mercoledì, marzo 04, 2009

Mettiamoci la faccia

Uno dei problemi della comunicazione via internet è la tendenza a esagerare con le critiche che, facilmente, si trasformano in insulti. E' quel fenomeno che ha il nome in inglese di "flaming".

In effetti, è strano come persone che nella vita reale sono tranquillissime, si trasformano in piccoli mostriciattoli stile "Gremlins" una volta messi alla tastiera e davanti al monitor. E' una specie di sindrome Jeckyll/Mr. Hide, che colpisce placidi impiegati statali che assumono improbabili "nick" per vagare su internet in forma di piccoli dracula in forma di pipistrello alla ricerca di vittime addormentate. Sui commenti dei blog, poi, regna o l'anonimato o il nick più strampalato. Sembra la battaglia dell'Atlantico al tempo dei sommergibili dell'ammiraglio Doenitz. Emerge il sottomarino, spara i siluri, poi si immerge e sparisce.

Questi ragionamenti mi sono venuti in mente in questi giorni quando c'è stato un attimo di flaming particolarmente selvaggio in una delle liste di discussione correlate a ASPO-Italia. Come mai succedono queste cose? Beh, io credo che tutto quello che avviene abbia una ragione per avvenire; in particolare, il flaming è così comune su internet perché la comunicazione non mette in gioco i nostri neuroni-specchio. Questa è una cosa che mi ha spiegato mia figlia che studia neurologia; i neuroni specchio sono una particolare struttura cerebrale che fa si che tutti noi continuamente riproduciamo ("specchiamo") nel nostro cervello le azioni di chi ci sta intorno. E' la sorgente di quello che si chiama "empatia"; sono i neuroni specchio che ci permettono di interagire con il nostro prossimo in modi gentili e cortesi.

Ovviamente, parlandosi attraverso la tastiera e lo schermo i neuroni specchio non hanno modo di essere attivati. In più, spesso ti trovi a parlare con una persona senza nome o con un nick improbabile, tipo "Galactic Dominator". Non c'è da stupirsi se l'empatia è un po' scarsina, alle volte. Allora, per evitare gli screzi, bisognerebbe veramente cambiare un po' stile nel fare certe cose. Per prima cosa, bisognerebbe usare sempre nome e cognome. Capisco che se uno si chiama, che so, Ubaldo Castracipolle, preferisca presentarsi come Knight of Darkness, ma insomma bisogna essere anche realistici. Ma, soprattutto, è importante presentarsi con una fotografia; metterci la faccia, insomma. Questo è il modo migliore per mettere in azione i neuroni a specchio dei tuoi interlocutori.

Dopotutto è con questo semplice trucco che facebook è riuscito ad avere così tanto successo. Fateci caso: tutti si presentano su facebook con la loro foto ed è un ambiente di solito rilassato e amichevole. E' un punto che i politici hanno capito molto bene; infatti le campagne elettorali sono tutte basate su grandi faccioni che imperversano sui muri e in TV. Cercano di attivare i vostri neuroni specchio e - alle volte - ci riescono anche. Non è che dobbiamo trasformarci in politici, ma possiamo imparare da loro anche se non tutti sono particolarmente simpatici.

Certo, uno potrebbe imbrogliare con il nome, e anche con la faccia. Ma è proprio un imbroglio, a differenza del presentarsi anonimo e senza faccia, che è solo pigrizia. Dopotutto, diceva Bertolt Brecht che è faticoso esser cattivi, per cui se eliminiamo la scusa per essere pigri è probabile che i cattivi veri siano molto pochi.

Quindi, su questo post vi presento la mia faccia. Sto modificando i vari account che ho per metterci, dove possibile, la mia foto. Suggerisco che lo facciate anche voi. Ma, in fin dei conti, ricordatevi anche che esiste un mondo al di là di facebook e di internet.


martedì, marzo 03, 2009

Abitudini, inerzie e altre patologie / 7: la forza d'inerzia dei sistemi legislativi


Sono ormai alcuni anni che sentiamo parlare di questo fantomatico "decreto milleproroghe", che immancabilmente si manifesta per procrastinare di mesi/anni azioni e scadenze che avrebbero già dovute giungere a un termine. Naturalmente, la mia ignoranza in materia giuridica è tanta, tuttavia voglio provare ad avanzare qualche congettura.

Questo stato dell'arte, questa esistenza ricorrente di una legge che agisce su un insieme di leggi mi ricorda vagamente il famoso paradosso di Bertrand Russel, in cui la definizione di insieme autoinclusivo (ad esempio, " l'insieme di tutti gli insiemi ", " l'insieme dei barbieri che si radono da soli ") conduce a un apparato logico con contraddizioni, dunque in certe condizioni indecidibile, per la possibilità di formulare asserti che risultano contemporanemente sia veri che falsi.

I paradossi, normalmente, creano feedback positivi e accelerano la transizione al caos.

Ma perchè riusciamo a produrre cose così perverse, che assorbono potenza decisionale che potrebbe essere utilmente impiegata nella transizione alle energie rinnovabili?

Sicuramente, avere tantissime leggi (circa 350.000 in Italia) crea una complessità mostruosa, che rende qualunque cambiamento estremamente difficoltoso. E' molto più facile "trascinare" ancora per un po' l'esistente, e poi chi arriverà dopo se la vedrà ...

Inoltre, fisiologicamente e per colpa di nessuno, i sistemi a "tanti corpi" hanno un'inerzia intrinseca, quindi prima che un'idea diventi proposta, venga accolta da tanti, poi da (quasi) tutti, poi venga attuata da molti, poi da (quasi) tutti passano 2-3 anni. Uno dei modi per accelerare questi tempi potrebbe essere quello di utilizzare l'intelligenza collettiva e connettiva; quest'ultima risorsa presuppone però un grado di evoluzione dei sistemi di informazione che l'Italia politica, per ora, sembra rifuggire.
PS Tra le azioni insabbiate dal milleproroghe risulta, tra l'altro, quella relativa agli impianti rinnovabili per i nuovi edifici, voce " Costruzioni (articoli 29, commi 1-quinquies e 1-sexies, 38, comma 1-bis e 40, comma 2-bis) ". Qui il link al Sole24Ore.
Ci sono molte altre cose sicuramente interessanti (es. " Motoscafi e barche " , " Servizi radiotelevisi Italia-San Marino " ... ) , ma mi permetto di ricordare che esiste una scala di priorità. Le energie rinnovabili dovrebbero essere al punto 1, e non banalizzate in un calderone di argomenti presi qua e là.

lunedì, marzo 02, 2009

Aspettando gli extraterrestri: ASPO è una setta esoterica?


Sembra che in giro ci siano parecchie sette più o meno apocalittiche che attendono l'arrivo degli extraterrestri che salveranno i veri credenti e li trasporteranno in qualche splendido pianeta lontano dove vivranno felici e contenti per sempre.

Ovviamente, la maggior parte di noi non da troppo credito alle teorie di queste sette. E' vero che non possiamo negare "a priori" l'esistenza di extraterrestri dotati di astronavi interstellari. Tuttavia, più di una volta è successo che il profeta locale in preteso contatto con gli extraterrestri in questione ha riunito gli adepti per l'atteso atterraggio che avrebbe dovuto verificarsi a una certa ora e in un certo luogo. Tutte le volte, però, il profeta ha ricevuto un messaggio all'ultimo momento che diceva che l'atterraggio era stato rimandato per varie ragioni.

Sembra che gli adepti continuino a credere al loro profeta nonostante la manifesta inaffidabilità degli alieni. Comunque, a parte la curiosa caratteristica della mente umana di essere così facilmente imbrogliabile, per i non credenti è evidente che la teoria dell'imminente apparizione degli extraterrestri non vale molto. Ha una bassa (o nulla) capacità predittiva, perlomeno finché gli alieni non atterreranno davvero a Central Park, come da prassi. Queste stesse considerazioni si applicano a varie teorie più o meno esoteriche e apocalittiche: dalle scie chimiche alla "rapture". Se ne può discutere quanto si vuole, ma non sono state in grado di prevedere niente di verificabile in pratica, quindi sono inutil.

Ora, più di una volta il gruppo di ASPO è stato accusato di essere una "setta". Questo è, purtroppo, il destino di chiunque si trovi a sostenere un'opinione un po' aliena rispetto al pensiero corrente. ASPO, poi, non aspetta l'atterraggio degli alieni, ma l'insistenza su un evento specifico come il "picco del petrolio" ha in effetti qualche sfumatura di millenarismo e, perlomeno in apparenza, qualche punto in comune con la visione apocalittica di certe sette esoteriche.

Ovviamente, se vogliamo respingere questa critica non c'è che un modo: verificare il valore predittivo delle teorie di ASPO. Su questo punto, al contrario della maggior parte delle profezie esoteriche, abbiamo un ottimo record, a partire dalla "madre di tutte le predizioni", quella di Hubbert del 1956 che prevedeva il picco del petrolio negli Stati Uniti per il 1970; cosa che si è poi verificata. Pur semplificato e ormai in parte superato, il modello di Hubbert rimane robusto e di grande valore come strumento predittivo della produzione. Il caso degli Stati Uniti non è il solo in cui la teoria si è rivelata valida. Ci sono molti casi di picchi locali a livello nazionale che si sono verificati e anche il "peak oil" globale si sta verificando con buona approssimazione secondo le predizioni di ASPO.

Non solo i modelli di ASPO predicono la produzione, ma ASPO-Italia aveva anche previsto il crollo dei prezzi petroliferi del 2008 come pure la crisi economica oggi in atto. Viceversa, nessun economista aveva previsto niente del genere. Come avevamo fatto? Beh, il fatto è che è vero che la teoria di Hubbert non dice niente dei prezzi. Però, è vero anche che la teoria di Hubbert è solo un sottoinsieme di una teoria più vasta che è parte della "dinamica dei sistemi", dove si tiene conto anche di altri fattori, incluso l'effetto dei picchi sull'economia di mercato. Se si tiene conto dell'effetto del picco sull'economia, è abbastanza facile farsi un'idea di quello che dovrebbe essere l'andamento dei prezzi. Ovviamente, i prezzi sono molto volatili e vanno su e giù facilmente, per cui queste predizioni sono molto approssimate - molto meno precise di quelle della produzione. Comunque, anche una predizione approssimata è meglio di niente e, fra le altre cose, ha evitato a Aspo di fare la brutta figura che hanno fatto i tanti "esperti" che si erano lanciati a parlare di petrolio a 200 dollari al barile per la fine del 2008.

Mi sarebbe piaciuto, forse, essere il gran sacerdote di una setta esoterica chiamata "ASPO". Purtroppo, devo concludere che ASPO è una cosa diversa. I nostri modelli non vanno presi come profezie oracolari, ma hanno un buon valore predittivo soprattutto della produzione, ma anche dei prezzi. Questo è molto utile per tante cose e ti da veramente una marcia in più (anche due) rispetto a chi si basa soltanto sui modelli economici standard. Questi ultimi, si rivelano alla fine poco più validi di quelli delle sette in attesa degli alieni.

domenica, marzo 01, 2009

Spigolature: linkoteca di ASPO - Italia



Tu chiamale se vuoi manipolazioni

created by Maurizio Tron




Dopo la 'necessaria' autocitazione:

qualche link di interesse:

'Non dimentichiamoci poi che nel frattempo la popolazione è raddoppiata, per cui il livello di produzione degli anni '60 non è più sufficiente. Di conseguenza la Corea importa circa il 47% del cibo dall'estero (FAOSTAT). La percentuale sale al 75% per i cereali e al 93% per gli olii. Naturalmente un quinto circa del cibo serve per allevare gli animali; i coreani mangiano in media 50 grammi di proteine vegetali come 50 anni fa, ma le proteine animali si sono ottuplicate, passando da 5 a 40. Insomma: ci sono tutti gli ingredienti per una situazione esplosiva... '

'I fabbricanti di sigarette avrebbero certamente parlato di allarmismo, specialmente al tempo in cui mio zio fumava un pacchetto di sigarette dopo l'altro, negli gli anni 1960 e 1970. A quel tempo, cercavano ancora di convincere la gente che il fumo non faceva male. Ma il primo studio statistico che correlava fumo e tumori risale al 1929 e già nel 1964 l'evidenza era talmente chiara che il "Surgeon General" degli Stati Uniti aveva dichiarato ufficialmente che il fumo era pericoloso per la salute. Queste cose, mio zio non poteva non saperle. Doveva anche essergli chiaro il principio di precauzione, dato che lavorava come ispettore della sicurezza degli edifici. Eppure, ha continuato a fumare fino all'ultimo. Con tutta l'ammirazione che avevo, e ho tuttora, per mio zio, devo dire che si è comportato da irresponsabile'

'Propongo quindi di introdurre l'uso dei seguenti termini:
Tranquillismo [tran-quil-lì-smo] s.m. Tendenza a non preoccuparsi e a tranquillizzare gli altri anche in presenza di validi motivi di rischio o pericolo. Condizione di apatia generale dovuta a scarso interesse o comprensione dei rischi a cui si sta andando incontro.
Struzzismo [struz-zì-smo]s.m. Tendenza a non voler vedere i problemi e i pericoli, anche se gravi e imminenti. Il termine deriva da struzzo e dalla diceria, assai diffusa, ma non confermata da nessuno studioso, che di fronte al pericolo lo struzzo non fugga, ma infili la testa sotto la sabbia'

' “Le evidenze raccolte certificano che la realizzazione della discarica finora è avvenuta in un cantiere allo sbando. Le prove fotografiche evidenziano inoppugnabilmente il dissesto ambientale della discarica e sottolineano che la sua attivazione nelle condizioni attuali può solo provocare un disastro ambientale”. Lo dice un docente universitario di Geologia, non un pincopallino qualsiasi. Secondo voi può star tranquilla la gente di Chiaiano?' e quella della val di Susa, e quella di Vicenza, .... ?

'Adesso, comunque, si ripensa ad Orlov. Come giustamente da lui predetto la Russia torna al baratto, ma stavolta in grande stile: un'industria sta persino pagando i suoi creditori con scavatrici. Si scambiano stock di biancheria intima con auto usate, legname con medicine, e qualcuno sta studiando un sistema elettronico per applicare il baratto "a cascata" ad una serie di imprese. Orlov sostiene che i russi siano molto meglio strutturati di noi (se non altro psicologicamente, oltre che storicamente) per sopravvivere alla crisi. Staremo a vedere...'

'Un articolo del Times Online getta ombre cupe sulla situazione Irlandese. I prestiti rilasciati dalle banche Irlandesi ammontano a 11 volte la dimensione dell'economia del paese. Il costo dei cds a 5 anni, uno strumento finanziario che fornisce un indicazione sul rischio paese, è triplicato nell'ultima settimana arrivando a toccare i 350 punti base venerdì scorso (il valore più alto in Europa). Il mercato insomma, vede come sempre più probabile un futuro default dell'Irlanda [....] Dopo un po' di divagazioni sui temi in questione, da parte dei politici presenti alla discussione, Roubini prende la parola e comincia, nel suo stile accademico, a fare una panoramica della situazione nei paesi del vecchio continente, finché non giunge a descrivere quella italiana, paragonando la china che il "bel paese" ha imboccato a quella che ha caratterizzato il tracollo Argentino. Un paragone che ritengo, dovrebbe balzare agli occhi di ogni persona semi sensata che conosca un minimo gli avvenimenti che hanno condotto l'Argentina al fallimento. A quel punto tra la costernazione generale, Tremonti interruppe le considerazioni di Roubini ribattendo con un incontrovertibile: "tornatene in Turchia!". Innanzi tutto, bisogna dire che Roubini non ha mai avuto paura di dire quel che pensa, anche quando le sue affermazioni si sono rivelate in contrasto con le previsioni dell'intero establishment economico. In secondo luogo, sebbene sia nato in Turchia, Roubini ha vissuto 20 anni in Italia e si è laureato alla bocconi. Quando parla di questo paese lo fa a ragion veduta. La risposta di Tremonti riassume bene il classico atteggiamento dei politici italiani, atteggiamento che con una sottile ironia sembra ricordare da vicino quello tenuto dai loro omonimi argentini durante il periodo che precedette il collasso del paese sud americano. Il non voler rispondere a nessuno, quella presunzione e quell'arroganza nei modi che sembra nascere da un senso di superiorità ed intoccabilità, la completa mancanza di un reale dibattito su certi temi, le continue distrazioni su questioni secondarie, sono tutte indice di un degrado che in questo paese sembra aggravarsi ogni giorno che passa [....] La maggioranza sembra invece occuparsi di tutt'altro. Ogni tanto Berlusconi spara una cifra, su un qualche possibile intervento economico, cifra che sembra cambiare di volta in volta quasi ad assecondare considerazioni a noi ignote come variazioni dell'umidità atmosferica. Per ora, a parte fregnacce come la social card, e gli aiuti per comperarsi la lavatrice o un altra auto non si è visto nulla di significativo. Se hanno intenzione di intervenire in qualche maniera per mitigare l'impatto della crisi, sarà anche il caso che comincino a farlo seriamente e che ci facciano anche sapere cosa intendano fare. Se preferiscono non intervenire allo stesso modo sarebbe carino saperlo. Dire tutto ed il contrario di tutto non aiuta certo a costruire la fiducia'

bastassero le sparate sull'economia:

'Attacca Scalfaro con allusioni, sfrutta Eluana, "loro sono quelli della cultura della morte", e scherza sui desaparecidos, "erano belle giornate, li facevano scendere dall’aereo...". Questo il tenore. Che ridere'

infine, e sia detto con tutto il rispetto per le vittime della violenza, che son sempre troppe, un estratto da una mail di un socio Aspo, i cui dati sono rintracciabili anche qui:

http://www.istat.it/dati/catalogo/20060127_02/, http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20041217_00/
http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/cronaca/istat-violenza-donne/istat-violenza-donne/istat-violenza-donne.html
http://passineldeserto.blogosfere.it/2007/12/stupri-in-italia-altro-che-stranieri-il-69-opera-di-mariti-e-fidanzati.html 'Quindi, lasciato da parte il "luogo comune" che sono "gli altri" a commettere tali orrori, occorre guarda in faccia alla realtà emersa da questo studio statistico. Secondo l'istituto di statistica, il 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati. Ma veniamo ai dati che l'Istat ha pubblicato, dati che fanno molto pensare. In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni - infatti - hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006: 1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni. In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti'

l'estratto, che condivido in toto (non avrei saputo scriver meglio ciò che penso), è il seguente:

'E' un fatto che le paure agitate sempre più dai media faciliteranno tutto questo; leggo che istat stima circa 733.000 stupri e violenze sessuali all'anno in Italia (2006) di cui un quarto vengono effettivamente denunciati e la maggior parte avvengono in contesti familiari; purtuttavia se ne sbattono in prima pagina una decina all'anno (il numero è dovuto al fatto che la coda mediatica si esaurisce in circa un mese), tra quelli più raccapriccianti, rigorosamente compiuti da stranieri probabilmente per alimentare una guerra tra poveri (ceti popolari italiani di periferia ed i loro vicini di quartiere stranieri) che richiederà leggi repressive particolarmente adatte per tenerli sotto controllo o al più farli scornare tra loro distogliendoli da problemi fondamentali quali il degrado delle condizioni di lavoro e dei servizi sociali'

Su La Stampa del 17 febbraio 2009, in terza pagina Jena, sarcasticamente ma non troppo, scriveva:

Stupratori
Calderoli: "Castrazione chirurgica per gli stupratori"
Le femministe: "In ogni uomo si nasconde un potenziale stupratore"
Calderoli: "Ritiro la proposta"


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The party's over .... Well, sometimes it's there, sometimes it's not there anymore

David Addison

sabato, febbraio 28, 2009

Democrazia, informazione e nucleare

Lo sbandierato ritorno al nucleare nel nostro paese è, come ha giustamente scritto Ugo Bardi, per ora solo una pia intenzione, tutta da dimostrare nella realtà. C’è però da chiedersi quali siano i motivi di questo clamore mediatico. A mio parere, essi risiedono completamente nella strategia politica di Berlusconi volta a mantenere il consenso degli elettori, dimostrando di prendere o dando l’impressione di prendere decisioni di governo, contro un mondo politico parolaio bloccato dai veti incrociati dei partiti. Egli si autorappresenta cioè come un deus ex machina in grado di risolvere i problemi degli italiani che, storicamente ed antropologicamente, sono particolarmente sensibili a queste suggestioni. Il presidente del Consiglio, è inutile negarlo, è uno straordinario “venditore di tappeti” e usa abilmente gli strumenti del marketing economico applicandoli alla politica. Ascolta il polso degli elettori con frequenti sondaggi e costruisce azioni di governo proprio sui temi più popolari. Non importa se tali provvedimenti siano efficaci, l’importante è l’effetto annuncio, che lascia a cittadini spesso poco e male informati dai mass media un’apparenza di efficacia dell’azione di governo. Così si spiegano il decreto “antifannulloni”, le “ronde antimmigrati”, la “Robin Tax” e via dicendo. E così si spiega la campagna mediatica sul nucleare tutta giocata sulle insicurezze energetiche degli italiani. Si può combattere questo modello di comunicazione politica? E’ molto difficile, perché Berlusconi possiede il controllo di gran parte dei mezzi d’informazione e perché le opposizioni politiche sono state finora poco efficaci e la stessa informazione indipendente sconta il difetto storico nel nostro paese di una scarsa cultura scientifica, l’unica in grado di smascherare le bufale che ci propina il governo, come quella del nucleare. Nel nostro piccolo, cerchiamo di fare un po’ di controinformazione. Qualche giorno fa, ho scritto una lettera al Direttore del giornale “Il Riformista”, noto sostenitore del ritorno al nucleare in Italia, che mi sembra rimanga attuale per confutare alcune delle certezze dei nuclearisti nostrani. Perciò ve la ripropongo.

Caro Antonio Polito,

a proposito del ritorno al nucleare in Italia, non si lasci ingannare dai dati forniti da chi ha interessi nel settore. Il vero costo di produzione dell'energia elettrica prodotta dal nucleare è molto superiore alle valutazioni ottimistiche che circolano in certi ambienti. Le consiglio la lettura di questo articolo di un esperto indipendente (è un'ottima analisi tecnica che si basa su un metodo certificato internazionalmente, ma può leggere le conclusioni che smascherano i trucchetti contabili dei nuclearisti)

In realtà è il libero mercato a frenare il rilancio del nucleare, visto che da anni quasi nessuno investe in questo settore. La costruzione della tanto sbandierata centrale finlandese si sta allontanando nel tempo e i costi aumentano, come scritto in questo articolo su Qualenergia:
Certo, se lo Stato in Italia ci mettesse un bel pò di soldi il ritorno al nucleare si potrebbe anche fare. Ma io come lei sono liberista e la cosa francamente mi ripugna.
Infine Le propongo la lettura, all'indirizzo
di un rapporto poco incoraggiante sulle disponibilità di uranio economicamente estraibile. Per inciso, attualmente le estrazioni di uranio coprono circa il 60% del fabbisogno, mentre l'altro 40% deriva dallo smantellamento dell'arsenale nucleare.

Distinti Saluti
Terenzio Longobardi

giovedì, febbraio 26, 2009

Colin Campbell: il profeta


Rimango sempre più sorpreso di come ASPO abbia saputo prevedere il futuro. Ho ritrovato su internet una cosa che avevo sentito dire di persona più di una volta da Colin Campbell, chairman e fondatore di ASPO. Leggete cosa diceva più di tre anni fa, ben prima del crollo finanziario della fine del 2008. (traduzione mia)

..... direi che veramente negli ultimi 150 anni della prima metà dell'era del petrolio le banche prestavano molto di più di quello che avevano in deposito, confidenti che l'espansione basata su parametri economici era sufficiente a garantire per i debiti di oggi. Così, tutti hanno cominciato a pensare che fosse il denaro che faceva girare il mondo. In realtà, era l'abbondante disponibilità di energia a buon mercato. Direi che stiamo arrivando alla fine di un epoca in un certo modo. La finanzia, l'economia, le banche e tutto il resto diventano cose veramente delicate in questi giorni. Così potremmo trovarci a fronteggiare l'inizio di quello che potrei chiamare la seconda metà dell'era del petrolio. Potremmo trovarci a fronteggiare la seconda grande depressione, perchè la prosperità economica del passato che era generata da questa energia a buon mercato non è più disponibile.

Testo originale:
... I would say that really over the last 150 years during the first half of the age of oil the banks were lending more than they on deposit, confident that expansion based on economic parameters was adequate collateral for today's debt. So everybody began to think that it was money that made the world go round. In reality it was the cheap abundant supply of cheap energy. I would say that we are coming to the end of an epoch in a way. The financial and economic and banking and all of those things become rather delicate these days. So we may face the onset of what I would call the second half of the age of oil. We may face the second great depression, because the economic prosperity of the past which was driven by this cheap energy is no longer there.
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Anche Marion King Hubbert aveva previsto qualcosa del genere e persino il modesto sottoscritto, Ugo Bardi

mercoledì, febbraio 25, 2009

Mucche? Macchè, bufale ...


Pochi giorni fa, sul sito di una nota rivista italiana di automobili, è comparso l'articolo

"LE MUCCHE EMETTONO PIÙ CO2 DELLE AUTO". Tra l'altro, proprio alla sezione attualità/ecologia, in cui di tanto in tanto vado a spigolare per rendermi conto dei contenuti che si vogliono far passare in "anteprima" (si fa per dire) al pubblico del web.

In questo articolo l'autore (ignoto) si lancia in un funambolico confronto tra le emissioni di autoveicoli e quelle dell'allevamento del bestiame, arrivando a constatare che i primi impattano meno degli animali. Non vengono tratte ulteriori conclusioni scritte, tranne il fatto che si potrebbe fare qualcosa agendo sull'alimentazione degli animali ( ! ).



Devo amaramente realizzare che la mamma delle bufale è sempre incinta, con parti frequenti e plurigemellari; si dicono sempre più spesso le stesse falsità scientifiche, travestendole di volta in volta. Purtroppo, mentre la falsità giuridica è punita dalla legge, quella scientifica è continuamente vituperata, con una leggerezza disarmante.

Tornando al nostro articolo, occorre ricordare ancora la differenza tra cicli fossili e cicli rinnovabili. I bovini rientrano nella biosfera e traggono il proprio sostentamento dai cicli rinnovabili da centinaia di migliaia di anni: acqua, erba, sole.

La CO2 che scambiano deriva dalle biomasse: i carboidrati che digeriscono i bovini (l'uomo non può nutrirsi esclusivamente di "erba", essendo sprovvisto degli enzimi che hanno invece gli animali) vengono trasformati dal loro metabolismo, tra le altre cose, in metano ed anidride carbonica.

Diverso è il caso per l'utilizzo dei distillati dell'industria petrolifera. La loro combustione completa produce in modo quantitativo anidride carbonica e acqua (oltre a piccole parti di idrocarburi incombusti e altre molecole); dunque, il carbonio in forma ridotta, che era sepolto da decine di milioni di anni sotto qualche chilometro di litosfera, viene estratto e ossidato in modo estremamente veloce.

L'atmosfera si ritrova così a dover "collocare" un esubero di CO2 , che è un gas serra; essendo questo un ciclo ecologico con tempi sulla scala dei secoli/millenni, prima che le piante e gli oceani abbiano di nuovo fissato o assorbito l'esubero di anidride carbonica, sarà l'anno 2500 e oltre.

Il secolo attuale sarà quello in cui verranno accumulate le "coperte" più spesse.
[ si veda a tale proposito il post "L'effetto coperta (già effetto serra)" di Ugo Bardi ]



PS E' chiaro che l'autore aveva le idee ben confuse; non sembra aver capito che il rapporto originale della FAO si riferisce alla filiera dell'allevamento nel suo complesso (non si parla di mucche contro maiali etc). Avere un kg di carne sulla tavola è estremamente energivoro, in termini di petrolio equivalente per alimentare la poco efficiente catena dell'allevamento. Per un approfondimento si veda il post di Marco Pagani "Carne, energia e riscaldamento globale" .

martedì, febbraio 24, 2009

Italia, Francia e il nucleare


"La pensione a 60 anni" "Ma a noi avevano detto a 30!!" Il parco nucleare francese è ormai vecchio e la produzione di energia elettrica nucleare è in declino. Si cerca di rimediare tenendo in servizio più a lungo le vecchie centrali, ma il futuro del nucleare francese è molto incerto. Immagine da http://nucleaire-nonmerci.net



Ormai da molto tempo seguo una saggia regola che mi dice che non vale la pena guardare la televisione e leggere i giornali dato che tutte le notizie che vengono date sono o false, o esagerate, o irrilevanti (e spesso tutte e tre le cose insieme). Con questa regola, vivo tranquillo e mi risparmio le varie follie che periodicamente infestano gli schermi e le pagine dei giornali.

Tuttavia, ogni tanto mi capita di dovermi interessare per forza di qualcosa che appare sui giornali o in TV. Ultimamente mi è successo per la questione dell'accordo nucleare fra Italia e Francia. Avevo, in effetti, sentito parlare vagamente di questa faccenda e l'avevo automaticamente classificata fra le cose false, esagerate e irrilevanti. Ma mi è toccato approfondire un po' perché mi hanno intervistato alla TV su questo argomento. La regola è stata confermata in pieno, ma vediamo di discuterne un attimo.

Allora, prima di presentarmi per l'intervista allo studio televisivo, mi sono letto il comunicato ENEL sull'accordo. Poi, mentre me stavo seduto impalato e incravattato davanti alla telecamera ad aspettare, mi è toccato sorbirmi tutto il notiziario del giorno, nel quale mi sono accorto con stupore (ma neanche poi tanto) che si dicevano cose del tutto diverse da quelle scritte nel comunicato. Si diceva che Francia e Italia hanno "firmato un'accordo per la costruzione di quattro centrali nucleari in Italia entro il 2020". Ma è vero?

Bene, guardiamo un po' il testo del comunicato stampa emesso da ENEL. Ve lo riporto per intero in fondo, ma qui concentriamoci sulle frasi significative.

Risulta dal comunicato che ENEL e EDF (electricité de France) hanno "siglato due memorandum of understanding (MoU)". Cos'è questo oggetto che ha come nome un curioso mix di latino e inglese, e che viene abbreviato con la sigla di una caramella? In Italiano, si dovrebbe dire "protocollo d'intesa" oppure "lettera di intenti". Già il fatto che nel comunicato stampa abbiano usato il nome più pomposo di "memorandum of understanding" la dice lunga sulla volontà di offuscazione di questa gente. Ma andiamo avanti.

Allora, un memorandum of understanding (o protocollo di intesa, o lettera d'intenti che dir si voglia) rappresenta l'equivalente un po' più formale di una stretta di mano. Non che non possa avere valore legale; anche una stretta di mano lo può avere. Ma il fatto di usare questo termine e non quello di "contratto" indica che i partners dichiarano soltanto la loro buona volontà ma non prendono nessun impegno. Non abbiamo i testi dettagliati di queste due caramelle MoU, ma dal testo che abbiamo ci accorgiamo subito che, in effetti, non corrispondono a nessun impegno reale.

Ci sono due MoU fra Enel e EDF. Il primo "pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in Italia da parte delle due aziende. " Notate che "pone le premesse", ovvero per ora non c'è nessun piano del genere.

Dice poi che "Enel ed EDF si impegnano a costituire una joint-venture paritetica (50/50) che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione delle unità di generazione nucleare EPR". Ovvero, l'unico impegno di questo MoU e che EDF e ENEL faranno insieme uno studio di fattibilità. Ma notate che qualcuno dovrà finanziarlo, e qui non si accenna nemmeno a uno stanziamento.

Leggiamo poi che "Successivamente, completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna unità di generazione nucleare EPR", Notate che "è prevista" la costituzione di una società ad hoc, ma questo è qualcosa che avverrà in un futuro non ben definito quando saranno prese "le necessarie decisioni di investimento", ovvero qualcuno avrà trovato i soldi, se ci riuscirà. Ovviamente, non c'è nessun impegno legale a fare questa cosa.

La seconda caramella MoU è altrettanto insipida della prima: dice che "Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con EdF per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori EPR". Notate che Enel "ha espresso la volontà," tutto qui! E notate anche che soltanto ENEL ha espresso questa volontà; secondo il comunicato stampa, EDF non ha detto niente. Di solito, quando si fa un contratto, bisognerebbe essere d'accordo in due!

Diciamo che questi MoU sono equivalenti a una situazione in cui io potrei andare, per esempio, dall'agente immobiliare che vende una bella villa sulla Costa Smeralda e firmare con lui un "memorandum of understanding" nel quale io mi dichiaro interessato a comprare la villa e lui si dichiara interessato a vendermela, ma non si menziona a che prezzo. Una cosa del genere non vale niente; ovviamente. Infatti, quando fai un contratto serio per comprare una casa paghi una caparra e sul contratto c'è scritto il prezzo, i termini e le condizioni. Ma qui, fra Francia e Italia non c'è proprio niente del genere, niente di serio sul nucleare.

Questo non vuol dire che Francia e Italia non siano interessate a collaborare sull'energia nucleare. Anzi, con il proprio nucleare ormai in netto declino, la Francia ha bisogno di partners per rilanciare e rifinanziare nuove centrali e probabilmente questa è la ragione che ha spinto Sarkozy a Roma. Ma questo cosiddetto "accordo" fra Italia e Francia è puro fumo e rumore; aria fritta, propaganda fatta secondo un copione ormai collaudato e, curiosamente, la gente continua a cascarci.

Eppure, per tutta la giornata del 24 Febbraio, giornali e televisione ci hanno bombardato con la notizia che Italia e Francia si sono messe daccordo per la realizzazione di quattro centrali nucleari, dando la cosa come certa e assodata. Tutta la vicenda conferma in pieno la saggia regola che continuerò ad applicare: tutto quello che ti raccontano in TV o sui giornali va ignorato in quanto o è falso, o è esagerato, o è irrilevante, o tutte e tre le cose insieme.

Ah.... nell'intervista, le cose che ho scritto qui, ovviamente, non le ho potute dire!
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(comunicato stampa di Enel del 24 Febbraio 2009 - cortesia di Pierangela Magioncalda)

ACCORDO ENEL-EDF PER LO SVILUPPO DEL NUCLEARE IN ITALIA

Nel quadro del Protocollo di Intesa italo-francese per la cooperazione energetica, l’Ad di Enel Fulvio Conti e il Pdg di Edf Pierre Gadonneix hanno siglato due Memorandum of Understanding per studiare la fattibilità di almeno 4 unità di terza generazione avanzata del tipo EPR da costruire nel nostro Paese e per estendere la partecipazione di Enel al programma nucleare in Francia, a partire dal reattore di Penly recentemente autorizzato.

“Enel è onorata di avere al suo fianco nel progetto di rilancio del nucleare in Italia un partner industriale come Edf che ha in questo campo un’esperienza e una reputazione riconosciute a livello internazionale – ha commentato Conti –. Gli accordi siglati oggi contribuiscono a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell’energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati.”

Roma, 24 febbraio 2009 - Nel quadro del Protocollo di Intesa italo-francese per la cooperazione energetica, Fulvio Conti amministratore delegato e direttore generale di Enel e Pierre Gadonneix, presidente e direttore generale di Edf hanno firmato un primo Memorandum of Understanding (MoU) che pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in Italia da parte delle due aziende. Quando sarà completato l’iter legislativo e tecnico in corso per il ritorno del nucleare in Italia, Enel ed EDF si impegnano a sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unità di generazione, avendo come riferimento la tecnologia EPR (European Pressurized water Reactor), il cui primo impianto è in costruzione a Flamanville in Normandia e che vede la partecipazione di Enel con una quota del 12,5%.

L’obiettivo è di rendere la prima unità italiana operativa sul piano commerciale non oltre il 2020.

Con il MoU di oggi, Enel ed EDF si impegnano a costituire una joint-venture paritetica (50/50) che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione delle unità di generazione nucleare EPR. Successivamente, completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna unità di generazione nucleare EPR, caratterizzate da:

· partecipazione di maggioranza per Enel nella proprietà degli impianti e nel ritiro di energia;

· leadership di Enel nell’esercizio degli impianti;

· apertura della proprietà anche a terzi, con il mantenimento per Enel e EDF della maggioranza dei veicoli societari.

L’accordo Enel-EDF entra in vigore il 24 febbraio 2009 e ha una durata di 5 anni dalla data della sua firma, con possibilità di estensione.

In un secondo MoU, Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con EdF per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori EPR, a partire da quello che recentemente il Governo francese ha autorizzato nella località di Penly.

“Enel è onorata di avere al suo fianco nel progetto di rilancio del nucleare in Italia un partner industriale come Edf che ha in questo campo un’esperienza e una reputazione riconosciute a livello internazionale – ha commentato Conti –. Gli accordi siglati oggi contribuiscono a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell’energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati.”

Enel è oggi presente in Francia nel nucleare, con una partecipazione del 12,5% nell’impianto di terza generazione EPR a Flamanville (1.660 MW); nelle rinnovabili, tramite la controllata Erelis, con 8 MW eolici operativi a fine 2008 e una pipeline di circa 500 MW; nella commercializzazione di elettricità con oltre 1.000 GWh venduti nel 2008.

Ulteriori possibilità di sviluppo di Enel in Francia, riguardano la costruzione di un impianto a carbone pulito da 800 MW, la partecipazione in due unità a ciclo combinato alimentate a gas (CCGT) di Edf da 930 MW e la partecipazione al processo di gara per il rinnovo di concessioni per 25 centrali idroelettriche.

Il porta e incassa funziona!


La mappa dei centri di raccolta dei rifiuti in Campania, dove i cittadini possono portare i loro rifiuti differenziati e riceverne un compenso monetario. Dal sito http://www.emergenzarifiuticampania.it/erc/Home/Informazione/Notizie/ERC-ERC_Layout_locale-1199880667264_1199887877985.htm


In un post precedente, vi avevo già parlato del decreto "porta e incassa" (conferimento remunerato dei rifiuti), promulgato a Novembre dell'anno scorso dal consiglio dei ministri. In Italia, capita non di rado che decreti bene intenzionati restino lettera morta, ma in questo caso per fortuna non è successo. Il decreto è stato attuato molto seriamente e i cittadini campani possono oggi portare plastica, vetro, alluminio e acciaio a ben 28 centri di raccolta sparpagliati per la regione. Ne ricevono un piccolo compenso, da 1.28 euro per 100 kg per la carta a 28.8 euro per 100 kg per l'alluminio. A questi compensi, decisamente nessuno diventa ricco. Per l'alluminio, per esempio, una lattina di 20 g vale meno di un centesimo. E' poco, però è qualcosa e, vista la situazione generale, aiuta.

La cosa interessante è che, anche a questi prezzi bassi, il sistema funziona. Mi riferiscono da napoli che la gente porta davvero carta, vetro, eccetera ai centri di raccolta. Se la cosa prende campo, Napoli e le città Campane potrebbero diventare le città più pulite d'Italia.

Fra le altre cose, è nato anche un progetto della prefettura di Napoli per incoraggiare i Rom a ripulire i loro campi e le zone limitrofe sfruttando il sistema "porta e incassa". Lo riferisce "La Repubblica" del 20 Febbraio 2009. Un'altra buona idea che potrebbe dare risultati eccellenti sia per ripulire zone degradate sia per migliorare l'immagine sociale dei tanto bistrattati Rom.

Potete leggere i dettagli dell'operazione in Campania a questo link.
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Ringrazio Mariella Maffini del commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania per le informazioni che mi ha dato su questo argomento.

lunedì, febbraio 23, 2009

Una storia italiana

La città di Firenze ha un programma avanzato per la realizzazione di una rete estesa di linee tranviarie integrate al sistema ferroviario che, se portato a termine, tra qualche anno la collocheranno all’avanguardia del sistema di trasporto collettivo in Italia. La prima linea, che dal Comune limitrofo di Scandicci arriva alla stazione di Santa Maria Novella attraversando l’Arno in corrispondenza del Parco delle Cascine per 7,6 km di percorso e 14 fermate, è stata ultimata ed è attualmente in corso il collaudo dei mezzi Sirio lungo il percorso. L’inaugurazione è prevista al massimo per settembre. Le altre due linee, i cui lavori sono già stati appaltati alla prestigiosa società dei trasporti pubblici della città di Parigi Ratp, che gestirà insieme all’Ataf (azienda pubblica dei trasporti fiorentini) l’intero servizio sulle tre linee, comprendono la 2, che parte dall'aeroporto di Peretola, interscambia con l'Alta Velocità ferroviaria, percorre il centro storico e termina in piazza della Libertà, per 7,2 km di percorso e 18 fermate e la 3, che dall'ospedale di Careggi si collega con la stazione di Santa Maria Novella passando per la Fortezza da Basso, per 4 km e 10 fermate.
Tutto troppo bello per essere vero. Il passaggio della linea 2 in Piazza del Duomo scatena le proteste dei tutori dell’arte preoccupati dell’impatto sui monumenti e attorno ad essi si aggrega un variegato gruppo d’interesse politico-economico. A nulla valgono le assicurazioni, suffragate da centinaia di esperienze analoghe in Europa, che rispetto all’enorme impatto generato attualmente dai circa 2300 bus che attraversano giornalmente la piazza, il tram garantirebbe la salvezza delle opere d’arte grazie alla completa eliminazione delle vibrazioni agli edifici circostanti e alla totale assenza di emissioni nocive. Viene indetto un referendum consultivo che non supera la percentuale di partecipazione richiesta per la discussione in consiglio comunale. I contrari e i favorevoli sono quasi alla pari con una leggera prevalenza dei primi. Il Sindaco e la giunta comunale annunciano responsabilmente la volontà di andare avanti in un progetto strategico per la mobilità cittadina, uno degli oppositori politici manifesta l'intenzione di presentare una lista alle prossime elezioni comunali e tutto sembra tornare nell’alveo della ragionevolezza. Ma, alle primarie del Partito del Sindaco uscente per l’individuazione del nuovo candidato, vince nettamente e inaspettatamente il giovane Presidente della Provincia di Firenze che, appena nominato, annuncia una “verifica tecnica della fattibilità dei tracciati proposti” che tradotto dal politichese vuol dire ridiscussione del passaggio in Piazza Duomo. Nel vecchio stile italiano di rimettere sempre tutto in discussione senza concludere nulla. Ma perché perdere altro tempo quando, come spiega bene in questa intervista l’amministratore delegato francese della società che gestirà il sistema tranviario fiorentino, non esiste una vera alternativa al passaggio dal centro e dal Duomo? A meno di non prendere in considerazione l’assurda proposta proveniente da alcuni settori economici di una costosissima e inefficace metropolitana sotterranea. Come ho scritto in questo articolo e in questo articolo, il tram moderno è attualmente la soluzione più efficiente in termini energetici, gestionali ed economici ai problemi del traffico urbano ed extraurbano. Per questi motivi, mi auguro che il nuovo Sindaco, non riparta daccapo rispetto a un’infrastruttura fondamentale per la città e oserei dire per il paese, in forza della spinta propulsiva che l’esperienza di Firenze potrebbe dare a una tecnologia tranviaria in piena espansione in tutta Europa, ma in estremo ritardo in Italia.

sabato, febbraio 21, 2009

La verità sul clima


created by Giorgio Nebbia

[Professore emerito di Merceologia, Università di Bari



[articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 20 gennaio 2009]



Una verità scientifica, scoperta da qualcuno, resta tale fino a quando qualcun altro, per motivi ideologici o di denaro, non dice che non è vera. Il revisionismo, la negazione di fatti accertati, è uno dei diffusi sport praticati da opinionisti, intellettuali, "scienziati", anche per ottenere consensi e approvazioni da chi è disturbato dalla verità. Pensate a Charles Darwin (1809-1882; cade quest'anno il bicentenario della nascita), questo biologo che gira il mondo a bordo della nave "Beagle", visita terre lontane, ne osserva e descrive piante e animali e, dopo averci pensato su, nella sua casa di campagna, per una ventina di anni, finalmente pubblica, esattamente 150 anni fa, il suo principale libro "L'origine delle specie". In esso Darwin spiega che ogni essere vivente, uomo compreso, è il risultato di una lenta evoluzione da organismi semplici a organismi più complessi. Il suo libro sarebbe finito confinato nelle biblioteche universitarie se qualcuno non si fosse accorto che metteva in discussione il racconto dell'origine dell'uomo contenuto nella Bibbia. La chiesa cristiana del tempo, negando il contributo di Darwin, non ha però evitato che l'evoluzione diventasse uno dei pilastri della cultura e della scienza moderna.

Ci sono moltissimi altri esempi di inutili negazioni delle verità scientifiche. A proposito di ecologia mi viene in mente il libro "Primavera silenziosa", pubblicato nel 1972 da Rachel Carson (1907-1964), una biologa del Ministero dell'Agricoltura americano. Il libro spiegava che, se si fosse continuato nell'uso indiscriminato di pesticidi persistenti come il DDT, queste sostanze sintetiche, disperdendosi in tutto l'ambiente, avrebbero compromesso la sopravvivenza di animali terrestri e marini e un giorno non ci sarebbero più stati uccelli a cantare nel cielo; alla lunga i pesticidi sarebbero arrivati con la loro tossicità nel corpo umano. Dopo la pubblicazione i potenti gruppi dell'industria chimica si sono scatenati a negarne la verità, preoccupati perché la contestazione dei pesticidi comprometteva la vendita dei loro prodotti e i loro affari; la verità è prevalsa e l'uso del DDT e di altri pesticidi è stato vietato e ne ha tratto giovamento la salute umana e dell'ambiente.

Tutto questo mi viene in mente ascoltando le recenti polemiche sull'effetto serra e sui cambiamenti climatici dovuti alle attività umane. Nel 1895 un chimico svedese, Svante Arrhenius (1859-1937; quest'anno cade anche il 150° anniversario della sua nascita; quante ricorrenze in questo 2009!), aveva pubblicato, in una rivista scientifica, un articolo in cui spiegava che l'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera avrebbe fatto aumentare la temperatura terrestre. Alla fine dell'Ottocento si era nel pieno nella rivoluzione industriale basata sull'uso del carbone (la cui combustione provoca appunto una immissione di anidride carbonica nell'atmosfera) ed era appena cominciata l'era del petrolio. Passano i decenni e dal 1958 cominciano ad essere pubblicati i risultati di misure dettagliate della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera effettuate in un osservatorio nell'isola di Mauna Loa, nelle Hawaii, in pieno Oceano Pacifico, lontano da città, fabbriche e altri disturbi. I dati sperimentali mostrano un costante aumento di tale concentrazione in diretta correlazione con l'aumento dell'uso dei combustibili fossili. Nello stesso tempo l'analisi delle statistiche sulle variazioni del clima nell'ultimo secolo ha mostrato che l'aumento della immissione nell'atmosfera di vari gas, principalmente l'anidride carbonica di origine antropica, sta provocando, proprio come aveva previsto Arrhenius, un lento graduale aumento della temperatura "media" --- va sottolineato "media", non quella di quest'estate o di quest'inverno a Bari o Bologna --- del pianeta Terra.

Un riscaldamento planetario che provoca fusione di parte dei ghiacciai permanenti, fa aumentare la frequenza delle tempeste in alcune zone e della siccità in altre, con prevedibili crescenti danni e costi economici per la nostra e le future generazioni. L'avvertimento è stato raccolto dalle autorità internazionali che, da alcuni anni a questa parte, hanno deciso che occorre limitare le emissioni di gas nell'atmosfera e rallentare il riscaldamento planetario, anche se questo impone di limitare il consumo dei combustibili fossili, di modificare radicalmente i mezzi di trasporto, i processi produttivi e l'organizzazione delle città, e comporta minori profitti per le industrie più inquinanti. Le quali in questi anni hanno organizzato una campagna di contro informazione per negare l'evidenza dei fatti.

Sono così apparsi e continuano a moltiplicarsi migliaia di articoli e di "blog" (quelle specie di lettere che appaiono su Internet, in cui chiunque può scrivere quello che vuole) di carattere negazionista; essi sostengono che non è vero che le attività umane fanno aumentare la temperatura "media" del pianeta e perciò che non è necessario cambiare la produzione delle merci o limitarne i consumi. Un riflesso di questo negazionismo si è avuto nella recente posizione assunta dal governo italiano al fine di ostacolare gli accordi europei per la limitazione delle emissioni di anidride carbonica. La voce dei negazionisti si è fatta più alta in occasione dell'attuale inverno freddo che smentirebbe chi sostiene l'esistenza di un riscaldamento planetario di origine antropica; anzi essi sostengono chel'osservazione della superficie terrestre dai satelliti artificiali indicherebbe che i ghiacciai stanno di nuovo aumentando. Per quel poco che può valere la mia modesta opinione, faccio presenteche il gioco del negazionismo non giova a nessuno; una corretta analisi mostra che il volume dei ghiacciai continua a diminuire, la crescente siccità e le sempre più frequenti alluvioni sono, purtroppo, realtà. Negare, per interessi di affari, le verità scientifiche alimenta il chiacchiericcio ma danneggia la conoscenza del mondo e diffonde l'impressione che non c'è da fidarsi di nessuno. E, fra l'altro danneggia anche coloro che alimentano il negazionismo perché impedisce loro di affrontare con coraggio e rapidità gli inevitabili mutamenti tecnico-scientifici e sociali necessari perché la Terra diventi più umana da abitare.

venerdì, febbraio 20, 2009

Hubbert il profeta

Ultimamente, ho fatto notare più di una volta come le "profezie" dei membri di ASPO si stiano avverando una ad una, comprese quelle del modesto sottoscritto. Ovviamente, le nostre non sono profezie, ma scenari basati su dati e modelli quantitativi. Tuttavia, prevedere il futuro non è mai facile - anzi, e facilissimo prendere delle cantonate pazzesche. I nostri modelli e i nostri dati, evidentemente, hanno qualcosa di buono.

Quindi, è tradizione per ASPO di fare buone previsioni e questa tradizione va indietro fino alla figura di riferimento del gruppo, l'uomo che per primo intuì l'esistenza del picco del petrolio nel 1956 ben prima che si verificasse negli Stati Uniti, nel 1970: Marion King Hubbert.

Guardate cosa diceva Hubbert in un seminario che dette al MIT Energy Laboratory il 30 Settembre del 1981. Se volete, lo potete prendere come una profezia dell'attuale crollo finanziario. In ogni caso, è evidente come Hubbert già prefigurasse a quell'epoca una serie di problemi che si stanno facendo sempre più scottanti oggi.

(Testo fornito da Gail Tilverberg, The Oil Drum - traduzione di Ugo Bardi)

L'attuale civiltà industriale mondiale è messa in difficoltà dalla coesistenza di due sistemi intellettuali che si sovrappongono ma che sono incompatibili: la conoscenza accumulata negli ultimi quattro secoli delle proprietà e delle relazioni fra energia e materia e la cultura monetaria associata che si è evoluta da modi di comportarsi popolari di origine preistorica.

Il primo di questi due sistemi è stato responsabile della crescita spettacolare, principalmente durante i due ultimi secoli, del sistema industriale attuale ed è essenziale per la sua esistenza continuativa. Il secondo, ereditato dal passato prescientifico, opera mediante regole proprie che hanno poco in comune con quelle del sistema di materia ed energia. Ciononostante, il sistema monetario, per mezzo di un accoppiamento poco rigido, esercita un controllo generalizzato sopra il sistema della materia e dell'energia al quale è sovrapposto.

Nonostante le loro incompatibilità di base, durante gli ultimi due secoli, questi due sistemi hanno avuto una fondamentale caratteristica comune, ovvero la crescita esponenziale, che ha reso possibile una coesistenza ragionevolmente stabile. Ma, per molteplici ragioni, è impossibile per il sistema materia-energia mantenere la crescita esponenziale per più di qualche decina di raddoppiamenti e questa fase è ormai quasi esaurita. Il sistema monetario non ha limiti del genere e, in accordo con una delle sue regole fondamentali, deve continuare a crescere per mezzo dell'interesse composto. La disparità fra un sistema monetario che continua a crescere esponenzialmente e un sistema fisico che non lo può fare porta nel tempo a un aumento del rapporto fra il denaro e l'output del sistema fisico. Questo effetto si manifesta come inflazione dei prezzi. Un'alternativa monetaria che corrispondesse a una crescita zero in senso fisico sarebbe un tasso di interesse zero. In ogni caso, il risultato sarebbe l'instabilità finanziaria su grande scala.

Testo originale:

"The world's present industrial civilization is handicapped by the coexistence of two universal, overlapping, and incompatible intellectual systems: the accumulated knowledge of the last four centuries of the properties and interrelationships of matter and energy; and the associated monetary culture which has evloved from folkways of prehistoric origin.

"The first of these two systems has been responsible for the spectacular rise, principally during the last two centuries, of the present industrial system and is essential for its continuance. The second, an inheritance from the prescientific past, operates by rules of its own having little in common with those of the matter-energy system. Nevertheless, the monetary system, by means of a loose coupling, exercises a general control over the matter-energy system upon which it is super[im]posed.

"Despite their inherent incompatibilities, these two systems during the last two centuries have had one fundamental characteristic in common, namely, exponential growth, which has made a reasonably stable coexistence possible. But, for various reasons, it is impossible for the matter-energy system to sustain exponential growth for more than a few tens of doublings, and this phase is by now almost over. The monetary system has no such constraints, and, according to one of its most fundamental rules, it must continue to grow by compound interest. This disparity between a monetary system which continues to grow exponentially and a physical system which is unable to do so leads to an increase with time in the ratio of money to the output of the physical system. This manifests itself as price inflation. A monetary alternative corresponding to a zero physical growth rate would be a zero interest rate. The result in either case would be large-scale financial instability."

giovedì, febbraio 19, 2009

Penso positivo


Come sapranno i frequentatori (e scrittori) un po' più "habitué" del blog, tra le cose che qui NON sono mai state dette c'è "Dobbiamo stare tranquilli, va tutto benissimo, c'è una crisi congiunturale un po' più dura del solito. Il prezzo del petrolio sembrava fuori controllo, ora è molto basso e ci sono le basi per vedere finalmente tornare a crescere l'economia".

Questo appena citato non è un pensiero positivo, direi piuttosto un farneticare che illude e pecca di faciloneria; riporre la fiducia in una falsa positività significa gettare le basi per una futura vera negatività.

Jovanotti, quando canta di pensare positivo, aggiunge che "niente, nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare". Dunque proviamo a ragionare insieme su un argomento principe della dinamica dei sistemi, quello di feedback positivo.

Come egregiamente spiegato da Pietro Cambi, Marco Pagani e Ugo Bardi (per non citarne altri) in alcuni loro post, la dinamica dei sistemi di cui siamo parte è ricca di feedback positivi. A dispetto del loro nome, di "positivo" (in senso psicologico) hanno ben poco. Citiamo alcuni semplici esempi.

1. Esempio scientifico: lo scioglimento della calotta polare artica. Un aumento di temperatura provoca una riduzione della superficie ghiacciata. La minore superficie riflette i raggi solari in minor misura; risultato, il mare riceve e assorbe una maggiore energia termica da parte dei raggi solari, inducendo a sua volta un maggiore scioglimento dei ghiacci.
2. Esempio tecnologico: il "fischio" di un microfono si produce quando lo stesso è troppo vicino alla cassa che lo amplifica. Le microvibrazioni meccaniche della membrana interna vengono trasdotte in un segnale elettrico, che viene poi amplificato e emesso da una cassa; il suono prodotto viene ri-catturato dal microfono, e così via, in un loop idealmente infinito. Il rumore così generato raggiunge rapidamente volumi molto alti, per arrivare a un massimo di dB, in funzione della potenza dell'apparecchiatura [non si tratta di una situazione catastrofica, ma sicuramente poco piacevole].
3. Esempio economico: chi è "ricco" (cioè, al suo codice fiscale risulta associato un conto contenente numeri "grandi") tende a vedere aumentare la sua ricchezza più velocemente di chi è di ceto medio-basso, per effetto degli interessi e della capacità di investimento. Cioè, chi può, generalmente, vive di rendita. Chi più ha, più avrà.
4. Esempio sociale: un'attrice o un attore "attraente", un calciatore "di grido" tenderanno a diventare con il tempo sempre più interessanti e popolari per effetto dell'aumento esponenziale dei fans (psicosi di massa veicolato dai media).

Che cosa accomuna questi casi? Il fatto di condurre a situazioni instabili, ingovernabili e assurde.

mercoledì, febbraio 18, 2009

Spigolature: linkoteca di ASPO - Italia



What is and what should never be *

created by Maurizio Tron


Dalle deliranti affermazioni di chi si rifiuta di parlare di se stesso:

'Il fatto che tra gli sponsor della sua fondazione ci siano società coinvolte nel business degli inceneritori per lui non è un motivo di imbarazzo ma “una balla che non esiste, un’invenzione”'

visto che fra i suoi sponsor ci sono fior di aziende legate mani e piedi al business:

all' "half gone" per un bene del quale non si può proprio fare a meno, altro che petrolio:

'Siamo al “picco dell’acqua”. Anche se miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua, il genere umano usa già la metà dell’acqua accessibile. L’informazione viene dal Pacific Institute, che usa il termine “picco dell’acqua” nel suo rapporto biennale “The World’s Water” appena pubblicato'

Dalle speranze presto deluse dell'energia infinita - chi fra gli ing. nucleari della ml non ricorda il Superphénix ? :

'La centrale nucleare di Monju è l'unico reattore autofertilizzante giapponese e avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello della sua tecnologia. Il fiore invece è appassito presto, dal momento che nel 1995, appena un anno dopo la sua inaugurazione, una grave perdita di Sodio ne ha imposto la chiusura'

agli investimenti che avrebbero un reale ritorno, energetico e di risparmio:

'Qui da noi no. Qui da noi parole sante come quelle di Thomas Dietz sembrano eresia. I nostri governanti pensano di far ripartire l’economia e salvare posti di lavoro con gli incentivi al mercato delle auto. Proprio quelle che consumano tanta energia e friggono il clima con le emissioni di gas serra. E quando arriverà il piano di incentivi all’acquisto delle auto, per favore: non date retta agli specchietti per le allodole, non stateli a sentire quando diranno che lo fanno per salvare il pianeta oltre che l’economia, dal momento che le auto nuove producono meno emissioni'

dagli arabi che comprano derivati petroliferi:

'Beh è una notiziola, ma comunque un evento storico: l'Arabia Saudita ha firmato un accordo per comprare 3 milioni di barili di gasolio da una compagnia giapponese'

fino alla madre di tutti i problemi:

'Non è solo questione di lasciar spazio su questa Terra anche alla foca monaca e alla tigre del Bengala. Il punto è che lo spazio, fra un po’, non lo avremo neanche più per noi. Eppure, se sentite i tigì, le culle vuote sembrano un’emergenza nazionale. Strano, non trovate?'

Con una lettura consigliata:

'Kunstler, la cui impostazione è vista da vari analisti come l’ultima evoluzione delle teorie malthusiane sullo squilibrio tra demografia e produzione di risorse, basa la sua analisi non solo sulla necessità di congrue forniture di idrocarburi per il nostro sistema socio-economico, ma sull’imprescindibilità di una loro disponibilità a basso prezzo: secondo l’autore infatti, l’intera parabola dell’industrializzazione (dalle prime macchine a vapore fino all’odierna economia globalizzata) e dell’urbanizzazione di massa si è basata su una specie di “bolla” di prelievo di energia. Indipendentemente dal fatto che il picco globale del petrolio e quello del gas siano già stati raggiunti o siano in procinto di esserlo (e, come giustamente afferma l’autore, ce ne potremo accorgere solo «dallo specchietto retrovisore», cioè a posteriori), ciò che è certo è che in due secoli l’umanità ha consumato almeno la metà dell’energia solare che era stata stoccata in depositi sotterranei in milioni di anni. E la metà rimanente è quella più costosa e meno agile da estrarre [....] Una società ipertrofica quindi, perchè drogata di energia a basso prezzo. Una società che ha basato il suo sviluppo industriale, economico, urbano e dei trasporti sull’illusione dell’inesauribilità del suo carburante (e componente strutturale) più importante, o perlomeno sull’infinita disponibilità di esso a basso prezzo. E una società che, con il mutamento del paradigma della disponibilità di idrocarburi economici è destinata al collasso, o meglio ad una fase di «lunga emergenza», quale è il - più adatto – titolo originale dell’opera [....] In sintesi, quindi, abbiamo costruito, grazie agli idrocarburi a buon mercato, un sistema di utilizzo dei flussi caratterizzato da altissima entropia, i cui sottoprodotti sono l’inquinamento (in particolare quello climatico), le guerre per le risorse, l’impoverimento morale della società [....] Per capire il futuro occorre aggiungere a quanto descritto finora un costante percorso di logoramento che subiranno la società umana, la sua coesione sociale, la sua stabilità economico-finanziaria (e a conferma della spiccata capacità predittiva dell’autore va annotato che, tra i principali fattori di destabilizzazione da egli attesi in un “prossimo futuro” rispetto all’anno 2005 in cui è uscita l’opera, possiamo leggere una crisi dei mutui subprime e oscillazioni prima mai viste del prezzo al barile del petrolio), la solidità delle sue istituzioni centrali, e l’aggravarsi dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento globale'

Maurizio

* http://www.lyricsfreak.com/l/led+zeppelin/what+is+what+should+never+be_20082025.html, http://www.youtube.com/watch?v=Q7oxXi0V_I0

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The party's over .... Well, sometimes it's there, sometimes it's not there anymore

David Addison

martedì, febbraio 17, 2009

Gli allarmisti di Katrina



Anni fa, mio zio è morto di un tumore ai polmoni. Era lo zio ingegnere che sapeva un po' tutto di tutto. Da lui avevo imparato tante cose: come costruire una radio a galena, come sparare col fucile da caccia, come trovare i pianeti nel cielo e guardarli con il telescopio. Se ho studiato scienza all'università e ho fatto la carriera che ho fatto, è stato molto per via dalla sua influenza.

C'era una cosa, però, che da lui non ho imparato: fumare. Non ho mai fumato una sigaretta in vita mia, se non per scherzo e facendo finta ogni volta di soffocare. Invece, mio zio era sempre stato un fumatore incallito e uno dei ricordi che ho di lui quando ero piccolo erano le sue dita gialle di tabacco. Quando è morto, aveva poco più di cinquant'anni e lasciava cinque figli, di cui uno di sei anni. Mi ricordo che maledissi le sigarette e chi le vendeva.

Anni dopo, mi ricordo che raccontai questa storia a un collega; anche lui accanito fumatore. Volevo fargli capire che avrebbe dovuto smettere. Ma lui mi rispose: "ma come fai a dire che tuo zio è morto per colpa delle sigarette? Tanta gente muore di cancro ai polmoni, anche chi non fuma." E se andò in una nuvola di fumo azzurrino.

Questa storia mi è ritornata in mente discutendo con Carlo Stagnaro nei commenti di un post precedente, intitolato "ghiaccio agghiacciante". La ragione del contendere era il confronto fra gli opposti estremismi nella questione climatica: da una parte la compiacenza di chi trascura il problema dall'altra l'allarmismo di chi lo ingigantisce.

Io sostenevo che non c'è veramente un problema di allarmismo. Al massimo, secondo me, si trova sui vari blog e commenti qualche ingenuo che vede il global warming in ogni giornata di sole. Stagnaro, invece, sosteneva che anche i sostenitori del Global Warming Antropogenico fanno spesso dell'allarmismo, citando sia i ghiacci polari come l'uragano Katrina del 2005.

Vale la pena di ragionare su questo punto, specialmente a proposito della questione Katrina dove, effettivamente, si può sostenere che c'è chi ha un po' esagerato con la relazione con il riscaldamento globale. Mi ricordo, infatti, di aver sentito Sharon Stone a un convegno dire a proposito di Katrina che "non vi sembra che la Terra stia cercando di scrollarsi di dosso gli esseri umani?" Frase a effetto, indubbiamente, ma non proprio esatta. Ma è allarmismo, questo? E che differenza c'è fra "allarmismo" e "allarme"? A questo punto, credo che abbiate capito perchè sono partito in questo post raccontandovi la storia della morte di mio zio. Sarebbe stato allarmismo dire a mio zio che avrebbe fatto bene a smettere di fumare? Oppure sarebbe stato un allarme giustificato?

I fabbricanti di sigarette avrebbero certamente parlato di allarmismo, specialmente al tempo in cui mio zio fumava un pacchetto di sigarette dopo l'altro, negli gli anni 1960 e 1970. A quel tempo, cercavano ancora di convincere la gente che il fumo non faveva male. Ma il primo studio statistico che correlava fumo e tumori risale al 1929 e già nel 1964 l'evidenza era talmente chiara che il "Surgeon General" degli Stati Uniti aveva dichiarato ufficialmente che il fumo era pericoloso per la salute. Queste cose, mio zio non poteva non saperle. Doveva anche essergli chiaro il principio di precauzione, dato che lavorava come ispettore della sicurezza degli edifici. Eppure, ha continuato a fumare fino all'ultimo. Con tutta l'ammirazione che avevo, e ho tuttora, per mio zio, devo dire che si è comportato da irresponsabile.

Ora, tornando all'uragano Katrina e al riscaldamento globale, quello che possiamo dire è che un uragano è il risultato di una catena di eventi molto complessi; masse d'aria che si scaldano, venti che soffiano, temperature dell'oceano che variano. Per trovare un legame diretto e casuale con il riscaldamento globale dovremmo seguire tutti questi eventi complessi e alla fine non arriveremmo a provare niente. Ma quello che possiamo dire è basato sulla statistica: la frequenza degli eventi estremi come gli uragani è molto aumentata in funzione dell'aumento di temperatura degli oceani. Così come la probabilità di un tumore ai polmoni aumenta se uno fuma, la probabilità di un evento come Katrina è maggiore a causa del global warming.

Così, chi vive in zone soggette agli uragani può anche non aver capito bene i dettagli e le correlazioni statistiche - ma non è allarmismo se gli diciamo che farà bene a non sentirsi troppo tranquillo e a prendere delle precauzioni per una possibile emergenza. Sarebbe da irresponsabili ignorare il problema. Lo stesso vale per tutte le altre manifestazioni del riscaldamento globale; dalla siccità alle ondate di calore. Non è allarmismo parlarne e neppure prendere delle precauzioni. E se fumate, pensateci sopra: sarà allarmismo, ma se smettete è meglio per la vostra salute.

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(ah.... se vi incuriosisce, quel collega che avevo cercato di convincere a non fumare oggi ha quasi settant'anni e, per quanto ne so, sta benissimo!

lunedì, febbraio 16, 2009

Nuovo blog di ASPO-Italia: "Nuove Tecnologie Energetiche"




E' nato il nuovo blog della famiglia "ASPO-Italia", nuove tecnologie energetiche.

L'idea nasce dalla lista di discussione con lo stesso nome "nuove tecnologie energetiche". La lista esiste da circa un anno e ha oltre 180 aderenti che includono parecchi esperti di energia rinnovabile. Visto il buon livello della discussione, ci è parso il caso di allargarla e di renderla pubblica con un blog dedicato specificatamente all'argomento. Ci è parso anche di poter alleggerire il blog "Risorse, Economia e Ambiente" che, al momento, si trova un po' ingorgato con troppi argomenti e che così potrà assumere una fisionomia più mirata e specifica.

L'idea con "nuove tecnologie energetiche" è di fare un blog dove si parla di energia, in particolare di energia rinnovabile, a un livello comprensibile da tutti ma comunque in modo rigoroso. Il blog lo pensiamo "aperto" nel senso che valutiamo contributi da chiunque abbia voglia di sottometterceli. Per il momento, mandateli a ugo.bardi@unifi.it; si cercano anche dei volontari che diano una mano a gestire il blog.