Tratto da Limes 6/2011
Il blog di ASPO-Italia, sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas (ASPO)
mercoledì, dicembre 28, 2011
Pane e Petrolio
Tratto da Limes 6/2011
venerdì, dicembre 31, 2010
Previsioni per il 2011: siamo in cima all'otto volante
Da quando ho cominciato a occuparmi di picco del petrolio, mi provo tutti gli anni a fare delle previsioni per l'anno che viene. Prima le facevo solo sul petrolio, poi ho provato ad allargare un po' il campo - in fondo il petrolio è così importante che influisce enormemente su tutto il resto. Così, se uno prevede giusto sul petrolio, riesce a prevedere anche tante altre cose.
Fino ad ora mi sembra di averci azzeccato abbastanza bene utilizzando tecniche "dinamiche" di previsione, le stesse dei "Limiti dello Sviluppo". Sono tecniche molto potenti che si possono anche utilizzare in termini qualitativi. Ma, come si sa, fare previsioni è sempre difficile, specialmente a proposito del futuro. Quindi, con tutta la buona volontà nessuno è un mago; si possono soltanto individuare certe tendenze. Vediamo allora prima come sono andate le mie previsioni per il 2010 e poi cercherò di farne qualcuna per il 2011
Le mie previsioni per il 2010 (in versione completa in fondo a questo post).
Nel complesso, direi che le mie previsioni dell'anno scorso si sono rivelate discretamente azzeccate, perlomeno nei punti principali. Avevo previsto "un anno di respiro per l'economia mondiale" e mi sembra di aver fatto una buona previsione. Avevo anche detto che "In ogni caso, possiamo dire con certezza che nel 2010 non vedremo (ancora) l'inizio del declino terminale dell'economia che gli scenari dei "Limiti dello Sviluppo" prevedono per la decade 2010-2020. Per quello, dovremo aspettare qualche anno ancora." Anche su questo, direi che ci siamo. L'economia mondiale si è nel complesso stabilizzata nel 2010 e si parla di ripresa, anche se questa è molto debole.
Per quanto riguarda il petrolio, non mi aspettavo un declino produttivo a breve scadenza. Infatti, la produzione è rimasta abbastanza costante nel 2010, anche con qualche tendenza all'aumento per quanto riguarda la produzione di "tutti i liquidi". Sui prezzi del petrolio, avevo detto che non potevano che aumentare ma anche che il sistema poteva imparare dal passato e che non era detto che saremmo entrati in un nuovo ciclo di "boom and bust". In effetti, è quello che è successo. I prezzi sono aumentati molto gradualmente; oggi sono di nuovo sopra i 90 dollari al barile dopo il calo del 2009. Però non abbiamo visto quelle impennate verso l'alto e poi verso il basso che sono state tipiche, rispettivamente, del 2008 e del 2009.
Avevo fatto anche qualche previsione più dettagliata - queste sono notoriamente più difficili e decisamente qui non sono andato altrettanto bene come nelle previsioni generali. Una cosa che avevo detto era che la crisi alimentare si sarebbe aggravata. Su questo punto, sono stato troppo pessimista: i dati FAO indicano una leggera riduzione del numero di persone affamate nel mondo per il 2010 rispetto al 2009. Non però che la situazione sia buona, e ho il dubbio che se le cose continuano ad andare come vanno, la mia predizione si avvererà nel 2011.
Prevedevo anche che il 2010 "Sarà anche un anno in cui la crisi dell'edilizia si farà sempre più evidente anche se si continuerà a cercare di ignorarla." Su questo direi che ci siamo, con l'edilizia in crisi nera, tenuta viva artificialmente dalle detrazioni del 55% per il risparmio energetico. Ma si tenta disperatamente di ignorare la crisi - e anche su questo avevo azzeccato la previsione.
Infine, avevo detto che "Il 2010 vedrà anche l'intensificarsi della crisi climatica." e che "Il 2010 potrebbe vedere un ulteriore salto in avanti (delle temperature)." Cose che si sono puntualmente verificate.
Poi, sempre sul clima, prevedevo anche che "Il 2010 potrebbe essere l'anno in cui si arriva finalmente ad accettare l'inevitabile realtà dell'effetto umano sul clima" Su questo ho sbagliato clamorosamente: è successo esattamente il contrario. Il 2010 è stato un anno di regresso per quanto riguarda la percezione pubblica del problema climatico. E' stato l'anno in cui si sono viste arrivare le conseguenze del "Climategate" del 2009, un indubbio successo mediatico e propagandistico per la lobby del carbone e del petrolio. Ma bisogna anche ricordare la reazione decisa della scienza contro la propaganda: il 2010 sarà ricordato anche per questo. Sarà ricordato anche per i vari disastri climatici (incendi, inondazioni, eccetera) che sono un'indicazione di quello che ci aspetta.
Insomma, il 2010 lo vedevo come un anno di transizione, senza grossi cambiamenti. E così è stato.
Previsioni per il 2011.
Per un po', almeno, continueranno le tendenze di "transizione" del 2010. Ma non è detto affatto che il 2011 sarà un anno altrettanto tranquillo.
Di fronte al graduale esaurimento del petrolio e delle altre risorse, l'economia sta facendo un enorme sforzo per mantenere i livelli di produzione del passato. Questo è costoso e sta generando una contrazione economica un po' in tutti i settori. Ciononostante, gli indicatori economici comunemente utilizzati segnano come "positivi" anche sforzi che non producono nessun aumento di ricchezza reale. E' il solito problema del PIL che misura come ricchezza - per esempio - sia la produzione di inquinamento che i costi per abbatterlo. Quindi, l'economia mondiale darà un'impressione (solo un'impressione) di continuare a espandersi debolmente. In realtà, si contrae in termini di "energia netta" e di risorse disponibili.
La produzione petrolifera nel 2011 dovrebbe mantenersi ancora abbastanza stabile, seguendo il "plateau" che ormai si mantiene dal 2004. Risentirà debolmente dalle condizioni dell'economia finanziaria. Prezzi alti del petrolio porteranno ad aumenti di produzione rispetto alla media, e viceversa.
Il picco del petrolio rimane un'entità evanescente che non riusciamo a percepire bene. Per quanto riguarda il petrolio "convenzionale" sembra rimanere valida l'idea che sia stato nel 2005; ma se consideriamo tutti i liquidi combustibili, allora è impossibile dire. Ci vorrà ancora qualche anno prima di essere in grado di guardare "nello specchietto retrovisore" e dire "si il picco c'è stato" e in che anno.
I prezzi del petrolio continueranno a salire; perlomeno per la prima metà del 2011, probabilmente arrivando a superare i 100 dollari al barile. Non mi aspetto un impennata simile a quella del 2008 - mi sembra difficile che si arrivi di nuovo a 150 dollari e oltre. Ma le follie del mercato non sono mai prevedibili con esattezza. Quello che si può dire con certezza è che se ci sarà un'ulteriore crisi economica come quella del 2008, vedremo i prezzi crollare di nuovo,
Picco o non picco, stiamo vedendo una scarsità crescente di "commodities" di origine minerale. Questa scarsità per ora non si riflette sui dati dell'economia finanziaria, ma pesa sempre di più sulle economie più deboli fra i paesi sviluppati; i cosiddetti "PIIGS" (Portogallo, Italia, Irlanda, Gracia e Spagna). Di questi, i più deboli sono già praticamente con la testa sott'acqua (Grecia e Irlanda) e il futuro non si prospetta buono per gli altri, con il Portogallo che pencola e con le due economie (relativamente) più forti, Italia e Spagna, a forte rischio. Le economie che importano grandi quantità di materie prime sono sensibili ai prezzi delle materie prime. Se il petrolio sale e rimane sopra i 100 dollari al barile si rischia di vedere anche un crollo generalizzato dell'economia italiana. Questa si sta già contraendo da diversi anni, ma si riesce ancora in qualche modo a mascherare la crisi - per ora.
Questa stasi economica si manifesta anche come calma piatta politica e strategica. Il ventunesimo secolo era cominciato con forti instabilità e guerre varie, ma tutto si è calmato a partire del 2009. Anche quest'anno, dal punto di vista politico non è successo praticamente niente. Non sono iniziate nuove guerre e non ci sono stati rivolgimenti politici degni di nota. Se nel 2009 l'evento politico importante era stata la statuetta del duomo tirata in faccia a Berlusconi, questo è stato l'anno dove l'evento politico importante per l'Italia è stata la storia del bunga-bunga. Questa calma piatta potrebbe continuare anche per buona parte del 2011.
Tuttavia, la situazione è profondamente instabile e ci devono essere, prima o poi, dei rivolgimenti politici importanti. Mi aspetto che certi dinosauri politici vedano la loro fine. In particolare l'Unione Europea è ormai uno zombie che continua a camminare più che altro perché nessuno sa come liberarsene.
Il problema con queste cose è che i sistemi politici crollano all'improvviso, con una rapidità che prende tutti di sorpresa. Vi ricordate il caso dell'Unione Sovietica? E' successo all'improvviso: è svanita e nessuno se lo aspettava. Io credo che succederà qualcosa di molto simile anche per l'Unione Europea, ma è impossibile prevedere esattamente quando. Tutti i momenti sono buoni. (d'altra parte, anche gli Stati Uniti, non è che siano messi bene....).
E in Italia? Beh, le stesse tendenze sono in atto. A 150 anni dalla spedizione dei mille, c'è chi si domanda che senso abbia avuto tutta la faccenda. Non mi aspetto che l'Italia faccia la fine dell'Unione Sovietica nel 2011, ma la tendenza a una decentralizzazione sempre più spinta è evidentissima e potrebbe manifestarsi in una forma simile; con il crollo del governo centrale. Ma è più probabile che questo sarà un processo graduale, in cui lo stato cederà le sue prerogative un pezzo per volta ai governi locali.
Se dal punto di vista politico e economico non siamo messi bene, dal punto di vista ambientale, siamo messi malissimo. La crisi sta riducendo leggermente le emissioni di CO2 nell'atmosfera, ma la concentrazione sta continuando ad aumentare. Nella pratica, l'assalto contro la scienza del 2010 ha impedito anche che si facesse qualche piccolo tentativo di ridurre le emissioni con dei provvedimenti a livello mondiale.
Quindi, nel 2011, vedremo ulteriori disastri ambientali: ci possiamo aspettare incendi e inondazioni in abbondanza, con aggiunte di acidificazione oceanica, estinzione di specie, collassi ecologici vari. Ripeto la mia predizione sulla situazione dell'agricoltura - che non può migliorare per tutta una serie di fattori che includono i costi crescenti dei fertilizzanti e della meccanizzazione, come pure l'erosione generalizzata. Insomma, quest'anno sarà un disastro come l'anno passato e se possibile ancora peggiore. E le temperature mondiali, ovviamente, continueranno ad aumentare.
Nel 2011 continuerà il tentativo delle lobby dei combustibili fossili per negare la realtà del riscaldamento globale e il ruolo dell'uomo nello stesso. Sembra, tuttavia, che il grande attacco del 2010 si stia rivelando una vera Stalingrado dei negazionisti, che sono chiaramente in difficoltà. Si tratta ora di vedere se torneranno all'offensiva con qualche ulteriore trucco propagandistico oppure se inizierà la loro ritirata finale. Tutto da vedersi.
In sostanza, siamo un po' come quando arrivi in cima, sull'ottovolante. C'è quel momento di pausa in cui guardi il baratro davanti e sai che ci devi scendere, ma per quel breve momento tutto sta fermo, sospeso in aria. E' un attimo, poi comincia la discesa.....
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Ecco le previsioni complete che avevo fatto all'inizio del 2010 (per l'esattezza il 3 Gennaio).
lunedì, aprile 06, 2009
Che succede al Dow Jones?
Immagine da "seeking alpha"
Se lo guardate in dollari, l'indice "Dow Jones" della produzione industriale va su e va giù a seconda del momento - non sembra mostrare alcuna regolarità ma soltanto "cicli" che alcuni ritengono essere una cosa naturale.
Ma provate a esaminare il Dow Jones in termini del prezzo del petrolio e le cose cambiano notevolmente. Questo è quello che ha fatto Gregor Macdonald nel suo blog "seeking alpha". Qui, vediamo la tendenza del Dow Jones negli ultimi dieci anni: con un unità di Dow Jones si compra sempre meno petrolio. In altre parole, il valore di quello che riusciamo a produrre è in discesa costante se pensiamo che il denaro si misura in unità di energia.
Questo tipo di andamento, come ha giustamente ragionato Macdonald, non è dovuto al fatto che c'è qualcosa di sbagliato nel modo in cui produciamo. E' dovuto al fatto che il petrolio costa sempre di più in termini fisici. Questo costo viene espresso in termini di unità di "EROEI" (energy return for energy invested) e sappiamo che è in continua diminuzione. Mentre il petrolio dei "tempi d'oro" valeva circa 100 in termini di EROEI, oggi siamo intorno a 10-15. Questo vuol dire che facciamo sempre più fatica a produrre le cose e questo si riflette nella diminuzione del valore della produzione.
E' una tendenza epocale che non si invertirà finchè non sostituiremo il petrolio con qualcosa che ci faccia riprendere a produrre con l'efficienza di una volta. Non è impossibile, già il fotovoltaico ha un EROEI di circa 10 e il vento intorno a 20. Le frazioni di energia prodotte con questi metodi sono ancora minuscole, ma sappiamo cosa ci sta piombando addosso e cosa dovremmo fare per evitarlo. Peccato che non lo stiamo facendo, perlomeno in Italia.
venerdì, novembre 21, 2008
Che succede all'elefante?

Quello che colpisce della situazione attuale è che nessuno se l'era minimamente immaginata. Andate indietro soltanto a Luglio di quest'anno, Se qualcuno avesse parlato di crollo della borsa, gli avrebbero dato di pazzo furioso e tutti gli analisti (cosiddetti) prevedevano il petrolio a 200 dollari al barile (*).
Eppure, la questione dell'andamento delle borse è importante o almeno così sembra. Accendete la televisione la mattina e sentirete che una delle prime cose che vi raccontano è come sono andate le borse - anche prima dei risultati di calcio e dell'oroscopo. Sulla TV satellitaria, ci sono canali e canali dove la gente non parla altro che di quello. Ci sono istituti, dipartimenti universitari, fondazioni, e tante altre cose dedicate soltanto a questo argomento.
Vista la capacità predittiva che hanno dimostrato, mi sembra chiaro che nessuno di questa banda ci capisce gran che, ma in compenso continuano a ragionarci sopra, a fare previsioni e a raccontare che entro un anno o due tutto tornerà a posto. Sembra un po' la vecchia storia indiana dei ciechi e dell'elefante. Ci giravano intorno e lo toccavano da tutte le parti, ipotizzando che la coda fosse un serpente, le zampe dei tronchi d'albero, le zanne dei rami. Ma nessuno riusciva a capire che cos'era.
Eppure, l'elefante è proprio davanti a noi e se ci togliamo gli occhiali che ci rendono ciechi. Il crollo del sistema economico era stato previsto già più di trent'anni anni fa nella prima edizione del libro che in Italia conosciamo come "I Limiti dello Sviluppo" (in realtà, "I Limiti alla Crescita"). Il sistema non crolla per via degli speculatori e non crolla per via dei catastrofisti. Crolla per una combinazione mortale di cause, delle quali la principale è il costo crescente della produzione delle materie prime.
Questa faccenda non è poi tanto complicata: dovrebbe essere chiara anche senza bisogno di aver studiato dinamica dei sistemi. Prendete il petrolio per esempio, la principale materia prima del sistema industriale. Come ti spiegano nel primo anno del corso di economia, il prezzo di una merce è determinato dalla combinazione della domanda e dell'offerta. E' una cosa che sanno anche quelli che barattano pecore e cammelli. Allora, qualcuno vende petrolio, qualcun altro lo compra. Se c'è meno petrolio disponibile, l'offerta cala e il prezzo aumenta. Però, non c'è solo l'offerta. Se il petrolio costa troppo caro, i compratori non lo vogliono più - allora il prezzo cala.
Quindi, i prezzi alti o bassi non sono soltanto un indicazione dello stato dell'offerta. Ovvero, il fatto che il prezzo del petrolio sia basso non vuol dire che di petrolio ce ne sia in abbondanza. Vuol dire soltanto che, nel rapporto fra domanda e offerta, in questo momento la caduta della domanda è il fattore prevalente. C'è anche un nome per questo fenomeno che trovate scritto nei libri di economia: si chiama "distruzione della domanda". Non c'è dubbio che la domanda sia stata distrutta bene dalla fase di prezzi stellari della prima metà del 2008.
Allora, tutto ha una logica: i prezzi sono il risultato del feedback fra domanda e offerta. I sistemi a feedback tendono a entrare in oscillazioni periodiche, ed è esattamente quello che vediamo per i prezzi del petrolio e per l'andamento della borsa. Le oscillazioni dipendono dal tipo di sistema che ha una sua costante di tempo. Per comprare o vendere azioni ci vogliono dieci secondi - nessuna meraviglia che le oscillazioni siano così forti e rapide. Per mettere in produzione un nuovo giacimento petrolifero, invece, ci vogliono anni di lavoro. La produzione non segue le stesse oscillazioni dei prezzi - è un sistema "smorzato" che oscilla anche quello ma su tempi di decine di anni.
Tuttavia, ultimamente trovo sempre gente che mi guarda con aria bovina e mi dice, "ma se il prezzo si abbassa, allora non era vero nulla della storia del picco del petrolio!". Questo proprio nel momento in cui il crollo delle borse sta distruggendo la capacità dell'industria di investire in nuove ricerche e nuovi sfruttamenti. Ed ecco l'elefante: il picco del petrolio. Ma questi qui continueranno a tastare senza rendersi conto di cosa stanno tastando.
Questo povero elefante è veramente in cattive mani.
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(*) Per la verità, c'era un tale che aveva previsto il crollo dei prezzi del petrolio. Il 21 Febbraio del 2008, questo signore aveva scritto: "Se cala la domanda, i prezzi si abbassano e questo è quello che potrebbe succedere. Il prezzo del petrolio potrebbe rientrare anche sotto i 50-60 dollari al barile" Doveva essere uno che di elefanti se ne intende!
venerdì, settembre 19, 2008
Il prezzo più alto è quello che non ti puoi permettere di pagare
Questo post racconta di un convegno che si è svolto circa sei mesi fa. Illustra come molta gente abbia una visione molto limitata di tutta la complessità della situazione finanziaria e concentri tutta la sua attenzione solo su un numero, il prezzo del barile in quel particolare giorno, sempre sperando che sia basso e sempre credendo che più è basso più siamo contenti. Non è così semplice, come abbiamo visto in questi giorni.
Siamo nella sala conferenze di un albergo di lusso in campagna. Dalle ampie finestre, si vedono i vigneti; è una zona dove si fa uno spumante che rivaleggia lo Champagne francese. La sera prima, ci hanno anche portato ad assaggiarlo (è dura la vita del conferenziere!)Ci sono ospiti stranieri, c'è anche la traduzione simultanea. Seduti in platea ci sono persone dall'aspetto molto professionale. Signore in tailleur rigorosamente grigio o nero, signori in abito intero, rigato o grigio. La conferenza è sulle materie prime. Si parla parecchio di alluminio, ma anche di altri metalli. I conferenzieri parlano in inglese o in italiano. Chiaramente sono professionisti e dirigenti di alto livello.
Quando tocca a me, parto abbastanza da lontano. Faccio vedere il lavoro sulle materie prime che ho fatto insieme a Marco Pagani. I picchi di molti metalli importanti, come l'allumino, spiego, non sembrano imminenti. In effetti, la materia prima da cui si fa l'allumino, la bauxite, è molto abbondante. Tuttavia, continuo, la produzione di alluminio sarà fortemente influenzata dalla disponibilità di energia - produrre alluminio è un processo energivoro.
A questo punto, mi lancio a spiegare la questione del picco del petrolio. Parlo delle riserve, della dinamica della produzione, della teoria di Hubbert. Spiego come il meccanismo della domanda e dell'offerta generi forti oscillazioni nei prezzi. Dico che la tendenza alla crescita continuerà ancora, ma che vedremo a non lunga scadenza un crollo del prezzo del petrolio dovuto alla distruzione della domanda.
Da li', spiego come la distruzione della domanda porti come conseguenza una distruzione dell'offerta. Questo genera quello che si chiama recessione. Quella che ci aspetta, dico, sarà una recessione dura; potrebbe somigliare al 1929 ma potrebbe essere anche peggiore. Vedremo il crollo delle borse e la sparizione di certe attività che ci sembravano normali ma che, nel futuro, non potranno esistere, le compagnie aree, per esempio. Anche la metallurgia ne soffrirà. Il prezzo più alto, dico, è quello che non ti puoi permettere di pagare.
Mi fermo. Rimango un attimo interdetto. Non ho per caso esagerato? Forse è ancora un po' l'effetto dello spumante della sera prima, ma mi sono lasciato andare a parlare di recessione, crisi del 29, crollo delle borse, collasso economico, eccetera. Mi guardo intorno; tutte le cravatte e i vestiti rigati davanti a me mi fanno un po' impressione. Ma non mi pare di aver fatto un errore. Quelli seduti nelle prime file mi guardano interessatissimi e non sembrano aver perduto una parola di quello che ho detto. Concludo rapidamente la mia presentazione e ricevo un applauso di quelli che, ormai, riconosco come spontanei, non solo formali.
Più tardi, mi ritrovo a chiaccherare con il chairman della sessione mentre ho un bicchiere di spumante e una tartina al salmone in mano (sempre dura la vita del conferenziere!). Mi dice, "La sua conferenza è piaciuta molto, me lo hanno detto tutti." "Grazie," rispondo, "ma non vorrei essere stato un po' pessimista..." "Pessimista? Beh, sa, in effetti le cose che ha detto erano un po' preoccupanti, ma poi mi sono ricordato che ha anche detto che il prezzo del petrolio si sarebbe abbassato. E allora mi sono tranquillizzato"
..
sabato, settembre 06, 2008
E ora, Ugo, come la mettiamo con la tua teoria?
Questo dialogo si è svolto qualche giorno fa fra me e un collega, docente di fisica. E' riferito a memoria e la fine è un tantino romanzata, ma sostanzialmente è una cronaca fedele del tono e del contenuto del dialogo. Rappresenta bene la reazione aggressiva di un certo numero di persone che hanno visto il prezzo del petrolio crollare in pochi mesi da 150 dollari al barile a poco più di 100, senza ricordarsi che solo pochi mesi prima era eresia pensare che salisse oltre i 100. Le mie previsioni per l'anno in corso, le trovate su un post del Gennaio di quest'anno: avevo detto che mi aspettavo aumenti, ma anche un probabile crollo dei prezzi che avrebbe illuso molta gente che non c'era nessun problema. Previsione, per il momento, completamente confermata.Lui: E ora, Ugo,come la mettiamo con la tua teoria?
Io: Quale teoria?
L: Avevi detto che i prezzi sarebbero saliti a 150 dollari al barile!
I: Mah, veramente non avevo detto proprio così. Avevo detto che mi aspettavo che sarebbero saliti. E infatti sono saliti.
L: E invece sono scesi.
I: Si, ma prima sono saliti. E avevo anche detto che mi aspettavo che poi sarebbero scesi.
L: Però avevi detto che sarebbero saliti.
I: Si, infatti sono saliti. E' quello che è successo.
L: E allora, come la mettiamo?
I: Come la mettiamo cosa?
L: Con il fatto che i prezzi sono scesi.
I: Ma sono saliti! Sono ai massimi storici.........
L: Però ora sono scesi!
I: (sospiro) Hai visto le olimpiadi ieri sera?
L: Certo! Hai visto la medaglia di Castragatti nel Tetrathlon subacqueo?
giovedì, agosto 21, 2008
La grande profezia

C'è una vecchia barzelletta sui carabinieri che va più o meno così: "Appuntato, si sporga dal finestrino e mi dica se la freccia funziona oppure no." "Brigadiere, sto guardando: ora si, ora no, ora si, ora no......."
Il senso comico della storia sta nel fatto che il personaggio che osserva dal finestrino ha così poca memoria da dimenticarsi che, prima di essere spenta, la freccia era accesa e viceversa. E' l'esagerazione caricaturale di una storia vera che ci racconta lo psichiatra Oliver Sachs di un suo paziente che soffriva di amnesia per la memoria a lungo termine.
Se il paziente di Sachs era un caso patologico, l'atteggiamento di certi "esperti" petroliferi sembrerebbe alle volte meritare anche quello un'indagine clinica. Quando il prezzo va su per un po', tutti dicono che è un disastro irreversibile. Quando il prezzo va giù, che non c'è niente da preoccuparsi. Appunto, come la freccia della macchina dei carabinieri: "ora si, ora no....."
Per dare un esempio non recentissimo di questa amnesia patologica, mi ricordo sempre di un convegno di un paio di anni fa in cui un parlamentare della repubblica (per pietà, non faccio nomi), che parlava dopo di me, disse che era totalmente in disaccordo con la mia analisi dato che "i prezzi del petrolio si sono abbassati". A quel tempo, tutti consideravano altissimi prezzi intorno ai 60 dollari al barile e il fatto che fossero temporaneamente scesi sotto i 50 sembrava motivo sufficiente per il nostro parlamentare di ritenere che tutti i problemi fossero scomparsi. Non era in grado di ricordarsi - amnesia patologica, appunto - che un anno prima i prezzi erano ben sotto i 40. Avrei voluto ricordarglielo, ma era una persona talmente importante che non aveva tempo per sentire le repliche e dopo questo suo brillante intervento se n'è andato sulla sua auto blu.
Possiamo ipotizzare, forse, un attacco degli alieni che usano un raggio decerebrante come arma contro gli esseri umani? Solo così si può spiegare come - quest'estate del 2008 - il fatto che i prezzi del petrolio siano scesi sotto i 120 dollari al barile (dopo aver toccato i 150) venga considerato da moltissima gente come motivo sufficiente per non preoccuparsi più di quella strana cosa che certuni avevano chiamato "il picco del petrolio", anzi di negarne senz'altro l'esistenza.
Fortunatamente, sembra che alcuni di noi siano immuni a quest'arma decerebrante aliena o, forse, semplicemente non soffriamo di amnesia. Basta poco, in effetti, per rendersi conto che queste fluttuazioni dei prezzi sono un elemento ricorrente di una curva che è in netta crescita dal 2003. Sulla base dei dati storici che coprono un paio di anni, era facile aspettarsi che avremmo avuto delle oscillazioni importanti.
Leggete cosa scrivevo a Gennaio di quest'anno in un post che intitolavo "previsioni per il 2008":
I prezzi potrebbero aumentare ben oltre i 100 dollari al barile, ma continueranno ad essere estremamente volatili. Non ci sarebbe nemmeno da stupirsi di un crollo temporaneo, al che tutti diranno che la crisi del petrolio era solo una bufala. Per un po'.
Una notevole profezia, vero? Eppure non ci voleva tanto. Bastava guardare i dati storici (e portare tutti i giorni uno speciale elmetto anti-raggio decerebrante alieno).
Notate, comunque, che la profezia non si è ancora completamente realizzata. Il crollo lo do per "temporaneo". Vediamo cosa succede a fine anno, poi mi posso vestire da mago con il vestito blu con le stelle e tutto il resto.
mercoledì, luglio 16, 2008
Crisi delle compagnie aree

Siccome sono in partenza per Londra, oggi pomeriggio, ho pensato che vi poteva interessare vedere come è strutturato questo biglietto di Meridiana.
Notate la presenza di un "crisis surcharge" (sovrapprezzo per la crisi) di 6 euro. Cosa sarà mai?
Molto più comprensibile il "fuel surcharge" (sovrapprezzo per il carburante) che - notate - costa più del biglietto di andata. Potrebbe essere molto peggio se il petrolio aumenta ancora.
In sostanza, da l'impressione di una situazione di crisi; d'altra parte te lo dicono anche nero su bianco. Con i prezzi del petrolio a questo livello, quanto potranno ancora durare queste compagnie a basso costo? Mah? Ho un po' il dubbio che la prossima volta, a Londra, ci dovrò andare in treno.
domenica, gennaio 20, 2008
Gli uomini d'oro di ASPO

In una recente intervista a "Gente Veneta"Leonardo Maugeri, vicepresidente di ENI, ha risposto alla domanda sui prezzi del petrolio, dichiarando:
«Le attuali punte di prezzo al barile sono dovute alla speculazione». I costi sarebbero di 60-65 dollari al barile (e non circa 90, come oggi), perché non converrebbe estrarre petrolio ad un costo superiore. Si è solo messo in moto un meccanismo che facendo prevedere aumenti della domanda ed esaurimento delle scorte provoca una forte domanda speculativa anticipata.
Ogni opinione è rispettabile e, va detto, Maugeri non è il solo che sta dando la colpa degli aumenti dei prezzi a chi ha messo in giro l'idea che il petrolio è scarso. Tuttavia, è forse un po' esagerata.
Facciamo un po' di conti. Quanti sono, in Italia, quelli che hanno parlato del picco del petrolio sui media di una certa diffusione? In TV, ne ha parlato Luca Mercalli. C'è poi Beppe Grillo che ne ha accennato in uno dei suoi post. A una certa distanza, viene il modesto sottoscritto, Ugo Bardi, che ha avuto a volte spazio nei giornali nazionali e qualche rara volta in TV. A parte qualche altra occasionale apparizione dei membri di ASPO-Italia e di altre persone impegnate in questo campo, è difficile pensare che quelli che determinano il prezzo del petrolio, ovvero i traders, siano molto esposti al concetto del picco, perlomeno in Italia. Per il pubblico in generale, il concetto è totalmente ignoto al momento.
Cosa succede a livello internazionale? Beh, c'è un discreto gruppo di picchisti abbastanza noti: Colin Campbell, Kjell Aleklett, Howard Kunstler, Matthew Simmons, Richard Heinberg, solo per fare qualche nome. Quanti sono quelli che appaiono sui media? Uno sparuto gruppetto: una decina, al massimo qualche decina. Anche qui, è molto difficile che i traders siano esposti al concetto del picco; lo stesso vale per il pubblico generale.
Allora, facciamo un po' di conti. Consideriamo il mercato del petrolio. Prendiamo in esame solo quello "spot" del petrolio veramente scambiato (lasciando perdere quello mercato finanziario, anche se è 5-6 voltepiù grande). Prendiamo i circa 26 miliardi di barili prodotti annualmente nel mondo. A 90 dollari al barile, fanno 2300 miliardi di dollari. Se fossero stati a 60 dollari al barile, erano "soltanto" 1500 miliardi. La differenza è 800 miliardi di dollari (mica male!)
Consideriamo ora il numero dei picchisti. Esageriamo pure e diciamo che in tutto il mondo ci sono 1000 persone (invece che soltanto un centinaio) che pubblicano e diffondono l'idea del picco. Secondo Maugeri e gli altri, è questo gruppetto che ha causato l'aumento dei prezzi del petrolio.
Cavolo! (per non dir di peggio) Secondo questo ragionamento, ognuno di quelli che parlano del picco è responsabile per circa 800 milioni di euro che entrano annualmente nelle casse delle compagnie petrolifere!!! Al prezzo attuale dell'oro, 30 dollari al grammo, (probabilmente abbiamo contribuito a fare aumentare anche quello), ognuno di noi vale 27 tonnellate di oro fino. Uomini d'oro; altroché!
Cavolo doppio (ancora per non dir di peggio). Non credevo di avere tutto questo potere! Mi viene voglia di scrivere sette letterine e chiedere il mio 5% sicuramente meritato. Cosa sono 40 milioni di euro all'anno per le potenti sette sorelle?
Purtroppo, però, ho l'impressione che Maugeri e gli altri ci abbiano un po' sopravvalutato. La mia opinione sugli aumenti dei prezzi del petrolio è differente e non implica il complotto planetario dei 1000 uomini d'oro di ASPO. Se volete leggerla, la trovate qui.
[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]


