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giovedì, maggio 17, 2012

Scarsità dei metalli: domani il “picco di tutto”


Da Oil Man. Traduzione di Massimiliano Rupalti

Ringrazio la redazione di Science & Vie che questo mese mi propone un'inchiesta su un tema essenziale, sul quale non riuscivo a trovare il tempo che mi serviva per occuparmene: il declino delle riserve mondiali di metalli (preziosi e no). Quindi sì, il petrolio non è la sola materia prima che minaccia il desiderio irrefrenabile della società dei consumi.

Il rame, lo zinco, l'oro e l'uranio figurano fra i principali metalli le cui riserve mondiali sembrano in via di esaurimento.

 Una miniera di rame moderna, in Australia. Fra i grandi giacimenti esauriti, Science & Vie fa l'esempio della “favolosa” miniera svedese di Stora Kopparberg, "che forniva tutte l'Europa del XVI e del XVII secolo", chiusa nel 1992. DR.


domenica, agosto 15, 2010

I consumi di energia elettrica italiani nel 2009

Il grafico che vedete qui accanto rappresenta la suddivisione per fonte del Consumo Interno Lordo di Energia Elettrica in Italia nel 2009. I dati statistici definitivi con cui ho costruito il grafico, sono disponibili sul sito di Terna s.p.a.. Rispetto ai dati provvisori pubblicati da Terna qualche mese fa, non si registrano sostanziali differenze, ma qualche leggera modifica che è opportuno segnalare.
Innanzitutto, preciso quali assunzioni nell’aggregazione dei dati Terna sono alla base delle mie elaborazioni:
1) Il Consumo Interno Lordo (la somma della produzione nazionale lorda e del saldo con l’estero) è considerato al lordo dei pompaggi, cioè quella quota di produzione idroelettrica che si ottiene pompando durante le ore notturne di minore richiesta negli invasi idroelettrici una parte delle acque di valle da utilizzare nei momenti di picco dei consumi elettrici. I dati storici italiani del Consumo Interno Lordo, disponibili sempre sul sito di Terna, sono costruiti su questa assunzione. Per questo motivo, anche se anche quest’anno i documenti di Terna fanno riferimento al Consumo Interno Lordo al netto dei pompaggi, ho ritenuto di operare in continuità con le mie elaborazioni precedenti.
2) Per questo motivo, la quota di rinnovabili da me calcolata, 22,2% è leggermente diversa da quella indicata da Terna in 20,8%. La differenza è proprio l’energia ricavata tramite pompaggi.
3) La quota di produzione termoelettrica da gas naturale è ottenuta considerando anche i derivati del gas naturale.
4) La quota di termoelettrico da altri combustibili è depurata delle biomasse agricole e forestali e dai rifiuti, che sono inserite ovviamente nelle rinnovabili. A tale proposito, come ho precisato anche in precedenti articoli, bisognerebbe scorporare da questa quota la parte dei rifiuti contenenti plastiche, ma la differenza sarebbe poco significativa.

Rispetto ai dati provvisori, quelli definitivi ridimensionano in piccola parte l’elemento più significativo della drastica riduzione rispetto all’anno precedente del Consumo Interno Lordo, descritta in un mio precedente articolo. Infatti, dai 359,2 TWh del 2008, si passa ai 339,1 TWh invece che ai 333,6 Twh dei dati provvisori (- 5,7% invece che -6,7%). Rimane però il dato storico di un crollo mai verificato dei consumi elettrici, attribuibile alla terribile crisi economica iniziata nel 2008, da cui si può ipotizzare il raggiungimento di un picco, bene esemplificato nel grafico aggiornato che allego qui accanto e, ancor di più, dall'ultimo grafico che rappresenta l'andamento storico del consumo specifico, cioè per abitante, in cui si rileva una sostanziale stagnazione dei consumi a partire dal 2002 e un crollo nel biennio 2008 - 2009 (tutti i grafici si possono ingrandire cliccandoci sopra). C'è da aggiungere però che, in collegamento con la ripresina economica in corso, i dati Terna aggiornati a luglio 2010 rivelano una crescita della richiesta di energia elettrica del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2009. Quindi, se la tendenza dovesse essere confermata, a fine anno i consumi potrebbero recuperare circa la metà delle perdite del 2009. Ma, se la ripresa globale dovesse consolidarsi, assisteremo a una nuova crescita dei prezzi petroliferi, che mentre scrivo hanno di nuovo superato gli 80 dollari al barile, con effetti depressivi sull'economia e conseguentemente sui consumi energetici.
Per il resto, continua la tendenza verso una sempre più marginale (4,7%) dipendenza dal petrolio della produzione termoelettrica, la conferma del ricorso al gas naturale come principale fonte di produzione termoelettrica, ma in calo rispetto all'anno precedente di oltre 5 punti percentuali, soprattutto a favore delle rinnovabili che registrano una crescita del 4%. Abbiamo infine un contributo stabile dei combustibili solidi (carbone), e un aumento del saldo tra import ed export.
Il sensibile aumento del peso delle rinnovabili è determinato da una crescita della produzione idroelettrica, da 41623 GWh a 49137 GWh (+ 18,1%), grazie al persistere di condizioni meteorologiche favorevoli alle precipitazioni, e da una crescita sostenuta dell’eolico, da 4861 GWh a 6543 GWh (+ 34,6%). Infine si registra un’esplosione relativa dell’energia fotovoltaica, da 193 a 676 GWh (+ 250%).

sabato, marzo 06, 2010

Pensare globale


Un concetto che forse non è condiviso da tutti è la differenza che esiste tra il potersi permettere l'uso di una risorsa, e l'effettiva correttezza (di medio/lungo termine) nell'usarla. Vediamo alcuni casi-tipo.

Ad esempio: in Italia, se sono un dentista o un notaio potrò permettermi di girare con un SUV dall'ammortamento di 20.000 €/anno. Obiezioni? No, posso permettermelo, se ad esempio guadagno 180.000 €/anno.

Vivo in un paese dove ad oggi la disponibilità di acqua dolce è elevata, e il costo al m3 è basso. Dunque, posso usarne senza preoccuparmi di risparmiarla.

Tornando all'esempio del professionista di reddito elevato: guadagnando molto, potrò permettermi di avere 8 figli (e un pullmino) senza problemi per il loro mantenimento e futuro.

Vivo in una città ricca. Visti i problemi che ci sono nel terzo mondo, posso essere favorevole a un'accoglienza verso un'immigrazione non pianificata, pur di aiutare delle persone in condizioni di bisogno.

In questi esempi, una psicologia morbida  e "locale" fa a pugni contro una realtà più dura e "globale".

Nel caso del ricco professionista, possiamo dire che il mantenimento energetico del suo mezzo di trasporto equivale al non-possedimento di una piccola utilitaria da parte di circa 4 famiglie. Allo stesso modo, ogni figlio che nasce in un certo contesto sociale "eredita" dal sistema il fabbisogno energetico che gli è "dovuto", caricando il sistema di un certo impatto. Stesso discorso in termini di impatto ce l'ha qualunque migrante che passa da una zona di sussistenza a una realtà industrializzata.

Ma allora, qual è il problema? Qual è la soluzione? La realtà, essendo complessa, si compone di contesti e di azioni, più che di semplicistici problemi-soluzioni. E' sbagliato che ci siano persone che guadagnano 20 volte quello che percepiscono altri, che magari lavorano 3 volte di più in termini di tempo e di fatica; è sbagliato caricare i sistemi solo sulla base di considerazioni economiche o di spinte emotive.
Le giuste azioni locali dovrebbero discendere innanzitutto da un'approfondita conoscenza della realtà globale. Senza assolutismi e imposizioni, ma sulla base di una diffusa razionalità.

venerdì, febbraio 05, 2010

Petrolio e mammut


created by Massimo Nicolazzi


Resta il dubbio se sia genetica, oppure Berlusconi. Per miseria che sia a perdita d’occhio, dalla necropoli del Cairo all’ultima favela, in principio è antenna; e spesso neanche dopo è acqua, per non dire di frigoriferi. Malnutrito e denutrito è meglio che scollegato. Non è la parabola della televisione. E’ quella del nostro consumare. Esagerare è giusto; e astenersene contronatura.

Forse è solo corteccia e neuroni, e dunque fisiologia del cerebro. Fino a ieri eri giusto cacciatore, ed il cibo da cacciatore te lo conquisti giorno per giorno. Nel lungo processo che ci ha infine reso (anche) agricoltori il cerebro ci è enormemente ingrossato. Il fenomeno, unito all’abilità di piegare il pollice, ci ha dato un notevole vantaggio competitivo su tacchini e leoni; vantaggio usato però sempre e (quasi) solo per risolvere il problema del quotidiano e del suo cibo. Se non sei sicuro di mangiare oggi, è duretta pensare che tu ti prepari il domani. Lo stimolo ad adattarsi alla necessità di pensare lungo tende allo zero o meno; e nel dubbio tra risparmiare e consumare potendo si esagera.

Forse invece è il modello velina, e dunque corruzione del cerebro. Al mondo ci sono meno cose di quel che voglio; e comunque le voglio tutte. Oggi lei ha più scarpe che giorni un anno e lui in SUV magnum si beve in un metro il petrolio che gli basterebbe a farne cento. L’esagerazione del moderno. Già tante decine di secoli prima però l’ava e l’avo per conquistare cibo i mammut nel burrone ce li facevano cascare a branchi interi. Cibo ogni volta per un anno; e però proteicamente inutile dopo poco più di un giorno e destinato a rivertere indigerito a cenere se non lo sapevi conservare. La tecnologia non sempre assiste tempestiva. La capacità di conservare, insomma il congelatore, ce la siamo inventata solo tanti millenni dopo; e nel frattempo l’esagerazione ha estinto il mammut.

Dice che il consumare è figlio del capitalismo, e la sua patologia estrema e globale si alimenta di media e pubblicità. Fosse del tutto vero, il mammut ne sarebbe stato felicissimo. Il capitalismo è un potentissimo coadiuvante ed anche carburante di proprio; però il mammut potrebbe spiegarti e forse anche convincerti che a farti esagerare basta l’abbondanza del presente, se non anche solo la sua percezione.

La storia moderna dell’energia si è in qualche modo sempre intrecciata con la storia dell’esagerazione. All’inizio è giusto storia dei nostri muscoli. Il senso di ogni giornata del tuo passaggio in terra si conchiude nel trovare abbastanza cibo da alimentarli. Però non solo per alimentare i tuoi. Devi alimentare anche quelli dei tuoi cuccioli. Più mammut si ammazzano e più bambini mangiano. Oggi, che del domani non c’è certezza. E così ti sviluppi da subito, come specie, ammazzando biodiversità. Ogni tanto adesso ti dicono che erano i tempi felici della parsimonia e dello stato di natura. In realtà era parsimonia solo quando (ed era la regola) non c’era trippa per esagerare e sembrava natura perchè a parità di Terra in sessantamila che si era allora ne ammazzavi per esagerato che tu fossi sempre meno che in sei miliardi e mezzo adesso. Però in pochi si era già abbastanza da cancellare per intero i mammut e qualche altra specie incauta.

Poi siamo diventati agricoli. Prima la sovrabbondanza era occasionale (un branco di mammut non è roba di tutti i giorni); però in fondo “comunitaria” (mangiava e sprecava l’intera tribù). Adesso ti diventa quotidiana però elitaria. E’ nato il surplus, che è roba per quelli che comandano. Dalla sovrabbondanza naturale (un mammut lo consumi in forma di mammut, o comunque dei suoi pezzi) a quella artificiale. Quella per cui si compie via surplus la trasformazione del frumento in eserciti, e burocrazia, e monili per la Faraona. E’ la nuova forma dell’esagerazione; questa volta socialmente organizzata. Fino adesso potevi dire che estinguevi il mammut per carenza di tue connessioni neurali, insomma per genetica. Da adesso c’entra anche Nabuccodonosor/Berlusconi, insomma la “cultura” e tutto quel che si accompagna al complicarsi dell’organizzazione sociale. Però l’esagerazione sembra piacere ad entrambe. Il surplus non è determinato dalle necessità del sociale. Sono i bisogni delle élites ad essere definiti dal surplus. Siamo al dispotismo orientale (per dirla con Wittfogel), e ancora lontani poco meno di duemila anni dall’Occidente capitalistico. Però al netto del sistema economico la regola del consumo, per i beneficiari del surplus, è quella di sempre. The more the better.

L’energia nel frattempo oltre che i muscoli nostri ce la davano anche quelli degli animali che con qualche millennio di pratica ci era riuscito di domesticare. E (inaudito!) ci riusciva anche di imbrigliare qualche forza e risorsa della natura. La legna, anzitutto; e poi vento ed acqua, che tra le tante ti fanno anche girare le pale dei mulini. Adesso insieme le chiamano anche alternative; ma carbone e petrolio, quando arrivarono, furono alternativi a loro.

Per secoli e secoli il “progresso” tecnologico fu una paziente ottimizzazione di quel che c’era. Come far spingere meglio cavallo e bue, e come far girare di più la ruota. La descrizione dell’evoluzione di gioghi, basti ed aratri e quella dell’evoluzione parallela delle razze bovine ed equine prende quasi un capitolo intero della Storia dell’Energia di Smil. Non è precisamente il capitolo più emozionante; ma non è il caso di prendersela con l’Autore. L’energia non è né arte né bellezza. E’ giusto un mezzo. Potere calorifico trasformato in lavoro. L’unità di misura dell’energia è il lavoro; e non c’è unità di lavoro senza energia. L’energia di cui disponi detta il limite del tuo fare; e perciò e per inclusione anche del tuo produrre. Dopo qualche decina di migliaia d’anni di avventure, il moderno homo sapiens è arrivato a trecento anni fa che aveva messo assieme come fonti legna,cibo, aria ed acqua; e come “macchine” per produrne lavoro le pale dei mulini, ed il corpo suo e quello degli animali amici. Poco per garantire l’esagerazione di massa. Il surplus che riesci a produrre resta per pochi; ed il cibo che riesci a produrre è poco per molti.

Poi è l’esplosione. Di nuove fonti e di nuove macchine. Carbone e petrolio e gas. Macchina a vapore e motore e turbina. Lavoro a volontà. Nasce l’elettricità, e sono industrialmente poco più di cento anni e però già da tempo non ne trovi più uno che si capaciti del come si possa vivere senza. Nasce il trattore, e ne basta uno per fare il lavoro di quindici contadini pur dotati di proprio di buoi e cavalli; e succede in pochi anni in qualche punto d’ Occidente che si passi dal 70 al 2% di popolazione impiegata in agricoltura, e però insieme dal deficit al surplus agricolo. Nasce l’automobile, e con lei camion e corriera, e persino aereo, e la mobilità di qualunque persona e di qualunque merce tra qualunque due punti nel mondo. Prova a togliere il petrolio dalla globalizzazione; e se ti va benissimo ti ritrovi i Granducati. Nasciamo infine anche noi. E tanti. Da meno di un miliardo a più di sei in un solo secolo. Dicono nove e mezzo a metà di questo. Cominciate a stringervi.

Un’esagerazione di lavoro. Un’esagerazione di fertilità. Un’esagerazione di consumi. Tutte scatenate dall’esagerazione primaria. L’esagerazione di energia. Che poi coincide perfettamente con lo sbarco dei combustibili fossili. Carbone, gas e petrolio. Pronunciati tutti assieme adesso quasi scatenano l’esorcismo, per quanto puzzano e sporcano e scaldano (l’atmosfera). Però toglili e della nostra moderna civiltà non (ri)conosci più nulla. Non c’è mai stata fonte così poco costosa e così efficiente; ed altro non si vede che la eguagli. Al lordo di petrolchimica e fertilizzanti per l’agricoltura,la combinazione delle fonti fossili e delle loro macchine ci ha modellato il novecento. Se non ci credete, provate giusto a staccare la corrente, rinunciare alla vostra mobilità privata ed eliminare tutte le componenti plastiche di casa. Mio nonno ci è sopravvissuto per buona parte della sua vita. Noi tanti auguri.

(Ri)adattarsi non sarebbe e non è semplice. Il surplus diffuso del novecento ci resta attaccato dentro, quasi fosse lui ad essersi trasformato in pochi decenni da cultura in genetica. E’ successo che il petrolio al posto della legna e il trattore al posto del bue e il modello T al posto del calesse, insomma l’energia facile e le sue manifestazioni siano sembrate togliere ogni limite alla capacità di lavoro, e dunque al fare e al produrre. L’illimitatezza dello sviluppo delle forze produttive. Togli dalla Storia i combustibili fossili, e neanche ti passava per la mente.

Dalla produzione illimitabile al consumo illimitato. Amavamo esagerare già ai tempi del mammut. Figurarsi nel secolo dell’embarras de richesse. Astenersi moralisti. L’uno e’ alimento necessario dell’altro, e viceversa. Non puoi lodare il produrre e bandire l’illimitatezza del consumare. Eppure in un pezzo della sinistra del ‘900, e altrove, andava di moda. Me lo spiegate come si sviluppano le forze produttive (o anche solo, vulgariter, il PIL) se non si sviluppano i consumi? Adesso sembra quasi banale, ma se la scrivevo trent’anni fa mi bandivano con disonore.

Dicono oggi dei fossili, tra le tante, due cose. Una è che dobbiamo starne lontano o comunque ridurli in fretta perché ci surriscaldano il pianeta. L’altra è che stanno per finirci. Premessa.Il processo di formazione di un idrocarburo dura da uno a qualche milione di anni. Abbastanza, se raffrontato alla nostra aspettativa media di vita, per farcelo considerare una risorsa “finita”; e che perciò se prodotta prima o poi “finisce”. Il problema però non è se “finisce”. Il problema è se ci riesce di metterci ad usare qualcos’altro prima che ci scarseggi, e che perciò il suo prezzo ci aumenti al punto da forzarci a cambiare abitudini e modello di vita. Il problema è insomma se la sostituzione sarà traumatica, o dolce. L’esplosione è stata una combinazione di fossile e di tecnologia. Fonte e macchina. Nella storia hanno sempre progredito in parallelo. Dal muscolo alla turbina, e dalla legna all’idrocarburo. Però (storicamente) rivelano un’asimmetria. La macchina è cultura, insomma roba umana. La fonte sino ad oggi è stata prevalentemente natura, e dunque uso umano di quel che abbiamo trovato nella e sulla terra. Noi non sappiamo quale nuova macchina (o financo fonte...) ci regalerà la tecnologia di domani. Però sappiamo che oggi, a parità di condizioni, siamo lontani dall’aver trovato in terra e dintorni un credibile sostituto dell’idrocarburo. In giro non si vede se non marginalmente nulla che costi meno e/o renda di più. Nel futuro non vi è nulla di usuale, ed è persino possibile che fonti di domani travolgano l’asimmetria e siano infine frutto d’ invenzione anziché di natura ; però è certo che oggi e nella presente condizione del sapere la sostituzione sarebbe traumatica.

Fine dell’intervallo felix della sovrabbondanza. Meno consumi. Più basso tenore di vita. Per qualcuno decrescita, se ben gestita, è pure bello. Ma il tema è anzitutto tema di consenso, e di tenuta sociale. Dai mammut al Suv, la propensione all’esagerare pare maggioritaria. Il modello San Francesco può andare bene alle feste comandate; ma se fai un referendum ti stravince Nabuccodonosor. Bello per pochi può essere rivoluzione, e violenta, per molti.

Clima. E consenso. Bandire l’idrocarburo a tappe forzate, per evitare di stravolgere il clima della terra, e la terra stessa. Kyoto. Copenhagen. Mi astengo dal merito. Nel metodo, e cioè in punto di consenso, sin qui è storia di obiettivi clamorosamente falliti dalla politica e che forse raggiungeremo malgré nous per cinicità del destino. E’ la dannazione del nesso tra energia (fossile) e sviluppo in forma di PIL. Sino ad oggi non ti è riuscito, checchè te ne scrivano, di trovare il modo di essere drastico coi fossili senza toccare (anche) lo sviluppo. Ci siamo dati “politicamente” degli obiettivi (da Kyoto al 20-20-20 europeo); e poi “politicamente” ce ne siamo di regola allontanati in corso d’opera. Il che, se la politica è (anche) consenso, sembra suggerirti che il consenso sia predicato sull’ambiente quando si parla, e tutt’ora sull’idrocarburo quando si va a fare spesa. Poi comunque sono arrivati Lehman, ed il tentativo (men che riuscitissimo) di rimandare in onda la Grande Depressione. Recessione, e brutale, è comunque stata. E non senza un qualche (perdurante) sommovimento sociale. Però la dannazione del nesso se rigiri la frittata è anche benedizione (?). Sono venuti giù alla grande i consumi di combustibili fossili , e alla grandissima le emissioni di anidride carbonica. La crisi ci condanna alla virtù, e forse grazie a lei raggiungeremo gli obiettivi della parola politica. Che è come dire che sino ad oggi non c’è riuscito di frenare significativamente la strage dei mammut per via di consenso; ma solo per via di recessione.

Dice che adesso però cambia. Il limite sta diventando cultura, e perciò consenso. Basta esagerazione demografica. A metà secolo ci fermiamo. Saremo solo nove miliardi e mezzo. Buon appetito a tutti. Poi dice che cambia anche il sentire. Basta esagerazione dei consumi. Sempre più qualità della vita, e sempre meno PIL. Un nuovo Occidente. Colto, bucolico e affettivo. Voglioso insomma del limite. A Stuart Mill sarebbe piaciuto, e io mi ci riconosco appieno. Il dubbio è se sia cultura, o non giusto la sindrome del sazio che vorrebbe evitare l’obesità. Quanto si riconoscono in questo sentire tre miliardi di cinesi e a ruota tutti gli africani potrebbe essere un buon test. Per male che vada, ci dovrebbero essere grati d’aver scelto le alghe lasciandogli i mammut.

L’esagerazione del lavoro, almeno in qualche versione, invece resta. Il vecchio tabù dello sviluppo illimitato. Tradotto col dire che il produrre rinnovabili ed alternative genererà più nuova occupazione; e che le alternative in quanto rinnovabili possono produrre per definizione lavoro illimitato. I numeri sarebbero lunghi. E la mia formazione provinciale qualche dubbio me lo impone. Che l’industria eolica possa generare occupazione comparabile a quella automobilistica, ad esempio. O che il futuro rovesci la storia, e si metta a produrre a intensità di lavoro crescente per unità di prodotto. O che in queste condizioni e contro ogni evidenza il lavoro generato oltre che illimitato possa essere anche efficiente. Se è questo quello che vogliono fargli dire, il tabù praticato in versione rinnovabile c’e’ rischio che degradi. Non piu’ cultura, e neanche mito del progresso; ma solo tecnica di consenso. Per limitare l’esagerazione dell’energia fossile ti tocca promettere l’immortalità dell’esagerazione tout-court. Energia, consenso e demagogia. Quasi il titolo di una tesi di laurea.

Per centocinquant’anni abbiamo trattato il petrolio allo stesso modo dei mammut. Della cui strage, peraltro, non abbiamo avuto occasione di pentimento. Estinti loro, siamo riusciti a domesticare bestiame in quantità più che copiose; e il mammut magari sarebbe finito estinto dalla concorrenza del manzo argentino. Con il petrolio ci dicono che non è lo stesso. La Terra non ha altre fonti di esagerazione da offrirci, oltre a quelle che andiamo esaurendo. Il Sole è lontano. L’invenzione ritarda. Dovremmo - dicono – riuscire perciò ad andare contro genetica e Berlusconi, e ad adattare le nostre connessioni neurali e la nostra cultura alla bellezza del limitarsi. Non possiamo abbandonarci e affidarci interamente all’idea che il futuro ci riservi un’esagerazione compensativa di energia alternativa, e magari anche pulita. Sarebbe follia. In gioco sono (sarebbero?)l’equilibrio climatico del Pianeta; e la possibilita’ di fuoruscire in forme non violente dalla civiltà a propulsione fossile.

Questo se Stern vi ha convinto (a proposito di consenso e sue tecniche...), e se non vi fidate dell’idea che il futuro magari in forma di mercato ci riservi comunque abbondanza di chianine e scottone più buone e soprattutto più nutrienti del mammut ( e qui mi metto tra quelli che non si fidano). Non stiamo climaticamente parlando dell’imminente estinzione della specie umana . Che si possa sopravvivere con qualche previdente adattamento all’innalzarsi delle acque ce lo ha già testimoniato Noè. Stiamo però parlando del rischio di un potenziale altissimo di sconvolgimento sociale ; e del se ci convenga investire e nel caso in che misura nella prevenzione, nell’adattamento o in una misura/mistura di entrambi. Ci stiamo interrogando (Costi/benefici? O vi pare metodo troppo poco religioso?) sul se convenga investire per prevenire conflitti tra umani; e non (almeno immediatamente) la fine stessa degli umani.

Attorno all’idea che il petrolio finisca stiamo discettando della stessa cosa. C’e’ il rischio, se non lo sostituiamo in tempo, che ci scompaia non solo un modello sociale basato sulla mobilità; ma anche che ci scompaia, assieme all’efficienza ed al costo irrisorio del suo combustibile, buona parte del surplus che ci si accompagnava. Genetica e Nabuccodonosor continuano a compellere al tutto, subito ed esagerato . Pero’ rimanca la trippa su cui sfogare la compulsione. Mentre diventi nove miliardi e mezzo, che il surplus possa ridiventarti roba riservata in proporzioni sumero-babilonesi a chi comanda è ipotesi cruenta. Difficile che ci si rassegni a non esagerare senza combattere. Se la civiltà fossile ci agonizzasse male ci sarebbe il rischio di scoprire di botto, e dopo un secolo di intervallo felix, che un conflitto globale può essere più devastante di un conflitto mondiale. Di nuovo niente a che vedere con la sopravvivenza della specie. Solo con quella del nostro modello sociale, e con l’opportunità (o meno) di investire nell’eutanasia di una civiltà.

sabato, gennaio 16, 2010

Probabile picco dei consumi elettrici in Italia e crescita dell’energia eolica

Il titolo di questo articolo sintetizza le novità più importanti che emergono dai dati provvisori per il 2009 dei consumi di energia elettrica in Italia, forniti da Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica nel nostro paese.
Il grafico qui accanto, che ho ricavato proprio dai dati storici di Terna, rappresenta plasticamente il punto di svolta storico del Consumo Interno Lordo di energia elettrica (Produzione Lorda + Saldo con l’estero), con un crollo vertiginoso verificatosi nel 2009, che segue una prima limitata riduzione nel 2008 (descritta in un articolo di qualche tempo fa dal titolo “Evento storico”). La riduzione del CIL rispetto al valore del 2008 è stata pari al 6,7%, che corrisponde in termini assoluti a un calo da 359,164 TWh a 333,613 TWh. Un crollo spaventoso, che qualche giornalista ha paragonato a quello della seconda guerra mondiale ma, come si vede bene dal grafico, si tratta di un fenomeno molto più intenso e drammatico. Qualcuno potrebbe correlare questa vertiginosa tendenza, al calo della potenza sessuale nelle popolazioni occidentali, ma è molto più probabile che essa sia una diretta conseguenza della devastante crisi economica e finanziaria che si è abbattuta nel 2009 sulle economie e sulle produzioni industriali di tutto il mondo. Nei prossimi anni ci saranno probabilmente piccole risalite del CIL in corrispondenza di incerte ripresine economiche che però saranno sempre più tarpate da nuovi aumenti dei prezzi petroliferi dipendenti dal definitivo ingresso della produzione mondiale di greggio nell’area picco. Quando saranno disponibili i dati definitivi, potrò disegnare il grafico della distribuzione per fonte del Consumo Interno Lordo 2009 (per l’anno scorso lo potete trovare nel mio articolo “Da dove viene l’energia elettrica prodotta in Italia nel 2008”). Nel frattempo consoliamoci con i dati provvisori 2009 delle fonti rinnovabili, che registrano una generale tendenza alla crescita. La produzione idroelettrica aumenta del 9,6%, proseguendo la tendenza degli ultimi anni a una ripresa delle precipitazioni, e l’eolico addirittura del 20,4%. Ma quest’ultimo dato va preso un po’ con le molle. Come vedete dalla tabella Terna allegata, la produzione eolica passerebbe da 5055 GWh a 6087 GWh, ma bisogna considerare per la precisione che nel dato è stata inserita la produzione fotovoltaica, che nel 2008 fu di 194 GWh e che nel 2009 dovrebbero aggiungersi circa 400 GWh - 500 GWh. Poi, principalmente, bisogna considerare che l’anno scorso (come descrissi nel mio articolo “Energia elettrica buttata al vento”) dopo un dato provvisorio di 6637 GWh, Terna certificò un dato definitivo di 4861 GWh per tener conto delle limitazioni di produzione operate per salvaguardare la stabilità della rete.
Commento politico finale: La produzione energetica nazionale è in grado di soddisfare più che abbondantemente la dinamica attuale e futura dei consumi e la costruzione dei rigassificatori previsti aumenterà ancora la disponibilità di metano per il parco centrali esistente, garantendo nel contempo una efficace diversificazione degli approvvigionamenti. Per quale motivo l’Italia dovrebbe costruire nuove centrali termoelettriche, in particolare quelle nucleari, nell’assoluta incertezza dei costi e della disponibilità della materia prima? Il Ministro Scajola, invece di rispondere a questa domanda, in una recente conferenza stampa, non a caso ha completamente nascosto la notizia del clamoroso calo dei consumi per concentrarsi esclusivamente sulla crescita delle rinnovabili. Si tratta evidentemente dell’ennesima dimostrazione della strategia di manipolazione della realtà che caratterizza da qualche tempo il mondo della politica italiana.

martedì, dicembre 08, 2009

Tre libri e un filo conduttore

Arrivano sulla mia scrivania un buon numero di libri che trattano gli argomenti tipici di ASPO: l'energia, le materie prime, il clima e la sostenibilità. Vi ne faccio una piccola recensione di tre di questi, tutti molto interessanti e raccomandabili e tutti seguono lo stesso filo conduttore: energia, risorse e sostenibilità.

Energia e Futuro - di Mirco Rossi

Mirco Rossi ha scritto questo suo "Energia e Futuro" con il sottotitolo "Le opportunità del declino". Già da questo potete capire qual'è l'approccio dell'autore che è socio di ASPO e molto attivo nel campo della divulgazione. In effetti, questo libro è molto ambizioso: è un tentativo di coprire tutto il campo dell'energia e del futuro della stessa e di farlo anche in modo comprensibile per tutti. Non è cosa facile a farsi, ma Mirco Rossi è riuscito in questa presentazione a mettere insieme quello che conosciamo in una forma facilmente accessibile. Se uno si vuol avvicinare al campo dell'energia con buona volontà, il libro offre una rara possibilità di farsi una base dalla quale partire. In effetti, tuttavia, Mirco Rossi non ha certamente esaurito le cose che ha da dire con questo libro. Lo hanno certamente capito quelli che lo hanno sentito parlare al convegno ASPOItalia di Lucca dell'Ottobre 2009 e che hanno potuto apprezzare la profondità della sua analisi. Anche dal testo di questo libro si capisce che Mirco Rossi ha molte cose da dire in più e il capitolo centrale, quello della sua esperienza di gioventù in un quartiere operaio di Mestre è una finestra interessantissima su un mondo oggi sparito ma del quale molte cose poterebbero ritornare in un futuro non lontano. Speriamo che di questo argomento possa scrivere più in dettaglio in un prossimo libro.

Il mondo alla rovescia - di Michele Buono e Piero Riccardi.

Con questo libro, Michele Buono e Piero Riccardi ci presentano un'investigazione a tutto campo sul mondo della globalizzato. Sono due giornalisti che lavorano a "Report" è che hanno esaminato l'argomento anche attraverso una serie di incontri con esperti nei vari campi affrontati. Il libro è diviso in due parti: Michele Buono si è occupato principalmente di sostenibilità in termini di energia e materie prime, mentre Piero Riccardi di agricoltura e cambiamento climatico. Spicca in particolare nella prima parte l'intervista a Jorgen Randers, uno degli autori del primo "rapporto al Club di Roma" del 1972, quello noto in Italia con il titolo dei "Limiti dello Sviluppo". C'è anche un'intervista di Michele Buono al modesto sottoscritto (Ugo Bardi) in un libro che si presenta come una panoramica interessante e ricchissima di spunti. Decisamente da leggere e meditare.

Ecofisica - di Luigi Sertorio e Erica Renda

A differenza degli altri due, questo di Sertorio e Renda non si presenta come un libro divulgativo, ma come un libro di testo per un corso universitario, appunto, di "Ecofisica" che Sertorio ha tenuto all'università di Torino. In quanto tale, non è un libro di immediato approccio se non avete un minimo di conoscenze di base e una certa capacità di lavorare sul linguaggio matematico. Ma è tutt'altro che un libro astruso. Io lo definirei un libro "sano", nel senso del rigore che porta allo studio e alla descrizione di tante cose di cui discutiamo spesso in modo così sguaiato e ideologico nel dibattito così come lo vediamo tutti i giorni sui giornali e sui media. Se avete un po' di tempo e di voglia di approfondire, è un testo essenziale per capire i meccanismi interni di cose come la crescita e il declino delle popolazioni, i sistemi complessi e i meccanismi alla base del cambiamento climatico

giovedì, dicembre 03, 2009

Rapporto Energia Ambiente 2008

L’ENEA ha pubblicato sul proprio sito il consueto Rapporto Energia Ambiente per il 2008 con cui l’ente di ricerca italiano fa il punto sulla situazione energetica italiana e internazionale ed elabora alcuni scenari di riferimento per quanto riguarda i consumi energetici e l’evoluzione delle emissioni dei gas serra. In questa sede non è possibile analizzare nel dettaglio tutte le informazioni contenute nel Rapporto alla cui lettura rimando per eventuali approfondimenti. Mi limito ad evidenziare solo alcuni dei punti che mi appaiono più rilevanti.

1) Mi pare del tutto condivisibile l’analisi sull’evoluzione dei prezzi petroliferi, che riporto integralmente:
“Le cause principali del rialzo dei prezzi petroliferi sono identificate nei seguenti fattori:
- forte crescita della domanda (e aspettative di ulteriore crescita) di beni di consumo quali automobili, mezzi di trasporto privati, elettrodomestici, e di servizi energetici quali trasporto, turismo, riscaldamento, climatizzazione nelle economie emergenti dell’Asia e negli stessi paesi produttori di petrolio;
- esigui margini di capacità produttiva nei paesi OPEC;
- crescente potere di mercato dei paesi OPEC presso cui si concentra l’offerta;
- mancato adeguamento della capacità di raffinazione nei paesi OCSE e in Asia;
- effetti speculativi dovuti alla progressiva finanziarizzazione dei mercati energetici.
La forte domanda appare tuttavia il fattore più influente, come evidenziato dal brusco ripiego dei prezzi in corrispondenza delle aspettative di recessione legate alla crisi economica in atto. Per quanto riguarda l’evoluzione nel lungo periodo, a fronte della parziale attenuazione delle tensioni lato domanda indotta dalla crisi, rimangono fattori di tensione lato offerta. Uno dei problemi principali è l’accessibilità alle riserve a basso costo di estrazione, ormai in larga parte nazionalizzate e concentrate nei paesi OPEC. La disponibilità ad effettuare investimenti con tempi di ritorno medio-lunghi è un ulteriore elemento di incertezza. Il basso corso dei prezzi potrebbe indurre strategie di attesa nell’adeguamento della capacità produttiva sia da parte degli operatori occidentali che in quelli dei paesi OPEC.”

2) Interessante è l’analisi degli effetti della crisi sul sistema energetico ed economico italiano, che mette in rilievo come l’impatto della crisi sia stato particolarmente significativo sull’industria, meno sugli altri settori. In questo grafico viene mostrato come, a differenza di quanto avvenuto nell’industria, nel settore dei trasporti le crisi petrolifere abbiano avuto un impatto più che altro congiunturale, con riduzioni dei consumi in corrispondenza delle impennate del prezzo del petrolio, seguite dalla ripresa del trend crescente di lungo periodo a seguito del ritorno del prezzo del petrolio su valori più contenuti. I dati 2005-2008 sembrano confermare questa elasticità dei consumi dei trasporti al prezzo.

3) Per quanto riguarda l’analisi delle tecnologie energetiche, spicca la “bufala” dei cento anni di uranio ancora disponibile che ho già commentato e, credo, demolito, in questo articolo.

4) Infine, nel Rapporto sono disponibili i dati provvisori del Ministero Sviluppo Economico sui consumi di energia primaria, che evidenziano per il terzo anno consecutivo un sensibile calo, destinato ancora ad accentuarsi nell’anno 2009 a causa dell’esplodere della crisi economica. Nei grafici allegati, che ho ricavato proprio a partire da questi dati, è rappresentata la domanda di energia primaria in Italia per fonte e per usi. E’ possibile confrontarli con i grafici degli anni precedenti, contenuti in quest’altro mio articolo.

venerdì, novembre 27, 2009

Una serata al circolo ARCI; parlando di energia

Questa è una foto che ho trovato su internet e che non ritrae l'evento di cui vi parlo in questo post. Però, rende abbastanza bene l'idea delle tante conferenze sull'energia che si fanno nei vari circoli in Italia.




Serata di dibattito sull'energia al circolo ARCI dove mi hanno invitato come oratore. Siamo in una piccola frazione di un comune in provincia di Firenze. E' fine estate, la temperatura è mite e il buffet è all'aperto nel cortile. E' stato preparato da alcune signore anziane, c'è arista, bruschetta di pomodoro e crostini toscani - niente male!

Durante la cena, si proietta il film di Al Gore, "Una verità scomoda". Sarà la quinta volta che lo vedo, ma ogni volta ci scopro qualcosa di nuovo. Veramente un bel film di un maestro della comunicazione. Mentre sgranocchio un crostino, l'assessore comunale all'ambiente, che ha organizzato l'incontro, mi saluta e mi dice, "Appena è finito il film, introduco io la serata, poi parlerà un altro oratore e poi lei. Un quarto d'ora o venti minuti ciascuno, poi facciamo il dibattito".

Finisce il film, sono oltre le nove e mezzo e si comincia subito male. L'assessore non sa parlare in pubblico. Si mangia le parole, ripete i concetti, non finisce le frasi che ha cominciato e non arriva mai a una conclusione. Parla di biomasse, geotermico, eolico e fotovoltaico, ma non si capisce se gli vanno bene o no. Sembra una versione in dialetto toscano dell'assessore pasticcione di "Zelig".

Ad ascoltare l'assessore ci sono una quindicina di persone anziane - i giovani che erano venuti al buffet sono subito spariti. I vecchietti guardano l'assessore con aria perplessa. Io chiedo a mia moglie, seduta accanto a me in platea, "ma hai capito cosa ha detto?" "Assolutamente niente," mi risponde lei. Non credo che i vecchietti abbiano capito più di noi.

Sono oltre le dieci quando si passa al primo oratore. Subito alle prime immagini capisco che la faccenda si mette male. Dico a mia moglie "Questo qui parla almeno per tre quarti d'ora". In realtà, sono troppo ottimista. Alla fine avrà parlato per 56 minuti.

Non che l'oratore non sia competente, anzi, dalla sua lunga prolusione sull'isolamento energetico degli edifici imparo due o tre cose che non sapevo prima. Ma l'argomento è tosto e l'effetto è devastante sui vecchietti in platea. Ormai ho imparato che questo tipo di platea è formato da bravissime persone che però non sono in grado nemmeno di leggere un grafico cartesiano - proprio come io non sarei in grado di leggere un testo in cinese. Ma la presentazione di questo signore è tutta basata su grafici e tabelle. Non ho contato esattamente il numero di slide che ha fatto vedere, ma da una stima approssimata sono almeno 70. E' la maledizione del Power Point: una slide tira l'altra.

I vecchietti, poveracci, non ce la fanno proprio. Alcuni rimangono a occhi aperti, ma puntati verso il vuoto. Altri li chiudono proprio, altri ancora si abbattono sulla spalliera della sedia. L'effetto è surreale: possibile che l'oratore non si accorga che sta parlando a una platea di persone addormentate? C'è luce nel cortile e, come lo vedo io che dormono, lo deve vedere anche lui. In più, l'assessore se n'è andato e io stesso mi prendo una pausa per un altro paio di biscotti alle mandorle al buffet. Quando torno, l'oratore sta continuando a parlare imperterrito.

E' una piccola cerimonia religiosa in cui l'oratore sta parlando a delle divinità che solo lui può vedere. O, forse, sta parlando alle sue slide Power Point. Forse è il Power Point che ha acquisito poteri divini. A un certo punto, l'oratore dice - "... e con questo, fra poco ho finito". Non mi frega, ormai lo so che quando dicono "ho quasi finito" non è vero. Mi prendo altri cinque minuti di pausa per fare una passeggiatina. Quando torno, sta ancora parlando e parlerà ancora per almeno altri 10 minuti.

Finalmente, passa l'ultima diapositiva e la presentazione finisce con qualche applauso (presumo di sollievo). Alcuni dei vecchietti si alzano e fanno per andarsene. Quando mi vedono avvicinarsi al palco però, si vede che gli sembra di farmi una scortesia e si rimettono a sedere. A un gruppetto di loro, dico "guardate, lo so che avete sonno, non vi preoccupate; non mi offendo mica se ve ne andate!". Loro mi sorridono e scuotono la testa, come a dire che non hanno sonno e che ci tengono a sentire anche me. Sono veramente delle brave persone.

Così, mi trovo sul palco quando sono ben oltre le undici. Sarei tentato di dire "Grazie ma è troppo tardi per mettersi a disquisire di petrolio. Andiamo tutti a dormire." Ma sarebbe cosa scortese nei riguardi di queste brave persone. Non posso farlo. Però, mi trovo completamente spiazzato: cosa racconto a una platea di persone stanche e insonnolite che sono li' solo a sperare che il tutto finisca presto? Faccio del mio meglio parlando senza diapositive per poco più di 10 minuti (al mio orologio, il totale è 12 minuti). In questo breve tempo, parlo dei prezzi, do dei dati sulla produzione e sui consumi in Italia, racconto delle difficoltà dell'economia. Per tenere svegli i vecchietti, faccio loro delle domande: "Sapete dirmi se nel 2008 in Italia si è consumato più o meno petrolio dell'anno prima?". Scuotono la testa: non lo sapevano che i consumi di carburanti in Italia sono in calo.

Sarà servito a qualcosa? Probabilmente no, ma perlomeno non li ho fatti dormire. Quando concludo, noto anche qualche sorriso. Forse perché gli è piaciuto, più probabilmente perchè ho fatto alla svelta.

Riprende l'assessore dicendo che ora è il momento del dibattito. Però, curiosamente, invece di dare la parola al pubblico, ricomincia lui a parlare ripetendo - mi sembra - esattamente quello che aveva detto nel suo discorso introduttivo, e neanche stavolta si capisce qualcosa. Lo lascio parlare per 14 minuti (cronometrati), al quindicesimo non ce la faccio ulteriormente. Mi alzo, ringrazio pubblicamente tutti e in particolare le signore del buffet, mi scuso ma è un po tardi e devo tornare a casa; che non è vicina. Spero che nessuno si sia offeso, ma era già quasi mezzanotte e penso che abbiano capito.

All'uscita del circolo ARCI, seduti sulla terrazza sul lato opposto di dove si teneva l'incontro, ci sono almeno trenta persone, molti di loro giovani, a bere e a chiaccherare.


Non so se questa piccola storia abbia una morale; penso di no. E' semplicemente un momento della vita di un gruppetto di una ventina di esseri umani su un pianeta dove ce ne sono ormai quasi sette miliardi. Immagino che si parli di energia e di clima anche a Kabul e a Ulan Bator. Non so se se ne parla negli stessi termini e con le stesse modalità che sono in uso nei circoli ARCI della provincia di Firenze; ma di una cosa sono sicuro: se anche a Kabul e Ulan Bator usano il Power Point, fanno gli stessi disastri comunicativi che facciamo noi.

venerdì, novembre 06, 2009

EROWI: il ritorno energetico dell'acqua investita

Immagine da un articolo di Robert Service in Science Magazine.


E' uscito oggi su "The Oil Drum" un mio post sul concetto di EROWI: energy return of water invested, ovvero il ritorno energetico dell'aqua investita. Quello dell'EROWI è un concetto molto simile a quello dell'EROEI; il ritorno energetico dell'energia investita; soltanto che si considera l'acqua come investimento.

L'acqua è una risorsa rinnovabile ma, come tutte le risorse rinnovabili, può essere sovrasfruttata e esaurirsi. Per questo, in molte zone del mondo siamo già in piena competizione fra i vari usi: industriali, agricoli e domestici. A questo punto, diventa difficile parlare a favore di certe fonti energetiche, come i biocombustibili, che oltre ad avere un basso EROEI richiedono anche moltissima acqua - come si vede dalla tabella riportata da Service. Anche l'energia nucleare non ne viene fuori bene e, in effetti, esiste tutta una storia di difficoltà di raffreddamento delle centrali che è riassunta a questo link.

Come era prevedibile, il post ha generato commenti piuttosto antipatici da parte dei biocombustibilisti e dei nuclearisti, colpiti sul vivo. Sembrerebbe che, quando uno ha scelto il suo orticello da coltivare, è molto difficile convincerlo che non potrebbe non essere una buona idea. Stiamo cominciando ad accorgersi che esiste un problema energetico, ma non ci siamo ancora accorti che certe pretese soluzioni non lo sono.

lunedì, ottobre 12, 2009

Uniamo le risorse



Questa è una sintesi del mio intervento intervento del 9 Ottobre al convegno "Uniamo le Energie" a Torino. Non è una trascrizione, ma un resoconto scritto a memoria che cerca di mantenere lo stile di un discorso parlato.


Cari amici, prima di tutto grazie per essere qui oggi. E' un piacere vedere come la strada che abbiamo cominciato a percorrere ormai una buona decina di anni fa sta cominciando a dare i suoi frutti. Quando abbiamo cominciato a parlare di queste cose, dire che c'era un problema di energia era considerata una fesseria per non dir di peggio. Invece, oggi vedo che la Regione Piemonte, correttamente, ha preso questo grande impegno per organizzare questa manifestazione. Non è il solo ente statale a farlo. Quindi, è chiaro che quello che abbiamo detto, alla fine, si è rivelato profetico e non solo quello che abbiamo detto noi di ASPO ma quello che avete detto e fatto notare tutti voi in platea. Oggi siete a sentire me e altri, ma sono sicuro che in altre occasioni siete voi a parlare e a diffondere questi concetti.

Quindi, stiamo percorrendo una strada che avevamo già indicato anni fa. Questa strada ha un cartello a un certo punto dice "picco del petrolio" e che segnala una striscia bianca che la taglia per traverso. Non mi serve parlarne a lungo, ne ha parlato l'oratore precedente, Eric Laurent. Mi interessa a questo punto soltanto dirvi che la striscia bianca l'abbiamo superata, probabilmente, l'anno scorso nel 2008. Non ne siamo ancora sicuri ma, molto probabilmente, è proprio così. E' come aver passato una linea con un cartello di "stop". Siamo entrati in un incrocio pericoloso e quello che è successo con la crisi economica è stato come scontrarci con un TIR che passava a tutta velocità. La strada da oggi si fa sempre più accidentata. Dovremo ridurre la velocità, come minimo.

Allora, abbiamo visto con molto anticipo certi problemi e ora vediamo che la società sta cominciando a muoversi per risolvarli. Vediamo questo movimento, certamente, ma è ancora un movimento lento e pesante. E' come sterzare un transatlantico dopo che avete avvistato l'iceberg a distanza. E' già qualcosa averlo avvistato e gli ufficiali stanno cominciando a dire al comandante che bisogna rallentare. Ma altri stanno continuando a dire "no, bisogna accelerare". Allora, ancora il transatlantico sta andando avanti a tutta velocità. Non bastano convegni per risolvere il problema. Bisogna fare le cose e bisogna creare energia seriamente.

Di là, avete visto tutti la sala da ballo ecologica. Un piano con degli attuatori piezoelettrici che genera un po' di energia dal movimento di quelli che ballano. Cosa carina, forse, ma mi stavo divertendo a fare un po' di conti. Oggi, abbiamo una potenza di generazione installata in tutto il mondo che è di circa 13-14 terawatt. Un terawatt è un miliardo di kilowatt. Allora, ammettiamo che una di quelle sale da ballo possa fare un kilowatt di potenza, (e mi sembra ottimistico). Ma la si può usare solo qualche ora al giorno, e quindi la media è intorno ai 100 watt. allora ce ne vogliono 130 miliardi per fare l'energia di cui abbiamo bisogno. Una ventina a persona e uno non può ballare contemporaneamente in venti sale da ballo.

Allora, vedete che ci vogliono soluzioni reali; soluzioni serie, soluzioni che siano efficaci in termini di rapporti fra costi e benefici. In questi convegni si vedono spesso tanti giocattoli costosi. Come appunto la sala da ballo energetica. In un altro convegno dove sono stato quest'anno, c'era il "diamante energetico"; un arnese sferoidale che costa un milione di euro per generare altrettanta energia di quanto non si potrebbe fare con un impianto fotovoltaico "normale" che costa dieci volte meno, come minimo. Allora, tutto bene fare cose dimostrative, ma si rischia di mandare il messaggio che l'energia rinnovabile è un giocattolo divertente per ecologisti un po' strambi. Viene certamente questa idea guardando i "kart a idrogeno" che ci sono la fuori. Insomma, bene il convegno, ma cominciamo a lavorare seriamente.

Comunque, vi dirò che a questo punto non è più nemmeno questione di energia. Questa cosa, bene o male, è stata capita e ci si sta lavorando sopra. Si è capito che il petrolio è in via di graduale esaurimento, come pure sono in via di graduale esaurimento gli altri combustibili fossili. Ma se il petrolio si esaurisce, non è così per l'energia. L'energia non si esaurisce. Possiamo crearla in tanti modi diversi. Piano, piano stiamo imparando a sostituire il petrolio con le rinnovabili. Un mondo basato sulle rinnovabili è un po' diverso dal nostro, ma è comunque un mondo dove abbiamo tante cose che abbiamo oggi. Quasi tutto. E' questione di lavorarci sopra e se ci lavoriamo sopra seriamente, ci arriviamo senza nemmeno troppi traumi.

Ma c'è una cosa che non abbiamo ancora capito. E' che se il petrolio lo possiamo sostituire, come dicevo, l'energia non si esaurisce; ci sono delle cose che non possiamo sostituire; perlomeno non facilmente. Ci sono tanti metalli che utilizziamo comunemente e non ci rendiamo conto di quanto siano limitate le riserve. Per esempio, ho qui davanti a me degli schermi di computer. Questi schermi hanno bisogno di un materiale che sia trasparente e conduttore allo stesso tempo. Per questo si usano ossidi che contengono indio. Ma l'indio è un materiale molto raro sulla crosta terrestre e, una volta che questi schermi li buttiamo via non è possibile, in pratica, recuperarlo. Allora, cosa facciamo? Ci sono altri materiali che sostituiscono l'indio? Forse si, ma non è la stessa cosa. E' difficile trovare altri materiali altrettanto buoni dell'indio e che non siano rari. Insomma, è un grosso grattacapo, ma non è solo quello.

Pensate al rame. Ne utilizziamo tantissimo e ne recuperiamo soltanto il 50% circa. L'altro 50% viene allegramente disperso nell'ambiente in pezzettini piccolini o polveri fini. Allora, per fare le risorse minerali di rame che sfruttiamo oggi ci sono voluti centinaia di migliaia di anni, forse milioni, di processi geochimici naturali. A furia di buttarlo via, lo perdiamo per sempre. Ci vorranno altri milioni di anni per vederlo riformare. E noi stiamo allegramente facendo questo disastro; cambiando la faccia del pianeta per sempre. Lo possiamo sostituire, il rame? Si, certo, magari possiamo fare dei conduttori in alluminio, ma è tutta un'altra cosa; costosa, difficile, tutta da studiare. E certe proprietà che ha il rame non ce le hanno altri metalli.

Il bello di questa cosa è che se la dici in giro è un po' come quando, sette-otto anni fa, ci guardavano come marziani quando dicevamo che c'era un problema energetico. Ora, ti dicono la stessa cosa. "Il rame si esaurisce? Non c'è problema, quando i prezzi si alzeranno a sufficienza andremo a sfruttare risorse minerali più diluite". Questa cosa che la gente sia contenta quando i prezzi si alzano mi fa veramente allibire. Da quando sei contento quando si alza il prezzo di qualcosa che usi? C'è scritto nei libri di economia del primo anno che quando si alzano i prezzi la domanda si riduce. Quando una cosa aumenta di prezzo, se ne usa di meno, non di più. Ma, uno dice, se i prezzi aumentano andremo a investire in nuova estrazione. Si, certo, geniale, ma per fare miniere non basta stampare banconote: ci vogliono materiali e energia, e queste cose oggi vengono da altre miniere. E allora che si fa? Si estrae di più da una miniera in via di esaurimento per estrarre di più da un'altra miniera in via di esaurimento? Questo è il cane che si morde la coda, come minimo. Anche se avremo tanta energia rinnovabile a disposizione, ma ci vorrà del tempo, basta fare un po' di conti per capire che ce ne vorrebbe veramente tanta, quantità immense, per continuare a estrarre minerali dalla crosta terrestre ai ritmi di oggi. Non c'è modo. Stiamo sprecando risorse alle quali non accederemo mai più.

Allora, questa cosa bisogna cominciare a dirla e, credo, prima o poi cominceranno a darci retta, così come stanno cominciando a darci retta sull'energia. Bisogna dire queste cose, perché oggi l'aver capito che c'è un problema energetico porta a fare delle fesserie. L'energia - come dicevo - non è un problema; lo sono le risorse minerali. Allora, prendiamo i rifiuti solidi urbani, che contengono tanti metalli utili. C'è rame, per esempio, e poi alluminio, ferro, zinco, stagno, eccetera. E noi buttiamo tutto quanto dentro un inceneritore; allora questi metalli che sarebbero recuperabili facilmente dai rifiuti diventano una cenere parzialmente vetrificata dalla quale non si può più estrarre niente. E' uno spreco immenso che noi facciamo in nome di produrre qualche zero virgola qualcosa percento dell'energia che utilizziamo. E addirittura, questo distruttore di risorse lo chiamiamo "termovalorizzatore", come se distruggere le risorse fosse una cosa intelligente. Non mi fate dire altro, che andrei sul turpiloquio.

Mi fermo qui e vi ringrazio di nuovo. Spero che possiamo ritrovarci un giorno a un convegno che sarà intitolato "Uniamo le Risorse" dove ci troveremo di nuovo a dire che avevamo avuto ragione e che finalmente qualcuno ci da retta.

martedì, agosto 04, 2009

Bilanciando Economia, Energia e Crescita



Proponiamo questa traduzione di un breve post riportato il 1° agosto su TheOilDrum, postato da Gail the Actuary, e creato da John Howe. E' una sintesi estrema dello stato dell'arte dell'attuale giro di boa in cui siamo attori, non solo spettatori.



Questo è un breve saggio di John Howe, che parla del rapporto tra economia, energia, e crescita. John è un ingegnere meccanico ormai prossimo alla pensione, noto per la sua invenzione del trattore solare; è anche l'autore del libro "The End of Fossil Fuel".


A. Le Sostanze non si muovono, nè crescono senza energia

Ne sono esempi: un corpo, un nido di uccello, la popolazione, un edificio, una strada, o una civiltà. "Energia" è probabilmente la parola più importante nel dizionario.

Il petrolio è attualmente fonte primaria di energia nel mondo, fornendo il 40% dell'ammontare totale, e oltre il 90% nel settore dei trasporti.

L'energia è necessaria e può essere rappresentata come produzione di calore, che viene rilasciato nell'ambiente circostante.

Possiamo accedere all'energia da riserve accumulatosi nel tempo passato; ne sono esempi il cibo, i boschi e le foreste, una batteria carica, i combustibili fossili, gli elementi fissili, un bacino idroelettrico.

La maggior parte dell'energia del mondo proviene dalla radiazione solare, anche se diluita e intermittente. Eccezioni sono la fissione nucleare, l'energia geotermica e le maree.

L'energia non può essere preso in prestito dal futuro. Il cibo della prossima settimana non mitigherà la fame di oggi.


B. La produzione mondiale di petrolio ha raggiunto l'apice

Il petrolio rappresenta il risultato di milioni di anni di energia solare immagazzinata per mezzo della fotosintesi e di processi geochimici.

Il petrolio convenzionale (leggero e facilmente accessibile) ha raggiunto un massimo di oltre 75 milioni di barili al giorno nel mese di maggio del 2005. Se consideriamo tutti i combustibili liquidi, compreso il petrolio da scisti bituminosi, l'olio pesante, quello off-shore, quello polare, il gas naturale liquido, i bio-combustibili, questo mix ha piccato a circa 85 milioni di barili al giorno nel corso del terzo trimestre del 2008.

Questi numeri sono fatti storici, come presentati dall'Agenzia Internazionale per l'Energia e il Dipartimento di Energia. (http://www.eia.doe.gov/)

Gli Stati Uniti d'America videro un picco di produzione petrolifera nel 1970, come previsto nel 1950 da Marion King Hubbert. Questo fatto ha portato alla "crisi energetica" degli anni settanta e un forte aumento del prezzo del petrolio, nonché una riduzione temporanea della produzione mondiale. Questa battuta d'arresto è stata risolta velocemente , grazie all'entrata in gioco del Mare del Nord, Russia, Messico, Sud America, Africa e Medio Oriente.

Non vi è alcuna evidenza del fatto che nuove risorse equivalenti al petrolio siano a disposizione per risolvere i nostri problemi di oggi. Non vi è stato un enorme aumento di produzione di greggio dal 2002 al 2008, nonostante il forte aumento del prezzo del barile in quel periodo.


C. Viviamo in un sistema economico completamente dipendente dalla crescita

Il nostro modello di prosperità necessita della certezza di un futuro ritorno del capitale più gli interessi, per giustificare l'investimento di capitale presente. Questo sistema ha funzionato bene per l'ultima centinaio di anni, fino a quando vi è sempre stato un eccesso di energia fossile pre-immagazzinata, disponibile a fungere da "carburante" per la crescita. (Per questa premessa, si ignora la questione di opacità da inflazione, si parla in termini di crescita reale).


D. Il punto cruciale: ora che l'energia immagazzinata, rappresentata dal petrolio, ha raggiunto il livello massimo ed è in declino, la crescita e il nostro sistema economico non può continuare

Prosperità, cibo per sfamare una popolazione in crescita, un sistema di trasporto basato sul petrolio, crescita urbana sono tutte forme di dipendenza energetica, che è destinata ad andare verso un declino terminale.

Si tratta di un vincolo di geofisica, non di una scelta o un qualcosa che può essere evitato modificando le leggi della fisica, oppure con l'azione politica, l'aumento della domanda, o ulteriori cose.

La civilizzazione e il nostro stile di vita basato su energia a basso costo sono sull'orlo del collasso. Più a lungo neghiamo la situazione e cerchiamo di perpetuare il passato, più grave sarà il crollo e scarse saranno le nostre opzioni.

E. La non-trasparenza del prezzo del petrolio è sorgente di confusione

Se il petrolio sta diventando scarso, perché è "poco costoso" ? Questo è il campo dove le cose diventano meno chiare, ma ulteriori ragionamenti possono essere sviluppati, e gettare nuova luce.

Il prezzo del petrolio riflette unicamente il delicato equilibrio di molteplici operazioni e transazioni tra consumatori e produttori di petrolio. Se i consumatori vivono in un'epoca di diminuita disponibilità di energia fossile, allora ci sarà meno valore reale per supportare i continui aumenti di costo per estrarre e trattare la restante parte di petrolio.

Nel momento in cui la maggior parte del mondo vede diminuire la produzione di tutto (specialmente di cibo, oggi energia-dipendente) a causa della ridotta crescita di energia, soltanto i giacimenti residui di petrolio a più buon mercato risultano competitivi. I consumatori, senza lavoro, non possono giustificare nuove esplorazioni petrolifere per le restanti sconvenienti riserve non convenzionali, che si dicevano poterci salvare.

Non appena l'economia comincerà a ravvivarsi un po', l'aumento della domanda probabilmente spingerà verso l'alto il prezzo del petrolio, fino al declino; le scorte rimanenti non saranno in grado di supportare i giacimenti residui, più difficili e costosi.

I clienti diminuiranno in numero, e in disponibilità economica; per conseguenza, i fornitori entreranno in difficoltà.

Il risultato finale è l'inizio della seconda metà dei 200 anni dell'età del petrolio. La prima metà (poco più di una vita) è stata caratterizzata da crescita, prosperità, e aumento della popolazione. La seconda metà può essere solo l'opposto, a meno di non riconoscere la grandezza del nostro dilemma di emergenza e avviare rapidamente il contenimento dei danni e misure drastiche, come sono riassunte nella sigla "LEARN".

• Localizzazione,
Education (istruzione),
Adaptation of solar power (impiego di energia solare, nelle sue più svariate forme),
• Razionamento (di energia fossile rimanente, a partire dalla benzina), e
Negative population growth (diminuzione del tasso di crescita della popolazione, fatto per nostra volontà, senza aspettare il verificarsi di terribili catastrofi)

Da nessuna parte in questo saggio i termini "riscaldamento globale", "cambiamento climatico", o "ambientalismo" sono stati menzionati. Questi sono, ovviamente, connessi con l'energia, l'iper-consumismo dell'era dei combustibili fossili, e sono questioni estremamente importanti.
Il parere di chi scrive, tuttavia, è che questi argomenti tendano a distogliere l'attenzione dall'imminente crisi energetica ed economica; questo concetto non è ben compreso ed è sistematicamente assente o evitato dai mezzi di comunicazione.

giovedì, maggio 21, 2009

Il festival dell'energia di Lecce




Il "diamante" che troneggiava in una piazza di Lecce durante il festival. Costruito dall'ENEL, è una struttura sferoidale dove l'energia prodotta da alcuni pannelli fotovoltaici viene immagazzinata in forma di idrogeno all'interno di serbatoi sferici. Per dirla con Paolo Villaggio: per me, è una boiata pazzesca. (vedi anche la critica di Gianni Comoretto)


Di ritorno dal Festival dell'Energia di Lecce, tenuto dal 14 al 17 Maggio, vi passo qualche impressione, necessariamente limitata, di un convegno organizzato veramente "in grande". Non ho idea di quanto sia costato tutto l'ambaradan, ma siamo certamente su cifre stratosferiche. Lecce era tappezzata da manifesti, c'erano chioschi e stand del convegno a decine, in più c'erano concerti e spettacoli, come pure ragazze in uniforme che pattugliavano le strade distribuendo volantini. Insomma, se stavi a Lecce il convegno non lo potevi proprio ignorare.

La spettacolarizzazione ha dei vantaggi ma, come per tutte le cose, se si esagera si ottiene un risultato controproducente. Così, i vari aggeggi erano indubbiamente spettacolari, ma con quale risultato? Di fronte a un aggeggio come il "diamante energetico", non è che se ne ricavava l'impressione che l'energia rinnovabile è un costoso e inutile giocattolo per bambini?

Prendete un altro esempio: il palco dove si esibivano i vari artisti e che era definito come "alimentato al 100% da energia rinnovabile". Ora, questo palco aveva un totale di 16 pannelli fotovoltaici connessi a dei grossi pacchi-batteria. Sufficienti per alimentare sempre al 100% amplificatori e luci di scena? Non ve lo so dire con esattezza, ma ho dei forti dubbi. In ogni caso, la sistemazione era molto criticabile con due set di otto pannelli ciascuno, orientati in verticale in direzioni opposte su due lati del palco: una sistemazione estremamente inefficiente, specie alle nostre latitudini. Come minimo, un grande spreco di pannelli e batterie per un uso dove nessuna delle due cose è necessaria. Se da tutto questo uno si fa l'idea che l'energia rinnovabile è un inutile spreco di soldi, non gli si possono dare tutti i torti.

Anche sul programma delle presentazioni, avrei qualche critica. Il concetto di "energia" è vastissimo e gli organizzatori hanno cercato di coprire un po' tutto senza però riuscire a trovare un filo conduttore. Forse avrebbe dovuto esserlo la "lectio magistralis" affidata a Piergiorgio Odifreddi, ma anche questo mi ha lasciato perplesso. Odifreddi ha dei grossi meriti in tante cose, ma non lo si può definire un esperto di energia. Immagino che anche la sua presenza sia stata dettata più che altro dalla ricerca della spettacolarizzazione mediante un personaggio noto. Ma i risultati non sono stati entusiasmanti. Non ho sentito la lectio magistralis perchè sono arrivato il giorno dopo, ma ho sentito parlare Odifreddi in un altra presentazione che ha dato Venerdì sera. Francamente, quando ha parlato di energia non è riuscito a far di meglio che inanellare una serie di banalità, una dopo l'altra.

La spettacolarità del convegno si vedeva anche nel modo in cui sono stati gestiti gli interventi. Si parlava, infatti, di "talk show" piuttosto che di conferenze. Da un certo punto di vista, è bene vivacizzare un po' gli interventi. Nella media, le conferenze sull'energia consistono in una parata di esperti che straparlano al minimo per una mezzoretta ciascuno. Non c'è dibattito di nessun tipo e il tutto è solo leggermente meno noioso di una lezione sui Promessi Sposi tenuta all'ultim'ora di un Sabato mattina.

Invece, al festival il dibattito era moderato attivamente. Era anche proibito l'uso di quell'arma di distruzione di massa dei cervelli umani che è il Power Point. I risultati sono stati spesso interessanti. Tuttavia, si può anche esagerare se si trasforma il dibattito in una rissa. Questo è successo più di una volta, per esempio nel caso della presentazione di Odifreddi che ho citato prima. Oltre a trovarsi un po' sperduto in un campo che non è il suo; Odifreddi si è anche trovato di fronte una "moderatrice" estremamente aggressiva che ha trasformato la presentazione in un battibecco a due; cosa decisamente poco interessante per chi stava a sentire.

Altro cattivo esempio è stato il dibattito che ha messo a confronto Sergio Castellari, climatologo serio, e due totali incompetenti di clima dei quali, per carità di patria, taccio il nome. Il talk show era intitolato "Cambiamenti climatici fra psicosi e verità". Già il titolo vi dice qualcosa sull'intenzione degli organizzatori. Considerate poi che il moderatore era fortemente "di parte" (ovvero dalla parte degli incompetenti) e vedete che Castellari si è trovato in minoranza e messo in mezzo in un fuoco di fila di polemiche di basso livello. Fortunatamente, Castellari ha ribattuto colpo su colpo, senza mai lasciarsi intimidire o sommergere. Ciononostante, combattere uno contro tre è sempre difficile e la tattica dei negazionisti non è tanto di portare argomenti seri quanto di creare confusione per confondere le idee al pubblico e ai politici e fermare ogni provvedimento contro il riscaldamento globale. Non si può negare che questa tattica stia avendo un certo successo in Italia.

Per quanto riguarda la mia presentazione al convegno (intitolata "Petrolio, siamo al punto critico?"); avevo il dubbio che qualcuno volesse farmi lo stesso scherzo fatto a Castellari. Perlomeno, il moderatore si è rivelato sfacciatamente di parte, definendo ASPO come una "setta", citando non so più quale petroliere saudita che parlava di 12 mila miliardi di barili di riserve (un buon 10 volte di più del valore comunemente accettato) e in generale riferendosi con evidente supponenza nei riguardi delle "teorie di Hubbert". Nella pratica, tuttavia, il dibattito è stato equilibrato. Insieme a me c'era il prof. Ugo Bilardo, persona molto competente sul petrolio e che mi è parso avere una posizione simile alla mia sulla questione del picco (forse perché si chiama Ugo anche lui?). L'altro partecipante era Carlo Stagnaro, che si definisce a volte "anti-picchista". Ma Stagnaro è persona intelligente e preparata; a un livello anni luce superiore a quello dei due pataccari che hanno assaltato Castellari al dibattito sul clima. Fra me e Stagnaro, se c'è stato un duello è stato un duello di fioretto, dove alla fine ci siamo trovati daccordo su molti punti. Dovremmo rifarlo con più calma, un giorno o l'altro.

Ripensando a tutta la faccenda di Lecce, mi viene da pensare come le cose si siano evolute in pochi anni. C'è stato un periodo, 7-8 anni fa, quando avevamo fondato ASPO-Italia, in cui l'energia non interessava a nessuno. Facevamo dei convegni malinconici davanti a delle platee vuote. Poi, evidentemente, il fatto che l'energia sia un problema ha cominciato a diventare una cosa che sanno tutti. Purtroppo, non sono del tutto sicuro che mega-eventi come quello di Lecce siano la strada giusta per trovare una soluzione. Diciamo che, come cosa positiva, perlomeno rinforzano il concetto che c'è un problema serio. Ma, se lo vogliamo veramente risolvere, non basta inventarsi giocattoli costosi. Vedremo nei prossimi anni se riusciremo a fare qualcosa di più concreto.

lunedì, febbraio 16, 2009

Nuovo blog di ASPO-Italia: "Nuove Tecnologie Energetiche"




E' nato il nuovo blog della famiglia "ASPO-Italia", nuove tecnologie energetiche.

L'idea nasce dalla lista di discussione con lo stesso nome "nuove tecnologie energetiche". La lista esiste da circa un anno e ha oltre 180 aderenti che includono parecchi esperti di energia rinnovabile. Visto il buon livello della discussione, ci è parso il caso di allargarla e di renderla pubblica con un blog dedicato specificatamente all'argomento. Ci è parso anche di poter alleggerire il blog "Risorse, Economia e Ambiente" che, al momento, si trova un po' ingorgato con troppi argomenti e che così potrà assumere una fisionomia più mirata e specifica.

L'idea con "nuove tecnologie energetiche" è di fare un blog dove si parla di energia, in particolare di energia rinnovabile, a un livello comprensibile da tutti ma comunque in modo rigoroso. Il blog lo pensiamo "aperto" nel senso che valutiamo contributi da chiunque abbia voglia di sottometterceli. Per il momento, mandateli a ugo.bardi@unifi.it; si cercano anche dei volontari che diano una mano a gestire il blog.

giovedì, febbraio 12, 2009

Un pezzo di ASPO Italia a Bruxelles

Il Martedi sera sono stato a Bruxelles, invitato alla cerimonia annuale organizzata dalla Commissione Europea nell'ambito del Sustainable Energy Europe Campain (http://www.sustenergy.org/). Si tratta di un evento annuale durante il quale la Commissione Europea, Direzione Energia, premia i 6 migliori progetti sull'efficienza energetica, l'uso intelligente dell'energia e la sua sostenibilità ambientale. Due volte all'anno, la Commissione Europea, nell'ambito del programma Intelligent Energy Europe (http://ec.europa.eu/energy/intelligent/index_en.html) pubblica dei bandi (il prossimo esce verso fine marzo) per la presentazione di proposte di progetto sull'Energia.
Quest'anno ci sono state 5 nominations Italiane, tutte incluse nella strategia congiunta del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare. Una delle nomination ha vinto il premio. Si tratta del Consorzio Produttori Agricoli Acque Minerali Umbre (AMU), il cui Presidente è il Dr. Agronomo Renato Cami. Il premio era stato ritirato dal Dr. Cami e dal nostro Associato e amico il Dr. Giovanni Mastino (nella foto). Il consorzio AMU, insieme alle sue associate, è da anni impegnato nel settore dell'agroenergetico. Il progetto si affida ad un Distretto Agricolo Energetico Territoriale al quale partecipano i vari attori locali, pubblici e privati, coinvolti nella filiera agroenergetica. Ciascun territorio del distretto, è caratterizzato dalle proprie risorse naturali, grazie alle quali può ottenere energia pulita. Ciascun territorio sempre nell'ambito del Distretto, produce, trasforma e consuma energia, attraverso le risorse agroforestali locali. Il risultato è risparmio economico, occupabilità, tutela dell'ambiente. Il Distretto ha lo scopo principale di migliorare la coesione e la collaborazione locale rendendo così più condiviso ed efficiente la gestione del sistema

A dire la verità, Giovanni non l'ho mai conosciuto personalmente. Durante il buffet post premiazioni, mi ero presentato a lui e al Dr. Cami. Allora Giovanni mi ha sorriso dicendomi il suo nome .. è stato una gran bella coincidenza ritrovarci lì.

A lato dell'evento devo ammettere che sono stato particolarmente sorpreso dalle politiche poco coerenti della CE. Accanto al palazzo di Governo della Commissione, c'è un'altro altrettanto alto (non ho contato i piani) tutto occupato proprio dal programma Sustainable Energy Campain. E' un palazzone di vetro, quasi sempre illuminato e riscaldato. A mio parere c'era poco risparmio energetico o efficienza, ma non posso giudicare dato che non so che tipo di sistema di riscaldamento/raffreddamento usano .. tuttavia dubito che sia solare.

Una cosa interessante a Bruxelles è l'illuminazione stradale, almeno le strade che avevo visitato: erano quasi tutti illuminati con lampioni a led.

Per quanto riguarda il trasporto, Bruxelles, malgrado un ottimo sistema di Metropolitana, e almeno nelle ore di punta era intasata dal traffico. Ieri, andando verso l'aeroporto Charleroi c'era una coda di ben 10 Km ... pazzesco. Tuttavia oltre ai parchi eolici ho visto accanto all'aeroporto un palazzo (foto in basso) sul tetto del quale c'era due rotori eolici verticali funzionanti alla grande; di sicuro alimentano il fabbisogno del palazzo stesso.


sabato, gennaio 31, 2009

Una notizia buona e una cattiva

Sul sito dell’Unione Petrolifera, sono disponibili i dati sui consumi petroliferi italiani nel 2008. Il dato totale evidenzia anche per l’anno appena trascorso una tendenza storica alla riduzione dei consumi petroliferi, che sono stati pari a circa 80,9 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 3,6% (-3.057.000 tonnellate) rispetto al 2007. Questo calo costante è stato trainato negli ultimi anni dal progressivo abbandono dell’olio combustibile per l’alimentazione delle centrali termoelettriche nazionali (a vantaggio prevalentemente del gas naturale). Ma la novità importante è che per la prima volta si registra una riduzione dei consumi di carburanti per autotrazione, cioè benzina e gasolio, che passano da un totale di 38,1 Milioni di tonnellate del 2007 ai 37, 2 milioni di tonnellate del 2008 (- 2,4%). Finora, la crescita costante della domanda totale di carburanti per autotrazione era avvenuta in presenza di una graduale sostituzione della benzina con il gasolio. Quest’anno però, anche il gasolio subisce una leggera riduzione. Inoltre, nello stesso periodo le nuove immatricolazioni di autovetture sono risultate in diminuzione del 13,4%, con quelle diesel a coprire il 50,6% del totale (era il 55,7% nell’anno 2007).
La crisi economica ha determinato quindi nel settore dei trasporti una conseguenza positiva, cioè la riduzione della mobilità su gomma. La sensibile riduzione delle differenze di prezzo tra benzina e gasolio, ha poi invertito la tendenza apparentemente inarrestabile alla sostituzione di auto alimentate a benzina con quelle diesel. La somma di questi due fattori dovrebbe produrre effetti positivi sul livello di emissioni inquinanti e climalteranti del sistema dei trasporti italiano.
C’è però una cattiva notizia. Invece di affrontare la crisi dell’auto orientando le risorse pubbliche a favore del riequilibrio modale tra gomma e ferro e tra mobilità privata e collettiva, le istituzioni mondiali, comprese quelle italiane, stanno finanziando massicciamente il salvataggio pubblico delle aziende automobilistiche, nell’illusione che questi provvedimenti possano determinare una ripresa dell’economia e dell’occupazione. Ma, come gli economisti più avveduti hanno consigliato (leggete questa intervista del Premio Nobel Joseph Stiglitz), invece di continuare a buttare soldi su un modello di sviluppo insostenibile, sarebbero invece auspicabili interventi pubblici nel settore delle infrastrutture ecologiche, e politiche dei redditi finalizzate a trasferire risorse dai ceti più ricchi a quelli più poveri.
Per quanto riguarda il settore dei trasporti, ho stimato in un precedente articolo le risorse finanziarie statali da destinare a sostegno di un grande programma decennale di potenziamento del sistema ferro-tranviario nelle aree urbane italiane. I circa 15 miliardi di euro necessari potrebbero essere reperiti in parte cancellando progetti autostradali inutili (solo il Ponte sullo Stretto vale dai 4 ai 6 miliardi) e per il resto aumentando ad esempio le accise sui carburanti di appena 2 centesimi al litro (considerando un consumo annuo di carburante di circa 45 miliardi di litri, si otterrebbero 9 miliardi di euro in dieci anni).