Il blog di ASPO-Italia, sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas (ASPO)
venerdì, novembre 20, 2009
Vertice FAO. Il tabù taciuto della sovrappopolazione
mercoledì, novembre 18, 2009
Geoingegneria
Il fatto che certe cose siano possibili, e potenzialmente non troppo care, crea grossi rischi. Una grossa nazione può decidere di intraprendere misure di geoingegneria. Per avere vantaggi locali, come limitare l'aumento di temperatura sul proprio territorio, a scapito di svantaggi globali. Oppure per motivi politici ("stiamo facendo qualcosa per il clima senza uccidere lo sviluppo"). Grosse compagnie possono essere tentate di vendere crediti di emissione derivati da operazioni di geoingegneria. E comunque di fronte ad una catastrofe planetaria imminente, dovuta a qualche ulteriore decennio di inazione, si può essere davvero disposti a tutto.
E siccome sappiamo ancora molto poco, sia sugli effetti di queste misure che su come regolarne un eventuale uso (anche solo per evitare che comunque qualcuno lo faccia), sarebbe in effetti meglio cominciare a ragionarci. E nel frattempo non cadere nella trappola di pensare ad una soluzione tecnologica del riscaldamento globale, la cosa da fare comunque per evitarlo è tagliare le emissioni.
L'articolo a questo punto però arriva a conclusioni opposte alle mie. Di fronte alla minaccia di superare il tipping point, la situazione in cui i cambiamenti climatici vanno avanti per conto loro, anche la geoingegneria diventa per gli autori un'opzione. Meglio farlo in modo controllato, sapendo cosa si sta facendo grazie ad esperimenti svolti su piccola scala, che improvvisare all'ultimo momento, presi dalla disperazione. Meglio coordinare gli sforzi a livello mondiale che lasciare l'iniziativa al primo che arriva. Meglio studiare e stabilire i limiti di questi metodi, dimostrando che non funzionano, che lasciare la speranza di poterli utilizzare in futuro.
Io francamente continuo ad essere molto più preoccupato di quello che possiamo pasticciare anche solo con qualche esperimento di geoingegneria in grande stile. E ho il forte sospetto che nessun esperimento possa davvero dirci cosa succederebbe in un uso reale di queste tecniche. Infine sono stra-convinto che anche se queste cose non funzionano il solo fatto di prenderle in considerazione giustificherebbe l'inazione sul fronte del controllo delle emissioni.
Ma non sono più così confidente che non ci sia qualcuno abbastanza pazzo da provare davvero a cambiare il clima.
martedì, novembre 17, 2009
Eppur si muove
Detto questo, bisogna però prendere atto con soddisfazione che i lavori della tratta strategica Torino – Milano – Bologna – Firenze – Roma – Napoli sono sostanzialmente conclusi e, come annunciato dall’Amministratore Delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, dal prossimo 13 Dicembre sarà possibile, grazie all’apertura degli ultimi tratti mancanti, Torino – Novara, la galleria Firenze – Bologna, Gricignano – Napoli, viaggiare con i treni ad Alta Velocità sull’intero percorso, con tempi nettamente competitivi rispetto agli altri mezzi di trasporto. In particolare, sarà possibile trasferirsi da Roma a Milano in meno di tre ore. Le Ferrovie già detengono sulla tratta incompleta circa il 50% degli spostamenti, ma sapendo che su di essa si concentra il 70% del traffico aereo nazionale, è facile prevedere, sulla scorta di tutte le esperienze realizzate in Europa, un’ulteriore sottrazione di quote di mercato a questo modo di trasporto estremamente inquinante.
E, giustamente, le Ferrovie si apprestano a sostenere la competizione, mettendo in evidenza i vantaggi anche ambientali del trasporto su ferro rispetto alle altre modalità. Sul sito dell’Azienda italiana, è disponibile un documento che mette bene in evidenza questo raffronto estremamente positivo in termini di consumi energetici, emissioni di gas serra e inquinamento atmosferico. Sempre sullo stesso sito, è poi disponibile un’interessante applicazione di facile utilizzo, denominata Eco-passenger, che consente di confrontare (inserendo le città di partenza ed arrivo) per gli aerei, le automobili e i treni del trasporto passeggeri in Europa, il consumo di energia, le emissioni di CO2 e le emissioni in atmosfera di gas di scarico, utilizzando i migliori dati disponibili per le diverse modalità di trasporto e coprendo gran parte dei paesi Europei. Eco-passenger è stato sviluppato in collaborazione tra l'UIC (Unione Internazionale delle Ferrovie), i suoi membri europei, IFEU (l’Istituto tedesco per l'Ambiente e l'Energia) e IVEmbH (sistema di routing e software). E’ poi disponibile (in inglese) un report sulla metodologia di calcolo che considera, in un’ottica di “analisi del ciclo di vita” le emissioni derivanti dal consumo cumulativo di energia, includendo anche l'energia utilizzata per produrre l’elettricità o il combustibile, in una prospettiva "dalla sorgente alla ruota".
Se alle positive novità descritte in precedenza, aggiungiamo anche il fatto che, come da me scritto qualche tempo fa, sulla linea dell’Alta Velocità si attuerà dal 2011 un processo di liberalizzazione del settore con l’ingresso di una nuova compagnia ferroviaria, NTV, partecipata da alcuni industriali italiani e dalla società nazionale dei trasporti francesi, che farà concorrenza alla compagnia di bandiera, le prospettive per il nostro disastrato sistema di trasporto su ferro si annunciano migliori.
Rimane da risolvere il grosso problema del servizio sulle altre tratte ferroviarie, attualmente molto scadente, soprattutto nei collegamenti tra le aree urbane. Però, anche grazie all’entrata in funzione dell’Alta Velocità, questi problemi potranno essere risolti. Le linee liberate dal traffico di lunga percorrenza, potrebbero essere riconvertite, anche qui attraverso un processo di liberalizzazione, al trasporto rapido di massa, utilizzando i moderni mezzi tranviari che possono percorrere indifferentemente sia i binari ferroviari, che quelli stradali all’interno delle città. Per approfondire questa tematica potete leggere i riferimenti contenuti nel mio articolo di qualche giorno fa “Lo spreco di risorse del trasporto pubblico locale”. E anche nel trasporto delle merci, le vecchie linee ferroviarie potrebbero essere parzialmente convertite a questo segmento strategico di mercato.
lunedì, novembre 16, 2009
Fichi e lambrette
Personalmente non ho mai portato rancore a quel fico e mi dispiacque quando l’anno dopo constatai che era stato eliminato. Lo rispettavo. Non sarei mai più rientrato in quella curva in una sera di tarda estate con la stessa velocità e pendenza, anche se il fico, ormai non c’era più.
Ho visto tagliare alberi lungo le strade perché avevano provocato incidenti. Ho visto i volantini di comitati per l’abbattimento dei pini che costeggiano una strada provinciale in provincia di Pisa perché troppi erano gli incidenti mortali. Ho sentito che la famiglia di un giovane vittima di un incidente aveva motoseghe alla mano, abbattuto per “vendetta” l’albero (di cui non ricordo la specie) contro cui il ragazzo era andato a sbattere.
Ho visto anche un singolare cartello stradale di pericolo in cui è scritto “attenzione alberi fuori sagoma”. Cosa può essere, signori, un albero fuori sagoma? Quale standard di sagoma ha in mente l’estensore di quel cartello? Quegli alberi “fuori sagoma” sono il doppio filare di platani che costeggia ambo i lati della provinciale che da Porta a Lucca a Pisa arriva a San Giuliano Terme. Quei platani c’erano già quando i miei genitori vivevano a Pisa prima della guerra (la seconda), mia zia si ricorda di quel viale percorso a piedi controcorrente in un flusso di sfollati che fuggivano da Pisa bombardata, mentre lei andava a cercare i suoi in città. Allora i platani non erano “fuori sagoma”. La gente si muoveva in bicicletta, o con i barrocci a mano.
Non la voglio fare lunga. Ho vissuto, visto e sentito raccontare tutte queste cose di alberi “incriminati”, ma non ho mai sentito parlare di un comitato di cittadini, che dopo un morto contro un albero, invece che contro gli alberi, si mobilitasse per la limitazione della potenza delle auto. Non so voi!
sabato, novembre 14, 2009
Grazie, uomo-inceneritore!
"Metterò fine al tuo malvagio piano di riciclaggio, Dr. Nemico, ora!""Grazie, uomo-inceneritore, grazie!"
"Sei arrivato appena in tempo!"
"Per un attimo abbiamo pensato di dover cambiare stile di vita."
(immagine da http://polyp.org.uk/environmental_cartoons/cartoons_about_environmental_issues.html)
venerdì, novembre 13, 2009
Quando il prezzo del petrolio è un’opinione
Il caso ha voluto che uscissero ad un solo giorno di distanza, ma al di là della vicinanza temporale i due rapporti non hanno molto altro in comune. Da una parte e dall’altra dell’Oceano Atlantico, il 28 e 29 luglio 2009, prima la FSA (Financial Services Authority) inglese e poi la CFTC (Commodity Futures Trading Commission) statunitense hanno presentato un report sulla situazione del mercato petrolifero. E i risultati sono stati esattamente opposti. Lo studio inglese conclude che “non si è riscontrata nessuna evidenza sul fatto che gli speculatori siano stati i responsabili delle recenti fluttuazioni del prezzo del petrolio”, ma che, in realtà, “l’alta volatilità e l’incremento del prezzo abbiano più a che fare con l’incertezza dei mercati sulle aspettative di crescita economica che con la speculazione”.
Speculatori sani e salvi, quindi.
Peccato, però, che i colleghi statunitensi della CFTC, commissione che da pochi mesi ha avuto un cambio al vertice seguendo i colori della presidenza - da repubblicana a democratica, abbiano incoraggiato il Governo americano a “considerare seriamente” di intraprendere la strada di una “rigorosa limitazione alle attività di trading puramente finanziarie nel mercato del petrolio, del gas naturale e degli altri prodotti energetici”. Secondo Gary Gensler, il presidente della commissione, i responsabili del forte incremento della volatilità nel mercato energetico sono stati gli index funds, fondi scambiati come azioni che permettono agli investitori di scommettere sul rialzo del prezzo dell’energia. Queste conclusioni, tra l’altro, confliggono con quelle dell’ultimo rapporto della stessa CFTC dello scorso anno quando, sotto l’egida repubblicana, si era affermato che “i movimenti di prezzo sono principalmente guidati dai fondamentali di domanda e offerta” e che nei mercati in cui gli speculatori non operano – ad esempio quello della cipolla (sic!) – le oscillazioni dei prezzi sono molto più violente ed ampie.
Un’analisi del Wall Street Journal del 30 luglio propone una lettura interessante: in realtà indicare gli speculatori come i responsabili del rialzo del prezzo del petrolio “assolve” gli errori politici nel contrastarlo; insomma, se i responsabili sono gli index funds, rimangono impuniti sia la FED sia la generosa amministrazione Obama che hanno largamente concesso liquidità al sistema e, di conseguenza, fornito agli speculatori i mezzi per operare anche sul mercato energetico. D’altra parte, la CFTC ora vorrebbe mettere pressione sul Governo per correre ai ripari: a fine settembre, in occasione di un rapporto nuovo e migliore sulla vicenda, chiederà al Parlamento americano di introdurre una maggiore regolamentazione sugli swap dealer e una migliore vigilanza sugli oscuri mercati over-the-counter. In particolare, si vorrebbe porre una barriera al numero di contratti futures in essere detenuti dagli operatori non-commerciali e stabilire nuovi limiti alle principali banche, come JPMorgan Chase e Goldman Sachs, che sono i principali operatori sul mercato energetico e sono stati classificati come “commerciali” per l’attività di supporto che forniscono alle compagnie petrolifere.
Quello che propongono gli inglesi è, ancora una volta, esattamente l’opposto: l’FSA non ritiene che limitare la dimensione delle posizioni finanziarie possa portare alcun beneficio al mercato. Queste conclusioni contraddicono quanto ha recentemente auspicato il Primo Ministro Gordon Brown, secondo cui gli alti prezzi del petrolio sono collegati ad una speculazione finanziaria “ingiusta”, che merita di essere punita.
Anche nel recente dibattito della letteratura economica si assiste ad una divergenza di venute particolarmente radicale: gli economisti di matrice liberista portano evidenze sul fatto che la speculazione aiuta il prezzo a convergere più velocemente verso il valore “fondamentale”, pertanto servirebbe “più speculazione”, non meno, e qualsiasi tentativo di porre un freno ai prezzi distorce i meccanismi del mercato, mentre altri, tra cui Alberto Clò, auspicano una migliore vigilanza sulle attività finanziarie ed un’approfondita classificazione degli operatori, specialmente di quelli che operano al di fuori del mercato statunitense.
In conclusione, il mercato del petrolio non sembra smentirsi, ancora una volta, rimanendo quello che è sempre stato a partire dagli shock petroliferi degli anni ’70: un fumoso calderone ribollente di opinioni discordanti, impegnate nel vano tentativo di mettere a fuoco la verità o, più semplicemente, di supportare le convinzioni politiche del potente di turno.
Bibliografia
The Politics of “Speculation”, The Wall Street Journal, 30/07/2009
Andrews Edmund, US regulator favors limits on oil and gas futures trades, Herald Tribune, 30/07/2009
Fiano Andrea, Stop alla speculazione sul petrolio, Milano Finanza, 29/07/2009
Macdonald A. & Cui C., Speculators Cleared in UK Oil Volatility, The Wall Street Journal, 28/07/2009
Toriello Marco, Speculatori in azione ma in Italia il sistema non va, Il Mattino, 05/08/2009
giovedì, novembre 12, 2009
Purtroppo, i negazionisti climatici continuano ad avere torto
Esce in questi giorni su climalteranti un articolo sul cambiamento climatico a firma di Ugo Bardi, Stefano Caserini e Giulio De Leo intitolato "Purtroppo i negazionisti climatici continuano ad avere torto". Qui trovate l'introduzione e dal link potete accedere al testo completo. Scafetta è un ricercatore della Duke University, una persona con un curriculum scientifico a tutta prova e che pubblica su riviste scientifiche internazionali. Insomma, non è il solito negazionista che ti trovi davanti e che ti spiega che il riscaldamento è tutta colpa del sole dato che “anche Plutone si scalda” (non è un invenzione, è capitato davvero…).
In verità, Scafetta sostiene qualcosa di simile, ovvero che è il sole che causa il cambiamento climatico ma non ti parla di Plutone. Piuttosto fa un’analisi dei dati dell’irradiazione solare che lo porta a quantificare l’effetto del sole come circa due terzi del riscaldamento osservato e non meno del 10% come la maggior parte dei climatologi ritiene. Su questa base, Scafetta sostiene che il riscaldamento dovrebbe arrestarsi perlomeno fino al 2030, in corrispondenza con una fase di minimo dell’attività solare, e ripartire soltanto dopo quella data. Se Scafetta avesse ragione, non sarebbe tanto critico ridurre le emissioni di biossido di carbonio (CO2) e avremmo più tempo per reagire al cambiamento climatico. Sarebbe bello, vero?
Ahimè, dopo aver studiato per un po’ la questione bisogna concludere che, purtroppo, i negazionisti climatici continuano ad avere torto. In questo post e nei prossimi cercheremo di spiegarvi perché.
mercoledì, novembre 11, 2009
Quell'insopportabile baccano delle turbine eoliche

Su TheOilDrum* è recentemente comparso un link a un articolo, che riporto sotto, in cui viene trattato l'impatto acustico dei generatori eolici.
La sostanza è:
Per chi volesse un approccio visivo, qui trovate un link a un video degli impianti funzionanti a Garessio, in provincia di Cuneo. Qui, invece, rilinko un post su un filmato che avevo fatto 1 anno fa a Bezier.
Consiglio anche la lettura di questo post, traduzione di Francesco Paraggio.
Last update: October 11, 2009 - 9:31 AM
I would much rather have a wind turbine farm as a neighbor instead of the guy living on a farm on 280th Street in southern Scott county. He must have 20 some huge white signs set up along the highway claiming wind turbines are evil. Talk about rural blight.
Minnesota is one of the 10 windiest states in the country. It pioneered the new wave of wind power development in the 1990s. Today, it is the state that generates the largest share of its electricity from wind (7.48 percent in 2008, according to American Wind Energy Association), and it ranks fourth in installed wind-power generating capacity, after Texas, Iowa and California. Nationally, wind power has become one of our economy's mainstream electricity sources, accounting for 42 percent of the generating capacity added last year to power homes, offices and businesses. Yet it seems that when new wind farms are proposed, questions are still sometimes raised about the potential impact. We welcome the opportunity to set the record straight, based on the widespread experience that communities and the wind energy industry now have in the United States and across the globe.
Wind turbine sounds are no different from other sounds present in a suburban or urban environment. The sound of a turbine is mainly due to the aerodynamic swish of the blades rotating in the air.
Turbines can also emit some low-frequency sound. Acoustical experts agree there is no evidence that such sounds, which are emitted by a variety of sources, could be harmful to health -- indeed, if these levels were so harmful, urban dwelling would be impossible.
In short, turbine sound is quieter than many ambient sounds and is equally safe, and while some people may be disturbed by even a relatively quiet sound, the reality is that thousands of turbines have been successfully integrated with communities throughout the country.
Wind turbines are one of the most environmentally benign forms of electricity generation and allow most preexisting land uses -- typically ranching and farming -- to continue as before. As many farmers nationwide can attest, cows graze up to the foot of the turbines and on some days even use them for shade. Wind turbines safely operate on schoolyards.
Because turbines operate in so many locations and circumstances, the industry believes setbacks are best assessed on a case-by-case basis. Many permitting agencies have, however, established minimum required setbacks from residences, public roads and adjacent property lines. In instances where no required setbacks have been established, developers will work with local stakeholders during the siting and design phase of a project to determine what's appropriate.
Lights are needed on wind turbines to ensure air traffic safety under Federal Aviation Administration standards. The industry has worked with the FAA to develop guidelines aimed at reducing the number of lights while maintaining air safety. Typically, lights on the turbines around the perimeter of a wind farm will be sufficient.
As our economy grows and as we become ever more dependent on electricity for a range of uses, it's clear that our electricity must come from somewhere. Some of the best winds in the world blow across the American landscape, and installing wind turbines is an efficient way to capture that energy.
A report released just last year by the U.S. Department of Energy confirmed that wind power could generate 20 percent of the nation's electricity by 2030 -- a share as large as that of nuclear power today -- and that this level is not a limit. The report found no technical or macroeconomic barriers. The economic benefits alone include more income for landowners (and thus for communities) and more stability in electricity prices as a larger share of our electricity becomes immune to the impacts of fuel price volatility.
We invite people to stop at a wind farm to see and hear for themselves. You can find projects along Interstate 90 south of Rochester and further west, in southwestern Minnesota northwest of Worthington, or in numerous other spots around the country. Stop, shut off the car, get out, look and listen. You'll hear the gentle swoosh of the blades and see the power of wind in action.
Wind turbines are indeed a change in our landscape. They are the symbol of our clean and healthy energy future.
John Dunlop is a senior project engineer with the American Wind Energy Association.
martedì, novembre 10, 2009
Il caffé ai tempi del picco. Berne meno, per berlo meglio?
created by David Conti
domenica, novembre 08, 2009
E' tempo di sterminare gli animali domestici?

God Bless You, Mr. Obama!

www.ansa.it
08 novembre, 08:42
Sanità Usa, si' Camera alla riforma di Obama
WASHINGTON - Decisione storica da parte della Camera degli Stati Uniti: per la prima volta in decenni i deputati americani hanno detto si' alla riforma del sistema sanitario. La Camera, in una rara seduta di sabato conclusasi a notte fonda, ha votato a favore della riforma fortemente voluta dal presidente, Barack Obama. Il testo e' passato nonostante l'opposizione compatta di tutti i deputati repubblicani tranne uno e di un certo numero di deputati democratici moderati: 220 i voti a favore, 215 i contrari.
Affinche' la riforma diventi legge, tuttavia, e' necessario che si esprima anche il Senato, dove la maggioranza democratica non e' affatto data per scontata. Nello stesso tempo, pero', il si' della Camera rappresenta una vittoria politica di straordinaria portata per l'amministrazione Obama. Lo stesso presidente, infatti, nell'imminenza del voto si era recato al Congresso per esortare i deputati ad esprimersi a favore della riforma. E in una dichiarazione successiva aveva aveva parlato di ''momento storico'' per gli Stati Uniti. Le stesse parole erano state usate dalla Speaker della Camera, Nancy Pelosi: ''Oggi - aveva detto - e' una giornata storica per l'America. I nostri pensieri vanno al senatore Ted Kennedy, che era solito definire la riforma sanitaria come il grande lavoro incompiuto del nostro Paese'
'. La riforma prevede la assistenza sanitaria nei confronti di 36 milioni di cittadini americani che attualmente non godono di alcuna copertura. Inoltre prevede in un arco di dieci anni di arrivare a coprire il 96% della popolazione, per un ammontare complessivo di 1.200 miliardi di dollari. Il testo introduce poi una serie di norme restrittive per le compagnie assicurative rispetto al sistema attuale. Non solo prevede di introdurre nel mercato la tanto contestata 'public option', l'opzione pubblica voluta dal governo per 'calmierare' il mercato, ma contiene regole nuove come per esempio l'obbligo da parte dei datori di lavoro di assicurare i loro dipendenti; oppure il divieto nei confronti delle compagnie di assicurazione di negare a clienti la copertura sulla base delle cosiddette ''condizioni mediche preesistenti'', oppure di alzare in misura significativa il prezzo delle polizze nei confronti delle persone piu' anziane.
''Un voto storico'': cosi' il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha definito il passaggio alla Camera della riforma sanitaria.
sabato, novembre 07, 2009
Lo spreco di risorse del trasporto pubblico locale
Tutti conoscono i disagi di muoversi nelle nostre città con il mezzo pubblico, esemplificati in precedenza. Non tutti però sono consapevoli dello spreco di risorse economiche alle spalle del contribuente che si nasconde dietro l’inefficienza del sistema di trasporto pubblico italiano.
Anche il 6° rapporto sulla mobilità urbana in Italia di Isfort e Asstra, intitolato “Il dato è tratto. Alla ricerca di un punto di svolta”, mette in evidenza un ulteriore peggioramento delle prestazioni economiche delle aziende di trasporto italiane, che utilizzano prevalentemente mezzi su gomma, a carico d
I motivi di questa situazione insostenibile sono descritti in questo mio precedente articolo, e risiedono tutti nei limiti intrinseci e strutturali del trasporto collettivo su gomma.
Fermata del tram di una qualunque città del Nord Europa. Un dirigente d’azienda in giacca e cravatta, una mamma con il passeggino, un disabile con la carrozzella, due coniugi anziani, uno studente con la bicicletta. In un silenzio irreale, ferma alla pensilina, in perfetto orario, un lungo e sgargiante tram. Le porte si aprono silenziosamente al livello del marciapiede e, in poco tempo, entrano le persone in attesa con i loro mezzi di trasporto, che trovano abbondante spazio all’interno dei vagoni. Tranne i due coniugi, che all’ultimo momento non salgono sul mezzo. Per comodità del lettore tradurrò in italiano i dialoghi tra i passeggeri. “Te l’avevo detto, rimbambito, di fare i biglietti” dice la vecchina al marito. “Non ti arrabbiare cara”, risponde mite il vecchio, "compro subito i biglietti al distributore, tanto tra tre minuti passa il prossimo tram". Sul tram in partenza, il dirigente d’azienda incontra un collega e gli confessa: “Sai, ho venduto la seconda auto, non mi serviva a nulla, con il tram perdo meno tempo e spendo meno”. “Sì”, risponde l’altro, “ci sto pensando anch’io”. La signora osserva contenta il bimbo nel passeggino che continua a dormire beato e pensa: “Quando lo porto in auto, al primo sobbalzo si sveglia immediatamente”. Lo studente, seduto comodamente, riesce finalmente a risolvere l’equazione differenziale che l’aveva tenuto impegnato tutto il giorno.
I motivi dell’incredibile successo in tutta Europa dei moderni sistemi ferrotranviari sono contenuti in quest’altro mio articolo che si conclude con una proposta per il nostro arretrato paese, finalizzata anche a migliorare i bilanci delle aziende di Trasporto Pubblico Locale e a diminuire gli ingenti trasferimenti dello Stato verso un settore cruciale per la riduzione dei consumi energetici e l'abbattimento delle emissioni di gas serra.
venerdì, novembre 06, 2009
EROWI: il ritorno energetico dell'acqua investita
E' uscito oggi su "The Oil Drum" un mio post sul concetto di EROWI: energy return of water invested, ovvero il ritorno energetico dell'aqua investita. Quello dell'EROWI è un concetto molto simile a quello dell'EROEI; il ritorno energetico dell'energia investita; soltanto che si considera l'acqua come investimento.
L'acqua è una risorsa rinnovabile ma, come tutte le risorse rinnovabili, può essere sovrasfruttata e esaurirsi. Per questo, in molte zone del mondo siamo già in piena competizione fra i vari usi: industriali, agricoli e domestici. A questo punto, diventa difficile parlare a favore di certe fonti energetiche, come i biocombustibili, che oltre ad avere un basso EROEI richiedono anche moltissima acqua - come si vede dalla tabella riportata da Service. Anche l'energia nucleare non ne viene fuori bene e, in effetti, esiste tutta una storia di difficoltà di raffreddamento delle centrali che è riassunta a questo link.
Come era prevedibile, il post ha generato commenti piuttosto antipatici da parte dei biocombustibilisti e dei nuclearisti, colpiti sul vivo. Sembrerebbe che, quando uno ha scelto il suo orticello da coltivare, è molto difficile convincerlo che non potrebbe non essere una buona idea. Stiamo cominciando ad accorgersi che esiste un problema energetico, ma non ci siamo ancora accorti che certe pretese soluzioni non lo sono.
giovedì, novembre 05, 2009
UtiliTAV
Rimane il problema della suddivisione del traffico tra autostrada e ferrovia. Anche se per caso miracoloso la richiesta di traffico dovesse risalire sarebbe necessario spostarlo sulla ferrovia con qualche azione
mercoledì, novembre 04, 2009
Incroci pericolosi
martedì, novembre 03, 2009
Soldi fossili per energia rinnovabile
Chi fra i lettori/avventori del blog è riuscito "mettere qualche soldo da parte", molto probabilmente ce l'ha fatta perchè i suoi nonni e genitori, lavorando duro, sono riusciti creare un minimo di accumulazione; gli stessi nonni e genitori hanno anche trasmesso la cultura del non-sperpero.
Forse non ci stiamo pensando troppo, ma chi come me è nella fascia 30-40 anni (ma anche più giovane) non ha un futuro così facilmente prevedibile. E' molto probabile che i posti di lavoro nella grande industria continuino a diminuire, e che il potere di acquisto delle pensioni nel 2040 sarà scarsino.
lunedì, novembre 02, 2009
Abbiamo perso la saggezza dei vecchi?

Scrivo questo post dopo la lettura di un articolo di Sergio Carrà sul cambiamento climatico apparso recentemente su “La Chimica e l’Industria”. Un giornale tecnico con una certa pretesa di serietà e con Carrà che – a 80 anni di età – si può considerare come il decano della chimica fisica italiana, il campo in cui mi sono formato e nel quale tuttora mi riconosco.
Ebbene, Carrà scrive un articolo dove attacca l’interpretazione corrente del cambiamento climatico antropogenico con una superficialità impressionante. Sembrerebbe basarsi soltanto su aneddoti e su articoli apparsi sulla stampa non specializzata. In più, Carrà sembra ritenere che il proprio prestigio scientifico gli dia il diritto di insultare pesantemente tutti quelli che non la pensano come lui, incluso Luca Mercalli e Pier Giorgio Odifreddi, non nominati esplicitamente, ma perfettamente riconoscibili.
L'articolo non ve lo passo, un po' per una questione di copyright, un po' per non infierire su una persona anziana. Ma permettetemi di fare qualche commento in proposito.
Ho già scritto un articolo intitolato “le attempate spogliarelliste della scienza” in cui criticavo la tendenza di alcuni scienziati anziani di perdere il senso della misura e di lanciarsi in polemiche infondate criticando le teorie che non gli sembrano coincidere con la loro visione del mondo. Ci sono cascati scienziati famosi come James Lovelock e Freeman Dyson; entrambi persone con grandi meriti nel loro campo. In Italia, abbiamo visto recentemente Roberto Vacca, anche lui anziano, partire per la tangente improvvisandosi geologo e cercando di insegnare ai geologi veri la strampalata teoria del “petrolio abiotico”. Adesso, Sergio Carrà si aggiunge alla schiera di quelli che hanno perso il senso dei propri limiti con la sua critica al concetto di riscaldamento globale.
Che cosa dire? Non si può pretendere da una persona che ha passato gli 80 anni di mantenere la lucidità e la creatività di scienziati più giovani. Si potrebbe chiedere, però, di attenersi alle regole che hanno appreso da giovani: che la scienza non si fa con le opinioni personali e nemmeno insultando i colleghi.
Non che non ci siano persone pluriottantenni ancora perfettamente in grado di parlare in modo sensato, ma alle volte ti prende lo sgomento nel vedere questa specie di morbo della superficialità che si diffonde. E, con l’invecchiamento generale della società, sono persone anziane ad avere in mano le leve del potere politico ed economico. Purtroppo, molto spesso queste persone hanno perso la lucidità dei loro tempi migliori e oggi sono diventati solo degli incompetenti aggressivi. Si vede da come vanno le cose in questo paese. Stiamo perdendo per sempre la saggezza dei vecchi?
E’ curioso pensare a come è cambiato il ruolo dei vecchi nei secoli. In un’epoca in cui non c’erano documenti scritti, il loro ruolo era di preservare la saggezza e il ricordo dei tempi passati. I vecchi erano le banche dati del mondo antico. Su questo punto, pensavo di passarvi un pezzetto di un libro che ho scritto e che non ho mai pubblicato. Si intitola “Martirio di un uomo onesto” e descrive la storia di un eroe dimenticato della prima guerra mondiale, Armando Vacca, che fu prima pacifista e poi eroe suo malgrado. Nell’introduzione, parlo della memoria storica dell’umanità e scrivo queste righe. Forse un giorno questa cosa la pubblicherò da qualche parte.
___________________________________________________
Da: "Martirio di un'Uomo Onesto"
Di Ugo Bardi -2009
Introduzione: la linea d'ombra della storia
Si dice che gli evangelisti non avessero mai conosciuto Gesù Cristo, ma soltanto persone che lo avevano conosciuto. Si dice anche che Omero non compose l’Iliade dalla sua esperienza, ma da storie che coloro che l’hanno combattuta gli avevano raccontato. Sia gli evangelisti che Omero hanno salvato la memoria di eventi che, altrimenti, sarebbero stati dimenticati; i primi mettendolo per scritto, il secondo raccontandolo in rima in un poema che ci è arrivato quasi intatto nei millenni.
Ma non sempre questo è possibile. Gli antropologi hanno trovato molte volte studiando i popoli che non hanno letteratura scritta che la memoria degli eventi del passato per loro non si estende a oltre un secolo o giù di li. Sembra che questa estensione di tempo copra più o meno la relazione che c’è fra nonno e nipote. Nel passato, erano i vecchi che custodivano la memoria delle cose, fin quando potevano. Oltre il limite di due generazioni, l'evento spariva al di la della barriera della memoria. Era la linea d'ombra della storia che segnava il limite di quello che i vecchi potevano ricordarsi di aver sentito dire dai loro vecchi. Al di la della linea d'ombra, gli eventi venivano consegnati all'universo dei miti e delle leggende.
Questa è l'eredità che i vecchi ci hanno lasciato in decine di migliaia di anni. Della memoria di tutto questo tempo, di migliaia di generazioni di esseri umani che sono nate e vissute prima di noi, rimangono miti e leggende. Di tutti gli eventi che si sono verificati, battaglie, amori, lotte, viaggi e scoperte, tutto è stato compresso nell’universo dei miti che ci rimane oggi. E’ il “dreamtime”, il tempo dei sogni degli indigeni australiani, un universo di eroi e mostri, dei e demoni, draghi e chimere, tutti insieme in una forma che è sempre la stessa, ma con mille volti.
Ci sono molte conferme dell'esistenza di questa linea d'ombra della storia. Per esempio, negli anni 1960 il giornalista Piero Angela andò a intervistare gli anziani dei villaggi vicino a Waterloo per vedere se si era mantenuta qualche memoria dell’ultima battaglia di Napoleone, nel 1815. Ne trovò uno che si ricordava ancora di quello che gli aveva raccontato suo nonno che, da bambino, aveva visto seppellire migliaia di cadaveri in fosse comuni. A centocinquanta anni di distanza, rimaneva ancora qualche traccia di quella grande battaglia nella memoria umana, ma da quella soltanto non sarebbe stato possibile sapere nè chi l’aveva combattuta nè perché. La battaglia di Waterloo era già pronta per essere consegnata all'universo dei miti, e lo sarebbe stata se non avessimo documenti scritti che ce ne conservano i dettagli.
Nelle sue “Memorie di Adriano” Marguerite Yourcenar ha tentato di ritrovare i pensieri e i sentimenti di un imperatore romano vissuto quasi duemila anni prima di lei. Ha raccontato che per farsi un’idea di quell’immenso periodo di tempo cercava di immaginare un certo numero di vecchi che si tenevano per mano a simboleggiare le generazioni passate. Per arrivare da lei a Adriano, doveva immaginarsene una fila di circa 25. Per me, arrivare alla prima guerra mondiale richiedeva soltanto immaginare mio nonno che mi teneva per mano. Mio nonno era un uomo mite e gentile che non aveva grandi storie di guerra da raccontare, a parte quella di essere stato mandato sulla linea del Piave, nel 1917, con un fucile, una baionetta, e niente munizioni. Questa di mio nonno è un po' di quello che ci resta della Grande Guerra, un po' di quello che non è ancora passato al di la' della linea d'ombra. Questo è quello che cerco di raccontare in questo libro.







