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domenica, settembre 27, 2009

Tutta colpa del Sole?


Che il Sole abbia effetti sul clima non ci piove. Il minimo di Maunder, un periodo tra il 1645 e il 1715 in cui non si osservarono macchie solari, corrisponde molto bene con il momento più rigido della piccola era glaciale. In generale, quando l'attività solare (misurata ad esempio contando le macchie) si è ridotta, la temperatura è diminuita. Periodi freddi corrispondono ad es. al minimo di Dalton (ispiratore di un blog che cerca di dimostrare come sia tutta colpa del Sole), intorno al 1800. Quindi è naturale che si cerchi di capire se e quanto il Sole contribuisca al riscaldamento globale in atto. Ed è comprensibile lo facciano con maggior foga le persone che dubitano, per altri motivi, della tesi per cui è colpa nostra.

Lavorando in un osservatorio che è tuttora molto coinvolto nella fisica solare, ho modo di parlare con i colleghi di queste cose. Il consenso generale è che il Sole contribuisca piuttosto poco, tra il 15 e il 25% del totale, al riscaldamento. Ultimamente una teoria aveva ipotizzato che quando il Sole è quieto arrivino sulla Terra più raggi cosmici, questi producano nuvole e quindi alterino il clima. Si è quindi misurato anche quanti raggi cosmici arrivano effettivamente[1] e ancora le variazioni che si vedono non sono sufficienti a spiegare il recente aumento della temperatura. Se ne è anche parlato in questo blog, facendo notare come l'accordo tra sunspot number e temperatura vada a farsi benedire negli ultimi 15-20 anni.

Ma (giustamente) uno scienziato non demorde, e si continua a sfornare ipotesi. Qualche anno fa alcuni astronomi hanno osservato che la correlazione con la temperatura era migliore se come indice dell'attività solare si utilizzava il cosiddetto indice di attività geomagnetica AA. In particolare la cosa è molto gettonata sul blog climatemonitor, ma ho ritrovato articoli che ne parlano[2]. Mi sono quindi preso i dati, grazie anche a un lettore di quel blog, e ho fatto il grafico qui sotto.

Tutti questi grafici son fatti nello steso modo, per cui spiego solo il primo. In nero ho graficato l'andamento della temperatura globale, riferita alla media degli anni '50 (uguale in tutti i grafici). In blu ho riportato l'indice che tento di correlare, scalato in modo da riprodurre al meglio la curva di temperatura (regressione lineare, una tecnica statistica standard). In rosso c'è quel che resta, la parte di variazioni di temperatura che non è possibile spiegare con l'indice che ho esaminato. L'ampiezza media della curva rossa è riportata in basso, in questo caso circa 0.12 gradi. Più piccolo è questo numero, tanto meglio ho riprodotto la mia curva di temperatura. Insomma lo scopo del giochino è trovare una curva blu (modello) il più uguale possibile a quella nera (vera), e la curva rossa (residui) mi dice quanto ho sbagliato

L'attività solare oscilla con un periodo di 11 anni e la temperatura no, e per questo ho mediato i dati su 11 anni. Come conseguenza della media ho dovuto scartare i primi e gli ultimi 5 anni, in cui non ho i dati per calcolare una media sensata.

Bene, se non si tiene conto degli ultimi anni l'accordo è impressionante, il coefficiente di correlazione che si ottiene è R=0.84. Ma non c'è verso di far sparire quel picco finale nei residui, quasi mezzo grado che il Sole proprio non spiega.

L'accordo diventa molto migliore se si media su 22 anni (due cicli solari, o un ciclo solare completo), con R=0,9. Ma in questo caso devo buttar via altri 5 anni e gli articoli che trovano questa bella correlazione sono del 2005, altri 4 anni scartati. Alla fine sparisce proprio quel problematico picco finale tra +0,2 e +0,4 gradi nella curva rossa.

Bene, ma la CO2? Se faccio lo stesso lavoro utilizzando come forzante la concentrazione di CO2 in atmosfera ottengo questo:

La CO2 varia molto più regolarmente, con meno bozzi, ma riproduce l'andamento delle temperature osservate molto meglio (R=0,94). I residui sono quasi la metà che nel caso precedente anche se la rampa tra il 1910 e il 1940 è chiaramente dovuto ad altro. Evidentemente la verità sta nel mezzo, ma quanto? Bene, basta provare a utilizzare un mix dei due, e vedere per quale "ricetta" ci riproduce meglio i dati.


Detto fatto, ci vuole un 22% di Sole e un 78% di CO2. Probabilmente c'è dell'altro, e difatti i modelli dell'IPCC non sono così semplici, ma siamo arrivati da qualche parte anche solo con questi semplici conti:


  • L'accordo tra AA-Index e temperatura non è molto migliore di quello tra altri indicatori di attività solare e temperatura. Tutti questi indicatori non spiegano assolutamente l'aumento di temperatura degli ultimi 20 anni, che invece corrisponde benissimo all'incremento di CO2

  • Se confronto una temperatura, una concentrazione di CO2, e un'attività solare che stanno aumentando tutti nel tempo, otterrò comunque buone correlazioni. Per discriminare devo usare periodi in cui un indice aumenta ed uno cala, altrimenti correlo benissimo gli aumenti di temperatura anche con la crescita del pino secolare al Ponte al Pino a Firenze.

  • Per ottenere un buon accordo si media i dati su un periodo lunghissimo. Ma in questo modo si scartano quelli degli ultimi anni, in cui appunto la CO2 sale e l'AA scende

  • Se medio su tempi lunghissimi ho pochi dati (un secolo campionato ogni 22 anni fa circa 5 punti buoni). Con pochi punti un accordo si ottiene più facilmente

  • Devo confrontare le due ipotesi. La bontà di una correlazione da sola dice poco. Meglio se faccio un fit con le due ipotesi, e mi faccio dire dai dati il peso relativo delle due componenti.
Ultima nota: l'attività solare spiega benissimo come mai ultimamente la temperatura non sia cresciuta. Il che significa che se l'attività solare non contasse, le temperature sarebbero un decimo di grado più calde di quanto siano ora.

Qualche riferimento:
[1] A. D. Erlykin, T. Sloan, A. W. Wolfendale: "Solar activity and the mean global temperature" Environmental Research Letters (2009)
[2] K. Georgieva, C. Bianchi, B. Kirov; "Once again about global warming and solar activity", Mem. SAIt 76, 969 (2005)

domenica, dicembre 14, 2008

Battaglia sui rifiuti: Batman contro Joker

Cosa sarebbe Batman senza il Joker? Solo un cretino che crede che sia carnevale tutto l'anno.


Il prof. Franco Battaglia si è fatto indubbiamente un nome nell'ecologismo italiano come l'arcinemico delle rinnovabili. A questo titolo aggiunge quello di negatore del riscaldamento globale causato dall'uomo; diffamatore della raccolta differenziata, e altre cosette.

Ora, non c'è dubbio che Battaglia gioca un po' a darsi l'immagine dell'eroe negativo dei fumetti con quel suo modo di attaccare i mostri sacri dell'ambientalismo. Insomma, un po' il Joker che combatte Batman (e, su questa contrapposizione, forse il ruolo di Batman mi competerebbe, vista la mia attività di allevatore di pipistrelli)

Tuttavia, Franco Battaglia rimane sempre una persona con un minimo di preparazione scientifica e quindi alle volte riesce a identificare dei punti effettivamente deboli della visione standard degli ambientalisti. Per esempio, Battaglia ha più volte correttamente identificato l'"economia basata sull'idrogeno" per la bufala che è. Battaglia ha anche parlato in favore dell'interpretazione evoluzionistica darwiniana. E' anche autore di articoli interessanti e condivisibili su argomenti vari, per esempio sulla teoria di Wegener sulla deriva dei continenti. Infine, Battaglia ha dato una definizione azzeccata della questione dell'EROEI (energy return for energy invested) con queste parole:
Se un uomo vuole disperatamente una mela, magari la pagherà 10 Euro, forse 100 Euro, ma non la pagherà mai due mele.

Peccato che Battaglia non abbia altettanta competenza nella scienza del clima, dove si lancia in attacchi senza senso contro questo e contro quello che, alla fine, ne minano la credibilità su tutto. Così, Battaglia ha cercato di dimostrare che l'effetto antropico nel riscaldamento globale non puè esistere basandosi su un improbabile calcolo della massa degli insetti sul pianeta terra. Tuttora continua a pescare leggende qua e la, dove può; tutte cose che spesso si riducono a dire che - in fondo - oggi non fa tanto caldo e allora dov'è questo famoso riscaldamento globale?

Anche sulle energie rinnovabili, tutta la polemica di Battaglia si basa sempre sullo stesso concetto ripetuto all'infinito "Le energie rinnovabili costano più care delle altre" Ma, curiosamente, Battaglia non ha mai voluto applicare alle rinnovabili la sua azzeccata definizione dell'EROEI che ci dice che, se un pannello fotovoltaico ci costa una mela, ce ne riporta una decina durante il suo ciclo di vita.

Battaglia, quindi, applica in modo assai selettivo le sue intuizioni, peraltro spesso geniali. Come esempio, vediamo di esaminare il Battaglia-pensiero sulla questione dei rifiuti. Questo ci illustra l'atteggiamento del nostro ma anche ci invita a ripensare a certe opinioni spesso prese come certezze assolute nel movimento ambientalista. Vi passo alcune delle affermazioni di Battaglia sulla raccolta differenziata; testo gentilmente fornito da "JAS."
Il modo più bischero [per trattare i riè quello della raccolta differenziata; bischerrima all'ennesima potenza, poi, è la cosiddetta raccolta porta-a-porta, che altro non è che la raccolta differenziata spinta fino all'esasperazione.
Che la raccolta differenziata sia una cosa bischera è semplice da capire. Innanzitutto, con essa non si smaltiscono i rifiuti ma li si separa. L'idea sarebbe di riciclarli. Il condizionale non lo uso a caso. Infatti, il limite della produzione di riciclo è quello di mercato: a che pro un riciclo spinto, ad esempio, del vetro o della carta se poi il mercato del vetro scuro (che è il vetro che si può produrre dalla raccolta differenziata del vetro) o della carta riciclata è limitato? Che cosa succede al vetro e alla carta riciclati che rimangono invenduti? Vanno a finire il primo in discarica e la seconda bruciata negli inceneritori. Tanto valeva portarcela prima.
<..> In Italia, oltre la metà della plastica riciclata va a finire nell’inceneritore, per cui un comportamento ecologicamente virtuoso non è curarsi di differenziarla (come religiosamente fa mia moglie) ma rifiutarsi di farlo (come faccio io)."Beh, non si può dire che Battaglia non abbia un suo stile. Battaglia non mi risulta essere Fiorentino, ma evidentemente ha assorbito alcuni concetti culturali di Firenze, inclusa la parola "bischero". Ma, attenzione, un vero fiorentino non direbbe mai "bischerrimo" dato che la parola "bischero" è di per se un superlativo. Non puoi essere più bischero di un bischero. Ma, a parte questa digressione filologica, cosa si può dire di questo pezzo di Battaglia sui rifiuti?

E' un classico della tendenza di Battaglia di lanciare giudizi senza preoccuparsi troppo di quantificarli. Per esempio, è vero che la carta riciclata va a finire nell'inceneritore? No. Secondo i dati del CONAI, solo una minima frazione della carta raccolta viene bruciata. Non è vero nemmeno che il vetro finisce in discarica. Sempre secondo i dati del CONAI; il vetro dalla raccolta differenziata si ricicla praticamente tutto.
Lo stesso, si recuperano al 100% materiali come l'acciaio e altri metalli. E' vero invece che circa il 50% della plastica recuperata finisce nell'inceneritore. Ma il 50% di recupero è pur sempre meglio di 0% come ci dice lo stesso Battaglia in un altro suo pezzo dove dice che riciclare è bene. Allora, il sistema del riciclaggio attuale basato sulla raccolta differenziata non funziona poi tanto male. Non sarebbe meglio cercare di migliorarlo invece di chiamarlo "bischerrimo"?

D'altra parte, è anche vero che certe cose possiamo e dobbiamo domandarcele. Non possiamo adagiarci sui risultati ottenuti con la raccolta differenziata e alle volte il movimento ambientalista sembra essersi fossilizzato sulla raccolta in se, e non sulla cosa veramente importante che è il riciclo - indipendentemente da come è ottenuto.

Per esempio, un recentissimo referendum poplare (23 Novembre 2008) che si è svolto ad
Argelato (BO) ha sonoramente sconfitto la raccolta "porta a porta" con il 60% dei votanti che si sono espressi a sfavore. Allora, evidentemente c'è qualcosa che non va. Non sarà che veramente il porta a porta è "bischerrimo" come dice Battaglia? Ma in altri altri luoghi dove è stato applicato si riporta che i cittadini ne sono soddisfatti: per esempio a Capannori, in Toscana, il 71% dei cittadini si è dichiarato "molto soddisfatto" del sistema porta a porta, il 15% soddisfatto e solo qualche misero percento insoddisfatto. In più, dove è stato applicato, il porta a porta non solo aumenta la frazione di rifiuti differenziati, ma fa diminuire i rifiuti in totale. Ci deve essere qualcosa di giusto allora nell'idea.

Ma allora cosa è successo ad Argelato? Errori? Condizioni particolari? O forse un sabotaggio? Difficile dirlo. L'unica cosa certa è che bisogna sempre ripensare a quello che facciamo e valutare metodi e risultati. Non ci possiamo adagiare su nessuna certezza; tutto cambia, tutto può e deve essere migliorato. Alla fine dei conti, Battaglia con le sue critiche può anche fare un servizio utile, un po' come il joker dei film di Batman. Cosa sarebbe Batman senza il Joker? Un cretino che crede che sia carnevale tutto l'anno.


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Permettetemi, per concludere, una sincera parola di lode alla signora Battaglia per la sua coscenziosa (addirittura "religiosa" ) attenzione alla separazione dei rifiuti domestici, e questo nonostante le fulminazioni di cotanto marito!

Questo post è stato leggermente modificato l'8 Luglio 2019.

mercoledì, novembre 05, 2008

Com'era verde la mia vallata

Spesso si trova, in giro su articoli di giornale, blog, anche libri, la leggenda per cui attorno all'anno mille la Groenlandia era una verde e ridente isola. Difatti il nome, in norvegese, significa "terra verde", ed Eric il Rosso parla di una terra di verdi vallate. Quindi allora faceva molto più caldo di ora, e la storia che stiamo vivendo un riscaldamento climatico senza precedenti è una balla messa in giro da ambientalisti fanatici.

Non ho mai avuto modo di approfondire la cosa, a parte qualche lettura sull' "optimum climatico medioevale", un periodi relativamente caldo tra il 900 e il 1200. Secondo le ricostruzioni "standard", la temperatura media era allora simile a quella della metà del secolo scorso, quasi un grado più di quella della "piccola era glaciale" che seguì. Forse un po' di più di oggi, nell'area del nord atlantico. In ogni caso, la calotta di ghiaccio che copre l'isola è vecchia circa un milione di anni, ben prima che Eric il Rosso dovesse scappare per mare.

Leggendo "Collasso", di Jared Diamond, bellissimo libro su come una civiltà o una comunità possa sparire, mi ha colpito tra gli altri il dettagliatissimo racconto sulla comunità norvegese in Groenlandia. Non voglio sostituirmi al lungo e accurato lavoro di ricerca di Diamond, ma provo a metter giù i punti essenziali.

Il sito dove poco prima del 1000 sbarcò Eric si può vedere su Google Maps, e in effetti è proprio verde brillante. E lo era anche negli anni '30, quando alcuni allevatori decisero di impiantarvisi. Ho trovato un sito di un abitante del posto, e anche se il ghiaccio abbonda, ci sono paesaggi come quello della foto qui accanto. Nelle mappe da satellite si possono vedere anche rade fattorie.

Un secondo insediamento si trova nella costa occidentale, di fronte al Labrador, vicino all'attuale Nuuk. Si tratta in entrambi i casi di situazioni molto particolari, con vallate relativamente pianeggianti, all'interno di profondi fiordi che proteggono dalle fredde correnti oceaniche. Nel sito orientale è possibile coltivare qualcosa, e in entrambi i pascoli consentono di allevare diverse centinaia di capi di bestiame.

Anche oggi la situazione non è rosea, ogni famiglia di allevatori riceve dal governo una decina di migliaio di euro l'anno per coprire le perdite. Ma per i coloni vichinghi la vita nei due insediamenti era durissima. D'estate si portava il bestiame al pascolo, nel frattempo raccogliendo il foraggio per i lunghi mesi invernali. Il latte veniva usato per preparare formaggi e yogurt. Si cacciavano i pochi animali locali, e le foche. Si cacciava anche i trichechi, le cui zanne erano una preziosa fonte di avorio da scambiare con la madrepatria in cambio del ferro e legno, che mancava (gli arbusti locali e le betulle nane superano di rado 1-2 metri). In autunno si contavano le scorte di fieno, e gli animali in più di quelli che potevano essere nutriti nel lungo inverno venivano macellati. La sopravvivenza era marginale, ed era essenziale un forte tessuto sociale (sia pure con la rissosità vichinga, e una rigida struttura gerarchica). Non ci si poteva permettere che i "deboli" (o sfortunati) morissero, anche se poi ci si scannava nelle faide e saghe familiari.

Anche l'ambiente era messo a dura prova. I pascoli erano sovrasfruttati, il fabbisogno energetico veniva soddisfatto, oltre che con il legname di importazione, con la poca legna locale o con la torba, ma in entrambi i casi si trattava di risorse che si rinnovano lentamente. I sedimenti lacustri raccontano di un ambiente sempre più povero di vegetazione, soprattutto arborea (dai pollini), e sempre più esposto all'erosione (dall'accumulo di sabbia), fino al 1500 circa. Poi le risorse si sono lentamente ricostituite, anche se ora, dopo la ripresa della pastorizia, i segni di sovrasfruttamento stan tornando.

L'insediamento occidentale, che nella massima espansione manteneva 1000 abitanti, scomparve intorno alla metà del 14^ secolo, quello orientale, circa 4 volte più grande, sopravvisse un altro secolo circa.

I motivi del collasso sono molti. L'ambiente sovrasfruttato rendeva sempre meno. Il clima stava raffreddandosi. I contatti con la madrepatria, essenziali per ottenere legna (energia) e ferro (utensili) si erano molto ridotti, per cessare del tutto all'inizio del 1400. Probabilmente per motivi culturali, i vichinghi norvegesi non mangiavano pesce (!) (lo so, ha sorpreso pure me, e altri autori sostengono che dal 1300 il pesce veniva usato).

Gli Inuit, popolazione molto ben adattata a quell'ambiente, stava espandendosi, e tra le due popolazioni non vi fu mai una relazione amichevole . Oltretutto il grosso vantaggio tattico degli europei (l'uso del ferro) non era più disponibile ai nostri vichinghi. Se avessero imparato dagli Inuit a cacciare foche e balene, forse sarebbe andato diversamente, ma il primo resoconto di un contatto racconta di come gli skraeling (miserabili) sanguino diversamente dagli europei. Probabilmente i sentimenti erano corrisposti.

Non sappiamo cosa alla fine fece scomparire l'ultima colonia vichinga. I resti parlano di storie tremende, vennero mangiati, fino agli zoccoli, gli ultimi vitellini e capretti, persino i cani da caccia. Ma non abbiamo racconti scritti, possiamo solo immaginare. Pochi anni prima le scarne cronache sembravano indicare una vita normale, matrimoni, processi, qualche faida. Quindi il collasso, ance se covava da tempo, avvenne in modo relativamente rapido, in pochi decenni.

Cosa ci dice tutto questo? Innanzitutto che citare la "terra verde" come prova che nell'anno 1000 il clima era molto più caldo di ora non ha senso. La situazione che incontrò Eric era analoga all'attuale, semmai gli studi sul clima aiutano gli archeologi, ma l'archeologia non ci dice niente (in questo caso) sul clima.

Poi come questa comunità, che riuscì per 450 anni ad abitare in una terra difficilissima, finì per collassare anche per il sovrasfruttamento del loro ambiente.

Infine la dipendenza dall'energia. Senza un apporto dall'esterno di energia la comunità sopravvisse 50 anni circa. Questo vale anche per il ferro. Minerali ferrosi sono abbondanti sul posto, ma non si poteva ridurli a ferro metallico per mancanza di legna.

martedì, aprile 15, 2008

Clima ed Energia: le sfide del futuro




Il titolo riprende la frase finale del meteorologo Luca Lombroso, socio Aspoitalia, intervistato il 9 aprile da Corrado Augias a Le Storie (cliccare sull'immagine per andare al link della puntata).

Il fatto che la televisione dia spazio in orari "abbordabili" a temi come questi è senz'altro positivo. Luca, in una mezz'oretta, ha avuto modo di toccare una gran quantità di aspetti che si intrecciano in quella che è la complessità dei sistemi. Buona visione.


[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@gmail.com. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

sabato, maggio 26, 2007

Tutto quello che leggi è falso

Questo è un post in po' filosofico che deriva da una discussione che c'è stata sul forum ASPO-Italia, "petrolio"


Qualche anno fa, ero a un convegno sulla pace e sulla guerra e mi capitò di sentire l'intervento di qualcuno che aveva letto sul giornale la storia delle "kamikaze pentite". Secondo la storia, due ragazze palestinesi avevano già pronti gli esplosivi e pensavano di farsi esplodere in una strada affollata "nel cuore di Tel Aviv" per il capodanno ebraico. A un certo punto, però, si erano rese conto della follia di quello che stavano per fare e avevano deciso invece di consegnarsi alla polizia israeliana. Chi parlava raccontò di essersi commosso, addirittura fino alle lacrime, nel leggere questa storia. Da questo, fece delle deduzioni sulla situazione politica in palestina sostenendo fra l'altro che il pentimento delle due kamikaze indicava un prossimo esaurirsi del conflitto.

Mi ricordo che, nella discussione che seguì, commentai esprimendo scetticismo sulla veridicità della storia. Questo suscitò una discussione in cui mi fu chiesto che motivi avessi di ritenere falsa la storia. Dissi che non ne avevo ma che, semplicemente, non mi suonava vera. Qualcuno si dichiarò daccordo con me, ma molti dissero che il mio scetticismo era eccessivo.

Il giorno dopo, andai a verificare la storia su internet e, dopo una piccola ricerca, venne fuori che, come mi aspettavo, le lacrime sulle "terroriste pentite" erano state sprecate. La notizia vera era apparsa in un giornale israeliano qualche giorno prima ed era tutta un'altra cosa. Si poteva leggere che due ragazze palestinesi si erano presentate spontaneamente alla polizia israeliana quando avevano saputo di essere sospettate di appartenere a un gruppo terroristico. Nel farlo, avevano proclamato la loro totale estraneità ai fatti di cui erano accusate. Tutto il resto dell'articolo dell'Avvenire era inventato: le bombe già pronte, l'attentato previsto nel cuore di Tel Aviv, la data del capodanno ebraico, il pentimento delle ragazze e molti altri dettagli. Ovviamente, se le ragazze si erano dichiarate innocenti, non potevano essersi dichiarate anche pentite!

Scrissi queste cose al forum di discussione connesso a quel convegno e la risposta fu un silenzio tombale. Capisco che rendersi conto di aver pianto su un pentimento inesistente non è cosa piacevole, ma può anche succedere. L'importante è non ricascarci. Da questa storia, ricavai una regola che applico tuttora e che dice, più o meno: "tutto quello che leggi sui giornali deve essere considerato falso, a meno che non esistano prove del contrario"

Questa regola è del tutto ovvia per chi è nato e vissuto nei paesi dell'ex-Unione Sovietica, ma in Occidente si tende a dare un po' più fiducia ai giornali di quanto non facessero i lettori della Pravda ai tempi di Stalin. In fondo, però, la regola si può considerare una derivazione della famosa "legge di Andreotti" ("a pensar male, di solito ci si azzecca") il quale sa molto bene come vanno le cose da noi! La regola non è assoluta, ma implica semplicemente un sano scetticismo. Applicandola, si possono evitare molte delle prese di giro che ci vengono propinate quotidianamente. Ne ho avuto la riprova recentemente in una discussione che si è svolta nel forum "petrolio" di ASPO-Italia e di cui ora vi racconto.

E' successo che un certo accademico italiano ha pubblicato recentemente su un quotidiano nazionale una sua interpretazione della questione del cambiamento climatico. Ha sostenuto che l'intervento umano non ha alcuna importanza, che i pericoli sono stati esagerati dai catastrofisti, che è tutto un complotto, eccetera. Il tutto corredato di varie argomentazioni in apparenza scientifiche sulle inconsistenze delle attuali teorie, sulle incertezze dei dati e cose del genere.

Per chi si intende di queste cose, basta un'occhiata al testo del Nostro per rendersi conto che è una compilazione di cose vecchie e stranote, tutte già ampiamente sbugiardate dai veri esperti di clima. Però, è anche comprensibile che chi non ha avuto il tempo di approfondire l'argomento possa essere rimasto perplesso. Il fatto che l'autore fosse un professore universitario e le critiche apparentemente sensate hanno avuto il loro effetto. L'articolo è passato sul forum "Petrolio" di ASPO-Italia suscitando qualche dubbio. Non sarà mica vero, ha pensato qualcuno, che la storia del riscaldamento globale è un imbroglio? Non sarà davvero un complotto per costringerci a pagare più cara la benzina?

Bene, sono bastati due o tre interventi sul forum di ASPO-Italia per demolire le argomentazioni del nostro esimio accademico. Su argomenti come clima e energia, il forum fornisce un servizio anti-bufala pari a quello del molto apprezzabile Paolo Attivissimo. Ma, anche senza ricorrere al "servizio anti-bufale climatiche" del forum di ASPO-Italia, c'era qualche modo per non farsi impressionare dalle argomentazioni dell'articolo? In effetti si; bastava applicare la regola di cui dicevamo prima, ovvero un sano scetticismo sulle cose che si leggono sui quotidiani.

Pensateci un po'. Perché mai uno scienziato dovrebbe pubblicare una critica (apparentemente) scientifica ai concetti di base del riscaldamento globale su un quotidiano? Non è cosa da poco sostenere che la stragrande maggioranza dei climatologi planetari hanno torto marcio. Chi lo fa, deve avere in mano argomenti molto seri. Nel caso che li avesse veramente, di sicuro li pubblicherebbe su una rivista scientifica seria, come fanno in genere gli scienziati seri. Certo, uno scienziato può benissimo pubblicare una versione divulgativa del suo lavoro su un quotidiano, su un blog, o dove vuole, ma in questo caso deve citare le fonti , specialmente se quello che dice è fortemente controverso. Di questo, non si trova traccia nel testo di cui stiamo parlando. Quindi, bastava questo, anche senza troppe regole, per guardare con molto sospetto l'articolo se non semplicemente per consegnarlo direttamente al secchio della spazzatura.


Noterete che sono rimasto per ora sul generico, senza citare nomi. Infatti, lo scopo di questo articoletto non è far polemica con persone specifiche, ma più che altro consigliare qualche strategia per evitare di trovarsi presi in giro quando si legge qualcosa di cui non si è perfettamente competenti. Comunque, arrivati a questo punto, bisogna bene che citi le fonti, *altrimenti mi accuserete giustamente di scrivere io stesso spazzatura!

Allora il pezzo lacrimoso sulle "kamikaze pentite" dell'Avvenire (veramente degno del libro "Cuore") lo trovate qui. La notizia originale era apparsa sul "Jerusalem Post" del 14 Settembre del 2004 (purtroppo non è più disponibile su internet se non a pagamento). L'articolo del nostro accademico sul clima lo trovate su "Il Giornale" del 7 Aprile 2007. Una critica ben fatta a una versione precedente delle idee del Nostro la trovate su nimbus a opera di Luca Mercalli. Se volete approfondire questa discussione, vi potete iscrivere alla lista "petrolio" di ASPO-Italia



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lunedì, aprile 09, 2007

La terribile ipotesi di Ruddiman



Molto del dibattito in corso sul cambiamento climatico è sull'importanza dell'effetto umano. Sparito ormai (ma continua a fare capolino) il diniego che il cambiamento esista, una certa linea di pensiero è che, si è vero che il clima si sta riscaldando, ma questo non ha nessuna relazione col fatto che gli esseri umani immettono CO2 e altri gas-serra nell'atmosfera. Il dibattito fra negatori e fautori dell'opportunità di prendere provvedimenti per la riduzione delle emissioni si basa, al momento, proprio su questo punto.

Ora, cosa succederebbe se venisse fuori che l'influenza umana sul clima non solo c'è, ma è anche enormemente superiore di quanto sia negatori che fautori ritengano al momento? Questa è quella che possiamo chiamare l' "ipotesi Ruddiman;"apparsa negli ultimi anni dovuta a William F. Ruddiman, ricercatore americano.

Ruddiman si basa sul concetto che il clima terrestre è ciclico. E' un'idea che risale al ricercatore yugoslavo Milankovich che aveva esaminato fra i primi gli effetti climatici delle variazioni periodiche dell'orientazione dell'asse terrestre in relazione all'eccentricità orbitale della terra. Siccome la distribuzione dei continenti sul pianeta non è uniforme, queste variazioni hanno effetti climatici importanti e sono correlabili alle avanzate e alle ritirate dei ghiacci che avvengono con una ciclicità dell'ordine dei 10-20 mila anni.

Ora, secondo la teoria di Milankovich - così come viene interpretata da Ruddiman - le attuali condizioni di insolazione della massa continentale dell'emisfero nord sono tali che dovremmo trovarci in un'era glaciale; o perlomeno un'era glaciale dovrebbe essere alle porte (per "alle porte" si intendono tempi dell'ordine delle migliaia di anni!). Viceversa, non c'è traccia di era glaciale, anzi i ghiacci si stanno sciogliendo un po' dappertutto. Questa non è solo una tendenza degli ultimi tempi, ma è qualcosa di anomalo che si verifica dagli ultimi 10.000 anni circa.

Nelle figure riportate più sopra, Ruddiman fa vedere come le concentrazioni di CO2 e di metano dell'atmosfera non abbiano seguito la tendenza "normale", correlata al raffreddamento che ci si aspetta dalla graduale riduzione dell'irradiazione solare che arriva sulla superficie dell'emisfero nord. Dovrebbero diminuire, invece aumentano. Dato che ambedue sono "gas serra", la loro presenza spiega come mai il pianeta sia rimasto caldo negli ultimi 10.000 anni, invece di avviarsi gradualmente verso una nuova era glaciale.

Ruddiman spiega questa anomalia come un'effetto dell'agricoltura umana. Le civiltà agricole sono nate nel Medio Oriente circa 12.000 anni fa e si sono gradualmente espanse in tutto il mondo. Hanno portato una serie di cambiamenti; per esempio è noto che le risaie causano un incremento delle emissioni di metano, mentre la deforestazione causa un aumento delle emissioni di CO2. Secondo Ruddiman, esiste una correlazione evidente fra lo sviluppo dell'agricoltura e le emissioni di gas-serra e, di conseguenza, la temperatura. Addirittura, ipotizza che la "piccola era glaciale" del Medio Evo sia da correlarsi alla riduzione in popolazione dovuta all'epidemia di peste che spazzò tutta l'Eurasia a quei tempi.

Questa di Ruddiman non la possiamo chiamare una vera e propria "teoria" per via delle tante incertezze che rimangono. La possiamo chiamare "ipotesi" e come tale valutarla. Il dibattito è in corso, con argomentazioni pro e contro. Sicuramente non è un'ipotesi da ignorare e, se risultasse confermata, avrebbe delle enormi implicazioni sul dibattito attuale.

C'è chi si è subito lanciato a prendere al contrario le conseguenze dell'ipotesi di Ruddiman. Se l'agricoltura, hanno detto, ha evitato un'era glaciale, allora ne consegue che facciamo bene a buttare gas-serra nell'atmosfera bruciando combustibili fossili. Questa è una pura fesseria; le scale dei tempi sono enormemente diverse. L'agricoltura può averci evitato l'era glaciale, ma l'effetto dell'attività industriale è enormemente superiore e anche enormemente più rapido. E' decisamente un caso di "troppa grazia Sant'Antonio" che ci scaraventerebbe invece in una fase di surriscaldamento globale del tipo osservato nel remoto passato e noto come "bagno turco planetario"

Le conseguenze dell'ipotesi di Ruddiman sono invece molto preoccupanti. Se l'effetto umano sul clima è talmente importante che un'attività che normalmente riteniamo "benigna" ha cambiato profondamente l'evoluzione naturale del clima; immaginiamoci quali saranno a breve scadenza gli effetti dell'attività industriale che hanno immesso in tempi brevi quantità enormemente superiori di gas-serra nell'atmosfera.

L'evidenza si sta accumulando che il clima terrestre è fragile e che gli effetti della nostra attività possono sbilanciarlo profondamente; forse molto più profondamente di quanto non ci siamo immaginati finora. Gestire il clima è una responsabilità che prima o poi dovremo accettare di prenderci. Indipendentemente dalla validità dell'ipotesi di Ruddiman, se non altro è bene piantare alberi


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