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giovedì, dicembre 01, 2011

Educazione, divulgazione.


Scritto da Luca Pardi


“Tutta l'educazione è educazione ambientale. Da ciò che viene incluso o escluso allo studente viene insegnato di essere parte o di essere separato dal mondo naturale. Insegnare economia, ad esempio, senza riferimenti alle leggi della termodinamica e dell'ecologia, è insegnare comunque un'importante lezione ecologica: e cioè che la fisica e l'ecologia non hanno nulla a che fare con l'economia. Il ché è semplicemente totalmente errato”.[1]

Questo brano è tratto dal libro di David W. Orr intitolato ""Earth in Mind”, un libro interamente incentrato sull'educazione e ai rapporti fra questa e il modo in cui viviamo su questo pianeta.

Su questo tema dell'educazione come educazione ecologica in molti hanno detto cose importanti già da molti anni, basterebbe rileggere Ivan Illich con il suo “Descolarizzare la società” che già quarant'anni fa denunciava il fallimento della scolarizzazione quantitativa forzata, fornita come se fosse una merce. Anche il linguaggio si è ormai adattato a questo cliché. Si parla di “Offerta Formativa” e si fa la pubblicità delle scuole come fossero aziende produttrici di merci di consumo.

La cultura e l'educazione come la maggior parte della spesa pubblica dovrebbero essere sottratte all'economia, invece sono contabilizzate come se fossero prodotti di mercato, cioè merci. [2]

L'appiattimento che ne deriva è visibile soprattutto nella noia mortale che prevale fra gli studenti di ogni grado, con l'eccezione delle scuole materne e, in parte, dei primi anni delle elementari quando i cuccioli sono ancora aperti e curiosi e, forse, non si pretende da loro che si riempiano di nozioni in modo totalmente passivo. Forse anche prima che le loro menti siano definitivamente plasmate al ribasso dal flusso di idiozia debilitante dei media.

Lungi dall'essere diventata, almeno nei paesi di antica industrializzazione, un mezzo di mobilità sociale, l'educazione è diventata un metodo di controllo e di appiattimento generale ed omologazione al paradigma o ai paradigmi dominanti in cui si confonde insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. [3]

L'appiattimento, completato dalla televisione, prepara l'universalizzazione della figura del consumatore come versione post-moderna del cittadino, (nella politica, un residuo di pudore democratico ha indotto l'uso del termine: cittadino- consumatore) e rende molto difficile il nostro compito di informazione, educazione, divulgazione sui temi dell'energia, delle risorse e dell'ambiente.

Il modo specifico in cui ASPO-Italia ha sempre agito è anti-accademico per eccellenza, attraverso la comunicazione informale, i contatti con movimenti che si muovono nella società, l'uso di internet e la capacità comunicativa dei nostri membri in tutti gli ambiti possibili dalle scuole alle università, dai circoli ARCI, alla televisione [4]. In questo modo il nostro messaggio ha seguito percorsi insospettabili e inattesi giungendo anche molto in profondità nella nostra società.

Per questo oggi sono contento di annunciare che un nostro valente divulgatore, un non accademico per eccellenza, un operaio della divulgazione che ha parlato dei problemi dell'energia in centinaia di scuole del nord-est e in molte altre occasioni, Mirco Rossi, entra a far parte del nostro comitato scientifico. Mirco, autore di un libro sull'energia, che è arrivato oggi alla seconda edizione [5] ha svolto l'attività di divulgatore sui problemi dell'energia da ormai due decenni, prima come dipendente ENEL e poi, reinventandosi dopo la pensione, come divulgatore indipendente, come ama definirsi. Ha 67 anni ed è membro di ASPO- Italia dal 2008.

La divulgazione ha un ruolo essenziale nel tenere accesa la speranza che sia possibile adattarsi al cambiamento. Come dicevo sopra, l'educazione scolastica è una catastrofe e non prepara i nostri figli a capire la rapida trasformazione del mondo in cui li abbiamo messi, meno ancora aiuta i figli dei poveri che non hanno nemmeno più la fortuna di avere in casa l'antica sapienza operaia o la proverbiale saggezza contadina.

Prendiamo un campione di voci da cercare in internet attraverso un motore di ricerca. Ve le propongo nella lista che segue compilata usando google. Peak oil: (12 milioni di hits), Sampdoria (18), Johann Sebastian Bach (27) sex and the city (110) climate change (115), Iphone5 (506), ipad (1330). Per quanto incompleto possa essere un test del genere da un'idea del livello di priorità che ha il pubblico prevalentemente giovane e istruito di internet. Non molto incoraggiante per noi.

In questa situazione si deve saper comunicare in modo semplice e immediato concetti difficili, una persona come Mirco, un operaio della divulgazione, che proprio per il fatto di non essere accademico, ma essersi costruito da solo è prezioso per dare un taglio meno parruccone ai nostri sforzi di diffusione della cultura scientifica sui temi dell'ambiente, delle risorse e dell'energia in particolare. Cioè, come dice Orr, su tutto.

[1] David W. Orr. Earth in Mind. On Education, Environment, and the Human Prospect. 2004
http://books.google.com/books/about/Earth_in_mind.html?id=Oy9IGO5ZdaUC
[2] Geminello Alvi. Il Capitalismo. Verso l'ideale cinese”. Marsilio editori. 2011.
[3] Ivan Illich. Descolarizzare la società. 1970. http://www.altraofficina.it/ivanillich/
[4] Luca Mercalli. http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-33f7e163-40de-4636-b9df-83e1068d423b.html
[5] Mirco Rossi. Energia e Futuro. Le Opportunità del Declino. http://www.ibs.it/code/9788830718739/rossi-mirco/energia-futuro-opportunitagra.html

domenica, novembre 20, 2011

Petrolio e complessità (quasi una recensione)



Scritto da Luca Pardi

A well from the hell (un pozzo dall'inferno). Con queste parole una delle undici vittime dell'esplosione del 20 aprile 2010, definiva il pozzo della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (fig1) nel Golfo del Messico. Un oggetto costato 1 miliardo di dollari il cui uso gravava la British Petroleum per 500.000 dollari al giorno


Drilling Down, un libro scritto da Joseph A. Tainter e Tadeusz W. Patzek riporta anche alcuni passi delle deposizioni alla commissione di inchiesta federale sull'incidente. La moglie di Shane Roshto, questo è il nome del giovane di 22 anni il cui corpo non è mai stato ritrovato, continua affermando che suo marito diceva anche: “Madre Natura non vuole essere trivellata quì”. Può sembrare la solita ingenua personificazione della Natura, buona o matrigna, ma in realtà rende il senso della difficoltà estrema che incontrano gli uomini impegnati nell'impresa di estrarre petrolio da giacimenti off shore, per raggiungere i quali si deve operare a migliaia di metri sotto il livello del mare e a migliaia di metri nella roccia. Come si dice: in ambiente ostile. Un'impresa che, secondo gli autori di Drilling Down, supera in difficoltà le imprese di esplorazione spaziale.


La storia dell'incidente e del susseguente disastro ecologico del Golfo del Messico è il simbolo della fine del petrolio facile ed è un evento paradigmatico della legge dei ritorni marginali decrescenti della complessità. Tainter e Patzek forniscono una descrizione dettagliata del pozzo della British Petroleum denominato Macondo, trivellato in mare aperto a 130 miglia a sud est di New Orleans a circa 1600 metri di profondità per andare a succhiare idrocarburi in un giacimento a migliaia di metri sotto le rocce del fondo del mare, e, partendo da questo, mostrano come la questione petrolifera rientri nel generale processo di complessificazione della nostra società che rimanda appunto alla legge di Tainter.

Ugo Bardi ha parlato più volte di complessità e, proprio in relazione alla legge di Tainter, ha proposto un semplice modello che ne offre un'interpretazione fisica (leggi qui).

Nelle parole di Tainter la complessità di un sistema, che può essere un'intera civiltà come una sua parte: le sue infrastrutture industriali, l'infrastruttura dei trasporti, il sistema della ricerca scientifica, o le istituzioni politiche e sociali, è caratterizzata da due componenti: la differenziazione strutturale (il numero di parti e i tipi di parti che la compongono) e l'organizzazione (cioè il modo di far funzionare quelle parti in modo efficace). La crescita della complessità è una modalità di soluzione dei problemi, dei quali in questo mondo c'è sempre abbondanza, che viene adottato ad un certo costo energetico. Infatti in ultima analisi il costo della complessità è riducibile ad un costo energetico

Il grafico che descrive questa evoluzione dei sistemi è una tipica curva che riporta i Benefici in funzione del Costo cumulativo come quella riportata in Figura in blu. Il livello di complessità aumenta nel tempo insieme al costo cumulativo del processo di complessificazione. In una curva come questa si possono individuare tre punti critici e tre regimi distinti. Quando il processo di complessificazione inizia la curva blu è concava, ciò significa che la sua tangente in ogni punto giace in ciascun punto al di sotto della curva stessa, in queste condizioni il beneficio per unità di costo (o per aumento unitario del livello di complessità) è crescente. Tale grandezza, al limite di costo tendente a zero, in Analisi matematica, si definisce derivata prima della funzione che descrive la curva, e la derivata della curva blu è la curva in rosso, e corrisponde anche al famoso Ritorno Marginale secondo cui è definita la legge di Tainter. Il primo punto critico si incontra quando la derivata raggiunge il suo massimo in corrispondenza dei valori C1, B1. Quest'ultimo è un punto di flesso della curva blu, da questo punto in poi la curva è convessa e la tangente alla curva giace in ciascun punto al di sopra della curva stessa e la sua derivata prima è decrescente. Cioè è dal livello di costi cumulativi (o di livello di complessità) C1, che si comincia ad osservare la diminuzione dei benefici per unità di costo o cioè i citati ritorni marginali decrescenti. Qui si innesta il secondo regime. La derivata continua scendere (curva rossa) finché nel punto (C2, B2) essa si annulla in corrispondenza del massimo della curva blu. Da qui in poi la derivata è negativa, cioè un aumento di complessità porta benefici negativi, cioè un ulteriore aumento del livello di complessità è un male invece di un bene. La prima fase fino al punto C1 possiamo chiamarla: Era dell'Entusiasmo Tecnologico, includendo nella tecnologia non solo le applicazioni scientifiche innovative, ma anche l'ingegneria sociale ed istituzionale, oltre il punto C1 ma prima di C2 si vive nell'Era della Delusione Tecnologica con ritorni marginali decrescenti. Raggiunto il massimo si va incontro a un periodo in cui non è più possibile, per risolvere i problemi, continuare ad aumentare la complessità del sistema senza causare danni superiori a quelli che si cercano di riparare o problemi più gravi di quelli che si intende risolvere. La fase intorno al massimo, è una fase di transizione, è piuttosto breve e conduce ad una risposta, i tentativi di aumentare ulteriormente la complessità portano al collasso dell'intero sistema cioè ad una semplificazione traumatica, l'unica strada non, o meno, traumatica è la semplificazione volontaria che è tanto più difficile quanto più a lungo e in profondità il sistema ha accresciuto la propria complessità. Tainter e Patzek riconoscono un unico caso di semplificazione volontaria di una società complessa: quella dell'Impero Bizantino.

Nella società moderna la fase dell'entusiasmo è quella che ha portato all'attuale religione dell'ottimismo tecnologico. In questa fase i costi sociali ed economici sono superati dai benefici. Purtroppo questa fase lascia uno strascico di vera e propria superstizione filo-tecnologica che non ha nulla di razionale. L'atteggiamento razionale sarebbe infatti fermarsi in C1 o appena dopo. Cioè non appena si iniziano a sperimentare i ritorni marginali decrescenti. Ma che l'uomo sia un animale razionale è un'altra delle molte e persistenti illusioni filosofiche.

Va detto a questo punto che la forma della curva rossa non è l'unica possibile, ad esempio potremmo immaginare che la curva sia sempre convessa, cioè che la legge dei ritorni marginali decrescenti valga fin dall'inizio, ma io di questo non sono convinto e credo anzi che nella fase iniziale di qualsiasi ciclo di civilizzazione i ritorni siano crescenti e che questo crei quella fiducia incrollabile nei meccanismi di soluzione dei problemi che più tardi porterà ad una vera e propria corsa al collasso. Vi sono ragioni fisiche che mi fanno pensare questo che saranno esaminate in un altro contesto, ma che sostanzialmente rimandano ai limiti delle sorgenti di energia e risorse da cui le società traggono linfa vitale.

Il processo di semplificazione che “salvò” l'Impero Bizantino nel VII secolo di fronte all'avanzata dell'Islam si riduce ad un abbandono della catena organizzativa che rendeva l'esercito non sostenibile. Invece di far coltivare il grano ai contadini per poi tassarli e attraverso il governo centrale dare la paga ai soldati si decise di dare la terra ai soldati, o, il che è lo stesso, far fare la guerra ai contadini (sembra che difendendo la propria terra fossero anche più motivati). Rinunciarono a difendere l'intero territorio in modo rigido e si ritirarono nelle città fortificate e/o nascoste. Misero in pratica i consigli del saggio Forresterius di cui potete leggere qui. Anche l'Impero Romano d'occidente rimandò la propria caduta con una semplificazione militare che portò all'abbandono delle costose fortificazioni difensive ai limiti dell'Impero.

Naturalmente stiamo parlando di società relativamente semplici rispetto alla nostra. Nel caso della civilizzazione contemporanea, industriale, globalizzata ed altamente energivora semplificare non è una cosa semplice.

La difficoltà dipende dalla natura cumulativa del processo di aumento della complessità. Tale processo si realizza in piccoli passi successivi e raramente per salti significativi. Semplificare significativamente un sistema che si è evoluto in questo modo è comunque traumatico.

Prendiamo, ad esempio, il caso dei telefoni cellulari. Oggi ognuno di noi ne ha almeno uno e lo usa tutti i giorni della settimana, per ragioni di lavoro, familiari e di svago. Supponiamo che sia essenziale tornare indietro e rinunciare ai cellulari. Se questa decisione fosse stata presa nel 1985 sarebbe stata di scarso impatto. Il salto dal telefono fisso al cellulare era recente, tornare indietro relativamente facile. Da allora i cellulari sono diventati non solo la forma prevalente della telefonia, ma sono anche sempre più complessi cioè sono costituiti di un numero maggiori di parti che forniscono funzioni diverse di cui la comunicazione telefonica è soltanto una. E' ovvio che potremmo tornare al telefono fisso, ma ciò comporterebbe la rinuncia a molte comodità e funzioni e sarebbe anche una spesa ingente, ad esempio per ricreare la rete di telefoni pubblici oggi quasi completamente sparita. E' quindi molto più difficile ripercorrere un processo di complessificazione in senso inverso.

L'incidente del pozzo petrolifero denominato Macondo, nel quale è esplosa e successivamente naufragata la piattaforma petrolifera della BP, causando il più grande incidente ecologico della storia dell'estrazione petrolifera, serve da pretesto a Tainter e Patzek per riesaminare il tema della complessità dei sistemi sociali e della loro vulnerabilità. La prima conclusione, forse prevedibile, è che sistemi così straordinariamente complessi, cioè strutturalmente differenziati e gestiti da una intricata organizzazione che prevede decine di diverse figure professionali e gerarchie incrociate, è estremamente soggetto ad incidenti imprevedibili. L'imprevedibilità è proprio data dal numero di componenti tecniche, naturali e umane che interagiscono fra loro. La seconda conclusione è che benché una semplificazione sia inevitabile, non abbiamo la più pallida idea di come realizzarla in modo non traumatico e organizzato.

Gli autori di Drilling Down promuovono l'idea di un dibattito onesto e “adulto” sulla questione energetica, cioè razionale (per esempio basato sull'EROEI) e interessato al mantenimento di pianeta vivibile per i nostri figli e nipoti (quindi basato su considerazioni etiche). E' leggermente irritante il manifesto scetticismo degli autori nei confronti delle fonti rinnovabili di energia, ma più che altro Tainter e Patzek sembrano rivolgersi a coloro che pensano (in buona o cattiva fede) di poter continuare con il livello di flussi energetici attuali semplicemente sostituendo le fonti fossili con quelle rinnovabili, lasciando tutto il resto immutato. Ma la cosa più apprezzabile di tutto il libro è l'atteggiamento non prescrittivo con cui gli autori si pongono nelle premesse del dibattito adulto che promuovono.

domenica, luglio 03, 2011

La riabilitazione de "I limiti dello sviluppo"




Sul blog Effetto Cassandra è disponibile la traduzione del primo capitolo del libro “The Limits to Growth Revisited”, scritto dal Presidente di Aspoitalia Ugo Bardi e pubblicato dall'Editore Springer. Si tratta di una rivisitazione del famoso libro sui limiti della crescita commissionato dal Club di Roma di Aurelio Peccei e scritto da Dennis e Donella Meadows, Jorgen Randers e altri autori che, per la prima volta applicarono un modello basato sulla "Dinamica dei Sistemi" all'intero pianeta.

E' una brillante ricostruzione storico scientifica ma, soprattutto un riuscito tentativo di riabilitazione della sostanziale correttezza delle previsioni tendenziali contenute ne "I limiti dello Sviluppo" (così fu tradotto un pò impropriamente il titolo in Italia), contro le stroncature spesso ideologiche e faziose che fecero calare un colpevole oblio sul richiamo ai pericoli che l'umanità avrebbe corso se non si fosse intervenuti tempestivamente per arrestare un modello di sviluppo insostenibile.

Come ho ricordato su queste pagine ci furono settori della società e della politica che capirono il messaggio lanciato dal libro, ma l'uscita dalla prima crisi petrolifera spazzò via tutte le buone intenzioni, rilanciando il mondo nella corsa folle della crescita illimitata.
Ora, dopo quarant'anni dall'uscita del libro, cominciamo ad avvertire i primi sinistri scricchiolii del sistema e forse rimpiangeremo il tempo perduto.

Che il libro abbia raggiunto gli obiettivi che si prefiggeva, è testimoniato dai complimenti e ringraziamenti giunti al Prof. Bardi persino dal mitico Dennis Meadows, uno degli autori del libro.

Concludo questa breve recensione con l'auspicio che una casa editrice italiana colga la preziosa occasione per pubblicare nel nostro paese una traduzione del volume.

sabato, giugno 11, 2011

Energia e Futuro

Recensione di
ENERGIA E FUTURO – le opportunità del declino
di Mirco Rossi

EMI-Bologna
Prefazione di Claudio Della Volpe
1^ edizione: ottobre 2009 – 2^ edizione: maggio 2011

I combustibili fossili e l’uranio sono presenti in quantità limitata sulla terra. Le riserve, pur ancora abbondanti e in parte sconosciute, si stanno assotigliando e risultano sempre più difficili da individuare ed estrarre.
Le fonti rinnovabili sono praticamente inesauribili ma è improbabile possano eguagliare le capacità prestazionali offerte dai combustibili, energeticamente molto densi, che preleviamo dalla crosta terrestre.
I crescenti livelli di consumo perseguiti dalle società (ricche e non ricche) non sono quindi compatibili con la limitatezza delle risorse disponibili, considerato in particolare che qualsiasi oggetto artificiale è la definitiva “tomba” di una certa quantità di petrolio, di gas, di carbone o di elettricità.
Si evidenzia quindi l’estrema criticità della diponibilità di energia primaria per noi ma soprattutto per i nostri figli e le generazioni future.
Sviluppare quanto più possibile le fonti rinnovabili e ridurre il consumo di energia presuppone il superamento della civiltà dei consumi e rappresenta l’avvio della più difficile delle transizioni alla ricerca di un benessere individuale e sociale slegato dalla crescita materiale.

Il libro, dopo alcuni cenni storici, affronta con linguaggio semplice ma scientificamente rigoroso, la situazione e le prospettive di tutte le fonti di energia primaria, rinnovabili o non rinnovabili, illustra le diverse tecnologie esistenti per la produzione di elettricità e le varie “speranze” e/o utopie energetiche.
Propone alcune considerazioni che sottolineano la necessità di giungere a concepire un pensiero nuovo, in grado di sostenere un radicale cambio di paradigma nei comportamenti giornalieri e nelle scelte politiche.

Dopo l’esaurimento della prima edizione uscita a fine 2009, entra ora nelle librerie la seconda edizione arricchita da un nuovo capitolo dedicato al disastro di Fukushima e alla crisi in Libia, che ripercorre gli eventi sino a fine aprile 2011. Sono stati inoltre ampliati ed approfonditi alcuni contenuti del testo originario e aggiornati molti dati e buona parte delle 31 figure a colori.