venerdì, ottobre 19, 2007

Il sapore amaro del post-picco


Questa che vedete qui sopra è una foto da live.com della stazione ferroviaria di Pian del Mugnone, nel comune di Fiesole; a qualche centinaio di metri da casa mia.

Non è una stazione imponente, ma serve una zona urbanizzata di circa 1200 abitanti mettendola in comunicazione con Firenze. C'è tutto: vedete nella foto i sottopassaggi, la tettoia che copre le panchine; ci sono cartelli e orari. Si vedono i parcheggi, ce ne sono altri più a destra. C'è anche una fermata dell'autobus che connette la stazione a Fiesole capoluogo. Insomma, una tipica stazioncina urbana come ce ne sono tante al mondo. Purtroppo, è possibile che non ci sarà ancora per lungo tempo.

La stazione di Pian del Mugnone era stata inaugurata nel 1999 insieme a una serie di femate lungo la ferrovia Faentina. La Faentina è una ferrovia storica, costruita nell'800, distrutta durante la seconda guerra mondiale e che era rimasta fuori uso fino agli anni '90. La ricostruzione era stata fatta con l'idea che la ferrovia dovesse servire come "metropolitana" per la Valle del Mugnone. La valle è abitata da pendolari che vanno a lavorare a Firenze e che si accalcano ogni mattina lungo una statale talmente stretta che in un punto è a senso unico alternato. Una metropolitana sembrava la cosa più ovvia e più naturale come parte dello sviluppo urbano della zona.

Non è andata così. Pochi anni dopo l'inaugurazione, le ferrovie dello Stato (oggi Trenitalia), hanno dato chiara evidenza di averci ripensato. Alcune delle stazioncine le hanno dismesse senza fare troppo clamore. Altre, come quella di Pian del Mugnone, le hanno sabotate con orari impossibili. Per dirne una, il primo treno che va da questa stazione alla stazione centrale a Firenze parte alle 6:30, il secondo alle 19:20 (!!).

Qualche settimana fa, ha cominciato a spargersi la voce che Trenitalia era intenzionata a chiudere anche la stazione di Pian del Mugnone. Una telefonata agli appropriati uffici ha confermato la diceria. "Ottimizzazione" ci hanno detto; "è tutto parte di un pacchetto per migliorare il servizio." (sicuro!). Non vi sto a dire come gli abitanti della zona hanno raccolto firme, mandato lettere e cose del genere, fino ad ottenere che, perlomeno, la stazione di Pian del Mugnone non sia completamente dismessa, almeno per ora. Meglio di niente; ma non è questo il punto.

La cosa che mi ha colpito di tutta la vicenda è l'inversione di tendenza rispetto a quello che si diceva, si pensava e si credeva solo pochi anni fa. Sembrava ovvio, pochi anni fa, che,se c'era una periferia urbana a pochi chilometri da una grande città, le amministrazioni si sarebbero impegnate per attrezzarla con un servizio di trasporto efficiente. Sembrava ovvio che lo si potesse fare e che fosse un continuo progresso della società civile quello di fornire sempre più servizi.

Non so cosa ne pensate voi, ma tutto questo sembra ormai lontanissimo. Non solo non si parla più di metropolitana della Valle del Mugnone, ma si parla addirittura di chiudere una ferrovia che era stata costruita nell'800 e che all'epoca, evidentemente serviva a qualcosa. E la Valle del Mugnone non è un'eccezione. Dovunque, si stanno chiudendo le piccole stazioni; si sta distruggendo un tessuto ferroviario storico che aveva servito l'intera nazione per più di un secolo. Il bello della faccenda è che lo si sta facendo proprio nel momento in cui ci stiamo accorgendo che affidarsi all'automobile ci ha portato in un vicolo cieco; fra inquinamento, riscaldamento globale e esaurimento del petrolio.

Le ferrovie non sono il solo servizio in difficoltà: scuole, ospedali, ospizi, sanità, niente più è ovvio come lo era una volta. Stiamo ottimizzando tutto; tante cose stanno diventando talmente ottimizzate che alla fine non ne rimane proprio più niente. Mi fa venire immente l'immagine di una persona malata che sta ancora cercando di comportarsi come se fosse sana: ma te ne accorgi che è vuota dentro, che è scavata dall'interno dalla malattia. Ho il dubbio che siamo già al post-picco e che tutto questo ne sia una conseguenza.

Alle volte i "picchisti", sono accusati di essere dei rural-catastrofisti che aspettano il picco come un messia che porterà alla sparizione dell'odiato mezzo privato e a un mondo idillico dove tutti andranno soltanto in treno e in bicicletta. C'è, in effetti, una componente nel movimento picchista che sembra essere abbastanza tentata di vedere le cose in questo modo. Ma, dalla vicenda della stazione di Pian del Mugnone, ricavo qualche dubbio sul prossimo trionfo del mezzo pubblico. Anzi, ho l'impressione che il mezzo pubblico potrebbe soccombere per primo; chi se la potrà permettere continuerà a viaggiare in macchina e chi non potrà si dovrà arrangiare. Nessuno, meno che mai i picchisti, dovrebbe dire che il picco sarà una cosa bella.


(Nota: qualcuno potrebbe dichiararsi in disaccordo con questa mia interpretazione facendomi notare che, proprio a Firenze, si sta facendo un grosso sforzo per migliorare il trasporto pubblico con la tramvia Firenze - Scandicci. Vero. Però è anche vero che tutti i soldi che erano rimasti a Firenze per il trasporto pubblico sono andati nella costosa tramvia, mentre il resto è stato trascurato e sta andando, letteralmente, a pezzi. )


...

11 commenti:

Anonimo ha detto...

In tutta franchezza, credo che il problema sia uno solo: quante sono, oggi, le persone interessate a biciclette, treni ed autobus? Risposta: poche. A Bologna (ed è una buona situazione) pare che gli interessati al trasporto pubblico nella città e per i collegamenti con la provincia possano essere circa 1/6 o 1/5 della popolazione.

Lo scientifico smantellamento del trasporto pubblico locale è ancora in atto, almeno a Modena; altre città emiliane hanno smesso di far danni. Delle ferrovie è meglio non parlare.

I mezzi di trasporto diversi dall'auto rialzeranno la testa solo quando il 50% più uno della popolazione italiana non potrà più fare a meno di servirsene. Questo è il regime di funzionamento delle democrazie, che piaccia o no. Fin quando la maggioranza dei residenti riuscirà a riempire il serbatoio, tutti questi discorsi resteranno favole.

E quanto all'idea di “far da soli” nel post picco, vorrei fare una domanda: chi diavolo manterrà le strade? L'auto intesa come mezzo di trasporto privato è una buffonata: solo gli enti pubblici sono in grado di realizzare e mantenere l'infrastruttura (mastodontica) di cui abbisogna. Il primo problema sarà (è) mantenere il manto d'asfalto, e non riempire i serbatoi. L'auto è certamente, a parità di risultato, il mezzo di trasporto che richiede il maggiore sussidio pubblico per poter funzionare. Solo che nessuno lo vuole ammettere.

Phitio ha detto...

Sarebbe a dire ch, come nei malati di cancro, il cancro sta monopolizzando le risorse dell'organismo, e quindi se ci sono dei soldi pubblici, PRIMA le strade, POI FORSE i treni.

Interessante, anzi perfino troppo logico.

Saluti

pierluigi ha detto...

Qui a Bologna dove vivo, stanno da qualche anno lavorando ad un maxi ampliamento della tangenziale, con tanto di barriere sonore (una delle quali secondo me deve essere stata pagata una follia), tre corsie.
La fine dei lavori a fine 2008.
Secondo i miei conti, verrà utilizzate meno di tre anni appieno, e poi diventerà l'ennesima opera morta, una gigantesca cattedrale a raso semi vuota.

Roberto ha detto...

Ci sono milanesi convinti che il mezzo pubblico dovrebbe sparire perché lo considerano irrazionale: le corse serali viaggiano spesso a vuoto, e quindi, secondo loro, è un costo che non è giusto spalmare sulle tasse quando la macchina la usi solo quando serve eccetera eccetera. Tutto sensato, in apparenza. Peccato non capiscano che i mezzi pubblici viaggiano semivuoti perché la gente usa la macchina...

Weissbach ha detto...

Il primo problema sarà (è) mantenere il manto d'asfalto, e non riempire i serbatoi. L'auto è certamente, a parità di risultato, il mezzo di trasporto che richiede il maggiore sussidio pubblico per poter funzionare. Solo che nessuno lo vuole ammettere.

Stavo per scriverlo io.
Ma l'hai detto troppo bene.

Frank Galvagno ha detto...

E' tutto un gran casino

Sono tutte avvisaglie

Altra avvisaglia: il taglio dei posti nell'industria. All'esplosione industriale dal '60 al 2000 sta seguendo una implosione, che comporterà disoccupazione.
Non c'è nulla di sbagliato in questo, essendo dettato dalle regole dell'Energia.

Diremo addio alle opere mastodontiche

Ma questo non sarà semplice. Troppi sono gli interessi.

Intanto, se riusciamo ad evitare conflitti (Turchia, Cina, Russia) è già molto, credetemi.

fra ha detto...

La questione delle ferrovie si può spiegare così: con la liberalizzazione delle ferrovie se una tratta è poco remunerativa o in perdita, i soldi per coprire i costi ce li deve mettere lo Stato (è stabilito nella carta verde dei servizi dell' Unione Europea). Se lo Stato non ha i soldi per accordarsi col privato che gestisce la tratta, il servizio non c'è. Non so se questo è il caso, forse gli utenti sono pochi. Poi dicono che liberalizzano per risparmiare: tutte balle!
Saluti, fra.

Anonimo ha detto...

ATTENZIONE A TUTTI I BLOGGER

http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_legge_levipr.html#comments



(scusate l'OT)

stiopa ha detto...

Nessuno ha mai notato che l'articolo maggiormente pubblicizzato alla tv e alla radio è l'automobile?
E' un bombardamento mediatico che ci porta verso il baratro.
Dire che a Londra chi acquista un'auto viene visto con diffidenza!

Nicola Dall'Olio ha detto...

Da anni sento sostenere, da parte degli amministratori della Regione e delle province emiliane, la necessità di spostare sul ferro quote crescenti di traffico su gomma. Poi però quando si tratta di fare scelte di bilancio si trovano i soldi solo per le strade, magari complanari alle linee ferroviarie che si vorrebbero potenziare (mi viene in mente la Via Emilia Bis o il raccordo autostradale Ti-Bre). Voglio però segnalare un caso controcorrente, una good news. La Provincia di Bolzano nel 2005 ha riattivato la linea Merano - Malles che le FS avevano dismesso negli anni '90 considerandolo un ramo secco. Hanno rimodernato la linea, ristrutturato le stazioni, costruito una pista ciclabile, con depositi e possibilità di affitto (e di consegna della bici) ad ogni fermata. Da Merano i treni partono in media ogni mezz'ora - quaranta minuti. Sono state soppresse le corse degli autobus della Val Venosta per ridurre il traffico ed indurre a prendere il treno che, in poco tempo, è diventato il mezzo preferito dai pendolari ma anche un'attrazione per i turisti. Le vetture sono nuove con ampi finestroni da cui è possibile godere il paesaggio e scorgere i ghiacciai dell'Ortles. Una gita che consiglio e che vale un week end. Se non mi sbaglio hanno speso circa 300 milioni di euro. Si dirà: è la Provincia di Bolzano. Però con quegli stessi soldi avrebbero potuto costruire una strada e invece hanno scelto diversamente. Se volete maggiori info andate a questo sito http://www.vinschgauerbahn.it/index_i_old.asp

Ugo Bardi ha detto...

Per Stiopa: lo sto notando sempre di più. Quando si pubblicizza qualcosa, è perchè si hanno difficoltà a venderla. Il mercato dell'automobile si regge su promozioni speciali, contributi statali (rottamazioni, ecc.) e regole legali che ti costringono a cambiare macchina il più spesso possibile.

Orlo dell'abisso.....