sabato, aprile 11, 2009

Che cos'è ASPO-Italia?

Approfitto di questo post per prima cosa per fare gli auguri di Pasqua ai lettori del blog. E' una Pasqua un po' triste per via del disastro in Abruzzo; qualcosa che ci ricorda la fragilità di molte creazioni umane e della necessità di pensare a lungo termine. Se non si fa così, si continueranno a costruire edifici che si sfasciano quando c'è un terremoto. Molte altre cose, e non solo edifici, costruite in fretta e male, potrebbero andare a pezzi nel prossimo futuro. Ma è cosa normale e umana costruire guardando soltanto al profitto a breve termine; questa è una cosa sulla quale dovremo fare i conti nel prossimo futuro.

Comunque, a sei anni dalla fondazione dell'associazione, pensavo anche che si potesse fare un piccolo bilancio. Non è un anniversario, ma il risultato di una discussione che c'è stata ultimamente nella mailing list interna di ASPO-Italia. Cosa abbiamo fatto? Cosa stiamo facendo? E cosa pensiamo di fare?

In questi anni ASPO-Italia ha acquisito una sua fisionomia e un suo modo di essere che è dovuto, sostanzialmente, alla personalità e al modo di essere del gruppo dei fondatori. Questi sono quasi tutti impegnati in tante altre cose e possono dedicare ad ASPO-Italia solo una frazione del loro tempo. Da qui, la scelta di fare un'associazione "leggera", dedicata quasi esclusivamente alla divulgazione.

Così come si è evoluta, l'associazione non ha finanze degne di nota, ma riesce comunque a tenere insieme due blog, un sito internet, tre gruppi di discussione; tutti in piena attività. Come divulgatori sul web, abbiamo avuto un discreto successo; il nostro blog "risorse, economia e ambiente" appare entro i primi cento blog italiani. L'associazione ha anche un certo prestigio e appare come un punto di riferimento nel web quando si parla di risorse e di energia rinnovabile. C'è poi l'attività di presentazioni pubbliche fatte dai vari soci individuali oppure dall'associazione in quanto tale che, anche quella sta avendo un buon successo. Abbiamo organizzato la conferenza ASPO-Internazionale a Pisa nel 2006 e due conferenze nazionali, una a Firenze, l'altra a Torino. La prossima è programmata a Capannori per Ottobre.

In effetti, i membri di ASPO-Italia sono estremamente attivi. Nel mio piccolo, vi posso dire che siamo reduci, io, Toufic elAsmar e Luca Pardi, da due incontri a Livorno - uno televisivo l'altro pubblico alla libreria "la Gaia Scienza" - dove abbiamo riportato il "verbo aspo" a folle plaudenti. Beh, non proprio folle ma, insomma, alla libreria ci hanno detto che non avevano mai visto tanta gente a un dibattito. E' una cosa interessante e anche bella, ma faticosa. Come conseguenza, mentre scrivo questo post sono reduce da una bella emicrania mattutina con annessa pasticca - di quelle pasticche che mi fanno avere visioni mistiche per il resto della giornata.

Possiamo fare di più? Certamente si. Per esempio, molti dei soci ASPO-Italia sono coinvolti in progetti di ricerca nazionali e internazionali sulle energie rinnovabili o sulla sostenibilità. Quando possibile, citiamo il contributo di ASPO in questi progetti, ma è chiaro che non è compito di ASPO mettersi a fare progetti di ricerca internazionali. Questo è un lavoro che fanno le università, centri di ricerca, o ditte specializzate. Tuttavia, il ruolo di ASPO-Italia nell'aggregare ricercatori che altrimenti non si sarebbero conosciuti è stato preziosissimo. Vorrei citare - fra gli altri - il progetto internazionale RAMSES per l'elettrificazione dell'agricoltura mediante energie rinnovabili, coordinato dal nostro segretario, Toufic El Asmar. Per non parlare dell'idea del cinquino elettrico di Pietro Cambi e di quella del Kitegen di Massimo Ippolito, entrambi fin dall'inizio "adottate" dal gruppo ASPO (il cinquino elettrico, in effetti, è nato all'interno di ASPO-Italia).

C'è poi l'attività più propriamente "politica" e qui, devo dire, comincia il punto dolente. Inizialmente, avevamo pensato ad ASPO come ad un "think tank" capace di influenzare i decisori politici; qualcosa che parlasse, per così dire, "all'orecchio del principe". Questa idea si è rivelata un fallimento totale. L'orecchio del principe è intasato di cerume pluriennale. In sei anni di lavoro, non c'è stato un politico italiano appena sopra il livello di consigliere comunale che abbia citato ASPO o le previsioni ASPO, se non per infamarle (non faccio nomi, ma è successo). Per l'esattezza, non abbiamo trovato nemmeno un consigliere comunale che ci abbia dato retta - forse qualcuno conosce qualche consigliere di quartiere più ricettivo?

Non che ASPO-Internazionale abbia fatto di meglio. A tutti i congressi ASPO internazionali siamo riusciti ad avere qualche politico locale che è venuto a parlare; ma poco di più. A Pisa, è venuto Vittorio Prodi, membro dell'Europarlamento. Una bravissima persona, che però nel suo intervento non ha detto una parola sulle previsioni di ASPO. Non dobbiamo disperare: chissà, forse un giorno il nostro messaggio diventerà parte integrante del manifesto del movimento bakuninista di liberazione dei lavoratori della gomma arabica nel Madagascar meridionale.

Insomma, il messaggio ASPO non passa a livello politico o di mass media. Anzi, il recente abbassamento dei prezzi del petrolio ci ha fatto fare un passo indietro a livello di percezione generale, convincendo il pubblico che tutto era un falso allarme; un effetto della "speculazione" (e la peste di Milano era tutta colpa degli untori). Questo proprio ora in cui ci sono delle evidenze nettissime che il picco sta arrivando o è addirittura già arrivato.

Allora, se il messaggio ASPO non passa, non dovremmo fare di più? Per esempio incontrarsi con i partiti politici, fare più politica, più attivismo o cose del genere? Se nessuno ci da retta, forse dobbiamo urlare più forte?

A mio parere, questo sarebbe un errore clamoroso. Ci sono delle buone ragioni per le quali il messaggio ASPO non passa a livello politico. Non sto qui ad approfondire la faccenda, ma le capite bene da voi se ci pensate sopra un momento. In sostanza, il politico è condannato a poter soltanto reagire, mai prevenire. Dopo il terremoto, il politico guadagna punti mediatici quando esplora le rovine o promulga provvedimenti per la ricostruzione. Ma il lavoro di assicurarsi che le norme antisismiche siano rispettate negli edifici, quello non gli da nessuna visibilità, anzi è una scocciatura.

Parlando di picco del petrolio, ASPO sta subendo in questo momento qualcosa che chiamerei "effetto Giuliani," dal nome della persona che ha sostenuto di aver previsto in anticipo il terremoto dell'Aprile 2009. Non entro qui nella polemica sul fatto che Giuliani sia un ciarlatano o un profeta. Però, la vicenda delle sue previsioni è emblematica della difficoltà di allertare i decisori politici di un possibile disastro imminente. Come ASPO, stiamo prevedendo l'equivalente di un terremoto in arrivo, ma nessuno ci da retta. Insistendo con il mandare messaggi sempre più forti ai politici, il meglio che possiamo ottenere è di salire un gradino i più; ovvero da essere ignorati a essere definiti "imbecilli" e forse denunciati per procurato allarme.

Ma, allora, qual'è lo scopo di ASPO? Non mi prendete per un nichilista, al contrario, io credo che ASPO abbia fatto e stia tuttora facendo un lavoro eccezionale su quello che è il nostro vero target che NON sono i politici o i media. I politici sono soltanto delle figure di facciata: è tutto un circo mediatico la fuori che ci fa una bella rappresentazione ma ci prendono per una certa parte del corpo che non starò a nominare esplicitamente. Sono altri i luoghi dove si prendono le decisioni e si fanno veramente le cose. Vi cito solo un esempio: conosco personalmente Rob Hopkins, il fondatore, insieme a Luise Rooney, del movimento "transition towns." So bene, quindi, quanto il suo pensiero sia stato influenzato da Colin Campbell e da ASPO internazionale. Un Rob Hopkins, da solo, vale di più per cambiare il mondo di tutti i mille parlamentari italiani. Vedete allora che ASPO a qualcosa serve?

Allora, per concludere questa riflessione, diciamo che la mia idea di quello che ASPO-Italia può fare si basa sul concetto ben noto nell'arte militare che si deve attaccare dove il nemico è debole. Mettersi a parlare con i politici vuol dire impegnarsi in un'impresa equivalente a quella di attaccare alla baionetta i nidi di mitragliatrici. Nel nostro caso, invece, dobbiamo comunicare alle persone che sono preparate ad ascoltare e a capire quello che noi possiamo dire. Dobbiamo pensare a raggiungere persone come Rob Hopkins; persone che poi, quando hanno capito il messaggio ASPO, vanno fuori e cambiano il mondo.

Su questo punto, uno dei nostri associati, Mario Ferrandi, ha citato una frase (credo) di Mao Zedong: che da ASPO sboccino cento fiori!

venerdì, aprile 10, 2009

L'inevitabile sfasamento dei sistemi basati sulla conservazione



Quando guardo i TG, troppo spesso per la verità (rispetto al reale bisogno), e vedo le stanze dei bottoni italiane ed europee piene di politici e funzionari 70 - 80 enni, mi viene male.

Non vorrei passare per irrispettoso o sovversivo, ma come possiamo pretendere che queste persone ci guidino verso il cambiamento, e che gestiscano al meglio questo delicatissimo decennio che ci aspetta? Nella realtà, sappiamo che ci sono molti intellettuali over 70 e anche over 80 che danno filo da torcere, nel senso buono, cioè danno il buon esempio ai più giovani mettendo a disposizione la loro intelligenza, preparazione, esperienza e vision innovativa; in Aspo, ne conosco almeno un paio. Negli ambienti di potere, però, la musica cambia e la percentuale di "senior" con le idee giuste cala vertiginosamente .

Non è una questione di "conservatori" vs "progressisti", questa diatriba mi sembra stia portando a una risultante nulla. E' un problema di "conservazione dell'esistente ad ogni costo". Conservazione dei privilegi, dei sistemi produttivi, delle infrastrutture energetiche e dei trasporti. Chi è immerso, o è parte integrante di un certo sistema industriale/politico/gestionale molto difficilmente riesce a immaginare un futuro diverso; questa difficoltà si accentua con l'età.

Quando arriverà quel fatidico giorno in cui, accendendo la scatola maledetta, vedrò dei 40-50 enni parlare di come gestire il recupero dei rifiuti, e come far crescere le energie rinnovabili?

Si dice che chi ha tempo non aspetti tempo, noi ne abbiamo pochino.

giovedì, aprile 09, 2009

Una ricerca a Pietrapertosa

Pietrapertosa (PZ) sulle Dolomiti Lucane (1.088 m s.l.m.)
created by Armando Boccone

L’estate dell’anno scorso ho fatto una ricerca sul modo in cui al mio paese veniva risolto il problema dell’approvvigionamento dell’acqua prima che arrivasse l’acquedotto.
Il mio paese è in provincia di Matera, che è un territorio con delle precipitazioni che raggiungono a malapena i 700 mm l’anno (1), con una tendenza alla riduzione negli ultimi quindici anni.
Un giorno sono andato a Pietrapertosa, sulle Dolomiti Lucane, in provincia di Potenza, dove ho fatto una ricerca analoga. Le precipitazioni piovose e nevose nel territorio in cui è situato il paese sono leggermente più consistenti rispetto al territorio della provincia di Matera.
Sono andato subito alla ricerca del serbatoio dell’acqua. E’ situato ad alcune decine di metri sopra il livello del paese e fu costruito, come recita un bassorilievo, nell’anno XIII dell’Era fascista (che corrisponde al 1935).



Il serbatoio dell’acqua di Pietrapertosa, situato a più di 1.100 s.l.m.

L’acqua è fornita dall’Acquedotto Lucano che, attraverso condotte lunghe decine di km e di diversi impianti di sollevamento, alimenta il serbatoio di Pietrapertosa e quelli di altri comuni della zona. L’acqua poi, per caduta, acquista la necessaria pressione per alimentare le utenze domestiche.

Parte dell’approvvigionamento idrico nel mio paese avveniva con le cisterne. Queste sono inserite in vani interrati, e fanno parte della struttura stessa della casa. Hanno una profondità di circa 4-5 metri e una capacità di 20-30 metri cubi. Hanno la forma di una classica borraccia e sono dotate di due aperture per accedervi: una, più grande, dall’esterno della casa, e una, più piccola, dall’interno della casa stessa.
Le cisterne servivano per immagazzinare l’acqua piovana dai tetti, che scorreva in una canaletta laterale. Questa portava l’acqua in una condotta all’interno del muro e infine la immetteva nella cisterna appena sotto il suo “collo”. La condotta, fatta di tubi di terracotta a incastro, era appena sotto lo strato di intonaco, in modo che fosse possibile accedervi con una certa facilità nel caso di interventi di manutenzione. Era possibile deviare il flusso dell’acqua verso l’esterno della casa.

A Pietrapertosa non si vedono cisterne. Ho intervistato alcune persone del paese ma ho ricevuto delle risposte contradditorie. Alcune hanno detto che non ce ne erano, mentre altre hanno detto che erano all’interno degli edifici e quindi non visibili dall’esterno. Altre persone ancora hanno detto che ce le avevano solamente gli edifici di persone benestanti. Ho avuto l’impressione che avessero perso memoria del problema dell’approvvigionamento dell’acqua nel passato e delle strutture ad esso connesse.

Parlo infine con un vigile urbano ed un’altra persona. Mi viene detto che in passato ci si approvvigionava di acqua dalle molte sorgenti diffuse sul territorio. Le portate di queste sorgenti erano consistenti e venivano utilizzate anche per irrigare gli orti.
Molte di queste sorgenti, mi dicono, sono scomparse dopo il terremoto del 1980. Probabilmente i movimenti sotterranei hanno deviato le vene acquifere ed in seguito nessuno è andato alla loro ricerca, anche perché ormai gli approvvigionamenti di acqua attraverso l’acquedotto soddisfacevano le esigenze del paese.

Come potrebbe essere il futuro dell’approvvigionamento idrico di paesi piccoli e con le caratteristiche di Pietrapertosa quando i combustibili fossili non saranno più abbondanti e a buon mercato? Si consideri inoltre che le precipitazioni nell’intera Regione sembra stiano diminuendo (ma il fenomeno sembra che interessi tutto il mondo): se si confrontano i dati relativi alle precipitazioni fra il periodo 1921-2000 e il periodo 1991-2000 si osserva una tendenza alla diminuzione delle precipitazioni nel periodo 1991-2000 rispetto al periodo 1921-2000. La riduzione dovrebbe essere ancora più pronunciata tenendo conto che nella media del periodo 1921-2000 incide la minore piovosità del decennio 1991-2000. (questi ultimi dati sono consultabili sul sito dell’ARPAB, l’ARPA della Basilicata).

Sicuramente bisognerà andare alla ricerca delle sorgenti perse dopo il terremoto del 1980. Bisognerà utilizzare fonti locali di energie come il solare e l’eolico per sollevare l’acqua e portarla ai serbatoi. Per quanto riguarda l’eolico è da notare che il territorio è particolarmente favorito: se si consulta l’Atlante Eolico dell’Italia (realizzato dal CESI e dal Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Genova) si nota che il territorio è fra i più interessanti dell’Italia da questo punto di vista.
Bisognerà inoltre accumulare l’acqua con delle cisterne e piccoli invasi per farne uso agricolo e altri usi diversi da quello direttamente umano.


(1) è possibile visionare questa ricerca, intitolata “Il problema dell’acqua”, sul sito di Aspoitalia, fra gli “Articoli dei soci”, a cui si accede attraverso la sezione “Area riservata ai soci”.

mercoledì, aprile 08, 2009

L'avanzata degli alieni

Due gru spuntano dal crinale ad affacciarsi sui boschi e gli oliveti del borgo di Montebeni, nel comune di Fiesole. (foto dell'autore, 15 Marzo 2009)


Non so come sia dalle vostre parti, ma a Firenze e dintorni ci sono gru e cantieri dappertutto. La faccenda ricorda un po' la storia della "Guerra dei Mondi" di H. G. Wells, con le gru che fanno la parte delle macchine da guerra degli alieni. Specialmente nella foto, sembra quasi di vederle avanzare e prepararsi a invadere le placide valli fiesolane.

Gli alieni della storia di Wells, dopo aver spadroneggiato per l'Inghilterra per un po', finiscono per soccombere ai banali microbi terrestri e le loro immense macchine si bloccano e rimangono ad arrugginire. Anche per le gru della realtà di oggi, difficilmente il destino potrà essere differente. Entro poco tempo, la crisi economica le bloccherà e le lascerà ad arrugginire dove sono, altrettanto inutili delle macchine da guerra aliene della "Guerra dei Mondi".

martedì, aprile 07, 2009

The (science) Passion




Dopo aver visto (con qualche anno di ritardo) il film di Mel Gibson "The Passion" mi è venuto in mente di scaricare il brano che descrive la Passione di Cristo, uno dei passaggi più conosciuti e coinvolgenti del Vangelo. Naturalmente, il mio scopo non vuole essere quello di speculare sui significati religiosi, un blog scientifico non è la sede opportuna e io non sono la persona adatta.
Tuttavia, può essere interessante far emergere le forti analogie che ci sono tra l'accanimento sociale contro un uomo e la distorsione che alcune parti interessate attuano ai danni della verità scientifica, a proposito di temi di interesse comune come l'utilizzo sciagurato e le sperequazioni nell'accesso alle risorse fossili, l'impoverimento dei suoli, la pressione demografica, il non riutilizzo dei "rifiuti", il cambiamento climatico.


Chiaramente, in ogni brano e in ogni storia si possono fare letture e interpretazioni in un verso piuttosto che un altro, entro certi limiti; l'intenzione è dunque aprire una discussione, e non imporre verità assolute e inconfutabili.

Riporto sotto il pezzo in questione, secondo Matteo. In alcuni paragrafi, in blu, ho scritto le analogie che ho "letto".



Complotto dei sacerdoti
26,1 E avvenne che, quando Gesù ebbe finito tutti questi discorsi, disse ai suoi discepoli: 2 «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua, e il Figlio dell'uomo sarà consegnato per esser crocifisso». 3 Allora i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani del popolo si riunirono nella corte del sommo sacerdote di nome Caiafa. 4 E tennero consiglio per prendere Gesù con inganno e farlo morire; 5 ma dicevano: «Non durante la festa, perché non nasca tumulto fra il popolo».
[Presagio che c'è qualcosa che non va; ruolo dei conservatori del potere, che ricorrono all'inganno pur di trascinare lo status esistente; "complottismo"]

Il convito di Betania
6 Ora, essendo Gesù in Betania, in casa di Simone il lebbroso, 7 gli si avvicinò una donna con un alabastro di olio profumato di gran prezzo, e lo versò sul suo capo, mentre egli era a tavola. 8 Visto ciò, i suoi discepoli s'indignarono e dissero: «Perché mai questo spreco? 9 Quest'olio, infatti, si poteva vendere a gran prezzo e darne il ricavato ai poveri». 10 Ma Gesù, conosciuto ciò, disse loro: «Perché mai infastidite questa donna? Ella infatti ha compiuto una buona azione verso di me. 11 Perché avrete sempre i poveri con voi, ma non avrete sempre me. 12 Poiché, versando questo olio profumato sul mio corpo, ella lo ha fatto per preparare il mio corpo per la sepoltura. 13 Io vi dico in verità, che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato questo evangelo, si racconterà anche ciò che costei ha fatto, in memoria di lei». [ Grande importanza attribuita alle valorizzazioni economiche. La domanda giusta da porsi sarebbe stata: " L'olio è in via di esaurimento secondo le stime attuali?"]

Il prezzo del tradimento
14 Allora uno dei dodici, di nome Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti, 15 e disse loro: «Quanto mi volete dare, perché io ve lo consegni?». Ed essi gli contarono trenta sicli d'argento. 16 E da quell'ora egli cercava l'opportunità di tradirlo. [Sempre per denaro, si trova qualcuno disposto a tradire ]
La cena pasquale
17 Or il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si accostarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti apparecchiamo per mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino, farò la Pasqua in casa tua con i miei discepoli"». 19 Allora i discepoli fecero come Gesù aveva loro ordinato e apparecchiarono la Pasqua. 20 E quando fu sera, egli si mise a tavola con i dodici; 21 e, mentre mangiavano, disse: «In verità vi dico che uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi si rattristarono grandemente, e ciascuno di loro prese a dirgli: «Sono io quello, Signore?». 23 Ed egli, rispondendo, disse: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto mi tradirà. 24 Il Figlio dell'uomo certo se ne va secondo che è scritto di lui; ma guai a quell'uomo per mezzo del quale il Figlio dell'uomo è tradito! Sarebbe stato meglio per lui di non essere mai nato». 25 E Giuda, colui che lo avrebbe tradito, prese a dire: «Maestro, sono io quello?». Egli gli disse: «Tu l'hai detto!». 26 Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane e lo benedisse, lo ruppe e lo diede ai discepoli e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo». 27 Poi prese il calice e rese grazie, e lo diede loro dicendo: «Bevetene tutti, 28 perché questo è il mio sangue, il sangue del nuovo patto che è sparso per molti per il perdono dei peccati. 29 Ed io vi dico, che da ora in poi io non berrò più di questo frutto della vigna fino a quel giorno in cui io lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». 30 E, dopo aver cantato l'inno, se ne uscirono verso il monte degli Ulivi. [ Ancora presagi da Cassandra]

Pietro avvisato
31 Allora Gesù disse loro: «Voi tutti questa notte sarete scandalizzati per causa mia, perché sta scritto: "Percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse". 32 Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». 33 Allora Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand'anche tutti si scandalizzassero per causa tua, io non mi scandalizzerò mai!». 34 Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». 35 Pietro gli disse: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò in alcun modo». Lo stesso dissero anche tutti i discepoli.
Gesù nel Getsemani
36 Allora Gesù andò con loro in un luogo, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37 E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e grande angoscia. 38 Allora egli disse loro: «L'anima mia è profondamente triste, fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39 E andato un poco in avanti, si gettò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu». 40 Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: «Così non avete potuto vegliare neppure un'ora con me? 41 Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione, poiché lo spirito è pronto ma la carne è debole». 42 Si allontanò di nuovo per la seconda volta e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice si allontani da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà!». 43 Poi, tornato di nuovo, li trovò che dormivano, perché i loro occhi erano appesantiti. 44 E, lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, dicendo le medesime parole. 45 Ritornò poi dai suoi discepoli e disse loro: «Da ora in poi dormite pure e riposatevi; ecco l'ora è giunta e il Figlio dell'uomo è dato nelle mani dei peccatori. 46 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino». [ La carne debole tende a scegliere la via più comoda, che è quella di utilizzare le risorse fossili finchè si può, e prima degli altri ]
Arresto di Gesù
47 E mentre egli parlava ancora, ecco Giuda, uno dei dodici, arrivò, e con lui una grande turba con spade e bastoni, mandati dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. 48 Or colui che lo tradiva aveva dato loro un segnale, dicendo: «Quello che io bacerò, è lui; prendetelo». 49 E in quell'istante, accostatosi a Gesù, gli disse: «Salve, Maestro!». E lo baciò caldamente. 50 E Gesù, gli disse: «Amico, cosa sei venuto a fare?». Allora essi, accostatisi a Gesù, gli posero le mani addosso e lo presero. 51 Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, stesa la mano, trasse fuori la sua spada e percosse il servo del sommo sacerdote, recidendogli un orecchio. 52 Allora Gesù gli disse: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada. 53 Pensi forse che io non potrei adesso pregare il Padre mio, perché mi mandi più di dodici legioni di angeli? 54 Come dunque si adempirebbero le Scritture, le quali dicono che deve avvenire così?». 55 In quello stesso momento Gesù disse alle turbe: «Voi siete usciti a prendermi con spade e bastoni, come contro un brigante; eppure ogni giorno ero seduto in mezzo a voi nel tempio ad insegnare, e non mi avete preso. 56 Ma tutto questo è avvenuto affinché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, lasciatolo, se ne fuggirono.
Gesù davanti al sinedrio
57 Or quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero da Caiafa, sommo sacerdote, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. 58 E Pietro lo seguì da lontano fino al cortile del sommo sacerdote, e, entrato dentro, si pose a sedere con le guardie per vedere la fine. 59 Ora i capi dei sacerdoti, gli anziani e tutto il sinedrio, cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per farlo morire, 60 ma non ne trovavano alcuna; sebbene si fossero fatti avanti molti falsi testimoni, non ne trovarono. Ma alla fine vennero avanti due falsi testimoni 61 i quali dissero: «Costui ha detto: "Io posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni"». 62 Allora il sommo sacerdote, alzatosi, gli disse: «Non rispondi nulla a ciò che costoro testimoniano contro di te?». 63 Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote replicò dicendo: «Io ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se sei il Cristo, il Figlio di Dio». 64 Gesù gli disse: «Tu l'hai detto! Anzi io vi dico che in avvenire voi vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo». 65 Allora il sommo sacerdote stracciò le sue vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; quale bisogno abbiamo più di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia. 66 Che ve ne pare?». Ed essi, rispondendo, dissero: «Egli è reo di morte!». 67 Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; ed altri lo percossero con pugni, 68 dicendo: «O Cristo, indovina! Chi ti ha percosso?». [ Tecniche di aggressione verbale per sottomettere risultati di studi scientifici, ad esempio sul clima ]
Gesù rinnegato da Pietro
69 Ora Pietro sedeva fuori nel cortile e una serva si accostò a lui, dicendo: «Anche tu eri con Gesù il Galileo». 70 Ma egli lo negò davanti a tutti, dicendo: «Non so di che stai parlando». 71 Come egli uscì nell'atrio, un'altra lo vide e disse a quelli che erano là: «Anche costui era con Gesù il Nazareno!». 72 Ma egli di nuovo lo negò con giuramento, dicendo: «Io non conosco quell'uomo». 73 Poco dopo anche gli astanti, accostatisi, dissero a Pietro: «Certo, anche tu sei uno di loro, perché il tuo parlare ti tradisce». 74 Allora egli cominciò a maledire e a giurare, dicendo: «Io non conosco quell'uomo». E in quell'istante il gallo cantò. 75 Allora Pietro si ricordò di quello che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte», Ed egli uscì, e pianse amaramente. [ Le profezie si avverano ]

Il suicidio di Giuda
27,1 Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. 2 E, legatolo, lo condussero via e lo consegnarono nelle mani del governatore Ponzio Pilato. 3 Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato si pentì e riportò i trenta sicli d'argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, 4 dicendo: «Ho peccato, tradendo il sangue innocente». Ma essi dissero: «Che c'importa? Pensaci tu!». 5 Ed egli, gettati i sicli d'argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. 6 Ma i capi dei sacerdoti presero quei denari e dissero: «Non è lecito metterli nel tesoro del tempio, perché è prezzo di sangue». 7 E tenuto consiglio, comprarono con quel denaro il campo del vasaio, come luogo di sepoltura per i forestieri. 8 Perciò quel campo è stato chiamato sino ad oggi: "Campo di sangue". 9 Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia che disse: «E presero i trenta pezzi d'argento, il prezzo di colui che fu valutato, come è stato valutato dai figli d'Israele; 10 e li versarono per il campo del vasaio, come mi ordinò il Signore». [ Casi di suicidi strani di uomini di potere ]

Gesù davanti a Pilato
11 Ora Gesù comparve davanti al governatore; e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». E Gesù gli disse: «Tu lo dici!». 12 Accusato poi dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. 13 Allora Pilato gli disse: «Non odi quante cose testimoniano contro di te?». 14 Ma egli non gli rispose neppure una parola, tanto che il governatore ne fu grandemente meravigliato. 15 Ora il governatore, in occasione di ogni festività, aveva l'usanza di rilasciare alla folla un prigioniero, come essi volevano. 16 Avevano in quel tempo un ben noto prigioniero, di nome Barabba. 17 Quando si furono radunati, Pilato chiese loro: «Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù, detto Cristo?». 18 Perché egli sapeva bene che glielo avevano consegnato per invidia. 19 Ora, mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho molto sofferto in sogno, per causa sua». 20 Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero le folle a chiedere Barabba, e a far morire Gesù. 21 E il governatore, replicando, disse loro: «Quale dei due volete che vi liberi?». Essi dissero: «Barabba!». 22 Pilato disse loro: «Che farò dunque di Gesù, detto Cristo?». Tutti gli dissero: «Sia crocifisso!». 23 Ma il governatore disse: «Eppure, che male ha fatto?». Ma essi gridavano ancora più forte: «Sia crocifisso!». 24 Allora Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che anzi il tumulto cresceva sempre più, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi». 25 E tutto il popolo rispondendo disse: «Sia il suo sangue sopra di noi e sopra i nostri figli!». 26 Allora egli liberò loro Barabba; e dopo aver fatto flagellare Gesù, lo diede loro, perché fosse crocifisso. 27 Allora i soldati del governatore, avendo condotto Gesù nel pretorio, radunarono attorno a lui tutta la coorte. 28 E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto. 29 E, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra; e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano dicendo: «Salve, o re dei Giudei!». 30 Poi, sputandogli a addosso, presero la canna e con quella lo percotevano sul capo. 31 E dopo averlo schernito, lo spogliarono di quel manto e lo rivestirono delle sue vesti; poi lo condussero via per crocifiggerlo. [ decisioni lasciate alla massa emotiva ; necessità di trovare un capro espiatorio ]
La crocifissione
32 Ora, uscendo, incontrarono un uomo di Cirene, di nome Simone, che costrinsero a portare la croce di Gesù. 33 E, giunti sul luogo detto Golgota, che vuol dire: "Il luogo del teschio", 34 gli diedero da bere dell'aceto mescolato con fiele; ma egli, avendolo assaggiato non volle berne. 35 Dopo averlo crocifisso, si spartirono le sue vesti tirando a sorte, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta: «Hanno diviso tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno tirato a sorte». 36 Postisi quindi a sedere, gli facevano la guardia. 37 Al di sopra del suo capo, posero anche la motivazione scritta della sua condanna: «COSTUI È GESÙ, IL RE DEI GIUDEI». 38 Allora furono crocifissi con lui due ladroni: uno a destra e l'altro a sinistra. 39 E coloro che passavano di là lo ingiuriavano scuotendo il capo, 40 e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se sei il Figlio di Dio, scendi giù dalla croce!». 41 Similmente, anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani facendosi beffe, dicevano: 42 «Egli ha salvato gli altri e non può salvare se stesso, se è il re d'Israele, scenda ora giù dalla croce e noi crederemo in lui; 43 egli si è confidato in Dio; lo liberi ora, se veramente lo gradisce, poiché ha detto: "Io sono il Figlio di Dio"». 44 Anche i ladroni crocifissi con lui lo ingiuriavano allo stesso modo. 45 Dall'ora sesta fino all'ora nona si fecero tenebre su tutto il paese. 46 Verso l'ora nona, Gesù gridò con gran voce dicendo: «Elì, Elì, lammà sabactanì?». Cioè: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?». 47 E alcuni fra i presenti, udito questo, dicevano: «Costui chiama Elia». 48 E in quell'istante uno di loro corse, prese una spugna, l'inzuppò d'aceto e, infilatala in cima ad una canna, gli diede da bere. 49 Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo». 50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. 51 Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo; la terra tremò e le rocce si spaccarono; 52 i sepolcri si aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; 53 e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di Gesù, entrarono nella santa città e apparvero a molti. 54 Ora il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, veduto il terremoto e le cose accadute, temettero grandemente e dissero: «Veramente costui era il Figlio di Dio!». 55 Erano là presenti anche molte donne che osservavano da lontano, esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo; 56 fra di loro c'era Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Iose; e la madre dei figli di Zebedeo. [ ancora violenze su chi non può difendersi ; abbandono all'autodistruzione ; comprensione "tardiva" di una persona che si rende conto di quello che si è appena consumato ]

lunedì, aprile 06, 2009

Che succede al Dow Jones?


Libbre di petrolio acquistabili con il valore dell'indice Dow Jones.
Immagine da "seeking alpha"



Se lo guardate in dollari, l'indice "Dow Jones" della produzione industriale va su e va giù a seconda del momento - non sembra mostrare alcuna regolarità ma soltanto "cicli" che alcuni ritengono essere una cosa naturale.

Ma provate a esaminare il Dow Jones in termini del prezzo del petrolio e le cose cambiano notevolmente. Questo è quello che ha fatto Gregor Macdonald nel suo blog "seeking alpha". Qui, vediamo la tendenza del Dow Jones negli ultimi dieci anni: con un unità di Dow Jones si compra sempre meno petrolio. In altre parole, il valore di quello che riusciamo a produrre è in discesa costante se pensiamo che il denaro si misura in unità di energia.

Questo tipo di andamento, come ha giustamente ragionato Macdonald, non è dovuto al fatto che c'è qualcosa di sbagliato nel modo in cui produciamo. E' dovuto al fatto che il petrolio costa sempre di più in termini fisici. Questo costo viene espresso in termini di unità di "EROEI" (energy return for energy invested) e sappiamo che è in continua diminuzione. Mentre il petrolio dei "tempi d'oro" valeva circa 100 in termini di EROEI, oggi siamo intorno a 10-15. Questo vuol dire che facciamo sempre più fatica a produrre le cose e questo si riflette nella diminuzione del valore della produzione.

E' una tendenza epocale che non si invertirà finchè non sostituiremo il petrolio con qualcosa che ci faccia riprendere a produrre con l'efficienza di una volta. Non è impossibile, già il fotovoltaico ha un EROEI di circa 10 e il vento intorno a 20. Le frazioni di energia prodotte con questi metodi sono ancora minuscole, ma sappiamo cosa ci sta piombando addosso e cosa dovremmo fare per evitarlo. Peccato che non lo stiamo facendo, perlomeno in Italia.

sabato, aprile 04, 2009

Il solare democratico





created by Andrea De Cesco




Dagli albori della propria civiltà il genere umano ha sempre creato all'interno delle società delle gerarchie tra i vari individui. L'affermazione della superiorità di un individuo o di una serie di individui sugli altri è antica più della storia e della storia è stata uno dei motori più potenti.
Ovviamente nelle società primitive si basava su poche norme non scritte che riconoscevano la predominanza di uno o pochi singoli, legate alla sopravvivenza delle comunità, i cui membri rinunciavano a un parte della loro libertà pur di affrontare le difficili condizioni di vita all'interno di un gruppo organizzato.
Man mano che le società e le comunità si sono evolute, si sono evoluti anche i modi per l'acquisizione ed il mantenimento di questa predominanza interna da parte delle “caste“ privilegiate, e dove fosse possibile la spinta ad esportarla ad altri popoli o civiltà vicine.

Se rileggiamo la storia, essa si presenta zeppa di episodi legati in un modo o un altro alle logiche di potere tra le classi dominanti, guerre, assassini, alleanze, tradimenti, matrimoni, ecc. La costante rimane però che per acquisire potere e soprattutto per mantenerlo lo strumento principale è sempre quello del controllo degli uni sugli altri, dove una ristretta cerchia che costituiva l'elite, forte di una propria organizzazione, dominava la massa.
Nelle civiltà più antiche questo si manifestava soprattutto con la coercizione, dove un singolo individuo, un gruppo di persone, un esercito, una milizia, o una o più famiglie, predominava su gli altri grazie al possesso e all' uso delle armi.
Un'altra arma potente era il controllo della religione e delle credenze popolari, in quanto da sempre i vertici politico-militari si sono associati al potere le alte gerarchie religiose, ricevendo in cambio dell'esercizio esclusivo della religione, la legittimazione al dominio politico.

Dopo la rivoluzione industriale, questo ordine è stato sovvertito e la garanzia del potere militare o religioso non è stata più sufficiente, nelle civiltà occidentali almeno, al mantenimento del controllo sulle masse.
Si era venuta a creare una elite diversa, di natura economica, capace di condizionare la supremazia delle aristocrazie attraverso la propria forza economica, sebbene all'inizio questo nuovo ceto fosse in competizione con il potere delle classi fino allora predominanti, in breve tempo però si assistette ad una cooptazione ai vertici per i nuovi esponenti della classe industriale e mercantile.
Si creò così una nuova classe sociale che assumeva il controllo totale assommando potere politico, economico e delle coscienze assieme, condizione che resiste tuttora fino ai giorni nostri.

Evolvendosi la società e divenendo più complessa, è stato necessario produrre nuove forme di controllo delle masse, affidate non più alle armi o alla religione, ma con mezzi sempre più sofisticati e raffinati.
La prima è quella del controllo dell'informazione, ormai in nessuna parte del mondo esiste un informazione veramente libera e plurale ma essa risponde agli interessi di potenti editori o capitani di industria, in grado non solo di plasmare l'opinione pubblica al fine di ottenere un consenso, ma soprattutto di indicare nuove scale di valori, rispondenti più alle esigenze dell'impresa che non ai veri valori o le vere necessità dell'individuo.
Ma soprattutto la più importante forma di controllo esercitato è quella del controllo dell'energia.
In società complesse come le nostre la possibilità di vivere e la qualità della vita dipendono in primis, dal accesso alle varie forme di energia disponibili.
Questo paradigma vale a tutti i livelli, a partire dei rapporti fra i vari stati (emblematico il capolavoro di Putin, il quale ripristinando il controllo pubblico sullla produzione di idrocarburi ha trasformato uno stato, la Russia, da nazione allo sfascio a potenza mondiale in grado di condizionare le politiche degli altri stati), al livello interno degli stati dove un mercato energetico in teoria libero, è concentrato nelle mani di poche figure, in grado di controllare il flusso dell'energia destinato al singolo cittadino.

Le varie forme di energia che hanno consentito la rivoluzione industriale, sia il carbone che il petrolio o gli altri idrocarburi come per il nucleare o l'idroelettrico, hanno tutte una caratteristica in comune, si prestano ad essere controllate dalla fonte lungo tutta la filiera fino alla distribuzione.
Infatti, il singolo cittadino non è in grado di assicurarsene la quantità sufficiente con i propri mezzi, ma per forza di cose deve acquistarla da una di queste compagnie in grado di fornirgliela.
Nessuno di noi può rifornirsi di benzina dell'automobile direttamente acquistando il petrolio in Arabia per poi raffinarselo in casa, deve per forza fare rifornimento ad una stazione di servizio di una delle mayor petrolifere, che fornirà il prodotto finito alle proprie condizioni, come nessuno può procurarsi il gas per riscaldarsi in inverno direttamente in Russia, ma deve collegarsi per forza di cose ad una tubatura rifornita da un gasdotto di una di queste stesse società.
Stessa cosa si potrebbe pensare per l'energia elettrica dato che nessuno può crearsi in casa costruendosi una mini centrale, si essa idro, termoelettrica o termonucleare, ma invece non si è nella stessa condizione.

Esiste la possibilità di creare una serie di piccole “centrali elettriche” adatte ai consumi di un singolo individuo, di una famiglia o di una ristretta comunità, utilizzando la forma di energia più democratica, anzi forse più che democratica visto che abbonda principalmente nei paesi tropicali tradizionalmente più poveri, una forma di energia non controllabile da nessuno, non inquinante, disponibile in quantità sufficiente alle esigenze di tutti gli abitanti della terra e per diversi milioni di anni a venire, l'energia solare.
Grazie alla tecnologia attualmente disponibile, è già oggi facile prodursi privatamente l'energia necessaria ai propri bisogni ed addirittura poterne cedere una quantità ad altri soggetti, senza per forza di cose passare attraverso le strozzature di un mercato dominato da monopoli o oligopoli.
Certo le cose dette così sembrano facili, ma non lo sono per nulla, una forma democratica di produzione e consumo dell'energia prevede la fine del controllo da parte delle elite, cioè il cittadino-consumatore-produttore, alla fine risulta essere autonomo ed autosufficiente, e non più completamente condizionabile dalle forniture energetiche, risultando così veramente indipendente.
Quindi è prevedibile che in futuro man mano che si procederà verso l'ineluttabile crisi della produzione di combustibili fossili tradizionali, e la conseguente diffusione di impianti che utilizzino fonti rinnovabili, come l'eolico ed il fotovoltaico, vi siano dei tentativi, ovviamente di natura legale, di ricondurre l'esclusività della produzione mediante questi sistemi al solito manipolo di eletti che vorranno riaffermare e perpetuare la loro superiorità gerarchica sul resto degli esseri umani.
Per questo lottare per un una produzione dell'energia distribuita sul territorio e tra tutti i suoi abitanti, quindi sottratta ad ogni forma di gestione controllata, non è solo una risposta ai fabbisogni energetici dell'umanità, ma è una condizione per garantire una reale libertà ad ogni singolo essere umano.

giovedì, aprile 02, 2009

La guerra contro il recupero delle risorse: una sconfitta per tutti




Una volta, recuperare il ferro era considerato un dovere patriottico. Anche oggi, il recupero delle "materie seconde" è una sorgente di materiali preziosi per l'economia. In Toscana, tuttavia, si fanno chiudere le cooperative che recuperano il ferro, togliendo il lavoro a molte famiglie e facendo un danno a tutti quanti.


Riciclare il ferro è un'attività che si fa da tempo immemorabile: era un lavoro non nobile ma che aveva una sua dignità. Al tempo del fascismo "dare ferro alla patria" era diventato addirittura un dovere patriottico. Oggi, ci sembra di essere più ricchi di allora, ma riciclare il ferro è pur sempre un attività che rigenera delle preziose materie prime che altrimenti dovremmo importare dall'estero. Ed è materiale che altrimenti finirebbe in discarica o disperso ai bordi delle strade. Chi potrebbe mai dir male del recupero del ferro?

E invece, in Italia, ci ritroviamo con delle leggi che possono essere interpretate in modo da rendere illegale il recupero del ferro o di qualsiasi altro materiale. Non solo, ma abbiamo anche qualcuno che si è messo di buona volontà a interpretarle in questo modo e anche ad applicarle distruggendo un'attività che stava dando lavoro a decine di famiglie e facendo un'opera utile a tutti.

La storia comincia qualche anno fa, in Toscana dove, con il supporto delle istituzioni e della magistratura, sono nate tre cooperative sociali gestite principalmente dai Rom locali per il recupero del ferro di scarto. Era un lavoro duro e pesante, che però rendeva anche discretamente e permetteva ai membri delle cooperative di vivere in modo dignitoso.

Negli ultimi mesi, tuttavia, queste cooperative sono state soggette a una serie di ispezioni da parte dalla polizia del corpo forestale. Gli agenti si sono presentati all'improvviso, mitra in mano, requisendo i documenti e controllando tutto. Ma, nonostante le irruzioni spettacolari, non è stato possibile trovare niente di illegale o estraneo alle attività delle cooperative. Niente droga, niente refurtiva, niente del genere. La documentazione di rito era tutta a posto, con tutti i fogli e i moduli del caso: i "Fir" formulari di identificazione rifiuti, regolarmente compilati in quattro copie per ogni carico riciclato.

Poteva finire così? Assolutamente no! E, infatti, una delle norme fondamentali della burocrazia è che qualsiasi cosa fai, anche se ti ha detto di farla un funzionario, puoi sempre trovare un funzionario uguale e contrario al quale non va bene. Se questa norma si aggiunge all'altra che dice che comunque vada, devi sempre pagare, allora la burocrazia si trasforma in una trappola mortale dove qualsiasi cosa fai sei fregato.

Qui, i funzionari che hanno esaminato la documentazione delle cooperative hanno deciso di interpretare in senso restrittivo e letterale la norma detta della "tracciabilità dei rifiuti" che vuole che se ne debba sapere la strada percorsa fin dall'origine. La norma è sensata in termini generali ma, ovviamente, se la si applicasse alla lettera, non sarebbe possibile riciclare niente. Ogni tappo e ogni bottiglia avviate al riciclo dovrebbero essere accompagnate da un modulo fir in quattro copie con il nome, cognome, indirizzo e codice fiscale della persona che le ha buttate nel cassonetto.

Questo vale anche per il ferro raccolto dalle cooperative, che era ferro trovato agli angoli delle strade o recuperato presso cantieri e cose del genere. Nei moduli fir, come "origine del rifiuto" c'era la cooperativa. Questa è un'interpretazione valida della legge e, comunque, l'unica possibile se uno vuole riciclare quello che altrimenti resterebbe abbandonato in giro.

Ma chi ha inventato questa guerra contro il recupero del ferro ha trovato il modo di usare la norma per distruggere le cooperative. Stabilito che l'origine dichiarata dei carichi di ferro non era quella giusta, ne consegnue che ogni modulo era irregolare. Siccome la norma prevede una multa da 1000 euro in su per ogni irregolarità, il risultato finale è stato un totale di 19 milioni di euro di multa fatte alle tre cooperative (questo è un totale provvisorio, le multe continuano ad arrivare). Ovviamente, le cooperative non possono che chiudere in queste condizioni; fra le altre cose si sono visti anche sequestrati i furgoncini che usavano per lavorare.

Così, il risultato è che decine di famiglie hanno perso il lavoro, le cooperative hanno chiuso e riciclare il ferro è diventato un'attività illegale in Toscana. Adesso, i Rom che gestivano le cooperative non potranno fare altro che tornare a lavori saltuari e al nero - se non illegali - e ad essere un peso per la comunità. Un altro risultato è stato di fermare un'attività che poteva essere un esempio su come gestire quelle cose che chiamiamo "rifiuti" ma che non lo sono, ma sono invece materie seconde di cui abbiamo disperatamente bisogno per mandare avanti il "sistema Italia".

Non so cosa pensate voi di questo disastro. A me ricorda cose come il "cupio dissolvi" di cui parlava Paolo di Tarso, oppure l' "istinto di morte" di cui parlava Sigmund Freud. O forse la leggenda dei lemming che corrono come pazzi per buttarsi giù tutti insieme dal precipizio. Oppure, quelle belve in gabbia che finiscono per impazzire e per automutilarsi.

Per ogni volta in questo paese che qualcuno riesce a mettere su qualcosa di buono, viene sempre fuori qualcun altro che lo distrugge facendo del male anche a se stesso e a tutti quanti. Questa è l'essenza di questa guerra contro il recupero delle risorse: comunque vada, siamo tutti sconfitti.

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Qui di seguito, riporto l'articolo di Repubblica sulla faccenda. Ho contattato l'avvocato Luca Mirco che mi conferma che tutto questo è vero. Io stesso ve lo posso confermare in quanto conosco i gestori di una di queste cooperative.

La repubblica, 15/3/09 (Firenze III) 
Il Caso

Coop dei rom, maxi multa da 19 milioni euro

FRANCA SELVATICI

LE COOPERATIVE sociali specializzate nella raccolta di rottami metallici sono in ginocchio. Nel giro di sei mesi il Corpo Forestale dello Stato ha elevato verbali di contravvenzione per quasi 19 milioni di euro nei confrontidelle cooperative La Bussola di Pistoia, I Ferraioli di Prato e L’Olmatello di Firenze e dei soci raccoglitori di ferraglie, per lo più rom e slavi. La loro colpa: aver trasportato «rifiuti speciali non pericolosi con formulari di identificazione rifiuto (Fir) recanti dati inesatti». Per molti dei soci, avviati al lavoro dalla magistratura e da enti che si occupano del recupero sociale di ex detenuti, è a rischio il percorso di riabilitazione.
Spiega l’avvocato Luca Mirco, che li assiste nei ricorsi alla Amministrazione Provinciale: «Questo sistema di cooperative è nato con il favore della politica. È un lavoro utile all’ambiente e contribuisce alla sicurezza sociale, perché allontana dalla illegalità soggetti svantaggiati. Ai soci vengono dati in comodato gratuito furgoncini sui quali caricano ferraglie raccolte nei cassonetti dei rifiuti o fra gli scarti dei cantieri edili, per portarle ai centri di raccolta autorizzati, come Toscana Rifiuti. Qui i rottami vengono pesati e i raccoglitori incassano subito il corrispettivo, che per l’80% va a loro e per il 20% alla cooperativa. In questo modo riescono a mantenere le famiglie».
Dopo i controlli del Corpo Forestale, però, molti di loro hanno ricevuto verbali di contravvenzioni per cifre spaventose. E i furgoncini sono stati sequestrati. «Si era creato un circolo virtuoso — sottolinea l’avvocato Mirco — era un modo per riabilitare molti soggetti. Ora però sono spaventati a morte».
La Forestale ha applicato le norme in materia ambientale, che prescrivono la tracciabilità dei rifiuti. I Fir (formulari di identificazione rifiuti) devono riportare nome e indirizzo del produttore e del detentore. Nei formulari controllati dalla Forestale, alla voce produttore o detentore risulta indicata la cooperativa di appartenenza dei raccoglitori. Ma nessuna delle tre coop produce o ha in deposito rifiuti. Di qui le contestazioni. Per ogni Fir inesatto la legge prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 1600 a 9300 euro. Poiché, secondo le accuse, tutti i Fir sono inesatti, le sanzioni hanno raggiunto cifre stratosferiche.
«Ma come si fa a indicare la provenienza di un cassonetto o una discarica?», obietta l’avvocato. Una via di uscita per non distruggere il lavoro dei ferraioli potrebbe esserci. La legge sui rifiuti esenta gli ambulanti dalla compilazione dei formulari. Ma chi rilascia la licenza di ambulante? La Camera di Commercio dice che deve farlo il Comune. Il Comune dice che con la legge Bersani la licenza non c’è più. E allora? È stato chiesto un parere all’Albo nazionale gestori ambientali. Ma nessuno ha risposto.

martedì, marzo 31, 2009

Una bomba che sta per esplodere: La Crisi dell'Acqua

Fonte immagine: http://www.operadellavita.it/creazione.htm


Dal libro della Genesi Capitolo 1: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu ..... Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo.... Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare….Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”….. E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».


A quanto pare il genere umano (uomo e donna) ha preso alla lettera le parole Soggiogare e Dominare. Non solo esso continua ad essere fecondo e moltiplicarsi portando la popolazione mondiale agli attuali 6,5 Miliardi di esseri umani.

- Dominio assoluto e soggiogamento dell’intero sistema;

- Fecondità e Moltiplicazione

Due pilastri della lettura divina della Genesi che probabilmente andavano molto bene nell’antichità quando il genere umano era rappresentato da un numero molto basso di persone e quando la sopravvivenza era assicurata che soltanto quando era il più forte (in questo caso l’Uomo) a dominare.


Mai come oggi il pianeta Terra ed i suoi abitanti, il genere umano (soprattutto) e tutte le altre specie viventi, si sono trovati a rischio di estinzione per il coincidere di tanti fattori destabilizzanti, gran parte dei quali sono dovuti ai comportamenti stessi del genere umano per eccellenza.

Secondo il Terzo Rapporto delle Nazioni Unite sullo Stato delle Risorse Idriche del Pianeta (12 Marzo 2009), la crisi è arrivata ad un livello estremamente grave. Un allarme è stato lanciato per AGIRE e non più parlare. L’acqua come l’ossigeno è elemento vitale è:

- Un arma vitale per la lotta alla povertà

- Per debellare molte malattie

- Per sconfiggere la fame

- Ed è indispensabile per le economie in generale

La crescita della popolazione mondiale, stimata intorno agli 80 milioni di persone all’anno aumenterebbe i fabbisogni in acqua di circa 64 miliardi di m3 all’anno. Tale crescita è soprattutto concentrata nelle città il cui approvvigionamento sarà la vera sfida a venire. Attualmente 1,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua pulita quindi potabile; 2,6 miliardi di persone non dispongono di servizi igienici. Tutte queste persone vivono in condizioni di estrema povertà e di insicurezza alimentare.










Per la FAO la questione dell’acqua è destinata a scoppiare come una bomba perché la pressione demografica si farà sempre più forte (si stima il raggiungimento di una popolazione di 8 miliardi di abitanti entro il 2025) ed in parallelo cresceranno sia la domanda alimentare globale che quella energetica.


In termini di produzione agricola, l’evoluzione delle abitudini alimentari pesa fortemente sulle risorse idriche infatti, la crescita economica di molti Paesi emergenti ha creato una classe media consumatrice di latte, pane e carne. La produzione di 1 kg di grano necessita da 400 a 1200 litri di acqua (a seconda delle aree di coltivazione); mentre per produrre 1 kg di carne sono necessari da 1000 a 2000 litri di acqua. L’agricoltura consuma il 75% dell’acqua totale.

L’industria energetica è il secondo settore consumatore di acqua. Con la scusa della lotta contro le emissioni di gas serra si stimola lo sviluppo del grande idroelettrico che assicura ad oggi il 20% della produzione elettrica mondiale; un’altra scusa per la lotta alle emissioni gas serra ma anche l’utopia del voler sostituire il Petrolio con una fonte energetica diversa sta nella coltivazione della biomassa per biocarburanti ed etanolo. Tale settore necessita di 2500 litri di acqua per produrre 1 litro di carburante cosiddetto “Verde”. Sempre nel campo energetico, l’acqua è indispensabile per il raffreddamento delle centrali termiche e nucleari.

Tutti i settori industriali come il tessile, l’elettronica, l’industria agroalimentare, le miniere, il settore metallurgico hanno bisogno di ingenti quantità di acqua per poter funzionare – produrre.

Numerosi segnali di tensione e di conflitto sono ben visibili agli attenti osservatori. Conflitti tra gli utilizzatori e tensioni tra nazioni si stanno moltiplicando. Gli ecosistemi sovra-sfruttati si stanno degradando. In molte regioni la riduzioni della biodiversità e l’inquinamento hanno raggiunto i punti di non-ritorno. Molti fiumi come il Colorado, il Nilo o il fiume giallo non raggiungono più i mari. L’essiccamento di aree umide, la diminuzione dei livelli delle falde freatiche (del sottosuolo) , l’inquinamento per opera delle industrie, dell’agricoltura intensiva e dei rifiuti urbani, la proliferazione di alghe nocive non sono soltanto responsabili di gravi danni alla biodiversità ma impediscono ai sistemi di fornire acqua salubre per le future generazioni.

La crisi dell’acqua ha delle conseguenze drammatiche a livello della sanità pubblica. Nei Paesi in via di sviluppo ed in quelli emergenti, 80% delle malattie sono legate all’acqua. Si parla di 1.7 milioni di morti sia per causa di assenza totale di acqua potabile che di assenza di strutture di depurazione adeguate. Un esempio importante sono le epidemie di colera nello Zimbabwe che hanno provocato 4000 morti a partire dall’Agosto 2008 a causa della mancanza totale di infrastrutture idriche.

Alla faccia della produzione di piante per biocarburanti ed etanolo, la siccità eccezionale che ha colpito l’Australia, la Cina e la California hanno limitato la produzione agricola con ingenti perdite economiche. In Kenia, l’impatto combinato di siccità e inondazioni che si sono susseguiti tra il 1997 ed il 2000 è stato stimato intorno ai 3,8 miliardi di Euro) ossia il 16% del PIL nazionale.

Dopo decenni di inattività, i problemi sono veramente enormi e questi si aggraveranno ancora di più se le politiche saranno sempre le solite. Il problema è che i politici e le solite lobbies (negative) devono smetterla di pensare che l’acqua sia una risorsa inesauribile e devono rivedere tutta la loro politica di gestione delle risorse idriche passando da una gestione insostenibile ed iniqua ad un nuovo modo di valorizzazione dell’acqua come risorsa necessaria ed indispensabile prima di tutto per la vita ed il benessere di tutte le specie viventi compreso noi stessi.

Il deficit o la mancanza di finanziamenti per la costruzione o l’ammodernamento di infrastrutture di approvvigionamento, risanamento e soprattutto di Stoccaggio delle acque (piovane in particolare) è sempre stato considerato come l’ostacolo principale alla buona gestione dell’acqua.

Tuttavia rimane il fatto che, è la presa di coscienza politica del problema da parte del 90% dei politici che ancora è deficiente: ”l’acqua prima del profitto deve essere prima di tutto al centro delle politiche agricole, dell’energia, della salute, delle infrastrutture, dell’educazione”. E qui tocca soprattutto ai capi di stato ed ai governi nazionali di appropriarsi di una questione che è diventata così vitale da essere considerata come un elemento di crisi per le sicurezze nazionali.

Ancora ad oggi, come lo ha dimostrato il Forum Mondiale per l'Acqua tenutosi ad Istanbul, c'è chi vuole speculare sull'acqua giocando sulle ambiguità dei termini "Diritto all'accesso o libertà di accesso all'acqua"?in attesa di che cosa faranno i soliti politici, gli affaristi e le persone al servizio delle multinazionali non ci resta che osservare la gente morire.


(N.B.. tutte le foto sono state scaricate dalla rete salvo quella del mercato africano in alto)