Credo che tutti i lettori conoscano la fiaba de "La volpe e l'uva", attribuita ad Esopo, di cui riprendo la trama sotto (da wiki):
Una volpe, dopo aver sognato di raggiungere un grappolo d'uva, si sveglia accorgendosi che quel grappolo esiste davvero. L'animale affamato tenta con grandi balzi di staccare il grappolo ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, esclama: "tanto è ancora acerba!"
La morale è:
"È facile disprezzare quello che non si può ottenere".
Ora, se ci pensiamo un attimo, è una sistuazione molto simile a quella cui stiamo assistendo. Gli AD di compagnie petrolifere, industriali in genere e i politici dicono che a causa della depressione economica non ha senso estrarre petrolio al ritmo del "picco" di 85 milioni di barili/giorno.
Vediamo in dettaglio le due situazioni.
La volpe e l'uva
COSA vorrebbe la volpe: raggiungere l'uva con un salto
QUAL è la realtà: non riesce a saltare sufficientemente in alto
COME presenta la faccenda: non la VUOLE prendere perchè è acerba
L'executive e il petrolio
COSA vorrebbe l'executive: aumentare la produzione di petrolio per rifornire i mercati e accrescere i profitti
QUAL è la realtà: i pozzi non riescono a tenere il ritmo, sia in termini di quantità che di qualità estratta, e si genera rallentamento economico
COME presenta la faccenda: non si VUOLE estrarre più petrolio perchè la richiestà è diminuita a causa della "crisi"
La volpe ha avuto almeno la "fantasia" di cercare una causa diversa dalla sua "inabilità" per giustificare l'insuccesso; l'executive, invece, inverte la causa (diminuzione dell'estrazione) con la conseguenza (crisi).
La morale, adattata, diventa:
"E' utile distorcere quello che è scomodo".
PS : anche nel blog di Debora Billi si parla del problema delle riserve petrolifere stimate "gonfiate" e del delicatissimo quinquiennio che ci attende, in termini di approvvigionamenti energetici
