Visualizzazione post con etichetta scelte energetiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scelte energetiche. Mostra tutti i post

martedì, marzo 04, 2008

E tu, catastrofista ... che cosa fai?


In questo post, solo all'apparenza provocatorio, vorrei discutere di situazioni che picchisti, post-picchisti e similari si trovano (loro malgrado) a fronteggiare, quando si entra in argomenti "caldi" con persone scettiche sul tema.
Premetto che essere "picchista" non è un privilegio, infatti da un punto di vista psicologico sarebbe molto meglio non esserlo (almeno per me): la vita scorrerebbe indubbiamente più tranqulla.
Non è nemmeno uno stato di grazia, di elezione o di illuminazione. Un picchista è semplicemente una persona che cerca un minimo comune denominatore logico negli eventi che hanno segnato la Storia dell'Uomo, soprattutto in quelli che si sono succeduti dal secondo dopoguerra ad oggi.
Questa ricerca lo porta inevitabilmente a una profonda indagine sull'origine, l'utilizzo e la "fine" delle risorse fossili, in particolare degli idrocarburi.
Ora, quando il picchista si trova ad esporre questi argomenti, e gli inevitabili scenari post-picco a persone che non ne hanno mai sentito parlare, si trova di fronte a una casistica di comportamenti piuttosto varia. Le categorie più ricorrenti sono le seguenti:
1. gli accondiscendenti per inerzia. Ti danno ragione così, con passività, ma non sanno nemmeno loro perchè
2. gli accondiscendenti convinti. Queste persone hanno conoscenze di Termodinamica e di Sistemi Dinamici, oppure usano la loro intuizione e la loro esperienza di vita, arrivando alle medesime conclusioni
3. i contrari ottimisti. Hanno un'illimitata fiducia in una Ricerca fantascientifica e segreta, che ci salverà sul più bello. A volte cercano pure di consolarti
4. i contrari nervosi. Non riescono a capacitarsi di teorie che ritengono troppo "catastrofiste", e le rifiutano a priori con te.
La categoria 4, quella che forse trasmette più tristezza, non è così rara (infatti mi ha ispirato per questo post). I contrari nervosi argomentano in modo sereno per 5 minuti, dopodichè cominciano a sentirsi come un animale in trappola e alzano la voce, perdono di vista i dati, declamano frasi altisonanti per convincere l'interlcutore e loro stessi che il mondo deve andare avanti così. Non importa se ci sono delle palesi contraddizioni, loro non riescono a immaginare un mondo diverso.
La loro arma di emergenza (tipo quella che negli arcade si custodisce gelosamente per poter battere il gran mostro finale) è la frase: "E tu, che sei così catastrofista e critico con tutto, che cosa fai per cambiare l'attuale sistema? Finora abbiamo parlato di problemi, problemi ... quali sono le soluzioni?"
Ammetterete che non è facile neutralizzare quest'arma così asettica. Soprattutto perchè, nella concitazione del momento, le proposte di soluzione sono state dette ma non sono state neanche sentite, oppure, peggio, sono state derise. Io qualche sistema di difesa ce l'ho, e continuo a potenziarlo; ma preferisco raccontarlo un'altra volta per non dilungarmi. Nel frattempo, direi che il post sottostante (Piano Energetico ASPO) dell'ottimo Eugenio Saraceno è una delle armi di contrasto più potenti ...
PS Gli scettici nervosi non sono necessariamente irrecuperabili a tempo indeterminato. Personalmente, ne ho convinti un paio alla teoria del Picco, senza contare mia madre (per lei è stata dura. Per mio padre, purtroppo non ne ho avuto il tempo)

[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

domenica, febbraio 17, 2008

Il teatro dell'inconsistenza energetica





"Il politico, il giornalista, l'architetto e lo scienziato"

Tragicommedia in un atto





created by Nicola Dall'Olio





Personaggi ed interpreti:


- Il conduttore televisivo (noto conduttore RAI)


- Il politico (ex presidente della Camera ora presidente di un partito di centro (?))


- Il giornalista (direttore del settimanale più venduto in Italia)


- L'architetto (architetto italiano dal nome vagamente ungherese)


- Lo scienziato (premio nobel per la fisica)


Ecco la cronaca in forma teatrale, con pochi incisi del coro, di una discussione sull'energia avvenuta durante una trasmissione televisiva del 14/02/2008

Scenario: Interno, lo studio di Anno Zero, telecamere, pubblico nell'ombra seduto su gradinate di legno

Dopo un lungo parlare di alchimie elettorali e partitiche, il conduttore butta lì il tema dell'energia, l'energia in Italia è troppo cara, incide sulle tasche dei cittadini e sulla competitività delle imprese, il problema è che siamo troppo dipendenti dai combustibili fossili i cui prezzi continuano a salire. Cosa bisogna fare?

Parte sparato il politico, il fatto è che non abbiamo sviluppato il nucleare, guardate la Francia, guardate l'Inghilterra, nucleare e risolviamo tutto e poi termovalorizzatori [sì termovalorizzatori, la nuova soluzione energetica] e gassificatori, l'Italia non investe nelle infrastrutture è questo il problema, meno male che non c'è più il mio amico Pecoraro Scanio che pensava di produrre energia con il solare e l'eolico, quelli sono pannicelli caldi che fanno ridere i polli....

Lo scienziato ribatte che il nucleare ha dei problemi: ci vogliono almeno 10 anni per costruire una centrale, per coprire il 30% del fabbisogno elettrico nazionale ci vogliono 20 centrali, una per regione, se non siamo in grado di fare i termovalorizzatori come pensiamo di fare le centrali nucleari, e poi ci vogliono miliardi di euro che si ripagano se va bene in 40 anni, chi investe?

Il costo dell'energia elettrica dal nucleare sembra basso, ma in realtà è estremamente caro se si computano tutti i costi, nei costi del nucleare francese bisognerebbe aggiungere quelli sostenuti per mantenere la Force de frappe e per lo smaltimento delle scorie a cui lavorano 30.000 persone pagate dallo Stato. Anche negli USA tra Barak e Hillary si sta discutendo di chiudere il deposito della Yukka Mountain, di trovare soluzioni alternative per le scorie. E poi il prezzo dell'uranio è anch'esso in forte aumento.

Il politico: beh, allora, caro professore, cosa dobbiamo fare? dobbiamo aspettare ancora, come si è fatto fino ad adesso, solo perché ci vogliono 10 anni per costruire una centrale? dobbiamo rinunciare all'energia per il problema delle scorie? [sottinteso: smettere di crescere??? risparmiare???]

Lo scienziato qui si smarca, e sfodera un assist perfetto per il suo interlocutore: ma no, si può fare, è che ci vogliono anche e soprattutto investimenti in ricerca e sviluppo, quando ero all'Enea avevo presentato un progetto per bruciare le scorie riducendone la radioattività e producendo energia [un nuovo tipo di termovalorizzatore?]. Però il progetto non è stato finanziato e così me ne sono andato all'estero alla ricerca di maggior fortuna

Il politico: ecco, vedi, lo dicevo, se si vuole si può risolvere, è un problema di volontà politica, di investimenti in infrastrutture e ricerca.

Interviene l'architetto l'architetto che dice che Ségolène Royal ai tempi della campagna elettorale ha perso perché in un confronto con Sarkozy non ha saputo dire quanto era la quota di energia francese prodotta con il nucleare. Lei ha detto 13%, dimostrando di non essere preparata, Nicolas, più bravo, il 60%. La risposta giusta era infatti il 70%.

Lo scienziato interviene: architetto ti sbagli, è il 70% dell'energia elettrica che è un terzo dei consumi energetici, la quota del fabbisogno energetico coperto dal nucleare è dunque molto inferiore [forse che Ségolène era invece molto preparata?] ma gli altri non sembrano interessati a questa osservazione, la differenza tra consumi di energia primaria e consumi di energia elettrica pare solo una fastidiosa disquisizione da scienziato.

A questo punto scende in campo il giornalista [e qui il povero cronista ha fatto veramente fatica a non spegnere la Tv, anzi dopo un po' l'ha spenta per la troppa rabbia, ma poi l'ha riaccesa per dovere di testimonianza], che parte irridendo Prodi (ci vuole poco di questi tempi). Ai tempi dell'insediamento del governo, durante una conferenza stampa, gli aveva chiesto come pensava di risolvere il problema energetico e mortadella avrebbe risposto "con il risparmio", ah! ah! ah!, il risparmio, ma vi pare? Ma qua ci vogliono soluzioni vere, signori, ci vuole il nucleare, come stanno facendo tutti i paesi europei, che stanno progettando a tutto spiano nuove centrali [?!], prendete la Germania [la Germania??], perché l'energia costa meno in Germania e sono più competitivi di noi? perché? ma perché la maggior parte dell'energia in Germania è prodotta dal nucleare, il solare e l'eolico di cui si sente tanto parlare sono cose ridicole, bazzecole fatte dalla coalizioni di centrosinistra per accontentare i Verdi...

Lo scienziato salta sulla sedia, prova di nuovo a chiarire: vi sbagliate, il nucleare in Germania è solo una quota minoritaria dell'energia elettrica che a sua volta, come ho già detto, è una quota minoritaria dei consumi di energia primaria, ma il giornalista non fa una piega, cambia semplicemente argomento, inizia a parlare di mancanza di ricerca e di preparazione nelle scuole, perfino all'interno del suo giornale molti non sanno rispondere alle domande del test PISA, è sulla formazione che bisogna agire.

Interviene di nuovo lo scienziato: non c'è la soluzione, la fonte risolutiva, non si può semplificare il problema energetico a nucleare sì, nucleare no. La soluzione verrà, oltre che dall'efficienza energetica, da un mix di fonti: dal geotermico, dalle biomasse, dal solare a concentrazione, e poi sì, se si finanzierà la ricerca, si potrà provare a fare anche qualche centrale nucleare di nuova generazione [notate: nessun riferimento a eolico e FV forse perché irrisi dal politico e dal giornalista, nessun riferimento a riduzione dei consumi e meno che mai ha picchi di risorse]. Il problema energetico è bipartisan, ha bisogno di soluzioni tecnologiche e non politiche. Occorre darlo in mano ad esperti del settore finanziando la R&S e gli investimenti con parte degli enormi proventi fiscali derivanti dalle tasse sui combustibili.

Politico: ma certo, certo, siamo tutti d'accordo, nucleare, termovalorizzatori, gassificatori e poi, non dimentichiamoci, il carbone, con le tecnologie attuali il carbone è pulitissimo [e Kyoto?]. Il problema è che in questo paese con il governo Prodi non si è investito in infrastrutture, non solo quelle energetiche, ma anche leautostrade, la TAV...
A questo punto il conduttore ritiene la discussione conclusa e cambia argomento.


P.S: Dimenticavo, mentre si discuteva di energia si è affrontato anche il problema delle carenze del nostro sistema di istruzione superiore e universitario. Per il politico la ricetta è la riduzione del numero di sedi universitarie e l'istituzione del numero chiuso. Per lo scienziato la privatizzazione, così aumenta la competizione. Il modello di riferimento per l'Italia deve essere Harvard.



[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

mercoledì, dicembre 19, 2007

L'illusione di Battaglia


In questo guest post viene recensito un libro di recente pubblicazione, dedicato alla dimostrazione (almeno, tentata) dell' "inutilità" dell'Energia dal Sole.

L'autore del libro è ancora una volta perentorio nei suoi giudizi; a questo atteggiamento fanno da centro di diffusione una certa stampa politicizzata e alcuni siti e blog, che assecondano le idee esposte in modo assiomatico.

Può essere interessante sentire anche opinioni meno osannanti e più analitiche. Ringraziamo Francesco Aliprandi per l'elaborato.




L'illusione di Battaglia

created by Francesco Aliprandi


Ho finito di leggere "L'illusione dell'energia dal sole", e volevo esprimere qualche commento.

L'impressione che ne ho ricavato è che il professor Battaglia sia perfettamente in grado di difendere i suoi calcoli all'interno del recinto che con estrema cura si costruisce nel libro. A pag. 18 dell'introduzione scrive "Ma, dopo aver riconosciuto quale istanza ambientale è illusione e quale no [...], come si fa - direte voi - a dimostrarne il carattere illusorio? A questo proposito la regola d'oro è: esercitare l'aritmetica.", cosa che fa in modo quasi ineccepibile salvo poche eccezioni. Purtroppo non basta saper usare la partita doppia per poter risanare il bilancio di uno Stato, e infatti quello che non funziona nel libro non sono i calcoli quanto le idee che vi stanno dietro.

Nei primi due capitoli vengono definite l'energia e la potenza, e anche i primi due principi della termodinamica. E' curioso come a pag. 37, dopo aver spiegato la differenza fra le due grandezze fisiche, sia scritto (in uno dei numerosi e a mio parere fastidiosissimi riquadri in stampatello maiuscolo) che "Per soddisfare le nostre esigenze d'energia è essenziale poter disporre di adeguata potenza", che suona abbastanza ridicolo alla luce della distinzione appena fatta, e questa idea della necessità di potenza adeguata opposta all'energia viene ripresa lungo tutto il volume.

Naturalmente non si possono scindere le due cose, nel senso che avere ad esempio una potenza idroelettrica di tot GW non ci serve a nulla quando gli invasi dovessero essere vuoti, ma se si vuole spingere sul nucleare e sul BAU (Business As Usual) è indispensabile impostare il ragionamento in questo modo: una delle accuse rivolte alle rinnovabili è la loro incapacità di fornire energia in modo costante, e quindi la loro inaffidabilità.

Nei capitoli 3, 4 e 5 si parla del sole, delle trasformazioni dell'energia solare e di come questa sia stata importante nel passato. All'inizio del terzo capitolo si precisa che "per energia solare s'intende non l'energia proveniente dal sole e capitalizzata [...] nei combustibili fossili, ma l'energia solare corrente", un paletto essenziale. Dato che in passato l'energia solare era l'unica fonte per l'uomo e che oggi, dati alla mano, contribuisce per meno del 10% del totale (capitolo 5), si conclude che l'energia solare è l'energia del passato, e si evidenzia come idroelettrico e legna da ardere coprano circa il 90% fra le rinnovabili a livello mondiale.

A pag. 62 e 63 si fa notare come sia "una circostanza curiosa, se non paradossale" che l'importanza dell'energia solare sia calata dal 100% a meno del 10% proprio oggi che esistono "molteplici moderne tecnologie di sfruttamento": evidentemente qui il professor Battaglia fa finta di ignorare che da sempre l'uomo ha cercato di ottenere risultati facendo meno fatica possibile, per cui non sorprende che prima di pensare ai moduli fotovoltaici ci siamo ubriacati di idrocarburi e continuiamo tutt'ora a farlo.

Capitoli 6 e 7: idroelettrico, legna da ardere ed eolico. Si mostra come la potenza specifica media per le prime due forme sia di 1 e 0.1 W/m^2 ripettivamente, molto meno quindi dei 200 che provengono mediamente dal sole (valore introdotto a pag. 44, capitolo 3). E' curioso come venga considerato il bacino idroelettrico e non quello idrografico, visto che anche un non addetto ai lavori intuisce che l'area da considerare dovrebbe essere quella che raccoglie l'acqua, della quale il bacino artificiale è solo la manifestazione macroscopica. Né vale l'osservazione che il bacino idroelettrico rappresenta un'area effettivamente impegnata, che poi si confronta con quella di una centrale nucleare (tanto per cambiare), perché nel capitolo successivo, che tratta l'eolico, non si prende l'impronta al suolo delle torri ma l'area del parco eolico. Un mistero!
Per il resto mi sembra che i numeri siano corretti, compreso il calcolo che "dimostra" come l'esperienza tedesca sia un fallimento colossale, dato che ad 1 milione di euro per MW pagheranno 48 miliardi di euro per il progetto di espansione dell'eolico (48000 turbine da realizzare fino al 2020) contro i soli 14 miliardi spendibili per il nucleare.

Nel capitolo 8 sul solare termoelettrico si ricordano gli incendi avvenuti in passato negli impianti realizzati negli USA, dove il fluido vettore usato è un olio; oggi si preferisce una miscela di sali a base di nitrato di sodio e nitrato di potassio che risulta atossica e non infiammabile.

Fotovoltaico, capitolo 9. Si parla unicamente di celle al silicio tralasciando le tecnologie a film sottile, a multistrato e a concentrazione, ma anche qui non credo i calcoli economici verrebbero sconvolti. Pure al FV spetta la stessa critica dell'eolico: è inaffidabile, quindi non consente di evitare l'installazione di centrali nucleari.

Nel decimo capitolo si analizzano i collettori solari termici, che vengono trattati a mio avviso superficialmente (ad esempio, a pag. 115 è riportato un grafico con rendimento del collettore in funzione del DeltaT che è identico a quello che si trova a pag. 449 di "Le nuove fonti di energia rinnovabile" di D. Coiante, ma nell'ipotesi peggiore); d'altra parte penso che in confronto ai problemi che ci attendono i collettori svolgeranno un ruolo marginale.

Nell'undicesimo e penultimo capitolo vengono analizzati i biocarburanti, e solo qui a pag. 123 si trova scritto "Insomma, per valutare se ha senso o no produrre etanolo da usare come carburante bisogna valutare il guadagno netto di energia, dato dalla differenza tra l'energia ricavata dalla combustione del bioetanolo meno l'energia spesa nell'intero processo, dalla semina alla distribuzione del prodotto finito.", cioè la prima analisi energetica del processo di conversione in esame! I calcoli poi non lasciano spazio a dubbi, anche nelle ipotesi più ottimistiche; si parla anche di bilancio di anidride carbonica ma non si accenna ad esempio all'effetto del protossido di azoto sul quale ha indagato molto recentemente Paul Crutzen.

L'ultimo capitolo trae le conclusioni.

Il professor Battaglia ci presenta questo libro di 152 pagine in cui discute di energia, politiche energetiche e potenza (curiosamente, adotta un'unità di misura personalizzata, il GW-anno, nel secondo capitolo). Purtroppo non viene accennato il concetto di EROEI (Energy Return On Energy Invested) che dovrebbe essere alla base di qualunque discussione che tratti di energetica, tranne che nel capitolo dedicato ai biocarburanti (e anche lì, parlando di energia netta).

E' evidente che non vale nemmeno la pena considerare fonti energetiche il cui EROEI sia inferiore ad uno, perché spenderemmo più energia di quella che potremmo ottenere, ma anche che un confronto fra diversi processi di conversione può spingerci a ricercare in alcune direzioni piuttosto che in altre; ordinare le fonti rinnovabili in base alla loro potenza specifica come viene fatto a pag. 68 potrà essere interessante, ma nasconde molti altri aspetti del problema che non è possibile trascurare. D'altra parte impostare la discussione prendendo in esame questo parametro avrebbe comportato un ridimensionamento sensibile dell'alternativa nucleare.
Alternativa che è trattata in modo superficiale e senza alcun riferimento bibliografico sulla effettiva consistenza delle risorse/riserve, purtroppo, elemento fondamentale per capire se possa essere una strada percorribile. Si citano i già noti 80 anni di durata (senza ipotesi aggiuntive), il fantomatico raddoppio tramite riprocessamento, la centuplicazione considerando l'U-238 e infine l'immancabile torio che ci basterà per migliaia di anni (nota 67 a pagina 138).

E' bene ricordare che il torio ancora non si usa e che i reattori breeder hanno non poche magagne; è istruttivo ripercorrere la storia delle riserve in Francia e USA, come si evince dai dati storici pubblicati sul "Red Book" della IAEA e della NEA.

Ce n'è abbastanza da far venire più di qualche dubbio sulla serietà di quei numeri. Limitarsi a denunciare un obbiettivo illusorio come quello dell'energia dal sole è inutile se non gli si può contrapporre una realtà, e con le conoscenze attuali sembra piuttosto che il nucleare, così come viene descritto nel libro, sia una fantasia.

A pag. 132 si legge un passo interessante: "E' insomma convinzione diffusa che sia l'atto di produrre energia a richiedere una formidabile forza-lavoro, mentre invece è vero l'esatto contrario: è proprio l'abbondanza d'energia che crea posti di lavoro che altrimenti non esisterebbero e non viceversa. [...] Il lavoro è nelle industrie che usano l'energia, e maggiore è l'energia disponibile e che si usa maggiori saranno i posti di lavoro creabili. Coloro che invocano il risparmio energetico e auspicano una riduzione nell'uso dell'energia - ci sono ahimè, anche costoro - saranno la causa, piuttosto, se ascoltati, della perdita di posti di lavoro." In queste frasi c'è un po' di tutto: la fiducia nel BAU, un giudizio perentorioverso chi osa pensare alla decrescita, una correlazione che viene trasformata in causalità fra produzione di energia e posti di lavoro.

Per fortuna che nelle due pagine seguenti si parla senza mezzi termini di picco del petrolio nell'anno 2006! La soddisfazione dura poco, prima perché "di carbone, ai consumi attuali, ne avremo per alcuni secoli" (pag. 138), e poi perché il professor Battaglia ci fa notare come il risparmio sia assolutamente inutile nel contesto di una politica energetica; seguono calcoletti per dimostrare come il risparmio sposterebbe l'esaurimento di pochi anni. "Risparmiare un bene finito, invece, significa solo riparmiare poco denaro e pochissimo tempo. Insomma, se vi è concesso un solo panino al giorno, ma vi è garantito tutti i giorni, allora ha senso razionarlo fra colazione, pranzo e cena; se, invece, vi è concesso un solo panino e basta, avete solo l'opzione di morire di fame all'ora di pranzo o a quella di cena". Peccato che il paragone sia improprio, dato che noi oggi mangiamo non 1, ma 10 panini al giorno, e iniziando a ridurre l'introito potremmo sopportare meglio la dieta che ci aspetta, quando avremo 0.1 panini a testa, e magari guadagnare del tempo per vedere se riusciamo a procurarcene uno 0.2 o forse anche uno 0.3.

In definitiva sui numeri riportati non mi sembra ci sia troppo da discutere, salvo sul nucleare; il problema è che quelle cifre raccontano solo una parte della storia. Non si affronta il problema della disponibilità futura di energia, si ripete unicamente per 4 volte in altrettanti riquadri e con piccole variazioni che "Per soddisfare il 10% dei consumi elettrici italiani avremmo bisogno di investire meno di 10 miliardi di euro in 4 reattori, che occupano 1 km^2, garantiti 40 anni" (senza considerare il combustibile, per cui il calcolo è sbagliato, e a 300€/kg come ipotizzato nel cap. 7 la spesa raddoppia). E manca un'analisi approfondita su come potremo procurarci tutta l'energia non elettrica che usiamo oggi.





[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno.3@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

lunedì, novembre 19, 2007

La Questione Energetica Meridionale



In un articolo recentemente apparso sul sito di aspoitalia al link http://www.aspoitalia.net/index.php?option=com_content&task=view&id=186&Itemid=38 ,

Ugo Bardi discute i principali eventi geopolitico - militari degli ultimi due secoli e i rapporti di forza tra i Paesi del Mediterraneo, dandone una lettura in chiave "energetica"; sempre da questo punto di vista, analizza le ragioni profonde del divario Nord-Sud in Italia.

Secondo questa interpretazione, l'industrializzazione del Nord Europa a partire dal secolo diciottesimo è stata possibile in quei paesi dove la disponibilità di vie d'acqua navigabili permetteva di trasportare facilmente il carbone. In Italia, questa possibilità si arrestava, approssimativamente, con la Toscana, mentre il centro e il sud non disponevano che di limitatissime possibilità in questo senso.

Mentre il nord Italia poteva industrializzarsi importando carbone dall'Inghilterra per via d'acqua, il sud non aveva questa possibilità e rimaneva a uno stadio di sviluppo soltanto agricolo. L'Italia del Sud era culturalmente parte dell'Europa, ma geograficamente faceva parte di quel mondo Mediterraneo che includeva tutta l'Africa del Nord e che si trovava sempre più in difficoltà a tenere il passo.

Il divario fra Nord e Sud divenne sempre più netto finché verso la metà del diciannovesimo secolo era tale che il Nord Italia potè annettersi il SudGeopolitica, geografia e tecnologia si intrecciano in questa complessa serie di eventi che ancora oggi segna le caratteristiche del nostro paese.

Oggi, con il declino del carbone, la facile trasportabilità del petrolio ha cambiato radicalmente le cose e ridotto enormemente il divario economico fra paesi del Nord Europa e quelli del Mediterraneo. Non solo, ma con lo sviluppo dell'energia solare il divario si può non soltanto appianare, ma capovolgere con il soleggiato Sud che oggi ha un netto vantaggio sul nebbioso Nord.

Purtroppo, l'Italia non ha ancora capito il vantaggio geografico che si ritrova ad avere e si sta muovendo con estrema lentezza nello sviluppo delle rinnovabili.





[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono elaborare dei post e inviarli a franco.galvagno.3@alice.it. Essi saranno presi in conto per un'eventuale pubblicazione con il nome dell'autore ]