
Il blog di ASPO-Italia, sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas (ASPO)
martedì, marzo 04, 2008
E tu, catastrofista ... che cosa fai?

lunedì, marzo 03, 2008
Il Piano Energetico secondo ASPO - Italia

created by Eugenio Saraceno
http://www.aspoitalia.net/
I più aggiornati modelli di previsione della produzione di materie prime energetiche fossili mostrano che non sarà possibile soddisfare la domanda mondiale prevista nei prossimi decenni per queste ultime dagli scenari IEA; i modelli dei climatologi riuniti in IPCC mostrano che se le emissioni di gas serra non saranno ridotte rapidamente il pianeta rischia di andare incontro a gravi sconvolgimenti climatici; l’Italia è un paese con forte dipendenza dalle fonti energetiche fossili, in particolare quelle costosamente importate ed è, per la propria posizione geografica e le caratteristiche climatiche, particolarmente esposta ai gravi rischi dei cambiamenti del clima.
Mentre si susseguono le avvisaglie di entrambi gli ordini di problemi urge sviluppare una strategia energetica e climatica coraggiosa e senza rimpianti che ponga i presupposti per mitigare le possibili conseguenze delle crisi energetica e climatica incombenti.
Il PEN ASPO Italia [Piano energetico Nazionale] raccoglie un insieme di osservazioni, esperienze e studi maturati in ambito ASPO Italia ed elabora una strategia per ridurre la dipendenza del Paese dalle materie prime energetiche fossili centrando anche, di conseguenza, gli impegni presi internazionalmente nell’ambito del Protocollo di Kyoto. Una traccia, per così dire, per un nuovo Piano Energetico Nazionale, che manca dall’agenda della politica dal lontano 1988.
Nel documento si trovano i numerosi dettagli tecnici delle soluzioni proposte, per brevità di seguito ne troverete una sintesi.
E’ utile ricordare i dati relativi alle emissioni di GHG in Italia (in MTon di CO2 Equivalente) così come riportati dal PNA, Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di emissione di GHG, emesso nel 2003 in base alla direttiva 2003/87/CE
Nell’ultima riga della seguente tabella è riportato l’obbiettivo di Kyoto, corrispondente ad una riduzione del 6,5% delle emissioni del 1990.
Nella tabella sopra riportata vi sono i dati storici e quelli previsivi secondo le stime pubblicate nel 2004 dai competenti ministeri (Ambiente ed Attività produttive). Tali stime sono state effettuate allo scopo di definire il Piano di Allocazione Nazionale delle quote di GHG nei settori industriali interessati dallo schema di Emission Trading della UE utilizzando due scenari: lo scenario Business As Usual, o tendenziale, che esprime la variazione delle emissioni di GHG in base alle tendenze di crescita degli ultimi anni e non prevedendo alcuna azione correttiva, e lo scenario di Riferimento, ovvero tenendo conto delle azioni intraprese o da intraprendere nell’ambito del Piano di Riduzione delle emissioni GHG stilato dai competenti ministeri a fronte degli impegni dell’Italia nell’ambito del Protocollo di Kyoto.
Come si può facilmente vedere le azioni correttive previste dai ministeri incidono in modo insufficiente ai fini dell’obbiettivo assunto dal Paese, mancando oltre 100 MTon CO2Eq al raggiungimento dello stesso. Il piano delle riduzioni prevede infatti che tale ammanco sia sanato utilizzando i meccanismi flessibili CDM e JI per finanziare i quali l’Italia ha depositato presso la Banca Mondiale un fondo di 1 Mld di euro denominato Italian Carbon Fund.
Ciò ha certamente un senso economico in quanto le realtà energetiche e produttive di molti paesi in via di sviluppo consentono di abbattere sensibilmente le emissioni di numerosi impianti che utilizzano tecnologie obsolete o inefficienti, con spese minori di quanto necessario su impianti nazionali per ottenere gli stessi risultati. Dal punto di vista della crisi energetica innescata dal picco del petrolio ed acuita dai successivi picchi del gas e del carbone il ragionamento esclusivamente economico perde molto del proprio senso mentre ne acquistano le ragioni strategiche ed energetiche, si aiutano dei paesi competitori su molti settori economici a ridurre la propria dipendenza dalle materie prime energetiche, riducendo a nostre spese l’impatto della crisi energetica per le loro economie, mentre si consente che la dipendenza energetica del paese cresca, acuendone le successive difficoltà. Per tale ragione la proposta di ASPO Italia non contempla l’utilizzo dei meccanismi flessibili CDM e JI, concentrando la riduzione delle emissioni nei settori energeticie produttivi domestici mediante l’aumento dell’efficienza, la riduzione dei consumi non indispensabili e la sostituzione di combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili. Questo non significa abbandonare i progetti CDM e JI attualmente in corso, i risultati eventualmente riportati possono andare a beneficio delle imprese coinvolte nello schema di Emission Trading per ridurre i costi delle proprie emissioni.
Tutti gli interventi proposti sono pensati per mantenere il livello dei servizi energetici per i cittadini e le imprese pur riducendo le quantità di fossili utilizzate. I costi sono ammortizzati con la riduzione del disavanzo commerciale per importazoni energetiche nazionali e la riduzione della volatilità al momento in cui le tensioni sui prezzi delle materie prime energetiche, cui il paese è particolarmente esposto, si tradurranno in pesanti costi aggiuntivi che graveranno su tutti i settori economici. Inoltre i vantaggi di ordine sanitario derivanti dalla minore presenza di inquinanti contribuiscono nel medio e lungo termine di ridurre sensibilmente la spesa sanitaria che cresce a causa dell’aumento dell’inquinamento come dimostrato da numerosi studi epidemiologici in tutto il mondo.
In base alle previsioni stilate dalla Unione Petrolifera Italiana al 2010 ed al 2015 si ipotizza al 2012 la seguente composizione dei consumi di materie prime energetiche (in Mtep):
CARBONE 17,40
GAS 75,55
PETROLIO 76,60
TOTALE 169,55
La produzione di energia elettrica prevista per quello stesso anno ammonta a 414 TWh al lordo di perdite e servizi di centrale. Le emissioni di GHG previste saranno dell’ordine dei 538 Mton CO2 eq., di cui 95 dal settore non energetico e 443 da quello energetico. La stima avviene considerando ai fini delle emissioni una quantità di prodotti petroliferi pari a circa 64 Mtep (usi energetici).
A partire da tali dati, e dalla sequenza di picco petrolio-gas-carbone e senza considerare un apporto di energia nucleare, improbabile sia per ragioni legislative (referendum del 1986) che per i notevoli tempi di realizzazione e le ragioni dovute alle difficoltà produtive del comparto minerario dell’uranio, il criterio di intervento proposto sulle varie fonti consiste nel ridurre sensibilmente il consumo di petrolio (tendenza già in atto), stabilizzare il consumo di gas e di energia elettrica (la tendenza attuale è all’aumento) contrapponendo alla domanda crescente iniziative di risparmio ed efficienza che la contrastino. Per quanto riguarda il carbone, essendo il relativo picco ancora abbastanza lontano può essere tollerato un modesto aumento dei consumi, tenendo conto che ciò può alleviare la necessaria riduzione dei consumi di petrolio nei settori termoelettrico ed industriale. Si ipotizza di poter ottenere una riduzione dei consumi a 149 Mtep così ripartita:
CARBONE 18,0
GAS 70,0
PETROLIO 61,0
TOTALE 149
La produzione elettrica attesa lorda è di 381 TWh. Tenendo conto dei seguenti coeff. di emissione di CO2 eq (Mton/Mtep) relativi alle tecnologie di utilizzo prevalenti nel quinquennio 2010-2015, sempre secondo lo studio di UP:
CARBONE 3,9
GAS 2,3
PETROLIO 3,1
Si calcola, tenendo conto dei soli usi energetici, un monte emissioni di 381,55 MTon CO2Eq rispondente, con un piccolo margine, a quanto fissato per Kyoto. Per ogni combustibile il PEN ASPO Italia fornisce una possibile strategia per ottenere la necessaria riduzione di consumi, in sintesi le principali soluzioni comprendono:
1. Aumento dell’efficienza e diminuzione delle emissioni in ambito termoelettrico
2. Aumento dell’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili fino al 20% del totale.
3. Riordino del sistema CIP6, Certificati Verdi e Titoli di Efficienza Energetica.
4. Politica sui rifiuti tendente alla riduzione dei costi energetici e di gestione.
5. Efficienza negli utilizzi finali di gas ed energia elettrica nel settore civile ed industriale
6. Cogenerazione e trigenerazione anche in funzione di bilanciamento della rete elettrica
7. Aumento dell’utilizzo di biomasse, geotermia e solare termico nel settore civile ed agricolo
8. Riduzione dell’utilizzo di prodotti chimici di sintesi in agricoltura e riutilizzo degli scarti.
9. Risparmio e recupero idrico
10. Maggiore utilizzo di trasporti su ferro e idrovie per merci e passeggeri
11. Promozione di veicoli elettrici nell’ambito del trasporto pubblico e privato
12. Promozione della mobilità ciclabile.
Il seguente riepilogo permette di associare le previsioni e le tendenze con gli interventi proposti.
Tab.2 Riepilogo generale dei consumi, delle politiche energetiche e degli obbiettivi attesi.
sabato, marzo 01, 2008
Il picchi paralleli

Ho postato qualche giorno fa su "The Oil Drum" un testo dove racconto due storie parallele: una è quella di Marion King Hubbert, quello che ha sviluppato la teoria del picco del petrolio. L'altra è quella del gruppo di ricercatori del MIT che hanno pubblicato nel 1972 il famoso libro "I Limiti dello Sviluppo" (quello che tutti dicono che è una fesseria e ogni volta mi tocca rispiegare che non è vero; quella delle loro "previsioni sbagliate" è una delle tante leggende che girano su internet)
Nel post racconto come funzionano le due teorie e che cosa hanno di diverso e in comune. Quella di Hubbert è una teoria puramente empirica, ma si può dimostrare che è un sottoinsieme del "modello del mondo" che gli autori dei "Limiti" hanno sviluppato utilizzando il metodo chiamato la "Dinamica dei Sistemi". Meglio detto, la teoria dei "Limiti" riproduce la "curva a campana" di Hubbert nell'ipotesi che l'effetto del cambiamento climatico sull'economia sia trascurabile entro i prossimi due-tre decenni.
La cosa interessante della faccenda e che le previsioni dei "Limiti" del 1972 e quella originale di Hubbert del 1956 danno risultati molto simili nel prevedere il picco delle risorse minerali principali verso il primo decennio del ventunesimo secolo. Quello che stiamo vedendo nell'economia mondiale ci da qualche indicazione che qualcosa del genere potrebbe essere davvero in arrivo. Se questo è il caso, il mondo si sta avvicinando al momento in cui si invertirà la tendenza storica all'aumento della produzione minerale. Questo dovrebbe portare, secondo i calcoli del gruppo dei "Limiti" al crollo quasi totale della produzione agricola e industriale entro alcuni decenni. Non si può sapere con certezza se questo avverrà veramente, ma certo queste visioni del futuro sembrano aver centrato un punto critico per l'economia umana.
Il futuro non si può mai prevedere con esattezza, ma di fronte al futuro si può sempre essere preparati. Cosa che non siamo, purtroppo, nonostante che certe cose le sapessimo dal 1972, almeno!
L'articolo completo si trova a:
http://europe.theoildrum.com/node/3550
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giovedì, febbraio 28, 2008
Il Picco in tutto il suo fulgore

Da "The Oil Drum" arrivano le ultime predizioni sul futuro petrolifero, ad opera di "Ace", che trovate a http://www.theoildrum.com/node/3623
Dice sempre Colin Campbell che tutti i dati sono sbagliati ma alcuni meno di altri. Non so cosa pensate voi di questo grafico, ma personalmente ho l'impressione che sia uno di quelli meno sbagliati. Ovvero, potremmo essere davvero sul picco ed essere prossimi all'inizio della discesa. Magari non comincia quest'anno, magari neanche l'anno prossimo, ma uno di questi anni.....
A ognuno i suoi modelli. Ma questo grafico è abbastanza impressionante. Fa anche a voi l'impressione di essere sulla cima dell'ottovolante e di guardare la discesa l'attimo prima di ritrovarsi lo stomaco all'altezza del naso?
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mercoledì, febbraio 27, 2008
Il commento di "Le Chat"
L'Euro a 1,50 e la banchisa polare a zero
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martedì, febbraio 26, 2008
I Lamed Wufniks

Ci sono sulla terra, e ci sono sempre stati, trentasei uomini giusti la cui missione è di giustificare il mondo davanti a Dio. Sono i Lamed Wufnik. Non si conoscono fra di loro e sono molto poveri. Se un uomo si accorge di essere un Lamed Wufnik, muore immediatamente e qualcun altro, forse in qualche altra parte del mondo, prende il suo posto. I Lamed Wufnik sono, senza saperlo, i pilastri segreti del mondo. Senza di loro, Dio distruggerebbe l'intera umanità. Ignari, sono i nostri salvatori. Questa credenza mistica degli Ebrei si può trovare nelle opere di Max Brod. La sua remota origine si può forse trovare nel diciottesimo capitolo della Genesi, dove leggiamo questo verso: "E Dio disse, se troverò in Sodoma cinquanta uomini giusti entro la città, allora risparmierò il luogo per il loro bene." I Musulmani hanno un personaggio analogo nei Kutb.
Jorge Luis Borges "Il libro degli esseri immaginari" (1967)
Non so se esistano veramente i Lamed Wufniks o i Kutb ma, più passa il tempo, più mi accorgo che il mondo va avanti per la cocciutaggine di poche persone che riescono a fare le cose giuste mentre quasi tutti gli altri o stanno a guardare o a mettergli i bastoni fra le ruote.
Qui vi racconto qualcosa di uno di questi cocciuti benefattori dell'umanità: Angiolino Sabatini, sindaco di Montemignaio, il primo paese che è riuscito a installare delle torri eoliche in Toscana. Sabatini non sarà proprio un Lamed Wufnik (e spero di no perché se per caso legge queste note, secondo Borges deve morire immediatamente!), ma comunque ha dei grossi meriti per essere riuscito a installare tre torri per un totale di 1.5 MW nonostante tutte gli ostacoli, i bastoni fra le ruote, l'ostruzionismo, la guerra sorda o dichiarata, e altre cose.
Queste note non sono proprio un intervista di Angiolino Sabatini, ma un resoconto a memoria di una chiaccherata che ho fatto con lui sul treno che andava da Firenze a Milano qualche settimana fa.
La storia di Angiolino Sabatini (classe 1945) comincia alla centrale elettrica "Marzocco" di Livorno dove lavora come giovane diplomato in elettrotecnica. Già a quel tempo, negli anni '70, lui e altri dipendenti si accorgono dell'inquinamento che la centrale produce bruciando olio pesante. Lo zolfo emesso corrode le carrozzerie delle macchine dei dipendenti parcheggiate. Sabatini fa notare la cosa alla direzione e subito si prendono provvedimenti efficaci: una tettoia viene costruita sopra il parcheggio.
Più tardi, Sabatini si trasferirsce a Montemignaio, un piccolo comune sull'Appennino Toscano, continuando a lavorare per l'ENEL. Anche lì, il problema dell'inquinamento portato dalle centrali elettriche sulla costa si fa sentire. Uno studio dell'Università di Firenze indica che i venti prevalenti portano sull'Appennino i veleni generati dalle centrali sulla costa. Sabatini comincia a concepire l'idea di fare qualcosa per combattere l'inquinamento. La zona di Montemignaio è molto ventosa e si possono costruire impianti eolici.
Le prime misure anemometriche a Montemigniaio si fanno nel 1991. Ci vorranno più di 10 anni prima che le torri entrino finalmente in funzione. Sabatini ha diversi aneddoti da raccontare su questo argomento; alcuni dei quali non possono essere resi pubblici con nomi e cognomi. Sarà sufficiente raccontare che basta che un solo funzionario si rifiuti, per ragioni sue, di firmare un'autorizzazione per bloccare per anni la costruzione. E i funzionari, a differenza dei politici, sono inamovibili e non influenzabili dal voto popolare. Di conseguenza, la Toscana è rimasta praticamente a zero come energia eolica, nonostante che il piano energetico regionale del 1997 prevedesse di installare 300 MW di energia eolica. A dieci anni di distanza, le pale eoliche di Montemignaio (1.5 MW) rimangono solitarie, le uniche in funzione in Toscana.
Via via che mi occupo di energia e di risorse, mi accorgo sempre di più di quanto le barriere che ci tengono bloccati siano barriere che noi stessi ci siamo costruiti. E' sempre una storia di burocrazia, lentezza, ignoranza, passività, rassegnazione. Sembra che abbiamo perso la capacità di fare qualcosa per combattere il lento strangolamento che la scarsità di petrolio ci sta portando. Ci stiamo strangolando con le nostre stesse mani, eppure ci sarebbero modi per respirare a pieni polmoni l'energia che ci scorre intorno in tante forme. Se Angiolino Sabatini ha impiegato 10 anni per installare tre torri eoliche, a me c'è voluto un anno e mezzo per installare soltanto 2,6 kW di pannelli fotovoltaici. Non vi dico che fatica sta facendo Pietro Cambi per far circolare il suo cinquino elettrico, le difficoltà che sta trovando Massimo Ippolito con il suo nuovo sistema eolico d'alta quota e tanti altri casi. Forse ci sono tanti lamed wufnik (ma meglio non dirlo sennò.....)
Ecco una storia più dettagliata degli impianti eolici di Montemigniaio, scritta recentemente da Sabatini stesso
da EQUOLOGIA
Il parco eolico di Montemignaio - 07/08/2007
di Angiolino Sabatini
Esperto di energie rinnovabili
Ex Sindaco di Montemignaio
Il comune di Montemignaio, il più piccolo della provincia di Arezzo, sorge sulle boscose pendici del Pratomagno ad un'altitudine che varia dai 739 metri s.l.m. ai 1470 del Secchieta ed è sovrastato dal Castel Leone o Castiglione eretto, nel XII secolo, per volere dei conti Guidi.
Il progetto del parco eolico di Montemignaio parte nel 1991 con l’installazione degli anemometri per misurare il vento e sono occorsi 10 anni per vedere realizzati i primi 3 aerogeneratori.
Il progetto parte ancor prima del 1991 con lo studio dei dati dell’Università e del Comune di Firenze sull’inquinamento atmosferico, con particolare riferimento alle piogge acide. Infatti dagli anni ’70 in poi abbiamo registrato forti quantità di piogge acide che hanno causato gravi danni ai boschi e alle abetine del territorio di Montemignaio e Vallombrosa. Dai dati dell’università di Firenze si evince che le centraline poste a Vallombrosa discordavano da quelle posizionate nel comune di Firenze e non seguivano un andamento omogeneo ma presentavano andamenti del tutto diversi. Quelle di Firenze erano funzionali ai venti o alle piogge quelle di Vallombrosa solo alle fermate e alla produzione della centrale termoelettrica Marzocco di Livorno. Questa centrale consuma, a pieno carico, circa 67 tonnellate l’ora di nafta pesante ed, entrata in funzione nel 1964 circa, è stata dotata di elettrofiltri soltanto nel 2003, con la evidente conseguenza che tutto ciò che veniva bruciato andava per aria per poi tornare a terra anche sotto forma di piogge acide, colpendo soprattutto il territorio di Vallombrosa e Montemignaio che sono posti sulla montagna più alta che incontrano i predominanti venti marini!
Per anni ho denunciato il fenomeno fino a che non si sono mossi la Provincia ed il Comune di Livorno, che hanno imposto all’ENEL di montare gli elettrofiltri. A seguito di questo episodio mi sono avvicinato alla produzione di energie rinnovabili, la Edison ha presentato, dopo un lungo monitoraggio anemometrico, un progetto per un parco di 5 aerogeneratori. Dei 5 aerogeneratori ne sono stati costruiti solo tre perché l’ENEL non accetta sulla propria linea potenze superiori ai 2 megawatt rendendosi disponibile ad accettare l’energia prodotta dalle ulteriori due macchine soltanto nel caso in cui fosse costruita una linea dedicata agli aerogeneratori, ma questo comporta spese così elevate da non rendere economicamente possibile l’intervento. L’area in oggetto è situata in corrispondenza del crinale di Monte Secchieta, precisamente nei pressi di Poggio della Risala, all’interno del territorio comunale di Montemignaio (AR). L’altitudine varia dai 1400 m slm ai 1470 m slm; l’ambiente nella zona del sito è caratterizzato da pascolo cespugliato.
L’impianto è stato realizzato a seguito di un Accordo di Programma tra la Regione Toscana, la Provincia di Arezzo ed il Comune di Montemignaio, che ha permesso l’individuazione all’interno della zona agricola, di un’area idonea all’installazione di n. 3 aerogeneratori tripala ENERCON E40 da 0,6 MW ciascuno, per una potenza media di resa totale pari a 1,8 MW ed una produzione annua di 4.392 MW. L’energia elettrica prodotta in Bassa Tensione (BT) dal generatore di ciascuna macchina viene trasferita al quadro di controllo interno della torre e quindi ad una cabina prefabbricata ubicata ai margini del plinto (cabina di macchina) dove sono alloggiati quadri elettrici ed il trasformatore per la elevazione della tensione da BT (380-690 V) a Media Tensione (15.000 V). Un sistema di linee in cavo di tipo interrato collega fra loro le cabine in MT. Dalla centrale, tramite cavidotto interrato, l’energia prodotta viene trasmessa fino al punto di consegna in MT (15KV). L’impianto eolico di Secchieta, sfruttando una risorsa naturale e rinnovabile, produce energia elettrica "pulita" e permette quindi la riduzione di emissioni nocive.
Dalle lungaggini burocratiche per la realizzazione del nostro parco eolico mi sento di poter dire che ancora oggi, in Toscana, esistono molte difficoltà per montare impianti che utilizzino fonti rinnovabili. Il piano energetico regionale, attualmente in vigore, prevede la costruzione di 300 MW eolici, ma di fatto questi progetti non sono fattibili visto che le attuali linee guida sono talmente restrittive da non permetterne la realizzazione.
lunedì, febbraio 25, 2008
ASPOItalia-2: prosegue la preparazione

Prosegue il lavoro di organizzazione di ASPOItalia-2 che si terrà a Torino il 3 Maggio di quest'anno. Il logo di quest'anno, opera di Pietro Cambi, sovrappone alla classica curva di Hubbert, simbolo di ASPO, il "cinquino elettrico". Vogliamo far vedere che non pensiamo soltanto ai problemi ma anche alle soluzioni e che riteniamo che la trazione elettrica alimentata a batterie sia un modo di mantenere un certo grado di mobilità su strada anche nel periodo di ridotta disponibilità di petrolio che ci attende.
Trovate la pagina web in Italiano con il programma provvisorio della conferenza a questo link. Avrà luogo sabato 3 Maggio 2008 a Torino, presso la sala convegni del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (Via Giolitti 36). Ingresso gratuito.
La conferenza è stata anche annunciata sul sito web di ASPO internazionale. La trovate a questo link.
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sabato, febbraio 23, 2008
Il picco dell'apocalisse

Ye Faithfullest-hearted!
And, as your swift years hasten on to the goal
Whither worlds have departed,
Spend strength, sinew, soul, on your toil to atone
For past idleness and errors;
So best shall ye bear to encounter alone
The Event and its terrors.
Clarence Mangan, Dublino, 1844
Spegni la lampada, poi, e seppellisci la ciotola
Tu, che hai più fede nel cuore
E con i tuoi anni che volano verso la meta
Dove ogni parola se n'è andata
Usa la tua forza, tendini, anima sul tuo lavoro per fare ammenda
Dell'ozio e degli errori del passato
Così, incontrerai al meglio, da solo,
L'Evento e i suoi terrori.
(figura a destra: Bridget O' Donnel e le sue due figlie in Irlanda al tempo della grande carestia - da Wikipedia)
Con queste parole si esprimeva nel 1844 il poeta irlandese Clarence Mangan. Era un anno prima che la peste delle patate colpisse l'Irlanda. Non sappiamo esattamente come, ma in qualche modo Mangan aveva visto in anticipo quello che stava arrivando: la grande carestia che sarebbe esplosa l'anno dopo. Lui stesso morì di stenti all'ospedale di Dublino nel 1849. Insieme a lui, morirono di fame circa due milioni di irlandesi nell'arco di pochi anni. Altre due milioni emigrarono o perirono nei decenni successivi. Su una popolazione di otto milioni di persone, come era prima della carestia in Irlanda, era l'apocalisse sotto ogni punto di vista.
E' strano il fascino perverso che abbiamo nei riguardi di quello che chiamiamo "Apocalisse." Innumerevoli sono stati i profeti di sventura nel passato e, entro certi limiti, il poema di Mangan potrebbe essere applicato ai nostri tempi. Questo "Evento" che lui non specifica, tradotto come "il picco del petrolio" oppure "la catastrofe climatica". Certo, nessuno nemmeno fra i più sfegatati picchisti o ambientalisti userebbe pubblicamente termini come quelli che ha usato Mangan ma, sotto sotto, il fascino dell'apocalisse rimane. Il picco del petrolio, come il baco del millennio di qualche anno fa, si presta a questo tipo di interpretazioni apocalittiche.
L'atteggiamento apocalittico traspare nelle discussioni sui vari blog e forum. La sensazione che il picco petrolifero o climatico siano in qualche modo equivalenti alla seconda venuta descritta nel testo "L'Apocalisse". Qualche paleo-marxista si è impadronito del concetto del picco come il veicolo che porterà finalmente la classe operaia al potere. Qualche post-olocaustista ci vede il ritorno a un medioevo glorioso di dame e cavalieri. Gli orticulturalisti ci trovano un mondo di piccole e felici fattorie autosufficienti. Altri vedono il ritorno al trenino ciuf-ciuf di una volta. Sicuramente ci sarà, da qualche parte, qualche nazista che vede nel picco l'occasione di liberarsi delle razze inferiori e restaurare la supremazia degli Ariani. Il picco ricorda lo specchio di San Paolo, dove oggi vediamo "in aenigmate" ma un giorno vedremo "facie ad faciem"
Nel marasma, pochi si ricordano che il picco del petrolio è' semplicemente un punto in una curva che cambia gradualmente e che non fa sbalzi di nessun genere. Non c'è nessuna apocalisse nella curva di Hubbert. Il petrolio ha cominciato a esaurirsi con il primo pozzo scavato in Pennsylvania nell' 800 e oggi ci troviamo ad aver consumato circa la metà delle risorse estraibili. E' troppo facile borbottare profezie di sventura senza troppo specificare quando, come e cosa dovrebbe accadere, menzionando solo un "Evento" misterioso come fa Mangan. Così facendo, qualunque cosa accada, uno può sempre dire di avere avuto ragione.
Tuttavia, se l'apocalisse non è un evento inevitabile, è anche vero che i disastri esistono e ce ne sono continuamente. I disastri sono sempre la conseguenza di un errore fatto da qualcuno. La carestia irlandese dell'800 è stata la conseguenza di un errore: sovrappopolazione e dipendenza da una monocultura dovevano portare necessariamente a un disastro di qualche tipo. Probabilmente, Mangan aveva percepito questa situazione. Non sappiamo se fosse un esperto di agricoltura; probabilmente no, ma c'erano state altre carestie in Irlanda decenni prima e la "peste delle patate" che avrebbe colpito l'irlanda nel 1845 era già apparsa qualche anno prima negli Stati Uniti e in Inghilterra. Mangan ha semplicemente messo in forma poetica un concetto che derivava da una percezione perfettamente razionale.
Allora, se il picco del petrolio ci porterà a qualche bel disastro, come può anche succedere, non sarà l'apocalisse, e neanche colpa di Hubbert, ma soltanto la conseguenza della nostra imprevidenza.
McLean, Stuart. Event and Its Terrors : Ireland, Famine, Modernity.
Palo Alto, CA, USA: Stanford University Press, 2004. p 13.
http://site.ebrary.com/lib/firenze/Doc?id=10070389&ppg=25
Copyright © 2004. Stanford University Press. All rights reserved.
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venerdì, febbraio 22, 2008
Il prezzo più alto è quello che non ti puoi permettere di pagare

Il crollo del prezzo del petrolio
di Ugo Bardi - 21 Febbraio 2008
www.aspoitalia.net
Va su e giù come al solito il prezzo del petrolio. Dopo un periodo di ribasso (per così dire) dove era sceso sotto i 90 dollari al barile, oggi è andato di nuovo sopra i 100, come abbiamo letto sui giornali.
Pochi anni fa, l'idea che il petrolio potesse andare sopra i 40 dollari al barile faceva venire le palpitazioni a chi si occupava di queste cose. Oggi, ci siamo abituati a vederlo salire a velocità crescenti. 100 dollari, tutto sommato, non ci fa nemmeno una particolare impressione. Anzi, ci aspettiamo che salga di più, molto di più. Eppure, non potrebbe darsi che le cose debbano cambiare? Potrebbe darsi che vedremo a breve scadenza il crollo del prezzo del petrolio?
Fino ad ora, gli alti prezzi hanno avuto poco effetto sui consumi. In effetti, che la benzina costi 1,3 euro oppure 1,4 cosa cambia? Anche se costasse due euro al litro, smetteremmo di fare il pieno? Ai supermercati, si continuano a vendere bicchieri di plastica (che è fatta dal petrolio) e nella sezione "casalinghi" potete comprare delle confezioni in plastica dove dentro ci sono cinque o sei chiodi. La confezione costa molto più cara di quello che c'è dentro. Con i prezzi attuali del petrolio, tutti questi imballaggi costano enormemente cari, eppure si continuano a produrli e a venderli.
In effetti, i prezzi alti del petrolio indicano, è vero, una situazione di crisi ma è anche vero che stimolano modi di alleviare la crisi. Con i prezzi a questo livello, l'industria petrolifera ha avuto dei profitti immensi negli ultimi anni e si sta impegnando in imprese altrettanto immense di ricerche e di sfruttamento di giacimenti difficili e costosi che, per prezzi più bassi, nessuno si sarebbe mai sognato di sviluppare.
Ma se l'industria petrolifera è contenta, non lo stesso si può dire degli altri settori industriali. Gli alti prezzi si ripercuotono su tutta la catena produttiva, fino al consumatore finale. Tutte le industrie che usano prodotti del petrolio, dall'agricoltura all'industria chimica, devono scegliere fra aumentare i prezzi o ridurre i profitti. A lungo andare, o l'industria non ce la fa a produrre, oppure il consumatore finale non ce la fa a mantenere il livello di consumi. Il risultato è una stasi produttiva o una riduzione della produzione. In pratica, quello che si chiama recessione.
Per il momento, non sembra che siamo in una recessione vera e propria, ma i sintomi di una recessione imminente ci sono tutti. In una recessione, si riducono i consumi di tutto, compresi quelli petroliferi. Se cala la domanda, i prezzi si abbassano e questo è quello che potrebbe succedere. Il prezzo del petrolio potrebbe rientrare anche sotto i 50-60 dollari al barile.
Chi sarebbe messo in grave difficoltà da una discesa dei prezzi sarebbe l'industria petrolifera che vedrebbe brutalmente ridotti i propri profitti e si troverebbe esposta con dei progetti di costi immensi la cui resa economica diventa improvvisamente dubbia. Emblematico qui è il caso di Kashagan, nel Mar Caspio, dove l'ENI si è fortemente impegnata nonostante le grandissime difficoltà tecniche del caso. E' conveniente estrarre da Kashagan (quando ci si riuscirà)? Certamente si, con il petrolio a 90 dollari al barile. E' sempre conveniente con il petrolio a 60 o 50 dollari al barile? Forse, ma i profitti sarebbero enormemente ridotti e potrebbe anche darsi che l'estrazione vada in perdita netta.
In sostanza, il picco del petrolio potrebbe manifestarsi in corrispondenza di una riduzione dei prezzi, forse addirittura di un crollo. A questo punto, la produzione dovrebbe calare per cercare di tenere i prezzi a un livello sufficiente per mantenere un profitto. Il calo della produzione mondiale è esattamente quello che ci aspettiamo secondo il modello di Hubbert. Solo a questo punto, vedremo ridursi i consumi di carburante anche se, forse, non costerà più di quello che costa ora. Il prezzo più alto, come sempre, è quello che non ti puoi permettere di pagare.
mercoledì, febbraio 20, 2008
ABRANEW: la ricerca dell'efficienza energetica

La blogosfera è continuamente impestata di gente che propone miracoli tecnologici. Dal tubo di Tucker alle varie polverine salvamotori, è tutto un ribollire del concetto che esistono soluzioni semplici a problemi complessi e che tutto si potrebbe risolvere se soltanto non ci fosse questo complotto delle multinazionali, degli Gnomi di Zurigo, della CIA, o di chi altro, che impedisce che queste meraviglie tecnologiche si diffondano.
In realtà, al di là del blogorizzonte; esiste una ricerca seria, difficile e costosa che si muove un passo dopo l'altro a migliorare la tecnologia energetica. E' una ricerca che non promette miracoli, ma che produce cose che funzionano. Qui, vi vorrei raccontare di un progetto di ricerca, ABRANEW, che si è concluso recentemente e che ha portato a dei risultati molto interessanti. Ve lo racconto dall'esperienza diretta di averci partecipato e anche di aver scritto il "proposal" quattro anni fa. Il mio lavoro; quello che impegna la mia giornata, è quello di gestire un gruppo di ricerca di una decina di persone, impegnate soprattuto sui materiali ad alta temperatura. (sul blog, scrivo di notte, quando posso).
Allora, per spiegarvi l'idea del progetto ABRANEW vi devo raccontare di come funziona una turbina a gas. Forse lo sapete già, ma nel caso non siate del tutto familiari con l'idea, considerate che in una turbina a gas si comprime l'aria atmosferica, la si miscela con il carburante, si fa espandere la miscela con la combustione e si recupera energia meccanica. Tutto questo viene ottenuto mediante una serie di rotori (o "giranti") che portano un certo numero di palette che comprimono il gas per effetto aerodinamico. Le turbine a gas sono un elemento importante del sistema moderno di produzione di energia elettrica e, in particolare, sono la parte del sistema che è in grado di adattarsi meglio alle variazioni dell'assorbimento della rete.
Una turbina è una macchina termica e, pertanto, ha un'efficienza tanto maggiore quanto più alta è la temperatura del gas nella camera di combustione. Per questa ragione una delle linee principali di ricerca nel campo sono i materiali in grado di resistere a temperature del gas sempre più alte; attualmente si arriva intorno ai 1200 gradi C. Un altro elemento che influisce sulla resa energetica della turbina è l'efficienza di compressione che dipende, fra le altre cose, dalla precisione dell'accoppiamento fra il rotore e lo statore. Una piccola quantità di gas passa sempre dallo spazio che rimane fra rotore e statore e riduce la compressione con una certa perdita di efficienza. Per ridurre questo effetto al massimo possibile negli ultimi anni sono state sviluppate delle "guarnizioni abradibili". In pratica, alla partenza della macchina, il rotore si fa strada nello statore scavandosi un piccolo solco e questo riduce o annulla il flusso all'indietro dei gas. E' una specie di "grippaggio controllato."
Fare una guarnizione abradibile nelle zone a bassa temperatura della turbina non è particolarmente difficile. Il problema è se lo si vuol fare nella zona ad alta temperatura. Un materiale che sia allo stesso tempo morbido (ovvero abradibile) e resistente alle alte temperature è molto difficile a trovarsi; le due proprietà sono entro certi limiti in contraddizione l'una con l'altra. Si può ovviare in parte al problema indurendo la cima della paletta in modo che si scavi la strada anche in un materiale relativamente duro. Questo non basta, ci sono vari problemi di adesione delle guarnizioni, formazione dei trucioli e altre cose. In pratica è un bel problema di ricerca applicata che richiede un robusto impegno umano e finanziario.
Su questo problema è nato il progetto ABRANEW, cofinanziato dalla Commissione Europea. E' stato uno sforzo di 4 anni che ha coinvolto un gruppo di istituti di ricerca e industrie di tutta Europa e che è stato coordinato dalla Nuovo Pignone - General Electric di Firenze. Vi posso dire che è stato un lavoro molto duro e difficile e che il numero di guarnizioni create e poi distrutte nei test ad alta temperatura è stato di parecchie centinaia. Abbiamo impiegato diversi anni uomo di lavoro, nonchè svariati milioni di euro. Comunque, alla fine i risultati sono stati positivi: ci siamo riusciti. Le nuove guarnizioni abradibili ad alta temperatura sono sul mercato e le prime turbine equipaggiate con queste guarnizioni dovrebbero entrare in produzione nel 2008.
Che cosa abbiamo ottenuto dopo tanto lavoro? Un aumento dell'efficienza globale del sistema dello 0.3%-0.5%. Non vi sembra gran che? Indubbiamente non è una cosa spettacolare, ma considerate i seguenti punti:
1. E' un aumento di efficienza reale, certificato con procedure rigorose (niente a che vedere con i vari tubi tucker, polverine, magnetizzazioni del carburante e cose del genere)
2. Su una turbina da 50 MW, il miglioramento di efficienza consente di risparmiare un buon migliaio di tonnellate di gas all'anno, con un vantaggio economico di circa 200 mila euro ai prezzi correnti
3. Il trattamento costa poco (qualche migliaio di euro); dura almeno tre anni e si può fare sulle turbine esistenti
4. Il miglioramento è ottenuto per mezzo di sole poche decine di grammi di materiale ceramico messo nei posti giusti. In termini di ritorno energetico (EROEI), un calcolo approssimato che ho fatto mi da un valore di 30.000 (trentamila) (!!). E' di gran lunga la cosa più efficiente che conosco.
Ora, non mi accusate di fare pubblicità a qualcuno; credo comunque che siano pochi i lettori di questo blog che vendono o comprano turbine da qualche decina di megawatt. Quello che volevo raccontarvi è come la tecnologia possa fare cose interessanti con molto lavoro e impegno. Ma non ci dobbiamo aspettare miracoli e bisogna fare molta attenzione a evitare di farsi imbrogliare dai vari complottisti che proclamano di avere la soluzione miracolosa in tasca e che la tirerebbero fuori se solo non fossero stati sabotati dalla cabala delle multinazionali.
L'altra cosa che vi volevo dire è che, anche se la tecnologia ci può aiutare a fare meglio, bisogna anche vedere che uso si fa dei miglioramenti tecnologici. Questo 0.5% di efficienza in più è sicuramente una cosa buona, ma dipende da come lo utilizziamo. E' sempre in agguato quello che si chiama "effetto Jevons" che dice, più o meno, che se si abbassa il prezzo di una risorsa, la conseguenza e che si tende a sprecarla di più. Questo 0.5% in più, in effetti, potrebbe non avere nessun effetto nel ritardare l'esaurimento delle risorse non rinnovabili.
D'altra parte, se utilizzassimo questa energia in più per fare delle cose buone, tipo costruire un'infrastruttura di energia rinnovabile, allora anche questo piccolo incremento avrebbe una sua utilità. Ma questo non lo potete chiedere alla tecnologia: è una scelta che dobbiamo fare noi.
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Il sito web del progetto ABRANEW si trova a:
http://www.abranew.net/
Ringrazio Massimo Giannozzi (NP-GE), coordinatore e ideatore del progetto, e vi presento il team di ABRANEW.
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martedì, febbraio 19, 2008
Le cattive persuasioni

Le leggende sono asserti, situazioni e meccanismi a volte bizzarri, cervellotici, che violano principi della fisica. Pensiamo ai motori ad acqua, ai vari moti perpetui, ai complotti più disparati. Le leggende lasciano il lettore con piacevoli dubbi, a volte addirittura con l'acquolina in bocca: "e se il petrolio fosse rinnovabile"? "E se si rendesse disponibile la free energy"? "E se riuscissimo a recuperare idrocarburi da altri pianeti" ? E se .... ?!?!? Ma nulla si può fare perchè siamo prigionieri di un numero imprecisato di complotti...
Le cattive persuasioni si appoggiano invece a norme comportamentali, legali, al più di "economia spiccia". A volte si confondono con le bufale, o ci coincidono.
Me ne sono venute in mente alcune. Chiedo aiuto ai lettori, sono sicuro che si potrebbero trovare molti più casi specifici.
1. votare è un dovere
Inizialmente volevo commentare i punti uno ad uno, ma poi mi sono reso conto della pesantezza della cosa. Più probabilmente, da ognuno potrà scaturire un post ...
domenica, febbraio 17, 2008
Il teatro dell'inconsistenza energetica

Tragicommedia in un atto
Personaggi ed interpreti:
- Il conduttore televisivo (noto conduttore RAI)
- Il politico (ex presidente della Camera ora presidente di un partito di centro (?))
- Il giornalista (direttore del settimanale più venduto in Italia)
- L'architetto (architetto italiano dal nome vagamente ungherese)
- Lo scienziato (premio nobel per la fisica)
Dopo un lungo parlare di alchimie elettorali e partitiche, il conduttore butta lì il tema dell'energia, l'energia in Italia è troppo cara, incide sulle tasche dei cittadini e sulla competitività delle imprese, il problema è che siamo troppo dipendenti dai combustibili fossili i cui prezzi continuano a salire. Cosa bisogna fare?
Parte sparato il politico, il fatto è che non abbiamo sviluppato il nucleare, guardate la Francia, guardate l'Inghilterra, nucleare e risolviamo tutto e poi termovalorizzatori [sì termovalorizzatori, la nuova soluzione energetica] e gassificatori, l'Italia non investe nelle infrastrutture è questo il problema, meno male che non c'è più il mio amico Pecoraro Scanio che pensava di produrre energia con il solare e l'eolico, quelli sono pannicelli caldi che fanno ridere i polli....
Lo scienziato ribatte che il nucleare ha dei problemi: ci vogliono almeno 10 anni per costruire una centrale, per coprire il 30% del fabbisogno elettrico nazionale ci vogliono 20 centrali, una per regione, se non siamo in grado di fare i termovalorizzatori come pensiamo di fare le centrali nucleari, e poi ci vogliono miliardi di euro che si ripagano se va bene in 40 anni, chi investe?
Il costo dell'energia elettrica dal nucleare sembra basso, ma in realtà è estremamente caro se si computano tutti i costi, nei costi del nucleare francese bisognerebbe aggiungere quelli sostenuti per mantenere la Force de frappe e per lo smaltimento delle scorie a cui lavorano 30.000 persone pagate dallo Stato. Anche negli USA tra Barak e Hillary si sta discutendo di chiudere il deposito della Yukka Mountain, di trovare soluzioni alternative per le scorie. E poi il prezzo dell'uranio è anch'esso in forte aumento.
Il politico: beh, allora, caro professore, cosa dobbiamo fare? dobbiamo aspettare ancora, come si è fatto fino ad adesso, solo perché ci vogliono 10 anni per costruire una centrale? dobbiamo rinunciare all'energia per il problema delle scorie? [sottinteso: smettere di crescere??? risparmiare???]
Lo scienziato qui si smarca, e sfodera un assist perfetto per il suo interlocutore: ma no, si può fare, è che ci vogliono anche e soprattutto investimenti in ricerca e sviluppo, quando ero all'Enea avevo presentato un progetto per bruciare le scorie riducendone la radioattività e producendo energia [un nuovo tipo di termovalorizzatore?]. Però il progetto non è stato finanziato e così me ne sono andato all'estero alla ricerca di maggior fortuna
Il politico: ecco, vedi, lo dicevo, se si vuole si può risolvere, è un problema di volontà politica, di investimenti in infrastrutture e ricerca.
Interviene l'architetto l'architetto che dice che Ségolène Royal ai tempi della campagna elettorale ha perso perché in un confronto con Sarkozy non ha saputo dire quanto era la quota di energia francese prodotta con il nucleare. Lei ha detto 13%, dimostrando di non essere preparata, Nicolas, più bravo, il 60%. La risposta giusta era infatti il 70%.
Lo scienziato interviene: architetto ti sbagli, è il 70% dell'energia elettrica che è un terzo dei consumi energetici, la quota del fabbisogno energetico coperto dal nucleare è dunque molto inferiore [forse che Ségolène era invece molto preparata?] ma gli altri non sembrano interessati a questa osservazione, la differenza tra consumi di energia primaria e consumi di energia elettrica pare solo una fastidiosa disquisizione da scienziato.
Lo scienziato salta sulla sedia, prova di nuovo a chiarire: vi sbagliate, il nucleare in Germania è solo una quota minoritaria dell'energia elettrica che a sua volta, come ho già detto, è una quota minoritaria dei consumi di energia primaria, ma il giornalista non fa una piega, cambia semplicemente argomento, inizia a parlare di mancanza di ricerca e di preparazione nelle scuole, perfino all'interno del suo giornale molti non sanno rispondere alle domande del test PISA, è sulla formazione che bisogna agire.
sabato, febbraio 16, 2008
Una proposta "elettrizzante"
Questo è un grafico a “torta” che ho ricavato a partire dai dati statistici disponibili sui siti del GSE e di Terna e rappresenta la ripartizione percentuale della produzione di energia elettrica italiana, suddivisa per fonte e per modalità. Per Consumo Interno Lordo, pari nel 2006 a 359,1 Twh, si intende la produzione nazionale lorda (314,1 Twh), cioè quella misurata ai morsetti dei generatori elettrici più il saldo tra importazioni ed esportazioni (45,0 Twh). Una parte della produzione nazionale lorda viene utilizzata dai macchinari ausiliari per il funzionamento degli impianti e un’altra parte viene persa nei trasformatori necessari ad elevare la tensione al valore di rete, cioè consumi e perdite, per un totale di 21,6 Twh. Utilizzando il valore emissivo di 73,30 ton.CO2/TJ contenuto nella Decisione della Commissione 29/01/2004 attuativa della Direttiva 2003/87/EC per il monitoraggio dei GHG (Green House Gas) e un’efficienza media delle centrali ad olio combustibile del 38%, otteniamo un fattore di emissione pari a 0,694 Mton. CO2/Twh. Considerando che la realizzazione di nuove centrali termoelettriche a ciclo combinato (con efficienza di circa il 55%) alimentate con gas naturale (fattore di emissione pari a 0,374 Mton./Twh) e la crescita della produzione da rinnovabili (fattore di emissione pari a 0 Mton./Twh), possono consentire di abbattere sensibilmente le emissioni di CO2, la strategia nel breve termine non può che essere la sostituzione della produzione da olio combustibile con un’ulteriore penetrazione di gas naturale e rinnovabili.
uesto tipo che consentirebbe contemporaneamente di rispettare gli impegni di Kyoto per il settore elettrico, conseguire gli impegni europei sulle rinnovabili e abbattere drasticamente la dipendenza dal petrolio.I sostenitori del carbone in Italia, contestano questa strategia con l’argomento dei rischi di vulnerabilità del sistema connessi a una eccessiva dipendenza dal gas naturale. Altri paesi, come la Francia, che ha una dipendenza da un’unica fonte superiore a quella dell’Italia (70% dall’energia nucleare) non sembrano preoccuparsi troppo del problema, ma è inutile nascondere che questi rischi ci sono e sono insiti nell’esigenza strutturale di importazione di fonti fossili del nostro paese, che però non verrebbe cancellata da un maggiore ricorso all’uso del carbone. Una qualsiasi interruzione delle forniture metterebbe comunque in crisi il sistema a prescindere dal minore o maggiore grado di diversificazione delle fonti. Questi rischi si possono parzialmente ridurre attraverso la differenziazione geografica degli approvvigionamenti e con la costruzione dei rigassificatori.
venerdì, febbraio 15, 2008
La bicicletta del picco: come orizzontarsi nel marasma petrolifero

Cominciare a interessarsi di picco del petrolio è un po' come imparare a andare in bicicletta. I primi tempi, uno si trova in difficoltà a mantenere l'equilibrio. Pendi troppo a destra, giri da quella parte per compensare, allora pendi troppo a sinistra; giri dalla parte opposta, alla fine rischi di trovarti a gambe all'aria.
Quando si parla di petrolio è facile perdere l'equilibrio fra una massa immensa di notizie contrastanti. Il picco è in arrivo. No, ci sono nuove scoperte nel Golfo del Messico. Ma Ghawar è in declino! Si, ma ci sono le sabbie bituminose canadesi. Attenti, la Russia sta raggiungendo il suo secondo picco produttivo! Novità: sviluppate tecnologie più efficienti sul fronte dei biocombustibili.... Può succedere di perdere completamente l'equilibrio e finire a gambe all'aria nelle buche opposte del catastrofismo e del cornucopianismo.
Ci vuole un po' di pazienza. Con calma, si riesce a orizzontarsi nella massa di notizie che arrivano e a seguire una traiettoria non troppo oscillante che vede la situazione con un certo equilibrio. Di petrolio ce n'è ancora tanto, ma non dobbiamo nemmeno farci illusioni di infinita abbondanza. Il picco non è l'apocalisse, ma non è nemmeno una cosa che possiamo ignorare.
Per chi comincia a interessarsi di queste cose, ci sono molte fonti di notizie. In inglese, le migliori a mio parere sono il sito di "The Oil Drum" come pure la newsletter di ASPO. Vale la pena anche seguire "The Energy bulletin" come pure farsi arrivare il notiziario dell'ODAC. L'impostazione di queste fonti è sostanzialmente "picchista" ma sono anche siti gestite da persone molto competenti e affidabili. Per quanto riguarda un'informazione di impostazione "non picchista" conviene tener d'occhio il sito dell Energy Information Agency (EIA). Un altri sito non picchista, o comunque neutrale, è della BP (http://www.bp.com/) dove si trovano valanghe di dati utilissimi. Altri siti non picchisti come quello dell'international energy agency (IEA) sono anche interessanti, ma i rapporti recenti sono a pagamento.
In Italiano, purtroppo, abbiamo una scelta molto minore. Una fonte non picchista è la rivista tradizionale sul petrolio e il gas, "La Staffetta Quotidiana" che però è a pagamento. A mio parere, può essere utile per rimanere aggiornati sulla situazione italiana, ma per quella globale non riporta molto di più di quanto non si trovi sito dell'EIA. Fra i picchisti, oltre al blog ASPOItalia (che state leggendo) Debora Billi sta facendo un ottimo lavoro con il suo blog "petrolio" tenendo d'occhio, fra le altre cose, i dati di TOD. Ovviamente, c'è poi il sito di ASPO-Italia che riporta più di un'introduzione al concetto di picco. Ci sono altri blog che tengono d'occhio la situazione petrolifera anche se sono dedicati a questioni energetiche/ecologiche più generali. Per esempio, l'eccellente blog Ecoalfabeta di Marco Pagani. C'è già chi si preoccupa del post picco. Su questo, potete dare un'occhiata a "Crisis, what crisis?" gestito da Debora Billi e Pietro Cambi.
Ci sono moltissime fonti di informazione oltre a queste che ho citato. Partendo da google, uno si può divertire all'infinito. L'importante, è non perdere l'equilibrio. Andare in bicicletta è una cosa che richiede un po' di sforzo. Ci si può fare aiutare ma, alla fine dei conti, uno impara con le sue forze. Non è difficile; però bisogna buttarsi.
mercoledì, febbraio 13, 2008
Abbiamo abbastanza posto per il fotovoltaico?

Ogni tanto, rinasce la famosa leggenda, "ma il fotovoltaico occuperebbe troppo spazio se lo dovessimo utilizzare per sostituire il petrolio."
Bene, guardate la figura qui sopra, da un articolo di Muneer e altri*. Il quadrato tratteggiato che vedete nel mezzo dell'Arabia Saudita, se tappezzato di pannelli fotovoltaici al 20% di efficienza, basterebbe per fornire energia in quantità pari a quelle estrapolate per la produzione mondiale totale di energia elettrica nel 2020. Il 20% di efficienza è perfettamente possibile; già oggi sono in commercio celle con il 18.5% di efficienza. Ma anche se volete rimanere alle efficienze attuali, intorno al 12%, beh, allargate il quadratino in proporzione. Cambia qualcosa?
Il quadratino nero è 1/12 del quadrato tratteggiato. Dodici di quei quadratini, sparpagliati nei deserti, basterebbero per fornire tutta l'energia elettrica necessaria al mondo nel 2020. Nella pratica, dobbiamo pensare a sparpagliare i pannelli per tutto il mondo; non avrebbe senso concentrarli tutti in quel modo. Per fare una cosa del genere ci vorrà molto tempo e molti soldi, ma una cosa è certa: di posto per il fotovoltaico (o altri tipi di collettori solari) ce n'è in abbondanza.
* Muneer, T, Asif, M., Kubie, J, 2003. « Generation and transmission prospects for solar electricity: UK and global markets“ Energy Conversion and Management vol. 44 pp. 35–52
[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno.3@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]
lunedì, febbraio 11, 2008
Mitopoiesi petrolifera

I miti non si basano su osservazioni o dati, ma su interpretazioni poetiche; magari anche belle ma alle volte controproducenti. Interpretare la realtà sulla base di miti può essere dannoso, come potrebbe succedere se qualcuno si basasse su preghiere a Zeus per le previsioni del tempo.
Con i secoli, sappiamo molto di più di tante cose, ma la nostra tendenza a generare miti non è cambiata. La vediamo nel caso degli attentati dell'11 Settembre, dove la mitologia generata dalle varie interpretazioni riempie libri interi. Allo stesso tempo, ci troviamo di fronte a una cosa come il petrolio, importante ma di cui sappiamo poco. Il petrolio allora diventa un'entità mitopoietica per eccellenza; ovvero genera un flusso di miti quasi infinito e sicuramente inarrestabile.
Ci sono tantissimi miti petroliferi. C'è quello degli Arabi che scavavano per cercare acqua e trovavano petrolio. C'è quello degli sceicchi ricchissimi che hanno WC d'oro nei loro palazzi, dove tengono i condizionatori al massimo per potersi vestire con le pellicce di visone che hanno comprato a Parigi. Ci sono i miti delle "immense riserve" nascoste qua e che non vengono estratte per tenere i prezzi alti; una versione moderna delle leggende dei tesori dei pirati. E queste sono solo qualche esempio.
L'ultima serie di miti petroliferi, in ordine di tempo, arriva dagli aumenti dei prezzi. Mancando una chiara visione dei meccanismi dei prezzi e dell'effettiva consistenza delle riserve, nasce il mito dei fantomatici "speculatori" che, in qualche modo, riescono a controllare un mercato da 2000 miliardi di dollari all'anno come se fosse una bancarella di pomodori al mercato. La carenza di dati e la cattiva informazione genera miti altrettanto pericolosi per noi di quelli delle camicie stregate degli indiani ai loro tempi e che avrebbero dovuto proteggerli magicamente dalle pallottole dei bianchi.
Questa scarsa informazione la vediamo anche in persone che ci si aspetterebbe dovrebbero fare un certo sforzo per fare di meglio. Questo lo vediamo, fra tanti esempi, in un recente comunicato ANSA in cui si riportano le dichiarazioni di Antonio Catricalà, presidente dell'Autorità per la concorrenza e il mercato. Nel comunicato leggiamo che:
Catricalà si è poi chiesto come sia possibile che "il petrolio, estratto ad un costo di 5 dollari per barile salga a 100 dollari, dato che un barile, che equivale a 170 litri, per essere raffinato richiede un costo aggiuntivo del 20 per cento". Dunque "tutto quello che arriva in più è profitto e sovraprofitto".
Notate subito un primo errore nel comunicato: un barile di petrolio non contiene 170 litri, ma 159. E' una piccola cosa ma è indicativa. Ma quello che stupisce in questo comunicato è come si riporti senza nessun tentativo di valutazione critica la leggenda che estrarre il petrolio costerebbe "5 dollari al barile". Da questo si deduce, evidentemente, la nequizia di questi speculatori, veri untori moderni, che farebbero "profitto e sovraprofitto" rivendendo il petrolio a 90 dollari al barile-
5 Dollari al barile? Ma chi l'ha detto? Per quale petrolio? Dove? Se cerchiamo un po' nei dati disponibili, troviamo questo rapporto dell' EIA
http://www.eia.doe.gov/emeu/perfpro/production.pdf
dove si legge la seguente tabella.

Secondo la tabella, il minimo costo per produrre un barile di petrolio nel 2006 è di 14.31 dollari al barile (nel Medio Oriente). Negli Stati Uniti, offshore, si parla addirittura di 69 dollari al barile!! Se questo petrolio lo si vende a 90 dollari al barile, non si può dire che ci sia un "sovraprofitto". In sostanza la faccenda dei costi di produzione che sarebbero soltanto "5 dollari al barile" è una pura fesseria.
Storie come questa, come pure quella degli untori del petrolio, dei WC d'oro e degli sceicchi impellicciati nei loro palazzi, sono tutte da consegnare all'archivio delle leggende. Vanno insieme a quella dei coccodrilli delle fogne di New York e degli ambientali che volano su elicotteri per buttare nei boschi dei sacchetti pieni di vipere.
Leggende, leggende, leggende.......
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sabato, febbraio 09, 2008
I finti tonti del clima

L'anno 1998 fu effettivamente un anno molto caldo, ma con un fortissimo Nino (ENSO caldo), e fu comunque poi superato dall'anno 2005.
Altre analisi, come quella dei ricercatori della NASA alla Columbia University http://www.columbia.edu/cu/news/08/01/giss.html assegnano al 2007 perfino la seconda posizione in oltre un secolo.Avendo menzionato due Istituzioni notoriamente estremiste e rivoluzionarie (NOAA e NASA), crediamo che non serva altro per smentire il povero Colonnello.
Azzardiamo che l'argomento chiave sia in questa fase il disastro dei rifiuti della Campania provocato da Impregilo: Impregilo è controllata da Fiat, e Fiat a sua volta controlla La Stampa di Torino. Sotto questa luce, anche un piccolo improbabile pezzo come quello del Colonnello Ernani assume una funzione specifica e "utile". Ma forse si tratta soltanto di uno sterile esercizio dietrologico...
giovedì, febbraio 07, 2008
2008: la riscossa dell'indutria petrolifera
In un post precedente, avevo azzardato la previsione che il 2008 avrebbe potuto portarci anche degli aumenti di produzione che avrebbero interrotto la stasi degli ultimi 3 anni. Mi basavo sul lavoro sui "megaprogetti" di Stuart Staniford che indicava come nel 2008 e 2009 sarebbero entrati in produzione diversi nuovi giacimenti che avrebbero compensato il declino dei giacimenti esistenti (vedi la figura, sopra).
Bene, sembra che la mia predizione si possa già dimostrare abbastanza corretta: gli ultimi dati disponibili sulla produzione petrolifera mondiale indicano un aumento della produzione sia del petrolio convenzionale come di quello non convenzionale. Può darsi che, dopo tutto, il picco sarà nel 2010, come, del resto, era nelle previsioni più recenti di ASPO.
Questo è un respiro di sollievo; potrebbe darsi che abbiamo qualche anno in più per prepararci. Ma non c'è da farsi troppe illusioni. La situazione rimane estremamente difficile e delicata negli anni a venire, come si vede dalla figura di Staniford. C'è un evidente "picco dei megaprogetti" per il 2008-2009 che viene seguito da un netto declino. Non vi aspettate che nuove scoperte possano cambiare molto le cose; tenete conto che dalla scoperta alla produzione c'è un lasso di tempo dai cinque ai dieci anni. Negli ultimi anni, tutto quello che si scopre sono giacimenti estremamente difficili che richiedono anche più di 10 anni.
La situazione non è brillante non solo per quanto riguarda il petrolio. Altrettanto, e forse più critica è la situazione finanziaria, con la crisi dei subprime che rischia di causare una recessione planetaria. Ancora più critica è la situazione alimentare dove la tendenza a spostare la produzione da derrate alimentari a biocombustibili sta causando difficoltà generalizzate di approvvigionamento e aumenti vertiginosi dei prezzi.
Insomma, abbiamo ancora un po' di tempo per pensare a dei rimedi, ma non molto.
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