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domenica, marzo 01, 2009

Spigolature: linkoteca di ASPO - Italia



Tu chiamale se vuoi manipolazioni

created by Maurizio Tron




Dopo la 'necessaria' autocitazione:

qualche link di interesse:

'Non dimentichiamoci poi che nel frattempo la popolazione è raddoppiata, per cui il livello di produzione degli anni '60 non è più sufficiente. Di conseguenza la Corea importa circa il 47% del cibo dall'estero (FAOSTAT). La percentuale sale al 75% per i cereali e al 93% per gli olii. Naturalmente un quinto circa del cibo serve per allevare gli animali; i coreani mangiano in media 50 grammi di proteine vegetali come 50 anni fa, ma le proteine animali si sono ottuplicate, passando da 5 a 40. Insomma: ci sono tutti gli ingredienti per una situazione esplosiva... '

'I fabbricanti di sigarette avrebbero certamente parlato di allarmismo, specialmente al tempo in cui mio zio fumava un pacchetto di sigarette dopo l'altro, negli gli anni 1960 e 1970. A quel tempo, cercavano ancora di convincere la gente che il fumo non faceva male. Ma il primo studio statistico che correlava fumo e tumori risale al 1929 e già nel 1964 l'evidenza era talmente chiara che il "Surgeon General" degli Stati Uniti aveva dichiarato ufficialmente che il fumo era pericoloso per la salute. Queste cose, mio zio non poteva non saperle. Doveva anche essergli chiaro il principio di precauzione, dato che lavorava come ispettore della sicurezza degli edifici. Eppure, ha continuato a fumare fino all'ultimo. Con tutta l'ammirazione che avevo, e ho tuttora, per mio zio, devo dire che si è comportato da irresponsabile'

'Propongo quindi di introdurre l'uso dei seguenti termini:
Tranquillismo [tran-quil-lì-smo] s.m. Tendenza a non preoccuparsi e a tranquillizzare gli altri anche in presenza di validi motivi di rischio o pericolo. Condizione di apatia generale dovuta a scarso interesse o comprensione dei rischi a cui si sta andando incontro.
Struzzismo [struz-zì-smo]s.m. Tendenza a non voler vedere i problemi e i pericoli, anche se gravi e imminenti. Il termine deriva da struzzo e dalla diceria, assai diffusa, ma non confermata da nessuno studioso, che di fronte al pericolo lo struzzo non fugga, ma infili la testa sotto la sabbia'

' “Le evidenze raccolte certificano che la realizzazione della discarica finora è avvenuta in un cantiere allo sbando. Le prove fotografiche evidenziano inoppugnabilmente il dissesto ambientale della discarica e sottolineano che la sua attivazione nelle condizioni attuali può solo provocare un disastro ambientale”. Lo dice un docente universitario di Geologia, non un pincopallino qualsiasi. Secondo voi può star tranquilla la gente di Chiaiano?' e quella della val di Susa, e quella di Vicenza, .... ?

'Adesso, comunque, si ripensa ad Orlov. Come giustamente da lui predetto la Russia torna al baratto, ma stavolta in grande stile: un'industria sta persino pagando i suoi creditori con scavatrici. Si scambiano stock di biancheria intima con auto usate, legname con medicine, e qualcuno sta studiando un sistema elettronico per applicare il baratto "a cascata" ad una serie di imprese. Orlov sostiene che i russi siano molto meglio strutturati di noi (se non altro psicologicamente, oltre che storicamente) per sopravvivere alla crisi. Staremo a vedere...'

'Un articolo del Times Online getta ombre cupe sulla situazione Irlandese. I prestiti rilasciati dalle banche Irlandesi ammontano a 11 volte la dimensione dell'economia del paese. Il costo dei cds a 5 anni, uno strumento finanziario che fornisce un indicazione sul rischio paese, è triplicato nell'ultima settimana arrivando a toccare i 350 punti base venerdì scorso (il valore più alto in Europa). Il mercato insomma, vede come sempre più probabile un futuro default dell'Irlanda [....] Dopo un po' di divagazioni sui temi in questione, da parte dei politici presenti alla discussione, Roubini prende la parola e comincia, nel suo stile accademico, a fare una panoramica della situazione nei paesi del vecchio continente, finché non giunge a descrivere quella italiana, paragonando la china che il "bel paese" ha imboccato a quella che ha caratterizzato il tracollo Argentino. Un paragone che ritengo, dovrebbe balzare agli occhi di ogni persona semi sensata che conosca un minimo gli avvenimenti che hanno condotto l'Argentina al fallimento. A quel punto tra la costernazione generale, Tremonti interruppe le considerazioni di Roubini ribattendo con un incontrovertibile: "tornatene in Turchia!". Innanzi tutto, bisogna dire che Roubini non ha mai avuto paura di dire quel che pensa, anche quando le sue affermazioni si sono rivelate in contrasto con le previsioni dell'intero establishment economico. In secondo luogo, sebbene sia nato in Turchia, Roubini ha vissuto 20 anni in Italia e si è laureato alla bocconi. Quando parla di questo paese lo fa a ragion veduta. La risposta di Tremonti riassume bene il classico atteggiamento dei politici italiani, atteggiamento che con una sottile ironia sembra ricordare da vicino quello tenuto dai loro omonimi argentini durante il periodo che precedette il collasso del paese sud americano. Il non voler rispondere a nessuno, quella presunzione e quell'arroganza nei modi che sembra nascere da un senso di superiorità ed intoccabilità, la completa mancanza di un reale dibattito su certi temi, le continue distrazioni su questioni secondarie, sono tutte indice di un degrado che in questo paese sembra aggravarsi ogni giorno che passa [....] La maggioranza sembra invece occuparsi di tutt'altro. Ogni tanto Berlusconi spara una cifra, su un qualche possibile intervento economico, cifra che sembra cambiare di volta in volta quasi ad assecondare considerazioni a noi ignote come variazioni dell'umidità atmosferica. Per ora, a parte fregnacce come la social card, e gli aiuti per comperarsi la lavatrice o un altra auto non si è visto nulla di significativo. Se hanno intenzione di intervenire in qualche maniera per mitigare l'impatto della crisi, sarà anche il caso che comincino a farlo seriamente e che ci facciano anche sapere cosa intendano fare. Se preferiscono non intervenire allo stesso modo sarebbe carino saperlo. Dire tutto ed il contrario di tutto non aiuta certo a costruire la fiducia'

bastassero le sparate sull'economia:

'Attacca Scalfaro con allusioni, sfrutta Eluana, "loro sono quelli della cultura della morte", e scherza sui desaparecidos, "erano belle giornate, li facevano scendere dall’aereo...". Questo il tenore. Che ridere'

infine, e sia detto con tutto il rispetto per le vittime della violenza, che son sempre troppe, un estratto da una mail di un socio Aspo, i cui dati sono rintracciabili anche qui:

http://www.istat.it/dati/catalogo/20060127_02/, http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20041217_00/
http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/cronaca/istat-violenza-donne/istat-violenza-donne/istat-violenza-donne.html
http://passineldeserto.blogosfere.it/2007/12/stupri-in-italia-altro-che-stranieri-il-69-opera-di-mariti-e-fidanzati.html 'Quindi, lasciato da parte il "luogo comune" che sono "gli altri" a commettere tali orrori, occorre guarda in faccia alla realtà emersa da questo studio statistico. Secondo l'istituto di statistica, il 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati. Ma veniamo ai dati che l'Istat ha pubblicato, dati che fanno molto pensare. In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni - infatti - hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006: 1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni. In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti'

l'estratto, che condivido in toto (non avrei saputo scriver meglio ciò che penso), è il seguente:

'E' un fatto che le paure agitate sempre più dai media faciliteranno tutto questo; leggo che istat stima circa 733.000 stupri e violenze sessuali all'anno in Italia (2006) di cui un quarto vengono effettivamente denunciati e la maggior parte avvengono in contesti familiari; purtuttavia se ne sbattono in prima pagina una decina all'anno (il numero è dovuto al fatto che la coda mediatica si esaurisce in circa un mese), tra quelli più raccapriccianti, rigorosamente compiuti da stranieri probabilmente per alimentare una guerra tra poveri (ceti popolari italiani di periferia ed i loro vicini di quartiere stranieri) che richiederà leggi repressive particolarmente adatte per tenerli sotto controllo o al più farli scornare tra loro distogliendoli da problemi fondamentali quali il degrado delle condizioni di lavoro e dei servizi sociali'

Su La Stampa del 17 febbraio 2009, in terza pagina Jena, sarcasticamente ma non troppo, scriveva:

Stupratori
Calderoli: "Castrazione chirurgica per gli stupratori"
Le femministe: "In ogni uomo si nasconde un potenziale stupratore"
Calderoli: "Ritiro la proposta"


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David Addison

mercoledì, febbraio 18, 2009

Spigolature: linkoteca di ASPO - Italia



What is and what should never be *

created by Maurizio Tron


Dalle deliranti affermazioni di chi si rifiuta di parlare di se stesso:

'Il fatto che tra gli sponsor della sua fondazione ci siano società coinvolte nel business degli inceneritori per lui non è un motivo di imbarazzo ma “una balla che non esiste, un’invenzione”'

visto che fra i suoi sponsor ci sono fior di aziende legate mani e piedi al business:

all' "half gone" per un bene del quale non si può proprio fare a meno, altro che petrolio:

'Siamo al “picco dell’acqua”. Anche se miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua, il genere umano usa già la metà dell’acqua accessibile. L’informazione viene dal Pacific Institute, che usa il termine “picco dell’acqua” nel suo rapporto biennale “The World’s Water” appena pubblicato'

Dalle speranze presto deluse dell'energia infinita - chi fra gli ing. nucleari della ml non ricorda il Superphénix ? :

'La centrale nucleare di Monju è l'unico reattore autofertilizzante giapponese e avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello della sua tecnologia. Il fiore invece è appassito presto, dal momento che nel 1995, appena un anno dopo la sua inaugurazione, una grave perdita di Sodio ne ha imposto la chiusura'

agli investimenti che avrebbero un reale ritorno, energetico e di risparmio:

'Qui da noi no. Qui da noi parole sante come quelle di Thomas Dietz sembrano eresia. I nostri governanti pensano di far ripartire l’economia e salvare posti di lavoro con gli incentivi al mercato delle auto. Proprio quelle che consumano tanta energia e friggono il clima con le emissioni di gas serra. E quando arriverà il piano di incentivi all’acquisto delle auto, per favore: non date retta agli specchietti per le allodole, non stateli a sentire quando diranno che lo fanno per salvare il pianeta oltre che l’economia, dal momento che le auto nuove producono meno emissioni'

dagli arabi che comprano derivati petroliferi:

'Beh è una notiziola, ma comunque un evento storico: l'Arabia Saudita ha firmato un accordo per comprare 3 milioni di barili di gasolio da una compagnia giapponese'

fino alla madre di tutti i problemi:

'Non è solo questione di lasciar spazio su questa Terra anche alla foca monaca e alla tigre del Bengala. Il punto è che lo spazio, fra un po’, non lo avremo neanche più per noi. Eppure, se sentite i tigì, le culle vuote sembrano un’emergenza nazionale. Strano, non trovate?'

Con una lettura consigliata:

'Kunstler, la cui impostazione è vista da vari analisti come l’ultima evoluzione delle teorie malthusiane sullo squilibrio tra demografia e produzione di risorse, basa la sua analisi non solo sulla necessità di congrue forniture di idrocarburi per il nostro sistema socio-economico, ma sull’imprescindibilità di una loro disponibilità a basso prezzo: secondo l’autore infatti, l’intera parabola dell’industrializzazione (dalle prime macchine a vapore fino all’odierna economia globalizzata) e dell’urbanizzazione di massa si è basata su una specie di “bolla” di prelievo di energia. Indipendentemente dal fatto che il picco globale del petrolio e quello del gas siano già stati raggiunti o siano in procinto di esserlo (e, come giustamente afferma l’autore, ce ne potremo accorgere solo «dallo specchietto retrovisore», cioè a posteriori), ciò che è certo è che in due secoli l’umanità ha consumato almeno la metà dell’energia solare che era stata stoccata in depositi sotterranei in milioni di anni. E la metà rimanente è quella più costosa e meno agile da estrarre [....] Una società ipertrofica quindi, perchè drogata di energia a basso prezzo. Una società che ha basato il suo sviluppo industriale, economico, urbano e dei trasporti sull’illusione dell’inesauribilità del suo carburante (e componente strutturale) più importante, o perlomeno sull’infinita disponibilità di esso a basso prezzo. E una società che, con il mutamento del paradigma della disponibilità di idrocarburi economici è destinata al collasso, o meglio ad una fase di «lunga emergenza», quale è il - più adatto – titolo originale dell’opera [....] In sintesi, quindi, abbiamo costruito, grazie agli idrocarburi a buon mercato, un sistema di utilizzo dei flussi caratterizzato da altissima entropia, i cui sottoprodotti sono l’inquinamento (in particolare quello climatico), le guerre per le risorse, l’impoverimento morale della società [....] Per capire il futuro occorre aggiungere a quanto descritto finora un costante percorso di logoramento che subiranno la società umana, la sua coesione sociale, la sua stabilità economico-finanziaria (e a conferma della spiccata capacità predittiva dell’autore va annotato che, tra i principali fattori di destabilizzazione da egli attesi in un “prossimo futuro” rispetto all’anno 2005 in cui è uscita l’opera, possiamo leggere una crisi dei mutui subprime e oscillazioni prima mai viste del prezzo al barile del petrolio), la solidità delle sue istituzioni centrali, e l’aggravarsi dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento globale'

Maurizio

* http://www.lyricsfreak.com/l/led+zeppelin/what+is+what+should+never+be_20082025.html, http://www.youtube.com/watch?v=Q7oxXi0V_I0

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David Addison

domenica, febbraio 08, 2009

Spigolature: linkoteca di ASPO - Italia

Nove volte sette

created by Maurizio Tron


Ancorché in ritardo di un paio di mesi, grazie a un socio Aspo ho ritrovato un articolo che la dice lunga sulla situazione scolastica inglese e, di riflesso, su quella europea. Oltre all'articolo di cui al primo link consiglio di leggere il vecchio racconto di Isaac Asimov, vedi secondo link. Temo che abbiamo passato da un bel po' il picco dell'intelligenza media .

'Sui banchi i ragazzi hanno trovato un compito in classe di matematica dell’epoca, uno di quelli che i loro coetanei sedicenni nati nel 1949-50 risolvevano senza penare e senza copiare troppo. Pochissimi tra gli studenti arrivati dal futuro (il 15%) sono riusciti a farcela, gli altri hanno consegnato il foglio in bianco. È andata meglio nelle tappe intermedie che la macchina del tempo ha fatto: nel 2005 i compiti erano già più facili e il 35% li ha risolti. Ma, complessivamente, gran parte dei 1300 piccoli geni delle scuole inglesi si è rivelato incapace di venire a capo dei problemi di matematica e algebra che i loro genitori risolvevano [....] In Gran Bretagna (e un po’ in tutti i Paesi) la qualità del livello di insegnamento e di apprendimento sta precipitando e secondo gli esperti, se non si rimedia subito, le future generazioni non saranno in grado di fare la più semplice delle divisioni, figuriamoci una radice quadrata [....] Frank Field, un autorevole e ascoltato membro del Parlamento laburista, in un discorso all’Università di Leicester ha anche dato la colpa ai genitori, che non esercitano più quel rigore educativo indispensabile alla formazione dei ragazzi. Secondo Field, l’epoca d’oro della famiglia britannica è culminata negli Anni Cinquanta, l’ultima era nella quale i genitori stavano sempre dalla parte degli insegnanti e mai dei loro figli, e famiglia e scuola contribuivano in ugual misura alla crescita culturale dei ragazzi. Si dice che fra qualche anno i robot avranno una capacità di elaborazione superiore a quella del cervello umano, mentre a quanto pare i cervelli delle nuove generazioni faticheranno a fare una moltiplicazione'

'Affrontando il tema (oggi più che mai attuale) dei rapporti fra scienza ed etica, Asimov ci propone due paradossi. Il primo è che il ritorno dai giganteschi elaboratori elettronici all'umile matita, al semplice pezzo di carta, all'elementare memorizzazione della tavola pitagorica, non è una regressione ma costituisce un progresso. Con ciò l'autore, inconsapevolemte ci ricorda la massima di Alessandro Manzoni, secondo il quale "non tutto ciò che vien dopo è progresso". Il secondo è che questo ritorno possa anche costituire un mortale pericolo
«Quando cominciai a studiare la scienza che oggi si chiama grafitica, la consideravo alla stregua di un passatempo privato. Non vedevo, in essa, altro che un divertimento stimolante, un esercizio mentale. Quando il Progetto 63 venne istituito, io ritenevo che i miei superiori vedessero più lontano di me; che la grafitica potesse essere messa al servizio dell'umanità, potesse contribuire, per esempio, alla realizzazione di congegni veramente pratici per il trasporto individuale. Ma ora capisco che sarà usata solo per spargere morte e distruzione.»'

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David Addison

domenica, gennaio 25, 2009

Spigolature: linkoteca di Aspo-Italia



Working in a coal mine (*)

created by Maurizio Tron


L’idea del titolo del post m’è venuta rileggendo il bell’articolo di Giorgio Nebbia:

‘Agli inizi del 1900 si avvertivano anche i segni dell’impoverimento delle riserve di nitrati; il picco della produzione fu raggiunto nei primi decenni del Novecento, anche per la crescente richiesta di esplosivi durante la prima guerra mondiale (1914-1918).Negli anni 20 l’estrazione di nitrati nel Cile fu razionalizzata con l’intervento, nel 1924, dei capitali dei fratelli americani Murry e Sol Guggenheim, con l’adozione di altri perfezionamenti dovuti a Elias Anton Cappelen-Smith Jr. e l’introduzione di macchinari per la frantumazione e l’estrazione del “caliche”. Si ebbe una breve ripresa della produzione negli anni 30 del Novecento, ma nel frattempo i nitrati sintetici si stavano diffondendo in tutto il mondo e il declino del nitro cileno fu inarrestabile e le “oficinas” chiusero una dopo l’altra’

Ora ad abbassare la serranda sono le industrie e le aziende che spesso hanno rappresentato il settore di punta degli ultimi decenni:

‘DHL Deutsche Post taglia 13,000 posti di lavoro American Express taglia 7000 posti di lavoro [….] Motorola taglia 10.000 posti di lavoro Nokia taglia 1800 posti di lavoro. Sony taglia 20.000 posti di lavoro [….] Hewlett Packard taglia 24.000 posti di lavoro Renault taglia 1100 posti di lavoro Le scuole francesi tagliano 25.000 posti di lavoro’ eccetera, eccetera

Nel Regno Unito i politici si mobilitano con risolutezza:

‘THE prime minister is preparing crisis measures to support workers who lose their jobs in anticipation of an avalanche of new year redundancies. Gordon Brown has called an emergency summit of cabinet colleagues, business leaders and trade unions to decide how to cope with the swelling army of the unemployed. Experts say that as many as one in 10 workers could be laid off if the government fails to kick-start the economy, pushing the level of unemployment above 3m’

mentre in Spagna tornano a rifiorire ‘professioni’ neglette:

‘The number of applicants for the Spanish army rose almost 82 percent last year compared to 2007 as a result of job cuts during the economic crisis, Spanish daily El Pais reported on Tuesday’

forse nell’attesa che torni di moda il seminario sacerdotale, arginando così la crisi delle vocazioni.
Come recuperare un lavoro, atipico finché si vuole, ma non passibile di obsolescenza più o meno programmata ? Esiste ad esempio un’iniziativa della regione Lazio:

‘Sellai, tappezzieri, decoratori, fotografi, acquafortisti, falegnami, arrotini, peltrai, orafi, miniaturisti, liutai, tessitori e mosaicisti. Inizia una nuova stagione per gli antichi mestieri e l'artigianato di qualità nel Lazio, l'Assessorato regionale all'Istruzione infatti, al fine di promuovere e conservare gli le antiche arti artigiane che rischiano di sparire, ha messo a disposizione 2.500.000 euro del Por – Fondo sociale europeo 2007/2013, per fornire una formazione professionale nel ramo a disoccupati e inoccupati di età compresa tra i 18 ed i 30 anni’

probabilmente quelle di liutaio e mosaicista non sono esattamente professioni destinate a un radioso futuro, ma vogliamo scommettere che prossimamente i mestieri di falegname, arrotino e tessitore conosceranno una rinascita ? Il bando scade il 2 febbraio 2009
Si potrebbe essere attratti dalla possibilità di lavorare sulle piattaforme petrolifere, almeno finché saranno produttive; ecco dunque uno spunto:

‘Lavorare sulle piattaforme petrolifere nell'oceano. Si può lavorare sulle piattaforme Off-Shore come: manutentori, sommozzatori, catering e staff, ingegneri, chimici, geologi, psicologi, educatori, infermiere, medici ...)’

mentre mi sento di sconsigliare attività del tipo di cui al link seguente:

‘Di fatto è un'attività in proprio con possibilità di guadagni illimitati, economicamente autonoma, che permette di lavorare da casa in totale flessibilità con un investimento iniziale di circa 50 euro (con garanzia 30 giorni soddisfatti o rimborsati). In pratica è un grande centro commerciale online di cui si diventa "soci", il "CLUBShop-mall" che si può PROMUOVERE, GESTIRE ed AMMINISTRARE [….] Non bisogna avere esperienza particolare, ci sono dei corsi on line molto buoni e discretamente semplici da seguire e assistenza da parte di persone che già fanno questo lavoro. Altra cosa positiva è che non bisogna vendere niente a nessuno, solo fare pubblicità. Tutto sembra molto serio. E, soprattutto, non promettono facili guadagni. E' un vero lavoro, a tutti gli effetti’

come no ? Anche il miliardario lo è, sempre a tutti gli effetti. Un’alternativa sensata a simili frottole è quella dell’artigianato, vedi ad esempio:

‘Lunga è la tradizione dell’artigianato a Firenze, che fiorì contemporaneamente alla nascita delle Arti, corporazioni di mestiere che, sorte fra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, favorirono in larga misura lo sviluppo della vita economica, politica e sociale della città attraverso il lavoro artigianale della popolazione’

e, in una prospettiva storica più recente:

‘Ho imparato i primi rudimenti di tessitura su un telaio a due licci circa vent'anni fa, non avendo ahimè tradizioni in famiglia (solo mio nonno era commerciante di stoffa.....) [….] Così è iniziata per me una nuova fase di approccio al lavoro. Ho cercato di concentrarmi di più sulle emozioni che provo: nell'ascoltare lo scricchiolio del telaio sotto i gesti cadenzati e continui e il tonfo del pettine contro la tela fatta; nel sentire il profumo del filato naturale che scorre, portato dalla navetta, tra i fili dell'ordito; e, perchè no, nel provare fastidio per la polvere che si va accumulando sotto il telaio. Mi sono resa conto che tutto questo: lavoro + emozioni + tempo + sentimenti + pensieri banali e non, tutto ciò va a far parte della storia di quel tessuto. Assieme al seme piantato nella terra, all'acqua che ha macerato la pianta dopo la raccolta, al sole che l'ha essiccata, per arrivare poi alle mani di chi ha filato la fibra e di chi l'ha tessuta ed infine all'atmosfera della casa che ha accolto il tessuto per usarlo come tovaglia, asciugamano, centrino, tenda, o altro e da ultimo come straccio. Tutto questo ha dato finalmente senso al mio lavoro, anche se anacronistico’

Un articolo di Marco Belpoliti (‘Elogio del lavoro manuale’) su La Stampa del 15 gennaio 2009 fornisce una possibile chiave di lettura del fenomeno lavoro in prospettiva futura:

‘Richard Sennett, uno dei maggiori sociologi viventi, pubblica ora un libro quanto mai attuale: L’uomo artigiano (Feltrinelli), una riflessione sul buon lavoro oggi, fatto con arte, sapienza manuale e intelligenza. Il suo punto di partenza è la di­stinzione tra l’animal labo­rans e l’homo faber, intro­dotta dalla sua maestra, la filosofa Hannah Aren­dt. Il primo è l’essere umano simile a una be­stia da soma, la persona che fatica, condan­nata alla routine; il secondo è la figura dell’uomo e della donna che fanno un altro genere di lavoro: l’artefi­ce, il creatore. Sennett pensa che questa distinzione sia sbagliata in quanto l’animale umano è un animal laborans capace di pensiero, in­dipendentemente dal fatto che svolga un lavoro manuale o intellet­tuale. Per il sociologo americano nel fare sono contenuti pensiero e sen­timento; l’artigiano non è tanto il falegname, il liutaio, il fabbro, op­pure il progetti­sta di program­mi informatici, quanto chi mette un impegno per­sonale nelle cose che fa. L’abilità tecnica, scrive, è stata scissa dal­l’immaginazione e l’orgoglio per il proprio lavoro trattato come un lusso. In perfetto accordo con Levi - mai citato nel libro -, descrive l’ar­tigiano come colui che è ancorato alla realtà tangibile e prova soddi­sfazione per il lavoro svolto, così che la ricompensa emotiva appare la molla per raggiungere l’abilità necessaria in ogni tipo di lavoro. Se il termine «maestria» sembra rimandare ai maestri artigiani del Medioevo e del Rinascimento, una realtà tramontata dopo l’avvento della società industriale, Sennett propone una nuova definizione del termine: maestria è «il desiderio di svolgere bene il lavoro per se stesso». Questo tipo d’attività riguarda sia il medico come il meccanico, l’informatico come l’artista, ma anche quella di genitori. [….] Oggi ben poche istituzioni si pon­gono come fine quello di produrre la­voratori felici. La felicità è stata spo­stata nella sfera del consumo. Inol­tre, la new economy ha distrutto le forme tradizionali di ricompensa, dal­la gratificazione psicologica a quella economica. La ricchezza destinata ai dipendenti di livello intermedio è ri­masta stagnante nell’ultima genera­zione, mentre quella di coloro che stanno ai vertici è salita alle stelle. Nel 1974 in un’azienda americana un dirigente guadagnava trenta volte in più del lavoratore medio, oggi quat­trocento volte di più. Può continuare la quantità ad essere il sistema di va­lutazione della qualità ? E lo stipendio del professore della scuola media di Usurate più basso di quello del torni­tore di Maranello ?’

Per chiudere una foto del dicembre scorso che ritrae Carola Negrino, allieva della classe terza scientifico al Pascal di Giaveno, la quale, dopo una brillante prova di fisica, tornata a posto ha continuato a realizzare una sciarpa all’uncinetto mentre i compagni proseguivano nelle interrogazione. Un bell’esempio di uso intelligente del tempo libero.




(*) Una versione energeticamente interessante dello storico brano di Lee Dorsey, a cura dei Devo, la trovate qui: http://it.youtube.com/watch?v=m_03pw0wkQk

venerdì, dicembre 26, 2008

Spigolature: linkoteca di Aspo-Italia





Babbo Natale non abita più qui

created by Maurizio Tron




Settimane frenetiche, o desolatamente calme, dipende dal punto di vista, per l'industria dell'auto. Dalle reprimende di Michael Moore, che stigmatizzava l’eventuale bailout a favore delle ‘Big Three’:

“Da tutto questo sarete giunti alla conclusione che non me ne freghi niente di quei poveri incapaci che costruiscono queste auto schifose, su a Detroit. Invece mi importa. Mi importa di quei milioni di persone la cui vita e il cui sostentamento dipendono dalle compagnie automobilistiche. Mi stanno a cuore la sicurezza e la difesa di questo Paese, perché il mondo sta esaurendo le scorte di petrolio, e quando sarà davvero finito, la catastrofe e la rovina saranno tali da far sembrare la crisi attuale una passeggiata [….] Questi imbecilli non meritano un centesimo. Licenziateli tutti e rilevate l'azienda per il bene dei lavoratori, del Paese e del pianeta. Ciò che è bene per la General Motors è bene per il Paese. Una volta tanto è il Paese a dettare le condizioni”

si è arrivati al salvataggio che conosciamo:

“The emergency bailout of General Motors and Chrysler announced by President Bush on Friday gives the companies a few months to get their businesses in order, but hands off to President-elect Barack Obama the difficult political task of ruling on their future [….] While Mr. Obama has broadly insisted that the automakers radically increase the fuel efficiency of their fleets, reduce carbon emissions and save the maximum number of jobs possible, he will have just nine weeks after taking office to press for a detailed transformation of an industry whose problems have been building for three decades”

mentre delle un tempo ambite e desiderate automobili nessuno sa più che farsene:

“La recessione degli Anni Duemila ha trovato il suo primo, grande ingorgo. Più di novantamila automobili (e il numero cresce) bloccano il porto di Bremerhaven, sul Mare del Nord, il maggiore punto europeo di ingresso e di uscita di veicoli [….] Fino a poche settimane fa, ogni nave che si avvicinava era la benvenuta a Bremerhaven. Ora è un guaio. Quelle che dovrebbero esportare se ne vanno mezze vuote. Quelle cariche che arrivano da fuori Europa non hanno praticamente più spazio per parcheggiare i veicoli nei due grandi piazzali. Lo scorso weekend, la gestione di sette navi è stata un incubo. Tutto è fermo. La Blg ha trovato nuovi spazi in aree vicine, di solito destinate ai container. Ma anche queste sono ormai piene. Altre auto sono parcheggiate su treni, anch'essi immobili in attesa di trovare una destinazione [….] Cinque mesi fa, le previsioni dicevano che i mezzi movimentati a Bremerhaven sarebbero stati 2,2 milioni, una crescita di quasi il dieci per cento rispetto al 2007. «Ora prevediamo una riduzione del 25% del numero dei veicoli che transiteranno nel primo quadrimestre del 2009», ammette Ader. Nei mesi successivi, ritengono molti esperti, potrebbe andare peggio”

e le case concorrenti delle altre nazioni non è che navighino in acque migliori:

“Secondo le stime dell'associazione dei costruttori giapponesi (Jama), le vendite di autoveicoli nuovi in Sol Levante nel 2009 dovrebbero scendere sotto quota 5 milioni, portandosi così al livello più basso dal 1978. «Nel 2008 - dice un comunicato della Jama - le vendite di veicoli a quattro ruote, mini-modelli compresi, dovrebbero stabilirsi a 5,11 milioni di unità», con un calo del 4,5% rispetto al 2007, che era già stato uno degli anni peggiori da più di tre decenni. Per quanto riguarda il 2009, le vendite dovrebbero scendere a 4,86 milioni di esemplari (-4,9%) a causa anche del «mercato del lavoro deteriorato» e quindi della «minore propensione alla spesa da parte dei consumatori»”

al punto che anche produttori affermati meditano la riconversione:

“Honda lascia la F1. La notizia ha creato un terremoto nel settore auto. Intanto la casa giapponese fa sapere che grazie a questa decisione risparmierà 420 milioni di euro all’anno. Se trovano un acquirente per il team entro pochi giorni è bene altrimenti tirano giù la saracinesca [….] L’abbandono del circo della Formula 1 non è solo legato alla crisi ma proprio ad un nuovo assetto che Honda intende darsi rivolto ad un ritorno al passato fatto di motociclette ma dal cuore eco, cioè con motori elettrici”

Sarà dunque una fine ingloriosa quella dell’industria automobilistica ? O trascinerà con sé i problemi sociali irrisolti, come quelli ben descritti in tutte le sue implicazioni da Clint Eastwood nella sua ultima opera, ‘Gran Torino’, dal nome di un modello della Ford reso famoso anche da noi dalla serie televisiva ‘Starsky e Hutch’ ?

““Gran Torino,” a sleek, muscle car of a movie Made in the U.S.A., in that industrial graveyard called Detroit. I’m not sure how he does it, but I don’t want him to stop. Not because every film is great but because even the misfires show an urgent engagement with the tougher, messier, bigger questions of American life [….] Despite all the jokes the film has the feel of a requiem. Melancholy is etched in every long shot of Detroit’s decimated, emptied streets and in the faces of those who remain to still walk in them. Made in the 1960s and ’70s, the Gran Torino was never a great symbol of American automotive might, which makes Walt’s love for the car more poignant. It was made by an industry that now barely makes cars, in a city that hardly works, in a country that too often has felt recently as if it can’t do anything right anymore except, every so often, make a movie like this one”

aspetti spettrali di una Detroit, città dell’automobile per eccellenza, ricordati anche in questo post:

“Detroit era una delle città più industrializzate degli Stati Uniti, la capitale dell'automobile. "Buon acciaio di Detroit", si usava dire quando si comprava la macchina nuova. Ford, Dodge, Cadillac, Chrysler, davano lavoro a quasi due milioni di persone. Oggi sono meno della metà”.








Per chiudere, una nota personale. Nella foto è ritratto il regalo ‘postpicco’ che mi son fatto per questo Natale: un set rasoio – coramella – pennello – crema, per farmi la barba in barba a qualsiasi recessione e ad eventuali future scarsità di materie prime. Il rasoio, di acciaio svedese lavorato a Solingen, è di quelli che durano decine d’anni, ma che è bene maneggiare con attenzione, per evitare di finire sgozzati come gli attori di certi B-movie. La coramella è indispensabile per un’accurata affilatura, che garantirà rasature pressoché infinite. La crema ad 1 € circa a confezione, vista la frequenza con cui mi rado mi permetterà di acquistare la prossima fra qualche anno. Anche se ogni rasatura mi ruba 10-15 minuti di tempo, la soddisfazione di imparare a usare uno strumento 'antico' non ha eguali


Nota: il titolo del post è una citazione della quasi omonima pellicola di Martin Scorsese “Alice non abita più qui”, che poco sembra aver a che fare con l’argomento del post stesso. Però:

“Un giovane ma già graffiante Scorsese ci propone questa cronaca di frustrati del sogno americano, votati a una vita mediocre”
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The party's over .... Well, sometimes it's there, sometimes it's not there anymore

David Addison

giovedì, dicembre 11, 2008

Spigolature: linkoteca di Aspo-Italia



Vi proponiamo questa nuova sezione, in cui Maurizio Tron presenta un "melting pot" di link estratti da blog e siti vari, riguardanti i più aggiornati sviluppi dei tempi che stiamo vivendo. Naturalmente, letti in chiave Aspo.



Piccole opere per grandi crisi


created by David Addison



http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40 '[....] Soprattutto in America, le banche spingono all’indebitamento, più che a prudenza e risparmio. Scrive Zygmunt Bauman che un debitore che vuol restituire puntualmente (che «pensa al dopo») è sospetto: è «l’incubo dei prestatori». Non è «di alcuna utilità», perché il debito riciclato è fonte prima del loro profitto costante. Ma il debito sconnesso da fiducia non è pungolato solo da banche o Wall Street. È un ottundersi generale dei cervelli, è l’ebete pensare positivo che il governante invoca con linguaggio sempre più pubblicitario, sempre meno politico. Main Street - che poi siamo noi, cittadini e consumatori - è vittima tutt’altro che innocente di Wall Street. Come nel Grande Crollo del ’29 descritto da John K. Galbraith, siamo affetti da una follia seminale (seminal lunacy) che accomuna potenti e milioni d’impotenti. Per questo è così vacuo il politico che incita a ricominciare i consumi come se niente fosse. Il suo dichiarare, i linguisti lo definiscono performativo: basta dire «la crisi non c’è», e la crisi smette di essere (le dichiarazioni performative sono predilette da Berlusconi). I politici sono responsabili, avendo ceduto a un mercato senza regole. Ora intervengono, ma senza curare la fonte del male. La crisi, cioè la svolta trasformatrice, è rinviata [....] Crisi vuol dire decidere, a occhi non sbarrati come la massaia del ’52 ma aperti: sul peggio sempre possibile, sulle bugie del pensare positivo, sulla duplice responsabilità verso la Terra che roviniamo, e verso i figli cui addossiamo i nostri debiti. Terra e figli sono i nostri discendenti: ignorarli perché i loro tempi son più lunghi dei nostri e perché non abiteremo il loro mondo (un mondo con meno petrolio, meno automobili) è senza dignità e chiude speranze altrui. Crisi è sottoporsi al giudizio, al processo. È ora che il processo cominci' e in effetti è iniziato un po' ovunque, tranne qui da noi, dove viceversa viene sistematicamente affossato. A meno di ritenere provvedimenti mirati quelli che nell'articolo qui sotto vengono mostrati per quel che sono: inutilità assolute. In Italia, per soprammercato, diventano occasioni per arraffare quel che si può:

http://www.lavoce.info/articoli/-300parole/pagina1000786.html 'In generale, quindi, la spesa per nuove grandi opere sarà domanda effettiva solo quando, con ogni probabilità saremo fuori dalla fase negativa del ciclo. Morale: se si vuole veramente fare una politica fiscale anticiclica è bene dimenticare le grandi opere, a parte garantire le risorse per completare in tempi decenti quelle già cantierate. Se proprio si vuole spendere denaro in nuovi lavori pubblici, meglio finanziare piccole e piccolissime opere: per esempio le manutenzioni straordinarie delle scuole e degli ospedali. Di questi tempi, oltre a dare ossigeno subito al Pil, si rischia anche di salvare qualche vita umana da eventi troppo frequenti per essere definiti “fatalità”'

http://aspoitalia.blogspot.com/2008/12/e-tutta-una-bufala.html#links '"E se la più grave crisi dai tempi della Grande Depressione fosse soltanto una creazione dei media: una sorta di diluvio universale senza la pioggia?" [....] Che dire? Forse una parte di verità c’è in tutto questo. Anche da noi, in giro non si avvertono grossi cambiamenti rispetto alle abitudini e agli stili di vita degli italiani' tutto vero, però:

http://crisis.blogosfere.it/2008/12/la-scala-delle-cose.html 'Ovvero 686 miliardi meno del costo stimato della Crisi attuale, 4616 MILIARDI DI DOLLARI, compreso il bailout di Citicorp FINO A QUESTO MOMENTO. L'UNICO evento che si avvicina, ma senza superarlo, a questo costo è la SECONDA GUERRA MONDIALE, i cui 288 miliardi di costo complessivo, se corretti per l'inflazione, equivalgono a 3600 miliardi di dollari. Conoscete bene gli ENORMI effetti, anche come conseguenze economiche di quella guerra. Credete ancora che questa Crisi sia passeggera, poco duratura, effimera? Credete che basteranno i soliti pannicelli caldi, le solite rassicurazioni? No, cari miei. Siamo solo all'inizio' per fortuna, grazie a i nostri navigati governanti,. noi si veleggia vento in poppa verso mete prestigiose:

http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/12/e-ufficiale-litalia-proclamata-fossile-del-giorno.html 'Il sito Fossil of the day mette alla berlina le nazioni peggiori, che più ostacolano la lotta ai cambiamenti climatici. L'Italia naturalmente ha conquistato subito il riconoscimento a causa dell'ottuso atteggiamento del nostro governo corrotto e incompetente'

http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/12/globalizzazione-ultimo-atto-luccisione-del-cliente.html '[....] Ora, nella fase finale della globalizzazione, il cliente sta scomparendo. La strategia è cambiata. "Il cliente è come uno yogurt, è buono quando è fresco, ma dopo un po' scade, e tenerlo in frigo è pura perdita. Ha un "ciclo di vita" durante il quale lo si può spremere, poi lo si molla volentieri. Come? Basta non rispondergli". Così i call center per assistenza e manuntenzione sono sostanzialmente finti e non risolvono nulla [....] E' la vittoria della merce sull'uomo, la mercificazione totale. "Compra e non rompere le balle" sembra che ci dica il mercato globale. E allora perchè non passare (ogni volta che sia appena possibile) all'economia locale e alla filiera corta? Al produttore a cui posso stringere la mano e con cui posso parlare? La filiera corta non fa bene solo all'ambiente naturale, fa bene anche all'ambiente delle relazioni umane' sono legato da molti anni a un piccolo provider di Giaveno, Ica-net, che fornisce ottimi servizi al giusto prezzo. E le rare volte in cui capita un disguido, lo risolvo semplicemente telefonando a Denis, o Francesco, o a chi è in ufficio in quel momento. E se proprio lo voglio, in cinque minuti a piedi posso parlar loro guardandoli in faccia

http://crisis.blogosfere.it/2008/12/nuovo-spauracchio-il-latte-crudo.html '[....] Insomma, qualche dubbio dovrebbe sorgere a chi di dovere. Cosa diamine c'è nel latte moderno? Processato, pastorizzato, sottoposto a trafile industriali, e infine impacchettato in tetrapak che secerne inchiostro? Quali sono queste fatidiche proteine del latte, tipo... la melamina? Cosa danno da mangiare alle mucche? Qualcuno ha mai provato a dare latte appena munto a questi bambini, per vedere se per caso l'allergia scompaia? [....] Vorrei fare due conti della lavandaia, di quelli che fa il mio collega Pietro: in Italia ci sono 2000 distributori di latte crudo. Poniamo che ognuno venda 20 litri di latte al giorno, fa 40 mila litri. Ogni litro bevuto da 2 persone, sono 80 mila persone al giorno che bevono latte crudo. In un anno, sono appena 9 gli "intossicati" . Mi pare una percentuale più che esigua, soprattutto confrontandola con i milioni di allergici al latte di tetrapak. Eppure, eccoli a terrorizzarci con l'allarme batteri, e si sa che i microbi spaventano la massaia molto più dei veleni chimici. Un'ultima nota a tanto sconforto. Sapete chi è in prima fila in questa battaglia per chiudere i distributori di latte crudo e difendere er cittadino dai nemici dell'igiene? Bravi, avete indovinato: la nostra inesausta sinistra, mai paga di tutelare gli interessi degli amici suoi. Che, come si sa, non sono certo amici nostri...' di tutte le balle inventate dalle lobbies, questa è una delle più stupide, almeno per chi non s'è ancora bevuto il cervello. Basta rileggere il post di Debora cui si fa cenno nell'articolo:
http://crisis.blogosfere.it/2008/07/truffa-dei-formaggi-i-termovalorizzatori-siamo-noi.html 'Se seguite solo la TV, non sapete certo nulla dello scandalo dei formaggi. I nostri TG ne hanno appena fatta menzione: sia mai che i loro inserzionisti pubblicitari abbiano a risentirne. Eppure, lo scandalo è enorme e si sta allargando a mezza Europa. In due parole, pare che una grossa azienda italo-europea raccogliesse formaggi scaduti, li rilavorasse, e li rivendesse a grandi marchi che poi ce li ripropinavano al supermercato sotto casa. Per scaduti, si intende anche del 1980. Per grandi marche, si intende anche Galbani, Granarolo, Prealpi. Vermi, escrementi di topo, pezzi di plastica e metallo, muffa: questo ci siamo mangiati. I tiggì tacquero doverosamente anche sullo scandalo dei dolciari, nel 2005: in cui milioni di uova marce, scadute, avariate e persino col pulcino dentro venivano impiegate per la produzione di "ottimi" pandori e merendine'

http://www.gennarocarotenuto.it/4873-silvio-barackoni-internet-ambiente-scuola/ 'Nei giorni abbronzati dell’elezione di Obama, Silvio la buttò in calcio d’angolo dicendo che avrebbe dispensato volentieri i suoi consigli al giovane Barack. Secondo me non solo i consigli sono arrivati ma Obama ha preso attentamente appunti: per essere sicuro di fare l’esatto contrario. Non può essere infatti una coincidenza che dove Silvio Berlusconi elimina gli sgravi all’edilizia ecocompatibile, bloccando di fatto il comparto, Barack Obama punta su una rivoluzione ecoambientale che crei posti di lavoro. Roba da poco, un pannicello caldo visto che ci mette sopra una piccola fiche pari a 100 miliardi di dollari destinati a creare “lavoro verde”. Dove Berlusconi vuole regolamentare (imbavagliare) Internet, Obama la considera il motore del futuro. Soldi pubblici porteranno la banda larga in ogni scuola pubblica (quindi quelle per poveri negli SU) ed in ogni ospedale. Se Barack Obama (ed ogni altro dirigente politico dotato di senno) pensa sia indispensabile investire nella scuola e nella ricerca, Berlusconi ha fatto ministro Mariastella Gelmini che sta facendo l’esatto contrario [....] Obama non è ancora presidente, e potrebbe fallire miseramente o tradire le attese, e il Venerabile Licio Gelli prevede che comunque in 3 o 4 mesi al massimo sarà fatto fuori, il che detto da lui, che in genere è “persona informata dei fatti” è particolarmente sinistro. Ma almeno va nella giusta direzione: educazione, ambiente, nuove tecnologie. L’Italia di Berlusconi invece va in senso contrario: descolarizzazione, no a Kyoto, manifatture come nell’800'

http://www.ibridamenti.com/chiacchiere-da-blogosfera/2008/12/la-pornotax-e-i-ragazzini-di-obama/ 'Interessante, su Camillo, invece, la storia del ventisettenne che ha il compito di scrivere i discorsi per il neoeletto Barak Obama. Più che la storia, molto “sogno americano”, con il giovane speechwriter che viene notato quasi per caso nello staff di Kerry, e, rimasto senza lavoro, viene assunto da Obama che lo porta con sé fino al successo alla Casa Bianca, è ancor più indicativo che nel post un ventisettenne venga definito “un ragazzino”, manco fosse un tredicenne di genio, non un giovane scrittore con alle spalle una completa formazione universitaria e diversi anni di gavetta. Solo in Italia un ventisettenne che scrive discorsi sensati e capaci di coinvolgere le folle può venir considerato un enfant prodige: nel resto del mondo, è un serio professionista che sa fare il suo mestiere. Qui da noi, invece, specie in politica, per accedere ad una qualsiasi carica di prestigio bisogna avere almeno compiuto la sessantina. Prima l’incarico massimo cui si può aspirare è portare il caffè al proprio mentore mentre questi affronta delicate riunioni mandamentali. Ma scegliere se servirglielo con il latte o senza è fondamentale per imparare a prendere decisioni spinose, suvvìa'.

Per chiudere una foto scattata da Fulvio Senore, relativa alla recente manifestazione Notav a Susa, in tema con il titolo della mail.





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"The party's over .... Well, sometimes it's there, sometimes it's not there anymore" (David Addison)