voglia di investire in qualcosa che dia speranza e futuro al nostro paese e ai nostri discendenti. Io ci credo e, nel mio piccolo ci ho investito sopra, pur fra mille difficoltà burocratiche. Non sono il solo e se saremo in tanti a fare cose concrete invece di perderci in inutili polemiche, allora qualcosa di buono riusciremo prima o poi a ottenere.

Nel frattempo, ecco l'articolo di Carlo Cerofolini. A voi il giudizio.

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L'energia eolica è insostenibile

di Carlo Cerofolini - 27 gennaio 2007 www.ragionpolitica.it

Hanno scritto sulle energie alternative e specificatamente per l'eolico e il fotovoltaico:

1. Eolico e fotovoltaico: «Lasciamo perdere energia eolica e fotovoltaico: esse resteranno sempre marginali» (Carlo Rubbia - Premio Nobel - in un'intervista recente al Corriere della Sera)

2. Eolico: «Il piano energetico nazionale dell'Enea del 1988 prevedeva un massimo di 600-1.000 MW, rispettando le zone paesaggisticamnte pregiate. Oggi siamo a 1.800 MW e si vuole arrivare a 8-10 mila. Assurdo. Se mettessimo in fila gli aerogeneratori avremmo 2.700 Km. di torri, in un paese lungo 1.200 Km. Con scempio ambientale. Inoltre senza risolvere il problema energetico perché così si coprirebbe al massimo il 4,5% del fabbisogno elettrico nazionale (omissis). In Germania hanno installato 18 mila MW però lì ci sono 3.500 ore di vento in Italia 1.800, troppo poco. Se non ci fossero gli incentivi pubblici non sarebbero nemmeno competitivi. La rete elettrica nazionale non può sopportare più di 5-6 mila MW, perché il vento è inaffidabile, se non soffia non si produce energia e bisogna approvvigionarsi in altro modo (es. con centrali convenzionali a tampone pronte a partire con costi e sprechi di energia e conseguente emissione di gas serra, anche in surplus, non indifferenti ndr), altrimenti si hanno black out come quello del 28 agosto 2003, quando mancarono 4 mila MW dalla Francia, figuriamoci cosa succederebbe se dovessero mancare di colpo 5-6 mila MW» (Sintesi di un'intervista rilasciata da Domenico Coiante - Resp. per 13 anni del settore fonti rinnovabili Enea, già pioniere dell'eolico - a Panorama 11/01/07 p. 60-61)

3. Eolico e altre energie rinnovabili: «L'entusiasmo per le energie rinnovabili, accoppiato ad una politica con cui ciascuna nazione tenta di ostentare la propria diligenza in quanto a rispetto dei limiti di Kyoto forma un mix dagli effetti nefasti. Il fallimento di queste operazioni finirà con il portare discredito sia ai verdi sia ai politici, che si siano dimostrati così stolti da adottare le energie rinnovabili come fonte di energia principale prima che fossero sviluppate in modo appropriato» (James Lovelock - mostro sacro dell'ambientalismo - La rivolta di Gaia , p. 117-118 ed. Rizzoli 2006)

4. Eolico e fotovoltaico: «Per sostituire al massimo 2 GW convenzionali occorrono 60 GW eolici o 90 GW fotovoltaici installati (non sempre c'è il vento o il sole), con la spesa rispettivamente di 60 miliardi (eolico ndr) e 500 miliardi (fotovoltaico ndr), che in 20 anni di esercizio farebbero risparmiare solo 4 miliardi di combustibile, che è il costo di 40 mila tonnellate di uranio, che produrrebbe pari quantità di energia in 20 anni (mentre il costo di due centrali nucleari da 1 GW l'una è di soli 4 miliardi ndr)» (Franco Battaglia - Prof. Chimica Ambientale Università di Modena - da Energia le bugie al vento di Prodi, Il Giornale 06/01/07 p. 8)

5. Eolico: «Da un punto di vista ambientalista le centrali eoliche sono un errore mentre economicamente non hanno senso... Molti di noi hanno pensato che il vento fosse la soluzione al 100% per il futuro, ma ci sbagliavamo. Alla prova dei fatti, tenendo conto dei fabbisogni energetici, è solo una soluzione al 3%». Dichiarazione di Niels Gram della Federazione danese degli industriali. (cfr. J. Lovelock, La rivolta di Gaia p. 117 ed. Rizzoli 2006). Proprio in Danimarca (installati 2,5 GW) ci sono stati i primi sviluppi dell'eolico. Il 3% per l'Italia corrisponde a circa 1,5 GW (installati già 1,8 GW).

Ciò premesso e considerato che i grammi di anidride carbonica equivalente a carico dell'eolico (36 g KWh) sono dovuti essenzialmente per la costruzione ed il decommissionamento degli aerogeneratori, mentre nelle centrali fossili la maggior parte delle emissioni proviene direttamente dall'esercizio (fonte Axpo), e visto che per sostituire con sicurezza 1 KW convenzionale, per non andare in black out, occorre avere installati almeno 30 KW eolici, come sopra scritto, ma in Italia anche di più, al momento che si decidesse di usare su larga scala questa energia, dato che le ore di vento utili sono circa la metà rispetto alla Germania e dove rispetto ad un 25% di disponibilità attesa ci si è attestati al 16% (J. Lovelock - La rivolta di Gaia p. 117 ed. Rizzoli 2006) e quindi da noi la disponibilità sarebbe circa dell'8%, ne deriva che l'alto surdimensionamento degli impianti eolici porta a far aumentare i gas serra che in breve tempo (costruzione aerogeneratori e messa in opera) vengono immessi in atmosfera, che poi vengono «recuperati» mano a mano che funzionano. Questo è un parametro - che pur riferendosi ad un'energia spesa e quindi a gas serra emessi - è legato alla potenza eolica installata e su cui si potrà discutere su quanto questo handicap energetico incida e per quanto tempo, ma che non si può negare che ci sia, e di cui si dovrà tener conto, quando si afferma di voler usare l'eolico in maniera massiva per abbattere da subito le emissioni di gas serra per produrre energia elettrica in sostituzione del termoelettrico.

A questo punto sorge spontanea una domanda: perché allora l'Ue e la Germania in particolare (che ha installati ben 18 GW eolici, primato mondiale) - anche se ora da entrambe ci sono dei ripensamenti e si sta rivalutando il nucleare - hanno puntato sull'eolico? La risposta ce la dà J. Lovelock nel suo libro La rivolta di Gaia , p. 146 ed. Rizzoli 2006: «La superpotenza europea virtuale franco-tedesca ha coniugato il meglio di entrambi i mondi, con la sua metà francese tutta nucleare e la sua metà tedesca tutta verde. Questa potrebbe essere una soluzione elegante e sensata, se non fosse per la tendenza della Germania a far sì che il resto del mondo sostenga la sua produzione industriale acquistando le sue turbine a vento».

In questo scenario l'Italia - dopo aver colpevolmente abbandonato il nucleare, che non vuole usare il carbone per le centrali elettriche, essersi legata al patto leonino del protocollo di Kyoto, con un governo rossoverde che la spinge verso le energie rinnovabili, ecc. - è la nazione maggiormente destinata a subire sia il danno del sottosviluppo sia la beffa di dover bruciare miliardi di euro nella fornace dell'ecologismo senza se e senza ma, mentre gli altri paesi della Ue fanno i loro interessi.

Carlo Cerofolini
cerofolini@ragionpolitica.it


di Carlo Cerofolini 31 gennaio 2007 14:31

Notizie aggiuntive

Considerato che 1 GW termoelettrico (costo 0,5 miliardi se la centrale è a gas) può essere sostituito in due modi dall’eolico:

1. senza l’ausilio di centrali termoelettriche a tampone, con 30 GW eolici (costo 30 miliardi);
2. con centrali termoelettriche a tampone di almeno 0,8 GW, con l’installazione di 6 GW eolici (costo 6 miliardi), se la continuità degli aerogeneratori è del 16% (Germania) o 12 GW eolici (costo 12 miliardi), se la continuità è dell’8% (Italia).

Siccome il costo in questi casi è direttamente proporzionale all’energia spesa per costruire dette centrali, e quindi ai cosiddetti gas serra emessi, anche analizzando il problema da questo punto di vista, si capisce come usare l’eolico su larga scala non sia una panacea neanche per il rispetto del protocollo di Kyoto.